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Albero di Natale o presepe?

December 11th, 2017 | By Valentina Guerranti in Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung | No Comments »

Il momento è arrivato: per chi non ha ancora addobbato la casa a festa, tra il giorno dell’Immacolata e il lungo weekend che lo segue è ora di provvedere. Farete l’albero? Il presepe? Entrambi?

L’albero di Natale è, con la tradizione del presepe, una delle più diffuse usanze natalizie. Si tratta in genere di un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. albero_di_natale_finto

Quando addobbate l’albero, dovete seguire un unico stile. Quello tradizionale funziona sempre: con palline rosse e dorate o bianche e argento, fiocchi pendant, nastri e mini-ghirlande tra i rami.
Se l’albero viene messo in casa, è tradizione che ai suoi piedi vengano collocati i regali di Natale impacchettati, in attesa del giorno della festa in cui potranno essere aperti.

Non possono mancare le luci, che accendono la magia. Potete scegliere un albero con luci integrate, oppure aggiungerle. L’importante è optare per lampadine sulle tonalità del giallo, che riportino ad un´atmosfera natalizia e di calore.

 

Parlando sempre di luci, se vi trovate nei pressi del Parco San Marco, dal 1 dicembre la città di Lugano si illumina e si trasforma. Il Natale a Lugano inizia con l’accensione dell’albero in Piazza Riforma. Da quel momento il cuore della città diventa un villaggio luminoso che regala opportunità di svago, spettacoli musicali, un mercatino e sorprese fino all’Epifania.

 

IMG_2657bisA Como il tradizionale Albero di Natale, torna ad arricchire di luce e magia il cuore della Città dei Balocchi. Allestito in Piazza Grimoldi, viene ogni giorno incorniciato dalle incantevoli proiezioni architetturali che inondano le piazze circostanti avvolgendo cittadini e turisti in un caldo abbraccio durante le passeggiate serali.

Ed eccoci sulle rive del lago di Lugano dove a pochi chilometri dal Parco San Marco si trovano le Grotte di Rescia, che durante il periodo natalizio accolgono la caratteristica rappresentazione “Natale in Grotta”.

Le grotte vengono decorate con cura e illuminate da candele e luci colorate per trasformarsi in un magico mondo di balocchi e presepi.

Nella mostra dei presepi all´interno delle grotte, si potranno trovare presepi “moderni” o quelli tradizionali.

Il presepe tradizionale è una complessa composizione plastica della Natività di Gesù Cristo, allestita durante il periodo natalizio; vi sono presenti statue formate di materiali vari e disposte in un ambiente ricostruito in modo realistico. Vi compaiono tutti i personaggi e i luoghi della tradizione: la grotta o la capanna, la mangiatoia dov’è posto Gesù bambino, i due genitori, Giuseppe e Maria, i magi, i pastori, le pecore, il bue e l’asinello e gli angeli. La statuina di Gesù Bambino viene collocata nella mangiatoia alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, mentre le figure dei magi vengono avvicinate ad adorare Gesù nel giorno dell’Epifania. Lo sfondo può raffigurare il cielo stellato oppure può essere uno scenario paesaggistico.

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Ma i veri appassionati del Natale sono quelli che riescono, anche con poche risorse ma tanta volontà, ad allestire entrambe le cose: presepe da un lato, albero dall’altro; o l’uno accostato all’altro, in modo che i rami del secondo fungano da cornice per il primo. Di solito chi decide di realizzare presepe e abete, è un vero appassionato del clima natalizio e quindi, con alta probabilità, si farà prendere la mano anche da ghirlande, calze variopinte appese ai camini, o alle scale o alle porte. E poi muschi, vischi, lucette, bacche, aghifoglie e candele: addobbi a volontà per la festa più magica dell’anno.
E voi cosa scegliete? Affrettatevi il Natale è alle porte!

Scritto da Stefania Venini

Il Caffé

December 4th, 2017 | By Melanie Pohl in Cucina, Gastronomia, Gastronomie, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Mi hanno sempre detto che la colazione è il pasto piú importante della giornata. La colazione è diversa in tutto il mondo, è una questione di abitudine.

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In Italia il principale protagonista di quest´abitudine è il caffè.

