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Sentiero Lago di Origlio

February 14th, 2018 | By Melanie Pohl in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Tesserete – Origlio

Un percorso di facile percorrenza nella regione della Capriasca, poco distante dal centro città di Lugano. Una gita ideale per chi vuole rifugiarsi nella natura lontano dal caos cittadino. Il lago di Orglio è il luogo ideale per il relax e il divertimento in compagnia.

L’itinerario si snoda in gran parte nei boschi della Capriasca e sbocca sull’incantevole laghetto di Origlio. A metà del tracciato, nel cuore del bosco, vi invitiamo a visitare la Torre medioevale di Redde presso la quale si intravedono parti delle rovine sepolte dell’omonimo villaggio e il contiguo oratorio di San Clemente. Ad Origlio vi aspettano il tipico nucleo del paese e la chiesa di San Giorgio che sovrasta il territorio. Ma il cuore prezioso di Origlio è il suo lago, autentica perla ambientale di eccezionale importanza naturalistica.

Caratteristiche

Lunghezza: 6 km

Tempo di marcia: Tesserete–Origlio: 1 h 30 min e Origlio–Tesserete: 1 h 30 min

Requisiti: facile (sentiero escursionistico)

Forma fisica: facile

Dislivello: Tesserete–Origlio: 200 m e Origlio–Tesserete: 300 m

Sentiero Lago di Origlio

A soli 25 minuti a piedi da Origlio in direzione Tesserete si può raggiungere la chiesa di Sant’Ambrogio, un edificio religioso neoclassico costruito su una pre-esistente chiesa duecentesca a Ponte Capriasca.  La prima menzione dell’edificio risale al 9 maggio 1356, quando fu consacrato. Il 14 febbraio 1455 diventò sede di una parrocchia. Il suo aspetto attuale, tuttavia, si deve alle modifiche operate da Carlo Brilli nel 1835: la nuova chiesa, che inglobava il campanile romanico della struttura precedente e la sua navata, fu impostata su una pianta a croce greca e dotata di coro. Dell’edificio pre-esistente restano una torre campanaria, che nonostante le modifiche apportate in tre riprese (nel 1717, nel 1818 e nel 1913) per tre piani conserva lo stile romanico ed è dotata di monofore e bifore originarie, e l’affresco con l’Ultima cena, copia della celeberrima opera di Leonardo da Vinci, attribuita nel 1735 a Cesare da Sesto, ma oggi a un anonimo leonardesco riferibile all’ambito della bottega di Bernardino Luini risalente al 1550 circa, sebbene con modifiche soprattutto nell’ambientazione e nello sfondo, dove compaiono le scene del Sacrificio di Isacco e della Preghiera nell’orto dei Getsemani.

La colazione

January 17th, 2018 | By Francesco Sagliocco in Benessere, Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Perché è importante fare colazione al mattino?

La colazione è il pasto più importante della giornata e non dovrebbe mai essere saltata. Come mai? Ecco perché è fondamentale fare una colazione sana ed equilibrata ogni mattina.

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La colazione è il primo pasto della giornata ed è fondamentale per la salute del tuo organismo. A volte, per via della fretta mattutina o per i ritmi di vita frenetici si pensa che saltare la colazione o prendere un caffè al volo sia sufficiente, invece dedicare il tempo necessario alla colazione e consumare i giusti alimenti è importantissimo. Come mai?

L’importanza della prima colazione

Per prima cosa la colazione è fondamentale per riequilibrare il livello di zuccheri nel sangue che durante la notte scendono: fare una corretta colazione è quindi importante per ristabilire il giusto livello di glucosio, necessario per fornire le energie al nostro corpo. Non basta però fare una colazione sana ed equilibrata: se vogliamo avere una giornata senza stress è anche importante dedicare il tempo necessario alla colazione, per evitare di trasmettere al nostro corpo e al nostro cervello un “messaggio” carico di tensione che si ripercuoterebbe nell’arco della giornata. Alcuni studi hanno inoltre rivelato che consumare frutta e cereali integrali a colazione riduce il rischio di contrarre malattie cardiovascolari e di sviluppare situazioni di sovrappeso. La colazione è quindi un pasto necessario anche per risvegliare letteralmente il nostro organismo e fare il pieno di energia per affrontare la giornata. Chi non fa colazione al mattino inoltre, è portato a mangiare molto di più durante la giornata, con il rischio di ingrassare più facilmente.

