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Escursione in giornata: Bellano e il suo Orrido

August 28th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Con uno dei numerosi battelli che ogni giorno fanno da spola per accompagnare i turisti sulle sponde del Lago di Como, partendo da Menaggio, è possibile raggiungere in poco meno di mezz´oretta, Bellano, un piccolo paesino affacciato sulla sponda orientale del Lario che offre uno dei lungolago più suggestivi dal quale si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla riva opposta del lago.

bellano

Il paese è diviso in due parti dal torrente Pioverna: la parte più antica, sede del porto vecchio e della Chiesa prepositurale e la più moderna dove si trova la stazione FS. Alle spalle del paese l’entroterra è caratterizzato da numerose frazioni e da molti nuclei antichi e popolati. Anche se attualmente il settore più sviluppato è il terziario, nel secolo scorso, Bellano, fu definito dallo scrittore bellanese Antonio Balbiani “la piccola Manchester del Lario” per i suoi grandi stabilimenti di industria serica.

Percorrendo la caratteristica via Manzoni, intorno al quale è situato il centro storico del paese, si possono ammirare numerosi portali, corti, androni d’antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Da qui, attraverso una delle tante viuzze che sbucano sul lago si giunge di fronte alla Chiesa di Santa Marta. Qui, vi si conserva un prezioso gruppo ligneo di nove statue a grandezza naturale raffigurante la Deposizione ed attribuito allo scultore Angelo del Maino, noto dal 1496 al 1536.

santa marta bellano

Su di un lato della Chiesa di Santa Marta s’apre la piazza della Prepositurale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. Di stile tardo romantico ha una facciata a bande nere e un grande rosone in terracotta. Ricostruita tra il 1342 e il 1350, presenta i notevoli affreschi della volta centrale, i pulpiti, il presbitero e i due grandi confessionali di legno intagliato, il ricco battistero di marmo. Pregevole è il polittico della cappella di S.Giovanni e la delicata tempera rappresentante la Madonna detta delle Rose. Salendo per la scalinata alla destra della Prepositurale si arriva alla Chiesa di S.Rocco del XV sec. che venne costruita dall’omonima confraternita veneziana per preservare i passanti dalle pestilenze. Attualmente è dedicata ai caduti bellanesi di tutte le guerre ed ospita due tele del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Nella parte più antica di Bellano si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Nicolao, utilizzata attualmente per iniziative culturali. Notevoli sono gli affreschi che la decorano e che testimoniano la sua passata importanza.

Nella frazione di Lezzeno sorge il Santuario della Madonna, di stile barocco, fu costruito tra il 1690 e il 1704, su progetto dell’architetto Quadrio a soli due anni di distanza dal miracolo che avvenne il 6 agosto 1688. Quel giorno Bartolomeo Mezzera, passando da una cappelletta che aveva fatto costruire, vide che la Madonna raffigurata in un medaglione in gesso piangeva lacrime di sangue.

Una visita obbligatoria è quella all’Orrido. La gola acquisisce il suo nome grazie al poeta bellanese Sigismondo Boldoni che rimase affascinato da questo “Orrore di un’orrenda orrendezza”.

Si tratta di una gola naturale creata dell’erosione delle acque del torrente fiume Pioverna 15 milioni di anni fa, le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose dell’Orrido una delle località più note del Lario.

La peculiarità dell’Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all’interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

Orrido-di-Bellano-

Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell’Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura.

La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

A guardia dell’Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo o Cà del Diavol, una curiosa torretta di cui non si conosce ne l’origine ne la funzione, la cui torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano della torre rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo.

La  manifestazione bellanese piú conosciuta e che richiama numerosi spettatori è la “Pesa Vegia” che si celebra la notte dell’Epifania. Rievoca, secondo la leggenda, un fatto avvenuto durante la dominazione spagnola, quando una delegazione di bellanesi si recò in barca a Como a perorare il mantenimento dei pesi vecchi che erano stati sostituiti da quelli nuovi, di più difficile e complicata applicazione e che creavano imbarazzo tra la popolazione locale, formata prevalentemente da commercianti e artigiani. L’ambasciata ebbe successo ed i bellanesi ritornarono la notte del 5 gennaio 1606, felici di essere riusciti a conservare la “Pesa Vegia”. Questa la leggenda che, data la coincidenza con l’Epifania, è sempre stata festeggiata unitamente alla sfilata dei Re Magi.