 

Ormai il caffè è fatto dalla maggior parte degli italiani utilizzando la macchinetta. Metti l´acqua, inserisci la capsula e via in pochi minuti hai il caffè del bar sul tavolo di casa tua.

Ma il caffè fatto nella moka è tutta un´altra storia. Significa piacere, famiglia, serenità, pausa. Significa soprattutto casa e, quando si è all´estero, ci ricorda l´Italia. Per gli italiani dire: “Ti preparo un caffè” significa dimostrare il nostro affetto e la nostra attenzione.

Il vantaggio principale utilizzando una moka è che permette di fare dei caffè decisamente caldi, o anche bollenti; poi è possibile preparare il caffè per piú persone in una volta sola.

Come fare un caffè “perfetto”?

1-    Scegliere il caffè con la giusta macinatura. Per il caffè nella moka ci vuole una macinatura piú grossa rispetto a quella delle macchinette.

2-    Riempire la caldaia con la giusta quantitá di acqua. Per avere un risultato ottimale bisognerebbe utilizzare l´acqua della bottiglia, piuttosto che quella del rubinetto. Bisogna cercare di non superare il livello della valvola.shutterstock_26383795

3-    Scegliere la giusta quantitá di caffè. Bisogna assicurarsi che il filtro sia ben asciutto e che non bagni la polvere di caffè. Poi si aggiunge la polvere e si cerca di livellarla, o con il cucchiaio o sbattendo un po´alla volta il filtro. Si cerca di rendere la quantità di caffè nel filtro piú uniforme possibile.

4-    Nota da tenere a mente: il caffè fatto con la moka non va assolutamente pressato. Bisogna solo assicurarsi che sia asciutto e livellato bene.

5-    Una volta che la moka è preparata, si mette sul fornello tenendo la fiamma bassa e continuando a monitorare.

6-    È importante spegnere la fiamma del gas o rimuovere la moka dal fornello prima che il caffè sia completamente uscito. L´ideale sarebbe togliere la moka dal fornello prima che gorgogli.

7-    Ora si puó versare il caffè bollente nella tazzina.

Per ottenere il miglior caffè di sempre, ci sono anche dei consigli che potreste utilizzare:  una nostra collaboratrice ci ha confidato che per mantenere l´aroma del caffè sarebbe ideale conservare la scatola dove si contiene la miscela nel frigorifero. Un´ordine  piú che un consiglio è quello di non lavare la moka in lavastoviglie! Per pulire la moka bisogna semplicemente sciacquarla con  dell´acqua calda o al massimo con dei detergenti neutri.

Ricordatevi che per il caffè bisogna aspettare, è un processo lento da seguire passo per passo. Fare il caffè è un´arte e per l´arte ci vuole tempo e pazienza.tazzafirstpatentedbyluigideponti1933

E con le note di Fabrizio De André, ora potrete preparare un buon caffè!

“Ah che bell’ ‘o cafè
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.”

Scritto da Lara Beatrice

Semplicemente numero 1

December 2nd, 2017 | By Francesco Sagliocco in Cucina, Dintorni, Gastronomia, Gastronomie, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Nella mia nuova ed eccitante esperienza al Parco San Marco,  vado in cerca cerca di conferme o di novità che consentano di fare il punto sullo stato dell’arte delle produzioni vinicole nostrane, intercetto questo vino di Valtellina che a mio parere compendia entrambi gli obiettivi: conforta per ciò che concerne il potenziale espressivo della cosiddetta viticoltura estrema o di montagna praticata in questo areale, offre variabili innovative per quanto riguarda le metodologie di vinificazione.

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Ci troviamo in località Tirano (So) nella regione Lombardia, nei pressi del confine svizzero; qui opera da circa un secolo Plozza Vini, che con una produzione media di 350.000 bottiglie all’anno ricavate da poco più di 25 ettari di vigneto, può essere considerata come una delle più grandi aziende vinicole di Valtellina.

Ottenuto da uve Nebbiolo (localmente denominate Chiavennasca) provenienti da vigneti vecchi di 70 anni, sottoposto allo stesso procedimento dello Sfursat, con 3 mesi d’appassimento delle uve, ma con affinamento in barriques nuove della durata di 2 anni, più ulteriore anno in bottiglia, si presentaalla vista di color rosso granato più carico rispetto alla media della tipologia, che certo non eccelle per ricchezza antocianica.