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Colazione, una sana abitudine anche per i bambini

Il primo pasto della giornata è molto importante anche per i bambini, una sana abitudine che non deve mai mancare : spesso prima di andare a scuola tentano di dormire qualche minuto in più cercando di saltare la colazione, ma tale abitudine non è per nulla salutare per il bambino. Saltare la colazione infatti lo renderà stanco, privo di energia e il bambino arriverà affamato al pranzo, dove generalmente mangerà più di quanto il suo organismo necessiterebbe. Saltare la colazione inoltre produce un calo di concentrazione. Non cercate però di invogliare vostro figlio a fare colazione tentandolo con alimenti sbagliati: l’ideale sarebbe una tazza di latte con fette biscottate oppure biscotti o ancora cereali, da abbinare ad un frutto fresco.

Cosa mangiare a colazione?

Qual è la colazione perfetta? Le colazioni più gettonate tra gli italiani sono senza doppio il cornetto accompagnato da cappuccino oppure caffè: questa abitudine non è di certo tra le più salutari. Non bisogna infatti confondere i benefici della colazione con gli svantaggi provocati da una colazione ricca di calorie e poco sana. L’ideale sarebbe consumare una tazza di latte accompagnata da cereali, ma attenzione alla scelta: al giorno d’oggi i cornflakes sono stati impreziositi da zuccheri, cacao e frutti secchi per renderli più appetitosi, con il risultato che si assumono più calorie già di prima mattina. I cereali ideali sono quelli che contengono meno di 300 calorie ogni 100 grammi. Per una colazione sana prova a consumare lo yogurt, meglio se magro, accompagnato dalla frutta che fornisce vitamine, antiossidanti e fibre. Sì ai succhi, freschi e non confezionati, possibilmente senza zuccheri aggiunti, ma anche la frutta secca, importante per tenere sotto controllo il colesterolo.

coalzione

Cosa succede al nostro fisico se si salta la colazione?

La colazione deve fornire le calorie e i nutrienti necessari alle attività diurne. Se questo “rifornimento” viene a mancare, il livello delle prestazione diminuisce e il nostro organismo si vede obbligato a ricavare le energie e i nutrienti necessari da stress metabolici.

ALCUNI ESEMPI DI PRIME COLAZIONI:

Esempi di colazioni dolci:
– The + fette biscottate o pane integrale e marmellata + un frutto di stagione:
– Latte vaccino ( parzialmente scremato) + biscotti secchi o cereali integrali + un frutto di stagione.
– Yogurt parzialmente scremato bianco + cereali integrali + frutta fresca + 4-5 noci o mandorle.

Esempi di colazioni salate:
– spremuta d’arancia + pane di segale o integrale tostato + ricotta vaccina+ miele e cannella.
– Pancake con farina d’avena + frutta fresca + the.
– Spremuta d’arancia + pane integrale e affettato magro ( affettato di fesa di tacchino- bresaola- prosciutto crudo magro).

Colazione perfetta:
1 tazza di latte parzialmente scremato – 70 Calorie
1 mela (o altro frutto fresco di stagione) – 70 Calorie
1 Banana – 145 Calorie
1 Arancia – 75 Calorie
1 Pera – 70 Calorie
1 Tazza di caffè con 1 cucchiaio di zucchero – 20 Calorie
1 succo di frutta – 65/70 Calorie
40 grammi di corn flakes – 100 calorie
4 fette biscottate integrali – 120 Calorie
3 fette biscottate con marmellata – 170 Calorie
1 yogurt magro – 45 Calorie
1 yogurt magro alla frutta – 70 Calorie
25 grammi di mandorle secche – 145 Calorie

Un proverbio che abbiamo sentito ripetere dai nostri nonni è quello di fare “una colazione da re, un pasto da principe e una cena da povero”. E i nostri nonni erano molto saggi!

Francesco Sagliocco
Director of Food & Beverage

 

 

Consigli per un buon percorso benessere

December 26th, 2017 | By Deborah Giorno in Benessere, Parco San Marco, Per saperne di più, SPA San Marco | No Comments »

La sauna ha origini finlandesi e originariamente era una dimora invernale; successivamente è divenuto il luogo ove praticare l’idroterapia.