Per gli sportivi inoltre, vicino al lago, si trovano aree verdi e strutture sportive quali: campo polifunzionale, piscine all’interno del Lido di Bellano, Circolo Vela Bellano e una pista ciclabile. Recentemente è sorto anche il “Palasole”, moderna costruzione a forma di vela, adibita alle numerose feste organizzate in paese.

Colico

December 19th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Colico, ultimo paese della sponda orientale del Lago di Como, è una meta di appassionati di sport nautici e kitesurf. Questo paese è un importante snodo turistico, sia per chi intende rilassarsi lungo le sue rive o passeggiare per le sue montagne, sia per chi vi transita in direzione della Val Chiavenna o di rinomate località alpine, come Madesimo, Bormio, Livigno e St Moritz. Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l’area di Colico fu munita fin dall’età medievale di numerose fortificazioni tra cui sono il Forte di Fuentes del XVII Secolo e il Forte Montecchio Nord risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Il Forte di Fuentes è un forte spagnolo del XVII Secolo voluto dall’allora Governatore dello Stato di Milano, Pedro Enriquez de Acevedo Conte di Fuentes per impedire l´espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie (i moderni Grigioni svizzeri) che intendeva allargare il proprio dominio dalla Valtellina e dalla Valchiavenna fino all’Alto Lago di Como.

Realizzato a partire dal 1603 al 1609, fu oggetto di revisioni e aggiornamenti fino al 1627. Costruito sopra il Montecchio Est, che domina la riserva naturale del Pian di Spagna, è uno dei pochi esempi ancora esistenti della dominazione spagnola del secolo descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi.

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Fu motivo di contesa in tutti i suoi quasi 150 anni di vita operativa fino al 1736 quando venne coinvolto nei combattimenti per la guerra di successione polacca. Allora possedimento degli Austriaci, fu conquistato dai gallo sardi (i francesi alleati ai piemontesi), ultima fortezza del sistema difensivo austriaco ad arrendersi dopo una resistenza di tre giorni. Venne poi riconquistato dagli austriaci e perse definitivamente valore militare nel 1782, quando l’imperatore Francesco Giuseppe lo dichiarò decaduto.

Il Forte di Fuentes fu distrutto nel 1796 per espresso ordine di Napoleone. Nel 1916 vennero create sulla sommità del monte, dove c’era l’antica “tenaglia” del Forte, otto postazioni da cannone blindate con annessa polveriera sotterranea e riservette. Oggi del Forte di Fuentes si conservano solo le rovine, situate tra la vegetazione del Colle del Montecchio. Il complesso, tuttavia, presenta ancora qualche spunto di interesse, come i resti della cosiddetta “Tenaglia” e della cappella.

Il Forte Montecchio Nord è l’unico forte della Prima Guerra Mondiale ancora intatto, la fortezza della Prima Guerra Mondiale meglio conservata in Europa.

Progetto realizzato su due piani in cemento e pietra tra il 1911 e il 1914, è strutturato in un corpo centrale e una ala, con gli alloggi dei militari, collegati da una galleria nella roccia. L’interesse maggiore per la costruzione è dato dai quattro cannoni originali, i più grandi d’Italia, i cui meccanismi di funzionamento sono ancora intatti. All’interno si trova, anche, un piccolo museo della guerra.

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Dalla sua posizione dominante offre un panorama unico e suggestivo del lago di Como e delle montagne della Valtellina e della Valchiavenna.
Forte Montecchio Nord, realizzato in pochi mesi, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, è una delle grandi opere fortificate su cui si impernia il complesso sistema difensivo della Frontiera Nord verso la Svizzera. Questo fu concepito e realizzato dal Regno d’Italia a protezione di un eventuale possibile attacco in forze attraverso la Confederazione Elvetica proveniente dalla Germania o dall’Austria-ungheria.

Il sistema concentra le proprie strutture in corrispondenza delle maggiori vie d’accesso verso la Pianura Padana: il Gran San Bernardo, il Sempione, il San Gottardo, lo Spluga, il Maloja, il Bernina, lo Stelvio e la linea Tonale-Aprica, direttrici già tutte dotate, all’inizio del ‘900, di importanti strade e ferrovie.