 

Fine e complesso al naso, su note di spezie, pepe, frutto nero in confettura, spunti vegetali.plozza_vini_5-ac7f90260b In bocca è caldo e di notevole struttura, arrotondato dal legno piccolo, contraddistinto da toni cioccolatosi, torrefazione, frutto stramaturo, sensazioni che ricordano rabarbaro e composta di prugne.


 Ne risulta un quadro succulento e intenso, di vino quasi da meditazione, da abbinare su bresaola di Valtellina, formaggi stagionati e carni rosse di qualità superlativa.

Cosa dire? Semplicemente N.1

Scritto da Francesco Sagliocco

Le pappardelle al ragú di cinghiale

November 13th, 2017 | By Michele Pili in Parco San Marco | No Comments »

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine dell´autunno e le temperature sono calate drasticamente.

Per ovviare a questo freddo noi vi consigliamo una bella ricetta che scalderà gli animi e i cuori.

Originariamente questa ricetta arriva dalla regione Toscana, perché ricca di selvaggina; come del resto anche le nostre zone.

Il ragù di cinghiale, diversamente al tradizionale ragù alla bolognese, presenta un sapore più deciso e particolare.

L´unione tra la pasta e questa salsa risulterà un´esplosione di sapori per le papille gustative!

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Ingredienti:

  •    205 g di pappardelle all´uovo
  •    500 g di cinghiale macinato
  •    50 g di cipolle
  •    15 g di olio extravergine d´oliva
  •    2 foglie d´alloro
  •    375 g di passata di pomodoro
  •    40 g di sedano
  •    1 spicchio d´aglio
  •    Quanto basta e a vostra preferenza del sale fino
  •     50 g di vino rosso
  •     50 g di carote
  •     1 rametto di rosmarino
  •     Quanto basta e a vostra preferenza del pepe nero

Vediamo ora insieme la preparazione di questo piatto!

 Iniziamo preparando il condimento: spuntiamo e peliamo una carota con il pela verdura; togliamo i filamenti più esterni dal sedano e mondiamo sia l´aglio che la cipolla. Laviamo e tritiamo finemente il tutto, tenendo però da parte gli spicchi di aglio per interi.

Versiamo l´olio in una pentola con il fondo spesso e uniamo le carote, il sedano e la cipolla tritati.

Uniamo anche l’aglio a pezzi grandi (così possiamo toglierlo più facilmente a fine cottura) e lasciamo stufare il tutto per una decina di minuti a fiamma dolce. Aggiungiamo anche il trito di cinghiale,  il rosmarino sminuzzato e le foglie di alloro.

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Alziamo leggermente la fiamma e lasciamo rosolare per altri 10 minuti mescolando con una spatola, in modo da cuocere la carne in maniera uniforme. A questo punto sfumiamo con il vino rosso e, solo quando la parte alcolica sarà totalmente evaporata, uniamo la passata di pomodoro.

Saliamo a piacimento, prepariamo e lasciamo cuocere coperto per circa 3 ore e mezza a fuoco dolce.

Passate le 3 ore e mezza togliamo il coperchio e lasciamo asciugare il ragù per ancora 30 minuti. Mettiamo a cuocere la nostra pasta in abbondante acqua bollente, saliamo a piacere.

Nel frattempo trasferiamo il ragù in una pentola capiente, scoliamo la pasta e versiamola nella padella con il condimento, mescoliamo fino ad amalgamare il tutto e serviamo le nostre pappardelle al ragù di cinghiale ancora belle fumanti.

Questa è una delle nostre piccole proposte per rendere più gustoso il vostro autunno!

Scritto da Lara Beatrice

 

Brunate e la sua funicolare

November 6th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Brunate è un comune italiano di 1734 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Noto per essere collegato alla città di Como tramite una funicolare e per numerosi punti panoramici da cui si può vedere l’intero arco alpino occidentale, la Pianura Padana e gli Appennini è stato denominato “Balcone sulle Alpi”.

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La cittadina di Brunateè situata a circa 700 metri di altitudine ed è sempre stata meta di villeggiatura della nobiltà comasca e milanese che qui costruì numerose belle ville in stile Liberty. Brunate è anche il punto di partenza ideale per piacevoli passeggiate nel verde. Dal belvedere è possibile riconoscere la sagoma del centro storico, l’antico castrum romano; poi la vista spazia sulle Alpi e sulla pianura della Brianza.

