Posts Tagged ‘Lago di Como’

La chiesa di San Martino di Griante

August 20th, 2017 | By Deborah Giorno in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Chiesa di San Martino

Splendida gita adatta a tutti, di notevole interesse paesaggistico. La passeggiata che conduce alla chiesa di San Martino di Griante è una semplice escursione che in circa 45 min, con un dislivello di appena 220 m,  vi porterà su di un pianoro posto a 472 metri slm, situato sopra il pendio del Sasso San Martino dove è situata, appunto, la  chiesa di San Martino. Questa chiesa, risalente al XVI secolo, divenne famosa  in seguito al ritrovamento di una statua fatta di legno della Madonna con il Bambino.

San Martino e il lago di Como

Da qui potrete godere di una vista mozzafiato, forse uno dei migliori terrazzi naturali che regalano una splendida veduta sul lago di Como. Potrete ammirare il pese di Bellagio, facilmente riconoscibile perché è il punto in cui il lago si divide nei suoi due rami (quello di Como e quello di Lecco) assumendo quella sua tipica forma di “Y” rovesciata.

Come raggiungere San Martino Sopra Griante

Partendo da Parco San Marco si può facilmente raggiungere Griante in soli 25 min di auto, lasciando l’auto nel parcheggio di Piazza san Rocco. Da qui potrete già ammirare la chiesa che, vista da questa prospettiva, vi sembrerà irraggiungibile, ma in realtà c’è una comoda mulattiera che vi porterà fino in cima.Sasso San Martino

 

Si segue la stradina con l’indicazione di San Martino. Una volta giunti alla cappella di san Rocco il sentiero inizia innalzandosi nel bosco con una pendenza mai esagerata, difatti la mulattiera segue un percorso zigzagante che vi condurrà su semplici e ampi tornanti. Lungo la mulattiera sono situate le cappellette devozionali che rappresentano i Misteri del Santo Rosario. A metà strada si trova la Cappella degli Alpini, dedicata a San Carlo. Da qui il sentiero prosegue fino a raggiungere la nostra chiesa cinquecentesca.

Se avrete un pizzico di fortuna, potrete vedere le aquile che, di recente, sono tornate a nidificare sulla roccia strapiombante.

 

L’ultimo consiglio che posso lasciarvi è di andare muniti di pranzo al sacco che potrete ordinare direttamente alla reception e godervelo su uno dei diversi tavoli da picnic che ci sono attorno alla chiesa.

La Val Sanagra

August 14th, 2017 | By Annalisa De Maria in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Appena sopra l’abitato di Menaggio si trova lo splendido Parco Val Sanagra.
Un ambiente fatto di mosaici di boschi, praterie e alpeggi, scavato dal fiume Sanagra e modellato dai ghiacci dell’ultima glaciazione. La Val Sanagra è caratterizzata dalla Linea della Grona, un’importante frattura geologica creatasi in seguito agli sconvolgimenti che portarono alla formazione delle Alpi e delle Prealpi. Essa separa due tipologie rocciose molto differenti: rocce cristalline a Nord e rocce sedimentarie a Sud, peculiarità che determina l’aspetto della valle, caratterizzato a settentrione da un profilo montuoso dolce e modellato e a mezzogiorno da profili aspri e accidentati.

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Ecco come si presenta oggi la Val Sanagra, splendida vallata del Lario occidentale incastonata nel cuore delle Alpi Lepontine, saggiamente conservata dai suoi abitanti con un’urbanizzazione non eccessiva e comunque rispettosa del territorio.
L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.
Il successo della conservazione di questa valle è anche il frutto di “un’eredità” tramandata da generazione in generazione e dovuta soprattutto alle necessità primarie dell’uomo.