Oggi giorno esistono vari tipi di sauna a seconda della temperatura e dell’umidità:

  • Sauna Finlandese o Sauna secca (90°, 10-20% umidità)
  • Vitarium (60° , 40-50% umidità)
  • Bagno Turco o Sauna umida ( 50° , 100% umidità)

sauna

Nella sauna finlandese il tempo di permanenza è breve poiché raggiunge elevate temperature; il tempo consigliato è di circa 10-15 minuti. È consigliabile dopo aver fatto la sauna immergersi in una vasca d’acqua fredda, strofinarsi sulla pelle il ghiaccio o fare la doccia scozzese che consiste in una secchiata d’acqua fredda consentendo di riequilibrare la temperatura corporea e la pressione sanguigna. I benefici della sauna sono legati al fatto che l’aumento della temperatura  stimola la circolazione sanguigna favorendo così l’eliminazione delle tossine e purifica la pelle donandole un aspetto più luminoso ed elastico. Per chi soffre di ansia e stress è consigliata in quanto l’alta temperatura diminuisce le tensioni muscolari.

Il Vitarium è una via di mezzo tra la sauna finlandese e il bagno turco; il tempo di permanenza è superiore a quello della sauna finlandese. È consigliabile fare prima un percorso nel Sanarium così da abituare il corpo all’elevato calore della sauna finlandese. Anche qui mente e corpo iniziano a rilassarsi e la pelle inizia il processo di purificazione.

Nel bagno turco il corpo va a ottenere benefici grazie alla presenza del vapore che, insieme all’elevata temperatura, va a stimolare la microcircolazione sanguigna, ha ottimi benefici sull’apparato respiratorio e purifica la pelle rendendola morbida.

CONTROINDICAZIONI DELLA SAUNA- SANARIUM- BAGNO TURCO

La sauna è da evitare nelle persone che hanno problemi di pressione sanguigna, sia nel caso di ipertensione che di ipotensione; negli individui che soffrono di epilessia, in caso di gravidanza o durante il ciclo mestruale, in presenza di stati febbrili e per chi soffre di problemi cardio-circolatori.

In ogni caso è bene rivolgersi al proprio medico per assicurarvi che in caso di eventuali patologie non ci siano controindicazioni.

Quando si decide di fare la sauna bisogna avere alcuni accorgimenti:

  1. Non fare la sauna  a stomaco pieno.
  2. Meglio fare una doccia calda prima della sauna per abituare il corpo all’aumento di temperatura
  3. Prima della sauna non bere caffè o altre sostanze eccitanti o che comportano un aumento dei battiti cardiaci
  4. Non bere alcool prima, durante o dopo la sauna
  5. Bere acqua a temperatura  ambiente (assolutamente non fredda) dopo avere fatto la sauna per reintegrare l’abbondante quantità di liquidi persa con la sudorazione.

bagno turco

IMPORTANZA DEL NUDISMO

Nelle saune è vietato utilizzare i costumi da bagno per il rischio di emissioni di sostanze nocive, gassose o meno, dalle fibre sintetiche degli stessi e di reazioni epidermiche; si usano pertanto per coprirsi gli asciugamani o gli accappatoi di cotone.

 

Il Vino di Natale

December 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Benessere, Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Atmosfera natalizia, freddo, mercatini di Natale…come non pensare al vin brulè?

mercatini natale

Arrivati  a dicembre, i primi freddi ci inducono in calde tentazioni golose e le città si riempiono di  suggestive atmosfere natalizie. La dieta è rinviata dopo l`Epifania! Siamo tutti alla corsa dei regali, ore passate tra negozi affollati a trovare il dono ideale per i nostri cari. E poi … come una manna dal cielo, arrivati alla Piazza centrale, si presenta davanti a noi il magico scenario del Mercatino Natalizio! Per placare il varco nello stomaco e scaldare anima e corpo, qui troviamo delle leccornie per grandi e piccini, dolci e salati, vere delizie da tutto il mondo. Fiumi di cioccolata calda e dolcetti croccanti ci inducono in tentazione. Impossibile da cancellare il profumo di wurstel e arrosti vari, chiusi in morbidi panini, accompagnati da verdure e crauti. Ma il re di tutti profumi magici, colui che sa di Natale, colui capace di scaldare anche le mani più gelate e ravvivare gli spiriti, è lui, il vin brulé (anche noto come Glühwein, dal tedesco, Vin Chaud in francese, Mulled Wine in inglese). Le origini di questo vino cotto, risalgono all`epoca romana. La prima descrizione si trova nel “De re coquinaria”, l’antica raccolta di ricette di Marco Gavio Apicio e racconta di un vino caldo dolcificato col miele e aromatizzato con pepe, zafferano, datteri e uva passa. Nel medioevo invece veniva chiamata ippocrasso, dolcificato al miele e aromatizzato con zenzero e cannella, soprattutto per coprire gli innumerevoli difetti del vino all`epoca. Nei giorni nostri l`abitudine di bere vin brulè è diffusa soprattutto tra le popolazioni alpine o comunque nei paesi europei freddi. Non esiste bevanda più conviviale a Natale che trasforma i malanni in benedizioni, le avversità in fortuna e gli impicci in piaceri. Riunisce le famiglie, stringe amicizie ed alleanze. Leggermente alcolico e dolcemente seducente, vi proponiamo qui la ricetta originale meticolosamente eseguita da secoli.