Tra i punti panoramici più emozionanti c´è il Faro Voltiani, un vero e proprio faro situato in cima al Monte Tre Croci, nella frazione di San Maurizio. La torre è alta 29 metri e contiene una scala a chiocciola di 143 scalini che conduce a due terrazzi circolari: uno dei quali regala un´ampia veduta dell´arco occidentale delle Alpi, sino alla vetta imponente del Monte Rosa. Il faro si illumina di verde, bianco e rosso tutte le notti, dal tramonto all´alba.

 

Altri punti panoramici sono il Belvedere di Via Pirotta, quello del Piazzale Bonacossa e il Sagrato della Chiesa di Sant´Andrea. Quest´ultima, dedicata al Santo Patrono dell cittá, è una bella chiesa di origine trecentesca, che un tempo si trovava annessa a un monastero. All´interno si possono ammirare gli affreschi realizzati dalla Famiglia Recchi nel XVII Secolo., che nella volta rappresentano Sant´Andrea e San Maurizio.

Un´altra chiesa da visitare passeggiando per il centro è la Chiesetta della Madonna di Pompei.3835_chiesa-di-sant-andrea-brunate-(1)

La particolarità architettonica di Brunate sta soprattutto negli edifici civili, che con i loro portali in pietra e i cortili segreti raccontano storie di tempi lontani. Le corti più esclusive sono quelle del Castello e la Corte degli Ebrei, quest´ultima risalente al 1300.

Lontano dal centro si trovano moltissime ville in stile eclettico e Liberty, spesso circondate da splendidi parchi. Le piú notevoli sono Villa Duca, Villa Calderini, Villa Ancona-Capé, Villa Pirotta.

Grazie alla funicolare si puó raggiungere comodamente in soli 7 minuti, incantati da una meravigliosa vista sul Lago di Como. La funicolare viaggia su una rotaia, la quale raggiunge la massima pendenza consentita, cioè 55%.

La funicolare Como-Brunate, inaugurata nel 1894, unisce i due comuni lombardi.

Fino agli inizi del diciannovesimo secolo, il paese di Brunate era raggiungibile tramite una mulattiera tracciata nel 1817 che lo collegava a Como.

Su iniziativa della popolazione il 3 novembre 1891 fu costituita la Società Anonima per la Funicolare Como-Brunate. Il 3 settembre 1892 il consiglio di amministrazione approvò il progetto dell’impianto e il successivo 4 gennaio si poté dare inizio ai relativi lavori di costruzione.

L’11 novembre 1894, dopo meno di un anno di lavori, la funicolare Como-Brunate fu aperta al pubblico.

La costruzione della funicolare contribuì non poco allo sviluppo turistico della località collinare, grazie anche al panorama su Como e sull’omonimo lago che si può ammirare durante il viaggio.

La funicolare viaggia tutti i giorni ogni trenta minuti fino alle 22.30, il sabato fino a mezzanotte.

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Scritto da Sara Biacchi

Escursione in giornata: Bellano e il suo Orrido

August 28th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Con uno dei numerosi battelli che ogni giorno fanno da spola per accompagnare i turisti sulle sponde del Lago di Como, partendo da Menaggio, è possibile raggiungere in poco meno di mezz´oretta, Bellano, un piccolo paesino affacciato sulla sponda orientale del Lario che offre uno dei lungolago più suggestivi dal quale si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla riva opposta del lago.

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Il paese è diviso in due parti dal torrente Pioverna: la parte più antica, sede del porto vecchio e della Chiesa prepositurale e la più moderna dove si trova la stazione FS. Alle spalle del paese l’entroterra è caratterizzato da numerose frazioni e da molti nuclei antichi e popolati. Anche se attualmente il settore più sviluppato è il terziario, nel secolo scorso, Bellano, fu definito dallo scrittore bellanese Antonio Balbiani “la piccola Manchester del Lario” per i suoi grandi stabilimenti di industria serica.