Forte Montecchio Nord è collocato strategicamente nel punto di convergenza di ben cinque di queste direttrici, il cui controllo era teso ad impedirne lo sbocco verso Milano.

Durante la prima guerra mondiale, nonostante l’importante posizione strategica, il forte non fu mai coinvolto in azioni di guerra. Il 27 aprile 1945 furono sparati cinque colpi che fecero arrestare l´avanzata tedesca, anche se nessun colpo andò a segno. Dopo quei cinque colpi, i cannoni del Montecchio restarono in silenzio fino al 1947 quando, sparando 20 colpi verso la conca del monte Legnone, aprì il fuoco per l´ultima volta, in occasione delle solenni esequie di Leopoldo Scalcini, comandante partigiano che venne catturato e fucilato dai fascisti. Il Forte Montecchio Nord o, per esteso, Forte “Aldo Lusardi” al Montecchio Nord di Colico è ora un’opera fortificata non più in uso a scopi militari ma è stata musealizzata a partire dal 2009.

written by Silvia Crosta, Prenotazione

La Val Cavargna ed il presepe vivente

December 5th, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Val Cavargna, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, dista solo 50 chilometri da Como e si colloca tra il Lago di Como e il Lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza), da 600 m sopra il livello del mare. Il suo territorio, confinante con le valli Rezzo e Sanagra, si estende su un intervallo altitudinale di oltre 1500 m. La valle si imbocca presso una svolta, in località “Ponte di Pino” (Carlazzo), raggiungibile salendo da Menaggio o venendo dalla Svizzera (Lugano).

In questa ampia vallata sono dislocati quattro piccoli comuni composti complessivamente da meno di 2300 abitanti; lungo la strada che giunge a Vegna (frazione di Cavargna) incontriamo in ordine: Cusino (800 m), San Bartolomeo (850 m), San Nazzaro (995 m) e Cavargna (1070 m); tutti centri dispersi lungo l’asse vallivo del Cuccio. La zona, attorniata da splendide montagne che conferiscono al paesaggio un aspetto aspro e selvaggio, rievoca nella mente dei visitatori immagini del passato.

Val Cavargna

L’asperità dell’ambiente e le difficili, se non inesistenti vie di comunicazione, (soprattutto nella stagione invernale), nei tempi passati, hanno fatto della valle, un luogo chiuso in se stesso ma altrettanto ricco di tradizioni e di costumi così cari agli abitanti.

Qui, infatti, durante alcune feste popolari, il turista può ancora respirare un’aria tutta antica e unica difficilmente riscontrabile in altre località. La valle, comunque, e in particolare il Passo S. Lucio, fu un’importante via di comunicazione nel corso dei secoli già a partire dall’epoca romana, in quanto è possibile spostarsi lungo il crinale che giunge al passo S. Jorio e da qui scendere fino a Musso e a Dongo.

Quest’anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, dopo un anno di pausa tornano ad organizzare l’ormai famoso Presepe Vivente di Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto alla 16° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si è trasformato in una vera e propria tradizione delle nostre zone.

La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi’ in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.

Un piccolo evento davvero unico nel suo genere, a pochi minuti in auto dal nostro Resort!

written by Endy Broglio, Maintenance Manager

Polenta e funghi: un grande classico della tradizione lombarda

November 13th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »


Oggi vi voglio presentare un grande classico del nostro territorio, dico nostro perché ormai a Porlezza mi sento di casa sebbene io sia sardo ed il mio meraviglioso lavoro mi abbia portato in ogni parte del mondo, compresa la Russia. Sto parlando della polenta e funghi.

Prima di tutto dobbiamo concentrarci sugli ingredienti. Per fare un figurone con questo piatto della tradizione è necessario scegliere attentamente polenta-con-funghi-pentolale materie prime: la farina per la polenta deve essere mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno, ovviamente della Valtellina. Vi consiglio di acquistarla direttamente dai piccoli produttori, dove viene ancora macinata secondo gli antichi canoni dei contadini.

Come accompagnamento invece prepareremo degli ottimi funghi porcini rigorosamente freschi della Val Cavargna, a pochi passi dal nostro Resort.

Ora veniamo alla preparazione della ricetta.