vin brule

Ingredienti

  • 1 litro e mezzo di vino rosso
  • 3 stecche di cannella
  • 250 grammi di zucchero o miele
  • 10 chiodi di garofano
  • 2 arance biologiche e non trattate
  • 1 limone
  • 1 mela
  • 1 pizzico di noce moscata

Procedimento

Lavare bene le arance e i limoni, tagliare la scorza. Lavare al mela e tagliarla a rondelle sottili. Mettere il vino in una pentola, con le stecche di cannella, lo zucchero, i chiodi di garofano, la mela e le scorze tagliate in precedenza e un pizzico di noce moscata. Mescolate il composto e poi portatelo ad ebollizione per 5 minuti, affinché lo zucchero si sciolga. A questo punto si può decidere di versare la bevande nei bicchiere e di servire ben caldo, altrimenti, per eliminare ancora un po’ di alcol, si può avvicinare una fiamma alla superficie del vino: compariranno delle fiamme blu che nel giro di pochissimo tempo scompaiono. Dopo di che si può spegnere il fuoco. Ora si può servire.

Possiamo tentare la ricetta anche in proprio, trasformando la cucina in una fiaba natalizia profumata. Gustarlo, peró, presso i suggestivi Mercatini di Natale presenti nella nostra zona, ha tutto un altro fascino. Si, perché dopo Bolzano, Merano e Trentino, anche Como difende l´abilità italiana eccellente di creare atmosfere natalizie. Dal 25 Novembre 2017 al 7 gennaio 2018, Como si trasforma nella Città dei balocchi, mescolando il festival delle luci alla mostra dei presepi alle giostre e al Mercatino di Natale. Tanti appuntamenti da non mancare, immergendosi nella magia natalizia.

Altrettanto propone Lugano, il Mercatino di Natale in versione svizzera, aperto dal 23 novembre al 24 dicembre 2017.

Como

 

scritto da Nedelina Martinova

Albero di Natale o presepe?

December 11th, 2017 | By Valentina Guerranti in Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung | No Comments »

Il momento è arrivato: per chi non ha ancora addobbato la casa a festa, tra il giorno dell’Immacolata e il lungo weekend che lo segue è ora di provvedere. Farete l’albero? Il presepe? Entrambi?

L’albero di Natale è, con la tradizione del presepe, una delle più diffuse usanze natalizie. Si tratta in genere di un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. albero_di_natale_finto

Quando addobbate l’albero, dovete seguire un unico stile. Quello tradizionale funziona sempre: con palline rosse e dorate o bianche e argento, fiocchi pendant, nastri e mini-ghirlande tra i rami.
Se l’albero viene messo in casa, è tradizione che ai suoi piedi vengano collocati i regali di Natale impacchettati, in attesa del giorno della festa in cui potranno essere aperti.

Non possono mancare le luci, che accendono la magia. Potete scegliere un albero con luci integrate, oppure aggiungerle. L’importante è optare per lampadine sulle tonalità del giallo, che riportino ad un´atmosfera natalizia e di calore.

 

Parlando sempre di luci, se vi trovate nei pressi del Parco San Marco, dal 1 dicembre la città di Lugano si illumina e si trasforma. Il Natale a Lugano inizia con l’accensione dell’albero in Piazza Riforma. Da quel momento il cuore della città diventa un villaggio luminoso che regala opportunità di svago, spettacoli musicali, un mercatino e sorprese fino all’Epifania.

 

IMG_2657bisA Como il tradizionale Albero di Natale, torna ad arricchire di luce e magia il cuore della Città dei Balocchi. Allestito in Piazza Grimoldi, viene ogni giorno incorniciato dalle incantevoli proiezioni architetturali che inondano le piazze circostanti avvolgendo cittadini e turisti in un caldo abbraccio durante le passeggiate serali.