Percorrendo la caratteristica via Manzoni, intorno al quale è situato il centro storico del paese, si possono ammirare numerosi portali, corti, androni d’antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Da qui, attraverso una delle tante viuzze che sbucano sul lago si giunge di fronte alla Chiesa di Santa Marta. Qui, vi si conserva un prezioso gruppo ligneo di nove statue a grandezza naturale raffigurante la Deposizione ed attribuito allo scultore Angelo del Maino, noto dal 1496 al 1536.

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Su di un lato della Chiesa di Santa Marta s’apre la piazza della Prepositurale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. Di stile tardo romantico ha una facciata a bande nere e un grande rosone in terracotta. Ricostruita tra il 1342 e il 1350, presenta i notevoli affreschi della volta centrale, i pulpiti, il presbitero e i due grandi confessionali di legno intagliato, il ricco battistero di marmo. Pregevole è il polittico della cappella di S.Giovanni e la delicata tempera rappresentante la Madonna detta delle Rose. Salendo per la scalinata alla destra della Prepositurale si arriva alla Chiesa di S.Rocco del XV sec. che venne costruita dall’omonima confraternita veneziana per preservare i passanti dalle pestilenze. Attualmente è dedicata ai caduti bellanesi di tutte le guerre ed ospita due tele del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Nella parte più antica di Bellano si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Nicolao, utilizzata attualmente per iniziative culturali. Notevoli sono gli affreschi che la decorano e che testimoniano la sua passata importanza.

Nella frazione di Lezzeno sorge il Santuario della Madonna, di stile barocco, fu costruito tra il 1690 e il 1704, su progetto dell’architetto Quadrio a soli due anni di distanza dal miracolo che avvenne il 6 agosto 1688. Quel giorno Bartolomeo Mezzera, passando da una cappelletta che aveva fatto costruire, vide che la Madonna raffigurata in un medaglione in gesso piangeva lacrime di sangue.

Una visita obbligatoria è quella all’Orrido. La gola acquisisce il suo nome grazie al poeta bellanese Sigismondo Boldoni che rimase affascinato da questo “Orrore di un’orrenda orrendezza”.

Si tratta di una gola naturale creata dell’erosione delle acque del torrente fiume Pioverna 15 milioni di anni fa, le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose dell’Orrido una delle località più note del Lario.

La peculiarità dell’Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all’interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

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Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell’Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura.

La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

A guardia dell’Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo o Cà del Diavol, una curiosa torretta di cui non si conosce ne l’origine ne la funzione, la cui torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano della torre rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo.

La  manifestazione bellanese piú conosciuta e che richiama numerosi spettatori è la “Pesa Vegia” che si celebra la notte dell’Epifania. Rievoca, secondo la leggenda, un fatto avvenuto durante la dominazione spagnola, quando una delegazione di bellanesi si recò in barca a Como a perorare il mantenimento dei pesi vecchi che erano stati sostituiti da quelli nuovi, di più difficile e complicata applicazione e che creavano imbarazzo tra la popolazione locale, formata prevalentemente da commercianti e artigiani. L’ambasciata ebbe successo ed i bellanesi ritornarono la notte del 5 gennaio 1606, felici di essere riusciti a conservare la “Pesa Vegia”. Questa la leggenda che, data la coincidenza con l’Epifania, è sempre stata festeggiata unitamente alla sfilata dei Re Magi.

Per gli sportivi inoltre, vicino al lago, si trovano aree verdi e strutture sportive quali: campo polifunzionale, piscine all’interno del Lido di Bellano, Circolo Vela Bellano e una pista ciclabile. Recentemente è sorto anche il “Palasole”, moderna costruzione a forma di vela, adibita alle numerose feste organizzate in paese.

Colico

December 19th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Colico, ultimo paese della sponda orientale del Lago di Como, è una meta di appassionati di sport nautici e kitesurf. Questo paese è un importante snodo turistico, sia per chi intende rilassarsi lungo le sue rive o passeggiare per le sue montagne, sia per chi vi transita in direzione della Val Chiavenna o di rinomate località alpine, come Madesimo, Bormio, Livigno e St Moritz. Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l’area di Colico fu munita fin dall’età medievale di numerose fortificazioni tra cui sono il Forte di Fuentes del XVII Secolo e il Forte Montecchio Nord risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Il Forte di Fuentes è un forte spagnolo del XVII Secolo voluto dall’allora Governatore dello Stato di Milano, Pedro Enriquez de Acevedo Conte di Fuentes per impedire l´espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie (i moderni Grigioni svizzeri) che intendeva allargare il proprio dominio dalla Valtellina e dalla Valchiavenna fino all’Alto Lago di Como.