Per la polenta serviranno solo la farina mista, dell´acqua portata ed ebollizione e un pizzico di sale. Andrebbe cotta nel tipico paiolo di rame ed addirittura sul fuoco del camino ma tranquilli, potete cuocerla anche nella vostra cucina.

A seconda della densità che volete dare alla polenta, aggiungete la farina: a me personalmente piace piú morbida ma sono gusti personali. Il tempo di cottura stimato una volta che la farina viene calata è di circa 30 minuti. La polenta va rigirata con costanza, meglio se utilizzate la tipica “resena”, ossia un bastone di legno lungo e piatto e poi una volta pronta andrebbe adagiata sul “tap”, il tipico piatto fatto con rametti di salice o nocciolo.

polenta-e-funghi-porciniAnche la preparazione dei funghi è molto semplice e veloce: una volta puliti e tagliati a fettine vanno saltati in una padella con dell´olio d´oliva, preferibilmente del Lago di Como, bello caldo, aromatizzato con uno/due spicchi d´aglio (a seconda del vostro gusto- a me piace che si senta solo leggermente il profumo dell´aglio per non coprire la fragranza del porcino e quindi lo cuocio in camicia). Aggiungete poi del prezzemolo tagliato al coltello, un pizzico di sale e da buon sardo io ci aggiungo anche un tocco di piccante, leggero.

Ed il gioco è fatto! Se però volete lasciare i vostri ospiti senza fiato, vi consiglio di impiattare la vostra polenta e funghi porcini come un vero ristorante gourmet. Non vi serviranno molti strumenti se un cucchiaio, un bel piatto da portata e la tecnica della goccia.

Avete delle altre curiositá o volete imparare a cucinare come un vero executive chef? Prenotate allora una lezione di cucina con me, vi aspetto con tante altre ricette e consigli!

written by Michele Pili, Executive Chef

 

Villa Erba

August 29th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

A circa un’ora di auto dal Parco San Marco si raggiunge il paese di Cernobbio dove si puo’ ammirare la maestosa e bellissima Villa Erba, una delle piu’ importanti ville del Lago di Como.

Costruita tra il 1894 e il 1898 inizialmente monastero, fu acquistata dalla Famiglia Peluso, che già era proprietaria della confinante Villa d’Este e poi passo’ a Luigi Erba, fratello ed erede di Carlo Erba, uno dei più importanti imprenditori farmaceutici dell’epoca, che fece costruire una villa che doveva rappresentare la manifestazione della ricchezza e dell’importanza della famiglia. In quegli anni gli Erba ospitarono grandi artisti e nella villa si svolse una intensa vita culturale e mondana.

L’edificio si estende su due piani, riccamente decorati e si sviluppa su pianta quadrata, con ampie scalinate digradanti verso il lago, un portico di ingresso e una grande torretta panoramica, tipica di questo periodo, che unisce la parte nobile della villa all’ala destinata al personale di servizio. Di grande pregio sono i numerosi dipinti inseriti nelle decorazioni di pareti e soffitti tra i quali i celeberrimi strappi della sala feste.

La villa fu poi ereditata dalla figlia Carla, che sposò a Cernobbio il duca Giuseppe Visconti di Modrone; fu la dimora nei mesi estivi del loro figlio, il grande regista Luchino Visconti. A villa Erba, ormai non più di sua proprietà, Luchino Visconti tornò negli ultimi anni e lì ultimò il montaggio di Ludwig, uno dei suoi più importanti capolavori.

La villa è stata poi acquistata da un consorzio pubblico che vi ha realizzato un complesso espositivo congressuale.

Il parco, con i suoi alberi secolari, le sue curatissime siepi e suoi lussureggianti giardini a filo d’acqua, avvolge il centro congressuale e la villa. Con i suoi oltre 100 mila mq di prato pianeggiante, il parco storico propone un’affascinante passeggiata botanica fra alberi, collezioni di arbusti in fiore ed eleganti aiuole multicolori che, seguendo il lungolago, sottolineano la splendida vista che si apre sul bacino del Lago di Como.

Il grande parco a lago è elemento inscindibile dal contesto congressuale.