Ed eccoci sulle rive del lago di Lugano dove a pochi chilometri dal Parco San Marco si trovano le Grotte di Rescia, che durante il periodo natalizio accolgono la caratteristica rappresentazione “Natale in Grotta”.

Le grotte vengono decorate con cura e illuminate da candele e luci colorate per trasformarsi in un magico mondo di balocchi e presepi.

Nella mostra dei presepi all´interno delle grotte, si potranno trovare presepi “moderni” o quelli tradizionali.

Il presepe tradizionale è una complessa composizione plastica della Natività di Gesù Cristo, allestita durante il periodo natalizio; vi sono presenti statue formate di materiali vari e disposte in un ambiente ricostruito in modo realistico. Vi compaiono tutti i personaggi e i luoghi della tradizione: la grotta o la capanna, la mangiatoia dov’è posto Gesù bambino, i due genitori, Giuseppe e Maria, i magi, i pastori, le pecore, il bue e l’asinello e gli angeli. La statuina di Gesù Bambino viene collocata nella mangiatoia alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, mentre le figure dei magi vengono avvicinate ad adorare Gesù nel giorno dell’Epifania. Lo sfondo può raffigurare il cielo stellato oppure può essere uno scenario paesaggistico.

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Ma i veri appassionati del Natale sono quelli che riescono, anche con poche risorse ma tanta volontà, ad allestire entrambe le cose: presepe da un lato, albero dall’altro; o l’uno accostato all’altro, in modo che i rami del secondo fungano da cornice per il primo. Di solito chi decide di realizzare presepe e abete, è un vero appassionato del clima natalizio e quindi, con alta probabilità, si farà prendere la mano anche da ghirlande, calze variopinte appese ai camini, o alle scale o alle porte. E poi muschi, vischi, lucette, bacche, aghifoglie e candele: addobbi a volontà per la festa più magica dell’anno.
E voi cosa scegliete? Affrettatevi il Natale è alle porte!

Scritto da Stefania Venini

Consigli per la pulizia della casa con prodotti naturali e di facile riperimento

November 21st, 2017 | By Annalisa De Maria in Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La domanda sorge spontanea. L’unica alternativa è utilizzare tantissimi prodotti, tutti a base chimica, per rendere lucide, brillanti disinfettate, igienizzate, e chi più ne ha più ne metta, le superfici della “casa dolce casa”?

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No: un’alternativa valida esiste. I suggerimenti vengono dalla natura e dall’esperienza delle nonne. Ci ringrazieranno gli scarichi casalinghi, cui non fa certo piacere accogliere acidi e sostanze che liberano terribili miasmi, che avvelenano mari e fiumi. Non dimentichiamoci, infatti, le croci nere ed i teschi presenti sui flaconi, che invitano ad usarli con molta cautela e a non inalarne le esalazioni, dato che sono corrosivi ed urticanti.

Partiamo dai parquet: per lucidarli è possibile utilizzare cere naturali o cera vergine d’api.

Per detergere i normali pavimenti acqua calda unita ad aceto di vino, che ha un alto potere pulente e sgrassante. Se dovesse sentirsi un forte odore d’aceto dopo la pulizia, niente paura. L’aceto ha un odore penetrante ma evapora e svanisce in pochi minuti, lasciando le superfici linde. Per i lavelli in ceramica o acciaio è possibile utilizzare una pasta composta da acqua e bicabornato di sodio da usare su una spugnetta. Il bicarbonato elimina i residui di opacità, ridona luminosità, e non graffia: quindi è adatto alla pulizia delle superfici delicate. Inoltre è igienizzante e non contenendo sostanze tossiche può anche entrare a contatto con gli alimenti (non a caso viene utilizzato per lavare frutta e verdura). Dopo aver passato la spugnetta sulle varie parti del lavello si risciacqua con abbondante acqua pura.

Per i fornelli, soprattutto quelli in acciaio, utilizzate una spugna imbevuta di acqua calda e bicarbonato di sodio o aceto di vino bianco dall’alto potere emolliente.

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Passiamo ai vetri: si possono pulire con uno spruzzino che contenga acqua ed aceto miscelati in parti uguali. Poi si risciacqua con acqua pura e si asciuga. Meglio utilizzare panni in microfibra, che permettono di risparmiare tempo, fatica ed acqua (ne assorbono la giusta quantità).