Realizzato a partire dal 1603 al 1609, fu oggetto di revisioni e aggiornamenti fino al 1627. Costruito sopra il Montecchio Est, che domina la riserva naturale del Pian di Spagna, è uno dei pochi esempi ancora esistenti della dominazione spagnola del secolo descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi.

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Fu motivo di contesa in tutti i suoi quasi 150 anni di vita operativa fino al 1736 quando venne coinvolto nei combattimenti per la guerra di successione polacca. Allora possedimento degli Austriaci, fu conquistato dai gallo sardi (i francesi alleati ai piemontesi), ultima fortezza del sistema difensivo austriaco ad arrendersi dopo una resistenza di tre giorni. Venne poi riconquistato dagli austriaci e perse definitivamente valore militare nel 1782, quando l’imperatore Francesco Giuseppe lo dichiarò decaduto.

Il Forte di Fuentes fu distrutto nel 1796 per espresso ordine di Napoleone. Nel 1916 vennero create sulla sommità del monte, dove c’era l’antica “tenaglia” del Forte, otto postazioni da cannone blindate con annessa polveriera sotterranea e riservette. Oggi del Forte di Fuentes si conservano solo le rovine, situate tra la vegetazione del Colle del Montecchio. Il complesso, tuttavia, presenta ancora qualche spunto di interesse, come i resti della cosiddetta “Tenaglia” e della cappella.

Il Forte Montecchio Nord è l’unico forte della Prima Guerra Mondiale ancora intatto, la fortezza della Prima Guerra Mondiale meglio conservata in Europa.

Progetto realizzato su due piani in cemento e pietra tra il 1911 e il 1914, è strutturato in un corpo centrale e una ala, con gli alloggi dei militari, collegati da una galleria nella roccia. L’interesse maggiore per la costruzione è dato dai quattro cannoni originali, i più grandi d’Italia, i cui meccanismi di funzionamento sono ancora intatti. All’interno si trova, anche, un piccolo museo della guerra.

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Dalla sua posizione dominante offre un panorama unico e suggestivo del lago di Como e delle montagne della Valtellina e della Valchiavenna.
Forte Montecchio Nord, realizzato in pochi mesi, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, è una delle grandi opere fortificate su cui si impernia il complesso sistema difensivo della Frontiera Nord verso la Svizzera. Questo fu concepito e realizzato dal Regno d’Italia a protezione di un eventuale possibile attacco in forze attraverso la Confederazione Elvetica proveniente dalla Germania o dall’Austria-ungheria.

Il sistema concentra le proprie strutture in corrispondenza delle maggiori vie d’accesso verso la Pianura Padana: il Gran San Bernardo, il Sempione, il San Gottardo, lo Spluga, il Maloja, il Bernina, lo Stelvio e la linea Tonale-Aprica, direttrici già tutte dotate, all’inizio del ‘900, di importanti strade e ferrovie.

Forte Montecchio Nord è collocato strategicamente nel punto di convergenza di ben cinque di queste direttrici, il cui controllo era teso ad impedirne lo sbocco verso Milano.

Durante la prima guerra mondiale, nonostante l’importante posizione strategica, il forte non fu mai coinvolto in azioni di guerra. Il 27 aprile 1945 furono sparati cinque colpi che fecero arrestare l´avanzata tedesca, anche se nessun colpo andò a segno. Dopo quei cinque colpi, i cannoni del Montecchio restarono in silenzio fino al 1947 quando, sparando 20 colpi verso la conca del monte Legnone, aprì il fuoco per l´ultima volta, in occasione delle solenni esequie di Leopoldo Scalcini, comandante partigiano che venne catturato e fucilato dai fascisti. Il Forte Montecchio Nord o, per esteso, Forte “Aldo Lusardi” al Montecchio Nord di Colico è ora un’opera fortificata non più in uso a scopi militari ma è stata musealizzata a partire dal 2009.

written by Silvia Crosta, Prenotazione

La Val Cavargna ed il presepe vivente

December 5th, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Val Cavargna, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, dista solo 50 chilometri da Como e si colloca tra il Lago di Como e il Lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza), da 600 m sopra il livello del mare. Il suo territorio, confinante con le valli Rezzo e Sanagra, si estende su un intervallo altitudinale di oltre 1500 m. La valle si imbocca presso una svolta, in località “Ponte di Pino” (Carlazzo), raggiungibile salendo da Menaggio o venendo dalla Svizzera (Lugano).