All’interno del parco sorge il Centro Internazionale esposizioni e congressi Villa Erba, una costruzione in vetro e acciaio che si ispira alle costruzione delle vecchie serre lariane. Questo edificio ampio 10.000 mq è composto da un padiglione circolare e tre diverse ali: Lario, Cernobbio e Regina.

Nascosto tra l’ala lario del centro congressuale e il golfo dei platani, si può ammirare il piccolo giardino zen, opera del maestro giapponese Yasuo Kitayama. Questo giardino è stato poi rivisitato Luigi Crespi, primo progettista di giardini giapponesi in Italia, mediante un progetto terminato nel settembre 2014.

Oggi la villa, con i suoi antichi affreschi, i preziosi soffitti intarsiati e le sue stanze di ispirazione manierista, è la location ideale per ospitare eventi unici. A Villa Erba prestigio e mondanità convivono in totale armonia: dai convegni più formali alle feste più scatenate, dove la musica è garantita fino a tarda notte, grazie alla posizione ideale della villa lontana dai centri abitati.

E’ possibile organizzare eventi quali: matrimoni, convegni, convention aziendali, meeting e fiere, cene di gala e shooting.

Le visite sono possibili solo su prenotazione, quando non sono programmati eventi, per gruppi min 10-15 persone.

L’ ingresso è gratuito e esiste la possibilità di organizzare visite guidate a pagamento.

written by Sara Biacchi – Prenotazione

Passeggiata alla chiesa e al Sasso di San Martino a Griante

June 22nd, 2015 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Per saperne di più | 1 Comment »

Periodo consigliato:
tutto l’anno, più consigliabile in autunno ed inverno.
Dislivello:
220 m fino alla chiesa di S. Martino. 607 m fino alla cima del Sasso di San Martino.
Tempo di percorrenza:

San Martino45 minuti fino alla chiesa di San Martino; 2,30 ore fino alla cima del Sasso di San Martino.
Difficoltà:
T fino alla chiesa di San Martino; E da qui alla vetta del Sasso di San Martino.
 Punto di partenza:
Griante 255 m; chiesa dei SS. Nabore e Felice oppure chiesa di S. Rocco. Griante si raggiunge percorrendo la SS340d (Strada Regina) della sponda occidentale del Lario fino a Cadenabbia (31 km circa da Como e 37 km circa da Colico). All’altezza di Cadenabbia si lascia la sponda del lago e la Strada Regina, compiendo una breve deviazione verso Ovest. Una stradina sale in breve alle case di Griante.

Descrizione del percorso

Raggiunto il paese di Griante, dalla chiesa dei SS. Nabore e Felice si dirige verso Nord percorrendo la strada che, tramite in un passaggio coperto, entra nel cuore di Griante. Si prosegue raggiungendo poco dopo la chiesetta di San Rocco, da dove è ben visibile la rupe del San Martino con la chiesa omonima. Seguendo le indicazioni si percorre una strada asfaltata e poi la si abbandona per scendere a destra verso il ponticello che permette di traversare il torrente dei Ronconi. Sulla sponda opposta inizia la salita che si svolge su una larga mulattiera acciottolata scandita ad ogni tornante da cappelline della Via Crucis. Superata una piccola cappella commemorativa del locale gruppo Alpini, la camminata prosegue; si esce dalla frescura del bosco e ad un bivio si prende a destra, lasciando nella direzione opposta la diramazione per le Forcolette. Da qui inizia un lungo tratto a mezza costa molto panoramico che, oltrepassato un valloncello, porta alla recinzione che circonda il poggio erboso ombreggiato dalle piante, su cui sorge la chiesa di San Martino.
La chiesetta, nota anche come santuario della Madonna delle Grazie, risale al XVI secolo e fu ampliata nel seicento e nel settecento, periodo in cui fu aggiunto il portichetto dell’ingresso. Origine e denominazione sono legati al ritrovamento in questo luogo di una statua della Madonna, probabilmente nascosta in un anfratto roccioso da un abitante locale, per sottrarla alla furia iconoclasta dei grigioni, che qui imperversarono nel 1523. Numerosi fedeli e turisti, in particolare la quarta domenica di ottobre, nelle ricorrenza di San Martino, visitano questo magnifico santuario e la statua che conserva.

