Posts Tagged ‘Valtellina’

Alla scoperta dei dintorni del Parco San Marco

October 11th, 2018 | By Valentina Guerranti in Ausflugstipps, Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomie, Parco San Marco | No Comments »

In una splendida cornice, circondata dalle montagne e dallo splendido lago di Lugano si trova il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort, un hotel dedicato alle famiglie che saprà accogliervi e vi fará trascorrere un soggiorno da mille e una notte.

In prossimità del  Parco San Marco, a soli pochi minuti in auto, si possono visitare le splendide ville che si affacciano sul Lago di Como come Villa Carlotta, Villa del Balbianello oppure ancora Villa Melzi.

giardinoinglese

Potrete fare delle splendide passeggiate immersi nella natura e nel verde visitando la Val Sanagra e il Rogolone splendida quercia secolare, oppure ancora visitare Morcote splendido villaggio vicino Lugano eletto nel 2016 il più bel villaggio della Svizzera.

Potrete ancora liberare la vostra voglia di sport estremo e di vivere un’esperienza unica  lanciandovi nel vuoto oppure effettuare dei percorsi ad ostacoli immersi nella natura con Fly Emotion nella bassa Valtellina a circa un’ora d´auto dal Parco San Marco. Sempre rimanendo in Valtellina nel mese di ottobre e più precisamente nel week end di  sabato 13 ottobre / domenica 14 ottobre nei paesi di Albaredo per San Marco, Mello e Traona potrete partecipare all’evento “Gustosando”, un tour alla scoperta degli antichi sapori della Valtellina:  un itinerario enogastronomico volto a scoprire i piatti della tradizione e dei vini valtellinesi tra storiche cantine, corti peculiari e locali tipici. Con un simpatico kit, contenente posate in legno ed un calice per la degustazione dei vini avrà inizio un’indimenticabile passeggiata all’insegna del gusto. Sarà possibile seguire un itinerario enogastronomico in 8 tappe degustando le antiche ricette valtellinesi come i pizzoccheri, le tradizionali tagliatelle ricavate dall’impasto di grano saraceno e farina di frumento, condite con formaggio Casera, burro e verze. Tra i dolci tipici potrete gustare il pane dolce bio ed infine, il grandissimo l’orgoglio Valtellinese: il Bitto, un formaggio  d’alpeggio e di stalla a denominazione di origine protetta (DOP) la cui variante storica é prodotta esclusivamente in questi territori montani.

Pizzoccheri-classici

Per continuare la vostra esperienza alla scoperta dei dintorni del Parco San Marco, anche la splendida città di Lugano desidera regalare momenti indimenticabili ai turisti grazie alle escursioni guidate della Città alla scoperta degli angoli più nascosti e deliziando il palato con piccole degustazioni di varie specialità ticinesi e di altri cantoni, compreso il delizioso vino Merlot.  Le varie tappe che compongono le passeggiate permetteranno ai partecipanti di conoscere aneddoti e curiosità su molti dei locali, bar e ristoranti più caratteristici della perla del Ceresio. Più che una passeggiata di assaggi, il tour consiste in un vero e proprio menu… itinerante.

Bicchiere di Merlot

Per tutte queste ragioni se volete vivere una vacanza veramente unica ed irripetibile all’insegna del relax, della cultura, dell’avventura e della gastronomia non potete far altro che scegliere il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort, un paradiso a 360 gradi.

La perla della Valtellina: il Bitto

November 11th, 2014 | By Francesco Sagliocco in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Wissenswertes | No Comments »

L’allevamento del bestiame nelle valli alpine iniziò, secondo alcuni cenni storici, dai celti, quando cacciati dai romani dalla pianura padana, si spinsero verso le alpi e vi trovarono sicuro rifugio dedicandosi così all’attività pastorale, la sola che potesse consentire lo sfruttamento dei fertili pascoli naturali. Appunto dai celti deriva la parola Bitto “Bitu”, ovvero perenne. Essendo impensabile che tutta la popolazione seguisse il bestiame alle quote alte ed  essendo precarie le condizioni delle vie di comunicazione, quei primi mandriani dovettero per forza di cose escogitare qualche sistema che permettesse loro di conservare nel tempo e di trasferire nello spazio il latte, il principale prodotto. La soluzione più logica fu naturalmente quella di trasformarlo in formaggio e per i celti, esperti conoscitori dell’uso del caglio, fu relativamente semplice indirizzare l’attenzione verso la produzione dei formaggi a lunga conservazione, diventando così quest’ultima un’ eccezionale capacità sin da allora; attualmente il Bitto “valli del Bitto” è l’unico formaggio al mondo che dura oltre 10 anni!Bitto

 La tradizione, o meglio l’antica tecnica di lavorazione e produzione, continua ancor oggi tramandata con sapienza e lungimiranza da generazione in generazione, di secolo in secolo, garantita dalla nostra associazione. Queste valli ancora oggi ci permettono di respirare il clima ed i segni del mondo pastorale, che indelebilmente portano impresse nei suoi aspetti più genuini e tradizionali, e ritrovare l’ambiente  rustico e frugale proprio del vivere montano, di una civiltà che scandisce la vita e il tempo delle genrti e delle vallate, di un mondo rurale profondamente radicato nella cultura locale, sorto e sviluppatosi attorno all’allevamento del bestiame ed alla trasformazione del latte in un prodotto molto raffinato.