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L’uomo si stabilì qui inizialmente per la pastorizia ed infatti i primi stanziamenti stagionali erano legati all’allevamento ed allo sfruttamento dei boschi. Solo più tardi gli insediamenti divennero permanenti e si crearono le prime attività di tipo artigianale e pre-industriale, legate principalmente allo sfruttamento energetico dell’elemento centrale e modellatore della Valle: il torrente Sanagra.

Nel Parco sono tracciati numerosi percorsi. Uno ha inizio alla località Piamuro e segue il corso del fiume Sanagra guidando tra antichi mulini e fornaci che hanno sfruttato l’energia idraulica del Sanagra, fino al vecchio nucleo rurale di Monti di Madri. Un altro percorso attraversa la località di Codogna, sede di dimore signorili, e conduce al “Rogolone”, grande quercia secolare.
Presso La Villa Camozzi a Codogna si trova il Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra con sale dedicate alla flora, alla fauna e fossili del Parco; parte del museo è dedicato alla vecchia ferrovia Menaggio – Porlezza.

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Alpeggi e maggenghi, molti ormai in disuso e altri restaurati con cura, sono disseminati per tutta la valle a testimonianza dell’antica pratica della monticazione. Anche i crotti sono una testimonianza del passato e oggi vengono sfruttati con successo per la ristorazione.

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Chi viene nel Parco potrà anche andare a spasso tra ville, torri, mulini e cappelle: le testimonianze di un antico passato sono numerose e si possono incontrare passeggiando tra i boschi e nei borghi. Particolare attenzione merita la torre Milano e, nei dintorni di Codogna, l’antica torre medievale (XIV sec.).

L’ex ferrovia Porlezza-Menaggio

August 7th, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

La città di Porlezza è da sempre riconosciuta come località turistica.

Infatti, possiamo ritrovare i primi cenni di turismo già a partire dall’inizio dell’’800.

Tra il 1815 e il 1915, i comuni del porlezzese erano governati dagli austriaci. Essi portarono grande beneficio alla località, costruendo opere pubbliche di fondamentale importanza come scuole, fognature, acquedotti, strade e trasporti pubblici.

Questi ultimi resero accessibile la zona per l’arrivo dei primi turisti di giornata.

Tra le opere più importanti troviamo:

  • La strada odierna Porlezza-Menaggio (1839)
  • La ferrovia Porlezza-Menaggio (1885-1966)
  • I battelli del Ceresio

La seconda metà dell’’800, corrisponde in modo particolare al periodo di rapido sviluppo del trasporto ferroviario.

Proprio in questi anni si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell’Europa centrale con la regione dei grandi laghi lombardi, sfruttando il traforo del Gottardo e sostituendo così le vetture celeri a cavallo.

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Nel 1881 il Canton Ticino inaugurò la ferrovia del San Gottardo e da questo punto si iniziarono a creare tutti i collegamenti ticinesi che portarono anche allo sviluppo del progetto della linea che collegava Italia e Svizzera.

Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Il progetto iniziale consisteva in un collegamento circolare straordinario:

Lugano – Porlezza – Como – Milano – Porto Ceresio – Lugano, ai fini turistici e di agevolazione nello scambio delle merci. Purtroppo il progetto venne realizzato soltanto in parte. I collegamenti effettivi furono Luino –Lugano con linea ferroviaria, Lugano-Porlezza con il battello e da Porlezza a Menaggio ancora linea ferroviaria.

In particolare, la ferrovia Porlezza- Menaggio fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno. Questa linea ferroviaria era forse l’unica in Europa per la sua caratteristica di essere a scartamento ridotto, ossia avere la larghezza tra i binari molto più stretta del dovuto. La lunghezza del tragitto era di ben 12 km: questa era considerata una distanza straordinaria all’epoca dato soprattutto il dislivello tra i due laghi. Purtroppo, alcuni anni dopo, con lo scoppio della I Guerra Mondiale, finì il periodo d’oro della ferrovia. Inoltre, iniziava a farsi sentire la concorrenza, in special modo dei primi autobus che, in servizio parallelo, costavano meno ed erano più veloci. Questo portò, infine, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 alla cessazione dell’esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Dopo la seconda guerra mondiale si tentò di ripristinarla, ma inutilmente.