Vista Punta TagliaventoAbbandonata la chiesa percorriamo a ritroso il sentiero di accesso. Dopo poche centinaia di metri, riattraversato il valloncello sopra descritto, si nota una traccia che si stacca sulla destra per procedere a mezza costa nei prati. Il sentierino lambisce a valle una cascina e poco più avanti si immette nel sentiero che sale alle Forcolette. Dapprima ombreggiato da betulle e faggi, il sentiero avanza con ampi tornanti, facendoci guadagnare quota quasi senza fatica.
La salita porta all’inizio di un lungo tratto che incide a zig zag i ripidi prati. Numerosi tornanti si succedono ma il procedere resta assai agevole; una sorgente posta più o meno a metà percorso permette di ristorarsi e fare approvvigionamento d’acqua. Più in alto un lungo mezza costa verso Nord porta alle spalle di un torrione roccioso che segna l’inizio del valloncello adducente alle Forcolette. Da qui il percorso divine un po’ meno agevole, ma pur sempre facile: l’erosione del suolo e lo scorrere delle acque che hanno scelto il sentiero come loro letto, hanno un po’ rovinato il camminamento.
Rientrati nel bosco si sale ancora qualche tornante fino a sbucare nel bel prato sottostante la sella delle Forcolette. Un grande faggio sorveglia la zona occupata, nella parte superiore della radura, da alcune baite. Raggiunte le case si lascia una deviazione sulla sinistra per procedere nella direzione opposta, passando fra gli edifici. Un’ultima salitina porta infine sul ciglio di un altro prato, posto proprio sulla sella delle Forcolette. La prosecuzione per la vicina vetta del Sasso di San Martino è un po’ mascherata dalla vegetazione, ma si ritrova facilmente: basta seguire a destra il margine del prato per reimmettersi subito nel bosco, dove compare la larga traccia di salita. Alcuni tornanti permettono di guadagnare quota e di raggiungere infine la vetta da dove si apre un magnifico panorama. Verso Nord si stende tutto il settore settentrionale del Lario e si scorgono le cime delle Alpi Retiche fra cui il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo, il Sasso Manduino. A Nord-est il lago è sorvegliato dalla bella piramide del Monte Legnone, mentre ad Ovest si può ammirare l’ampio solco della Valle di Menaggio e un tratto del Lago di Porlezza. Anche la vista verso Sud s’è fatta più estesa per abbracciare in pieno il promontorio di Menaggio, vertice settentrionale del Triangolo Lariano che culmina con il Monte San Primo. Più ad Est sulla sponda orientale si staglia invece il gruppo delle Grigne.

San Primo

Written by Silvia Crosta, Reservation Office

Flora, Fauna e laghi intorno al Parco San Marco

August 3rd, 2014 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Oggi per Voi qualche punto d’interesse che offre la natura intorno al Parco San Marco:

Lago di Pianoris02

Nelle vicinanze del Parco San Marco si trova il Lago del Piano un’oasi naturale di particolare bellezza, raggiungibile a piedi o lungo il percorso ciclabile; fulcro di questa area è la Casa della Riserva, con la sua piattaforma sul lago, da cui parte il sentiero  fino a Bene Lario, lungo il percorso della vecchia ferrovia.

Lago di Como

http://images.visititaly.com/app_images/Blog/52120c34-dede-4bf5-9b68-1b7c635a113a.jpgQuesto lago  è famoso  in tutto il mondo per le sue tante caratteristiche: tra questi abbiamo Bellagio – con le sue stradine piene di botteghe, la costa che parte da Menaggio fino a Domaso; lo stile naturalistico dei Pian di Spagna; lo stile letterario di Lecco il cui ‘Ramo’ del lago, ha ispirato il famoso romanzo di Manzoni -I promessi sposi-; lo stile storico della città di Como, con i monumenti e la cattedrale;  lo stile rinascimentale delle numerose ville storiche che costeggiano tutto il lago, fra cui spicca Villa Carlotta a Tremezzo, con il suo maestoso giardino botanico.

Le cascate di Begna

http://static.panoramio.com/photos/large/34915870.jpgPartendo da Porlezza salendo in direzione Val Rezzo troviamo la caratteristica frazione di Begna, seguendo le indicazioni fra le vie del paese si raggiunge questa piccola cascata che è una metà assai cara ai nostri turisti. La natura rigogliosa, la freschezza dell’ acqua e il fascino della cascata rendono questo luogo una metà ideale per una passeggiata rilassante al fresco dei boschi.