Per detergere il forno utilizzate acqua calda, limone o aceto bianco e per scrostare una fornace “difficile” lasciate al suo interno, per un’intera notte, una pentola piena di acqua bollente cui avrete aggiunto un cucchiaio di ammoniaca. Il giorno dopo potrete togliere lo sporco disciolto con una spugnetta.

Ed ora tocca al wc. Olio di gomito e bicarbonato di sodio passato sullo scopino o aceto puro diluito in poca acqua caldissima. Per qualsiasi superficie è bene usare sempre panni in microfibra: per pulirli basta sciacquarli o bollirli con sapone di Marsiglia.

E’ per i piatti? Niente paura: a soccorrerci ci pensa una ricetta che serve a preparare un detersivo naturale che può essere usato sia per i lavaggi a mano che in lavastoviglie.

Prendete tre limoni, tagliateli in cinque fette sottili e togliete i semi. Metteteli in un frullatore (ma potete usare anche un mixer) assieme a 200 ml di acqua, 100-200 di aceto e 200 grammi di sale fine. Dopo aver frullato il composto bollitelo per 10-15 minuti con altri 200 ml di acqua. E poi lasciatelo freddare e riponetelo in un recipiente di vetro. Due cucchiai di questo composto, uniti al potere pulente dell’acqua calda, sgrassano benissimo senza lasciare residui chimici sulle stoviglie. Volete una soluzione velocissima? Utilizzare l’acqua della bollitura della pasta tiepida. Essendo ricca di amido presenta un alto valore sgrassante e toglie tutto l’unto. Parola d’ordine: pulito e rispetto per l’ambiente.

 

 

Le pappardelle al ragú di cinghiale

November 13th, 2017 | By Michele Pili in Parco San Marco | No Comments »

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine dell´autunno e le temperature sono calate drasticamente.

Per ovviare a questo freddo noi vi consigliamo una bella ricetta che scalderà gli animi e i cuori.

Originariamente questa ricetta arriva dalla regione Toscana, perché ricca di selvaggina; come del resto anche le nostre zone.

Il ragù di cinghiale, diversamente al tradizionale ragù alla bolognese, presenta un sapore più deciso e particolare.

L´unione tra la pasta e questa salsa risulterà un´esplosione di sapori per le papille gustative!

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Ingredienti:

  •    205 g di pappardelle all´uovo
  •    500 g di cinghiale macinato
  •    50 g di cipolle
  •    15 g di olio extravergine d´oliva
  •    2 foglie d´alloro
  •    375 g di passata di pomodoro
  •    40 g di sedano
  •    1 spicchio d´aglio
  •    Quanto basta e a vostra preferenza del sale fino
  •     50 g di vino rosso
  •     50 g di carote
  •     1 rametto di rosmarino
  •     Quanto basta e a vostra preferenza del pepe nero

Vediamo ora insieme la preparazione di questo piatto!

 Iniziamo preparando il condimento: spuntiamo e peliamo una carota con il pela verdura; togliamo i filamenti più esterni dal sedano e mondiamo sia l´aglio che la cipolla. Laviamo e tritiamo finemente il tutto, tenendo però da parte gli spicchi di aglio per interi.

Versiamo l´olio in una pentola con il fondo spesso e uniamo le carote, il sedano e la cipolla tritati.

Uniamo anche l’aglio a pezzi grandi (così possiamo toglierlo più facilmente a fine cottura) e lasciamo stufare il tutto per una decina di minuti a fiamma dolce. Aggiungiamo anche il trito di cinghiale,  il rosmarino sminuzzato e le foglie di alloro.

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Alziamo leggermente la fiamma e lasciamo rosolare per altri 10 minuti mescolando con una spatola, in modo da cuocere la carne in maniera uniforme. A questo punto sfumiamo con il vino rosso e, solo quando la parte alcolica sarà totalmente evaporata, uniamo la passata di pomodoro.

Saliamo a piacimento, prepariamo e lasciamo cuocere coperto per circa 3 ore e mezza a fuoco dolce.

Passate le 3 ore e mezza togliamo il coperchio e lasciamo asciugare il ragù per ancora 30 minuti. Mettiamo a cuocere la nostra pasta in abbondante acqua bollente, saliamo a piacere.

Nel frattempo trasferiamo il ragù in una pentola capiente, scoliamo la pasta e versiamola nella padella con il condimento, mescoliamo fino ad amalgamare il tutto e serviamo le nostre pappardelle al ragù di cinghiale ancora belle fumanti.