MuccaIl formaggio Bitto ha origini remote nel tempo e radicate nel comprensorio alpino delle valli del bitto di Albaredo e Gerola, nel cuore del parco delle Orobie Valtellinesi. Il Bitto è stato riconosciuto dall’unione europea on il marchio DOP (denominazione di origine protetta). E un formaggio d’alpe grasso a pasta semicotta, di media derezza e media stagionatura. Maturo si presenta in forme cilindriche regolari con diametro di 40-50 cm, altezza di 9-12 cm e un peso variabile dai 9 ai 20 Kg. La pasta, compatta, di colore variabile dal bianco al giallo paglierino a seconda della stagionatura, presenta occhiatura rada ad occhio di pernice. Le varie fasi produttive si svolgono secondo gli usi tradizionali, legati alle caratteristiche ambientali, nel periodo compreso tra il 1 di Giugno ed il 30 di Settembre. Il latte di vacca appena munto aggiunto a quello caprino(10-20%) ottenuto dalla razza Orobica (razza autoctona a rischio di estinzione),  e immerso nelle tradizionali caldaie in rame a forma di campana rovesciata, ove è riscaldato mediante fuoco a legna e portato a una temperatura di 35-37° C. Si aggiunge in seguito il caglio di vitello; la cagliata viene poi rotta molto finemente e, nei giro di 2 ore, viene portata alla temperatura finale di 50-52° C. Una volta estratta la pasta viene posta in fasciere in legno che conferiscono il caratteristico scalzo concavo. In legno perché i produttori delle valli del Bitto lo ritengono indispensabile per la sua caratteristica insostituibile di porosità e di traspirabilità,che permette al formaggio, durante la formatura e la salatura a ecco di asciugare,e, di respirare. In oltre tutta l’attrezzatura tradizionale in legno e fondamentale per mantenere le caratteristiche di tipicità in ogni alpeggio, dovute in parte alla microfibra che vi si instaura,creando una barriera contro l’insediamento di altri microbi anticaseari. La maturazione inizia nelle “casere d’Alpe” e si completa negli stabilimenti di fondovalle sfruttando il naturale andamento climatico della zona di produzione. La maturazione deve essere protratta per almeno settanta giorni. Dopo almeno un anno di stagionatura il prodotto può essere utilizzato grattugiato come condimento. La stagionatura può protrarsi anche per diversi anni, senza alterare le caratteristiche organolettiche e strutturali del formaggio.

 

Ottobre 2003 Ufficializzato il presidio Bitto “Valli del Bitto”. Il presidio nasce per tentare di salvare un grande formaggio a rischio estinzione.

Il Bitto è, senza dubbio, uno dei simboli della tradizione casearia: formaggio di grande tradizione  e straordinaria attitudine all’invecchiamento, e legato in maniera profonda alle montagne da cui prende origine. Il nucleo storico della sua produzione si individua nelle valli formate dal torrente da cui prende il nome, le valli Gerola e Albaredo, in provincia di Sondrio. E il formaggio che si produce negli alpeggi di queste valli, ad un altitudine che va dai 1400 ai 2000 metri, conserva caratteristiche speciali. I caricatori, infatti sono impegnati a mantenere tutta una serie di pratiche tradizionali che esaltano la qualità del formaggio, oltre che a svolgere un ruolo basilare nella conservazione dell’ambiente e della biodiversità alpina. Innanzitutto, praticano il pascolo turnato: nei tre mesi di alpeggio, la mandria è condotta attraverso un percorso a tappe, che va dalla stazione più bassa a quella più alta. Lungo la via i tradizionali calècc- millenarie costruzioni in pietra- fungono  da baita di lavorazione itinerante, sempre a portata di mano,in modo che il latte non debba viaggiare, se non per pochi metri, e possa essere lavorato prima che il suo calor naturale si disperda. Un’altra pratica, promossa dai produttori delle valli del Bitto, è la monticazione, insieme alla mandria bovina, di alcuni capi di capra Orobica. Il latte di questi animali entra per il 10-20% nella produzione del Bitto e gli conferisce una specialòe aromaticità e persistenza. Per assicurare il massimo controllo delle condizioni sanitarie del bestiame, gli allevatori mungono solo a mano.La salatura del formaggio avviene a secco; in questo modo si forma una crosta più delicata,garanzia di una migliore maturazione. E inoltre espressamente vietato l’uso di integratori nell’alimentazione dei bovini e l’uso di addittivi, conservanti o fermenti selezionati nella produzione del formaggio.

Stagionatura

 E l’associazione di produttori di formaggio Bitto che comprende i 15 caricatori d’alpe rilevati degli alpeggi storici delle valli Gerola e Albaredo per S.Marco (Valtellina-Lombardia). Questi sono gli attuali produttori di quello che  e considerato fra i migliori formaggi d’alpe conosciuti e sicuramente l’unico al mondo in grado di essere invecchiato perfettamente oltre 10 anni, possibilità questa che si verifica quando si fondono e si ottimizzano tutte le condizioni naturali che generano questo formaggio, legate a:

Abilità del casaro-  condizioni fisiche della vacca- qualità dell’erba determinata dalle condizioni climatiche e del particolare sistema di pascolo (pascolo turnato)- obbligo del 10-20% di latte di capra Orobica o della Valgerola. Dunque questo è un formaggio che può variare secondo mutazioni naturali, i casari lo sanno e possono quindi pilotare l’invecchiamento delle forme più adatte.

Written by Giancarlo Sgró, Maitre