 Fauna e flora

Sul territorio della Comunità Montana Valli del Lari e del Ceresio si incontrano associazioni vegetali alpine e, vegetazione alpina, si suddivide in almeno tre principali livelli altitudinali: il piano basale, il piano montano e il piano culminale.

Ad ogni piano, si distinguono più orizzonti, limiti non sempre definiti e fissi ma varianti, in relazione a condizioni climatiche più o meno favorevoli, morfologia dei pendii, protezione dai venti, esposizione e nevosità.

Nel piano basale locale, fino a 200 metri di altitudine, il clima particolarmente mite dei bassi versanti dei bacini lacustri principali, consente alla vegetazione di presentarsi con accenni dell’orizzonte submediterraneo, costituito da olivi, allori e oleandri (tipiche piante della macchia), ma anche da piante esotiche subtropicali come l’agave americana. Queste specie possono essere coltivate o crescere spontaneamente.

A questo livello vegetazionale, si possono osservare sia boschi artificiali derivati da impianto di specie esotiche (pino strobo) che, purtroppo, quasi mai hanno tenuto conto delle esigenze naturalistiche ed ecologiche dell’ambiente nel quale sono state introdotte, sia boschi degradati, caratterizzati dalla presenza di specie alloctone: robinia e ailanto.

I boschi naturali invece, richiamano i boschi dell’orizzonte submontano. Nelle stazioni a microclima particolarmente mite (sponde lacustri) i boschi mesofili ospitano anche sempreverdi come l’agrifoglio, il tasso ed il pungitopo.

L’orizzonte submontano, rappresenta l’area di espansione potenziale delle latifoglie, in particolare della roverella, albero termofilo che caratterizza il bosco insediatosi sui pendii più asciutti e caldi.

Al querceto di roverella, molto ridotto e localizzato, si accompagnano spesso arbusti e piccoli alberi che trovano, nella luminosità dell’ambiente, un sito idoneo per un loro equilibrato sviluppo.

Tra questi i principali sono il nocciolo, il carpino nero, il biancospino, il ligustro ed il corniolo. Il sottobosco del querceto di roverella, offre anche ricchezza di specie floristiche ed erbacee.

Altre formazioni forestali riscontrabili nel livello submontano si osservano distintamente in conseguenza della basicità o acidità del suolo: acero-frassineto, querco-betuleto, querco-tiglieto.

In presenza dei corsi d’acqua incassati tra le rocce o sul fondovalle, le rive sono occupate da boschi specializzati a dominio dell’ontano.http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/70/Flora_fauna_Garda.jpg

Tra le specie di sostituzione antropica, prevale il castagno che occupa più spazio di quanto naturalmente gli spetti, ciò dovuto alla sua grande valenza storica di patrimonio economico ed alimentare per le popolazioni locali.

Al castagneto si associa il ciliegio selvatico, il carpino bianco, e l’agrifoglio, mentre il sottobosco è costituito dalla viola selvatica, dall’anemone dei boschi e dal mughetto.

Man mano che l’altitudine aumenta l’orizzonte montano si caratterizza con la faggeta pura seppur limitata alle aree ove il clima non sia di tipo continentale.

Le peccete presenti, si differenziano da quelle dell’orizzonte subalpino per la vicinanza di specie erbacee e cespugliose che provengono dai boschi di latifoglie sottostanti.

Si tratta di boschi polimorfi dove il clima assume valori quasi suboceanici, nel quale l’abete bianco si mischia con l’abete rosso. Sui suoli tendenzialmente più rocciosi esposti a sud, prevale invece il pino silvestre.

I boschi di conifere subalpini del piano culminale (a larici, pini ed abeti) sono caratterizzati dalla vicinanza con i rododendri, i ginepri e gli ontani verdi che tendono a rioccupare le radure più o meno naturali.

Quest’ultimo orizzonte rappresenta il limite superiore della vegetazione forestale.

L’orizzonte alpino inferiore è costituito dal cespuglieto contorto: ginepro ed uva ursina nelle aree ad esposizione più favorevole; rododendro e pino mugo, sui versanti ombrosi esposti a nord.