Questa è una delle nostre piccole proposte per rendere più gustoso il vostro autunno!

Scritto da Lara Beatrice

 

Brunate e la sua funicolare

November 6th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Brunate è un comune italiano di 1734 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Noto per essere collegato alla città di Como tramite una funicolare e per numerosi punti panoramici da cui si può vedere l’intero arco alpino occidentale, la Pianura Padana e gli Appennini è stato denominato “Balcone sulle Alpi”.

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La cittadina di Brunateè situata a circa 700 metri di altitudine ed è sempre stata meta di villeggiatura della nobiltà comasca e milanese che qui costruì numerose belle ville in stile Liberty. Brunate è anche il punto di partenza ideale per piacevoli passeggiate nel verde. Dal belvedere è possibile riconoscere la sagoma del centro storico, l’antico castrum romano; poi la vista spazia sulle Alpi e sulla pianura della Brianza.

Tra i punti panoramici più emozionanti c´è il Faro Voltiani, un vero e proprio faro situato in cima al Monte Tre Croci, nella frazione di San Maurizio. La torre è alta 29 metri e contiene una scala a chiocciola di 143 scalini che conduce a due terrazzi circolari: uno dei quali regala un´ampia veduta dell´arco occidentale delle Alpi, sino alla vetta imponente del Monte Rosa. Il faro si illumina di verde, bianco e rosso tutte le notti, dal tramonto all´alba.

 

Altri punti panoramici sono il Belvedere di Via Pirotta, quello del Piazzale Bonacossa e il Sagrato della Chiesa di Sant´Andrea. Quest´ultima, dedicata al Santo Patrono dell cittá, è una bella chiesa di origine trecentesca, che un tempo si trovava annessa a un monastero. All´interno si possono ammirare gli affreschi realizzati dalla Famiglia Recchi nel XVII Secolo., che nella volta rappresentano Sant´Andrea e San Maurizio.

Un´altra chiesa da visitare passeggiando per il centro è la Chiesetta della Madonna di Pompei.3835_chiesa-di-sant-andrea-brunate-(1)

La particolarità architettonica di Brunate sta soprattutto negli edifici civili, che con i loro portali in pietra e i cortili segreti raccontano storie di tempi lontani. Le corti più esclusive sono quelle del Castello e la Corte degli Ebrei, quest´ultima risalente al 1300.

Lontano dal centro si trovano moltissime ville in stile eclettico e Liberty, spesso circondate da splendidi parchi. Le piú notevoli sono Villa Duca, Villa Calderini, Villa Ancona-Capé, Villa Pirotta.

Grazie alla funicolare si puó raggiungere comodamente in soli 7 minuti, incantati da una meravigliosa vista sul Lago di Como. La funicolare viaggia su una rotaia, la quale raggiunge la massima pendenza consentita, cioè 55%.

La funicolare Como-Brunate, inaugurata nel 1894, unisce i due comuni lombardi.

Fino agli inizi del diciannovesimo secolo, il paese di Brunate era raggiungibile tramite una mulattiera tracciata nel 1817 che lo collegava a Como.

Su iniziativa della popolazione il 3 novembre 1891 fu costituita la Società Anonima per la Funicolare Como-Brunate. Il 3 settembre 1892 il consiglio di amministrazione approvò il progetto dell’impianto e il successivo 4 gennaio si poté dare inizio ai relativi lavori di costruzione.

L’11 novembre 1894, dopo meno di un anno di lavori, la funicolare Como-Brunate fu aperta al pubblico.

La costruzione della funicolare contribuì non poco allo sviluppo turistico della località collinare, grazie anche al panorama su Como e sull’omonimo lago che si può ammirare durante il viaggio.

La funicolare viaggia tutti i giorni ogni trenta minuti fino alle 22.30, il sabato fino a mezzanotte.

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Scritto da Sara Biacchi

La Polenta

October 30th, 2017 | By Deborah Giorno in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

Tra gli alimenti tipici di questa stagione troviamo anche questa gustosa e antica pietanza: la polenta infatti è un piatto arcaico, uno dei primi impasti cotti dell’umanità.

polenta

Veniva già preparata circa 3000 anni fa tra le popolazioni sumere e in Mesopotamia dove veniva cucinata con miglio e segale. Successivamente anche i greci ne fecero uso preparandola con la farina d’orzo. Dobbiamo però ai romani l’origine del suo nome: essi eseguivano un impasto chiamato Puls (era una polenta o farinata di farro o fave, che non scomparve mai del tutto dall’alimentazione romana, conservandosi come alimento popolare) che poi prese il nome di pulmentum.