In questa ampia vallata sono dislocati quattro piccoli comuni composti complessivamente da meno di 2300 abitanti; lungo la strada che giunge a Vegna (frazione di Cavargna) incontriamo in ordine: Cusino (800 m), San Bartolomeo (850 m), San Nazzaro (995 m) e Cavargna (1070 m); tutti centri dispersi lungo l’asse vallivo del Cuccio. La zona, attorniata da splendide montagne che conferiscono al paesaggio un aspetto aspro e selvaggio, rievoca nella mente dei visitatori immagini del passato.

Val Cavargna

L’asperità dell’ambiente e le difficili, se non inesistenti vie di comunicazione, (soprattutto nella stagione invernale), nei tempi passati, hanno fatto della valle, un luogo chiuso in se stesso ma altrettanto ricco di tradizioni e di costumi così cari agli abitanti.

Qui, infatti, durante alcune feste popolari, il turista può ancora respirare un’aria tutta antica e unica difficilmente riscontrabile in altre località. La valle, comunque, e in particolare il Passo S. Lucio, fu un’importante via di comunicazione nel corso dei secoli già a partire dall’epoca romana, in quanto è possibile spostarsi lungo il crinale che giunge al passo S. Jorio e da qui scendere fino a Musso e a Dongo.

Quest’anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, dopo un anno di pausa tornano ad organizzare l’ormai famoso Presepe Vivente di Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto alla 16° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si è trasformato in una vera e propria tradizione delle nostre zone.

La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi’ in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.

Un piccolo evento davvero unico nel suo genere, a pochi minuti in auto dal nostro Resort!

written by Endy Broglio, Maintenance Manager

Polenta e funghi: un grande classico della tradizione lombarda

November 13th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »


Oggi vi voglio presentare un grande classico del nostro territorio, dico nostro perché ormai a Porlezza mi sento di casa sebbene io sia sardo ed il mio meraviglioso lavoro mi abbia portato in ogni parte del mondo, compresa la Russia. Sto parlando della polenta e funghi.

Prima di tutto dobbiamo concentrarci sugli ingredienti. Per fare un figurone con questo piatto della tradizione è necessario scegliere attentamente polenta-con-funghi-pentolale materie prime: la farina per la polenta deve essere mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno, ovviamente della Valtellina. Vi consiglio di acquistarla direttamente dai piccoli produttori, dove viene ancora macinata secondo gli antichi canoni dei contadini.

Come accompagnamento invece prepareremo degli ottimi funghi porcini rigorosamente freschi della Val Cavargna, a pochi passi dal nostro Resort.

Ora veniamo alla preparazione della ricetta.

Per la polenta serviranno solo la farina mista, dell´acqua portata ed ebollizione e un pizzico di sale. Andrebbe cotta nel tipico paiolo di rame ed addirittura sul fuoco del camino ma tranquilli, potete cuocerla anche nella vostra cucina.

A seconda della densità che volete dare alla polenta, aggiungete la farina: a me personalmente piace piú morbida ma sono gusti personali. Il tempo di cottura stimato una volta che la farina viene calata è di circa 30 minuti. La polenta va rigirata con costanza, meglio se utilizzate la tipica “resena”, ossia un bastone di legno lungo e piatto e poi una volta pronta andrebbe adagiata sul “tap”, il tipico piatto fatto con rametti di salice o nocciolo.

polenta-e-funghi-porciniAnche la preparazione dei funghi è molto semplice e veloce: una volta puliti e tagliati a fettine vanno saltati in una padella con dell´olio d´oliva, preferibilmente del Lago di Como, bello caldo, aromatizzato con uno/due spicchi d´aglio (a seconda del vostro gusto- a me piace che si senta solo leggermente il profumo dell´aglio per non coprire la fragranza del porcino e quindi lo cuocio in camicia). Aggiungete poi del prezzemolo tagliato al coltello, un pizzico di sale e da buon sardo io ci aggiungo anche un tocco di piccante, leggero.