Più in alto, l’ambiente delle praterie naturali è dominato da vegetazione erbacea continua: ciperacee e graminacee oltre a carice nelle stazioni più fredde e festuca sui versanti più soleggiati.

I SITI UNESCO DEL NOSTRO TERRITORIO

June 5th, 2014 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco | No Comments »

SACRI MONTI DI VARESE E OSSUCCIO

SP_SITUNE_MAIN_SACRI_MONTI_VARESE_E_OSSUCCIOSacri Monti dell’Italia settentrionale sono gruppi di cappelle e altri manufatti architettonici eretti fra il XVI e il XVII secolo. In aggiunta al loro significato simbolico e spirituale, possiedono notevoli doti di bellezza e sono integrati in un ambiente naturale e paesaggistico di colline, boschi e laghi. Queste le motivazioni che hanno spinto l’Unesco ha includerli nella lista del Patrimonio Mondiale nel 2003.

Il Sacro Monte sopra Varese sorge a 883 m. s.l.m., il percorso devozionale si sviluppa lungo le pendici del Monte Velate, in una splendida posizione panoramica che volge lo sguardo sui laghi prealpini e della pianura. Al Sacro Monte di Varese hanno lavorato artisti importanti nel panorama culturale lombardo, quali Giovan Mauro della Rovere, uno dei Fiammenghini, Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, fra altri.

madonna-soccorsoPosto sul lato occidentale del Lago di Como, il Sacro Monte di Ossuccio ha un notevole valore paesaggistico. Il complesso devozionale è situato su un pendio immediatamente alle spalle di Ossuccio (419 m s.l.m.), di fronte all’isola Comacina, in una splendida posizione panoramica sul lago. Il Sacro Monte è costituito da quindici cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, realizzate tra il 1635 e il 1710. Queste sono distribuite lungo una strada acciottolata che conduce al santuario, costeggiando coltivazioni di ulivi che conferiscono al complesso una grande armonia fra architettura e paesaggio.

IL MONTE SAN GIORGIO

monte san giorgio panorama

Il Monte San Giorgio rappresenta la migliore testimonianza di una storia geologica risalente al Triassico 245–230 milioni di anni fa e, attraverso le migliaia di fossili rinvenuti dal XIX secolo fino ai giorni nostri, ha permesso di studiare l’evoluzione di alcune specie animali e vegetali. Il sito presenta i resti di un ambiente di laguna tropicale, separato dal mare aperto, vicino a terre emerse, il cui contenuto paleontologico comprende organismi anche terrestri quali rettili, insetti e piante.

La piramide rocciosa del Monte San Giorgio, con i suoi 1.097 metri di altezza, sorge a cavallo tra la Lombardia e il Canton Ticino, tra i due rami meridionali del Lago di Lugano, Porto Ceresio (Italia) e Capolago (Svizzera).
Dal XIX secolo ad oggi sono stati rinvenuti 21.000 esemplari che hanno permesso di studiare la storia e l’evoluzione di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali esclusive del Monte San Giorgio che lo rende un punto di riferimento per gli studi del Triassico medio.

I CASTELLI E LE MURA MEDIEVALI DI BELLINZONA

I castelli di Bellinzona si annoverano fra e più mirabili testimonianze dell’architettura fortificata medievale in Svizzera. La configurazione odierna della chiusa bellinzonese, che ha le sue lontane origini in un nucleo tardo-antico sito sulla collina di Castelgrande, si deve sostanzialmente alla complessa attività edilizia promossa dai duchi di Milano nel Quattrocento. Rimonta a quell’epoca la costruzione di un possente impianto difensivo che sbarrava la valle del Ticino in tutta la sua larghezza per arrestare l’avanzata dei confederati. Ancora oggi questa fortificazione, con le sue mura merlate, le torri e le porte, non cessa di destare meraviglia.

Dopo ricostruzioni avvenute nei secoli, restauri e migliorie recenti i tre castelli, castello-2_slideshowCastelgrande, Montebello e Sasso Corbaro hanno ricevuto  nel 2000 dall’ UNESCO il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’umanità.

Oggi il mezzo più semplice per salire al Castelgrande è l’ascensore, che dalla base della collina porta direttamente all’interno del complesso.

 

Silvia Crosta, Reception