La ricetta per la cottura della polenta varia sempre  a secondo del luogo, del tempo e delle persone. I primi ingredienti (orzo, farro, piselli, fagioli, eccetera) erano indigeni. Inoltre, dobbiamo ringraziare Cristoforo Colombo che introdusse il granturco dopo il suo viaggio nelle Americhe. Successivamente, è stato facile far crescere questo particolare prodotto anche in tutta Europa poichè facilmente adattabile.

Nell’antichità la polenta è sempre stata conosciuta  come piatto poco costoso e facile da cucinare e come tale consumato dalle classi più povere della società. A causa della sua facile preparazione e soprattutto del basso costo, l’eccessiva consumazione di questo alimento causò la Pellagra: un disturbo alimentare dovuto al mancato assorbimento della vitamina B. Inizialmente questa malattia fu scambiata per lebbra poiché causava piaghe sulla pelle.

La polenta ha un sapore neutro e quindi si accompagna ad una grande quantità di alimenti come carne, formaggi ecc. Oggi viene preparata con acqua, sale e farina di cereali; la farina maggiormente impiegata è quella di granoturco. Fate molta attenzione a scegliere il tipo di farina per ottenere un’ottima polenta; il consiglio che vi posso dare è di utilizzare una farina mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno. La tradizione vuole che venga preparata in un paiolo di rame e cotta sul fuoco per circa un’ora e poi servita su un piatto di legno e tagliata mai con un coltello bensì con un filo di cotone. SONY DSC

Gita al Rogolone, quercia monumentale

October 23rd, 2017 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Umgebung | No Comments »

Il Rogolone si trova su un pianoro circondato dai boschi, in Val Menaggio, tra il Lago di Como e il Lago di Lugano, al centro di un grande prato, stupendo, grandioso come una cattedrale, ma ancora più bello e affascinante, perché è un essere vivente, una quercia leggendaria.

Rogolone in primavera

Ha ottocento anni, e dopo tanti secoli la corteccia del suo tronco, attraversata da profondi solchi longitudinali, ha il colore e l’aspetto della roccia, identico a quello dell’antico sedile in pietra che si trova alla sua base. L’albero presenta purtroppo una evidente ferita, un grande ramo tagliato qualche anno fa da uno scriteriato in cerca di legna. E’ difficile impedire che venga danneggiato, nonostante abbia ottenuto, fin dal 1928, un vincolo di protezione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione e oggi sia sotto la tutela dell’Associazione Italia Nostra.

La chioma, cinquanta metri di circonferenza, copre con la sua ombra tutto il prato e la struttura perfetta dei suoi rami si staglia netta contro il cielo. Qui, un tempo, si riunivano i saggi, gli anziani dei paesi circostanti per amministrare la giustizia e ratificare le decisioni più importanti. Un documento del ’500, che si conserva ancora, registra l’incontro, sotto il Rogolone, dei rappresentanti di Beilate, Grona, Naggio e Grandola, per stabilire i confini dei quattro paesi e porre fine alle continue liti, prendendo a testimone del loro impegno la grande quercia, sacra alle popolazioni locali dai tempi più antichi, quando sotto le sue fronde si celebrava la “Festa della Primavera” e si tenevano riti magici e religiosi.

Immagine storica del Rogolone

 

Una seconda quercia che si trova ai margini del grande prato, più piccola, ma anch’essa già classificata come “albero monumentale”, potrebbe testimoniare la sacralità del luogo, delimitato un tempo da una corona di alberi dei quali due soltanto sarebbero sopravvissuti e da una sorgente che si trova ancora oggi a cento metri dal Rogolone, la cui acqua purissima era indispensabile per le antiche cerimonie religiose.

Rogolone- magia

 

Per raggiungere il Rogolone dal Parco San Marco: dirigersi con l´automobile in direzione Menaggio, al primo semaforo girare a sinistra in direzione Carlazzo. Giunti a Carlazzo seguire le indicazioni per Gottro (frazione del comune di Carlazzo). Arrivati alla frazione girare a destra in Via San Giorgio, una stretta ed asfaltata strada in discesa che porta alla chiesa di San Giorgio con annesso cimitero. Nel piccolo piazzale antistante la chiesa inizia un sentiero che porta direttamente e sempre in piano al Rogolone (attenzione al primo bivio che si incontra prendere il sentiero di destra).