Ed il gioco è fatto! Se però volete lasciare i vostri ospiti senza fiato, vi consiglio di impiattare la vostra polenta e funghi porcini come un vero ristorante gourmet. Non vi serviranno molti strumenti se un cucchiaio, un bel piatto da portata e la tecnica della goccia.

Avete delle altre curiositá o volete imparare a cucinare come un vero executive chef? Prenotate allora una lezione di cucina con me, vi aspetto con tante altre ricette e consigli!

written by Michele Pili, Executive Chef

 

Villa Erba

August 29th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

A circa un’ora di auto dal Parco San Marco si raggiunge il paese di Cernobbio dove si puo’ ammirare la maestosa e bellissima Villa Erba, una delle piu’ importanti ville del Lago di Como.

Costruita tra il 1894 e il 1898 inizialmente monastero, fu acquistata dalla Famiglia Peluso, che già era proprietaria della confinante Villa d’Este e poi passo’ a Luigi Erba, fratello ed erede di Carlo Erba, uno dei più importanti imprenditori farmaceutici dell’epoca, che fece costruire una villa che doveva rappresentare la manifestazione della ricchezza e dell’importanza della famiglia. In quegli anni gli Erba ospitarono grandi artisti e nella villa si svolse una intensa vita culturale e mondana.

L’edificio si estende su due piani, riccamente decorati e si sviluppa su pianta quadrata, con ampie scalinate digradanti verso il lago, un portico di ingresso e una grande torretta panoramica, tipica di questo periodo, che unisce la parte nobile della villa all’ala destinata al personale di servizio. Di grande pregio sono i numerosi dipinti inseriti nelle decorazioni di pareti e soffitti tra i quali i celeberrimi strappi della sala feste.

La villa fu poi ereditata dalla figlia Carla, che sposò a Cernobbio il duca Giuseppe Visconti di Modrone; fu la dimora nei mesi estivi del loro figlio, il grande regista Luchino Visconti. A villa Erba, ormai non più di sua proprietà, Luchino Visconti tornò negli ultimi anni e lì ultimò il montaggio di Ludwig, uno dei suoi più importanti capolavori.

La villa è stata poi acquistata da un consorzio pubblico che vi ha realizzato un complesso espositivo congressuale.

Il parco, con i suoi alberi secolari, le sue curatissime siepi e suoi lussureggianti giardini a filo d’acqua, avvolge il centro congressuale e la villa. Con i suoi oltre 100 mila mq di prato pianeggiante, il parco storico propone un’affascinante passeggiata botanica fra alberi, collezioni di arbusti in fiore ed eleganti aiuole multicolori che, seguendo il lungolago, sottolineano la splendida vista che si apre sul bacino del Lago di Como.

Il grande parco a lago è elemento inscindibile dal contesto congressuale.

All’interno del parco sorge il Centro Internazionale esposizioni e congressi Villa Erba, una costruzione in vetro e acciaio che si ispira alle costruzione delle vecchie serre lariane. Questo edificio ampio 10.000 mq è composto da un padiglione circolare e tre diverse ali: Lario, Cernobbio e Regina.

Nascosto tra l’ala lario del centro congressuale e il golfo dei platani, si può ammirare il piccolo giardino zen, opera del maestro giapponese Yasuo Kitayama. Questo giardino è stato poi rivisitato Luigi Crespi, primo progettista di giardini giapponesi in Italia, mediante un progetto terminato nel settembre 2014.

Oggi la villa, con i suoi antichi affreschi, i preziosi soffitti intarsiati e le sue stanze di ispirazione manierista, è la location ideale per ospitare eventi unici. A Villa Erba prestigio e mondanità convivono in totale armonia: dai convegni più formali alle feste più scatenate, dove la musica è garantita fino a tarda notte, grazie alla posizione ideale della villa lontana dai centri abitati.

E’ possibile organizzare eventi quali: matrimoni, convegni, convention aziendali, meeting e fiere, cene di gala e shooting.

Le visite sono possibili solo su prenotazione, quando non sono programmati eventi, per gruppi min 10-15 persone.

L’ ingresso è gratuito e esiste la possibilità di organizzare visite guidate a pagamento.

written by Sara Biacchi – Prenotazione