Percorsa nel 2014, sopravvivevano solo poche tracce della ferrovia, poiché in alcuni punti è stata trasformata in pista ciclabile, o sfruttata per l’edificazione di alcuni stabili. A Menaggio l’edificio della stazione è stato ristrutturato, mentre il fabbricato della fermata di Tavordo (Porlezza) è l’unico rimasto integro. Di contro, il fabbricato della stazione di Porlezza è stato demolito definitivamente il 9 marzo 2015. Ora il tracciato di questa ferrovia è diventato un interessante percorso pedonale per una bella camminata tra l’azzurro dei laghi e il verde delle montagne.

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written by Sara Camozzi

Alpeggi nelle nostre valli

July 31st, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Raggiungo San Nazzaro Val Cavargna nell’omonima valle, abbandono la SP10 per proseguire su Via Tecchio e giungere a quota 1300 m dove trovo un piccolo parcheggio nel bosco (spazio per 5/6 macchine). Nella stagione invernale questo tratto di strada è spesso impercorribile perché ghiacciato o innevato.

É facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como. Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato. Anche la chiesa parrochiale di S.Lorenzo è stata costruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosidetto “bosco sacro”, a monte dell’abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera antivalanghe.

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Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle. Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai “magnani” (calderai), agli “spalloni” (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso. Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell’ex caserma della Guardia di Finanza (1180 m), si lascia la macchina. Qui ha inizio il tracciato per S.Lucio e l’Alpe di Tabano. Il colpo d’occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante. Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente. Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna. In poco più di un’ora si arriva alla “chiesetta del Cepp” dove c’è un’area attrezzata per la sosta. E’ questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il “Sentiero delle 4 Valli”, provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c’è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.

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Ripreso il cammino, si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l’oratorio di San Lucio (1542 m). Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all’interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati. La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto nel sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto troppo caritatevole nei confronti dei poveri (l’iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio). San Lucio venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all’oratorio e il 16 agosto, giorno di S.Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere. Nei pressi il rifugio S.Lucio , ricavato dall’ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro.

 

Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell’Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata “il laghetto di San Lucio”, dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno di contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola. Fino al piano (1976 m), dove sorge l’omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima. Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.

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Abbazia Cistercense di Piona

June 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il complesso architettonico costituente il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, tipico edificio dell’arte comacina in pietra squadrata a vista, raggiungibile anche dal lago con il battello che costituisce un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda, si trova sulla sponda lecchese del lago di Como nel territorio del comune di Colico.

L’abbazia sorge sull’estremità della penisola detta Olgiasca di fronte a Gravedona sulla punta estrema del ramo di Lecco. Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

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Fu consacrata nel 1138 e intitolata alla Vergine.

La Chiesa appare leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero su cui appoggia.

La prima chiesa dedicata a Santa Giustina sorse in etá medievale. Molti secoli piú tardi venne fondato il priorato con il complesso abbaziale. Il posto si trovava lungo una rotta militare strategica, in quanto da qui si collegano, attraverso la Valtellina, il milanese e l’Italia centro-settentrionale all’Europa.

Nell’attuale Piona esistono, dunque, due edifici: l’odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona, e in posizione retrostante resti di un primitivo edificio ossia un rudere di una porzione di abside che può ragionevolmente essere attribuita all’oratorium voluto da Agrippino. Sono resti che, per le loro dimensioni, fanno pensare a un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, che così ha fatto posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.

L’architettura del complesso abbaziale rientra nel cosiddetto romanico lombardo con influenze transalpine. L’edificio attuale è il risultato di un ampliamento, per allungamento, di una precedente chiesa la cui consacrazione risale al 1138.

Nella parte sud della chiesa si trova un bel chiostro costruito in seguito intorno al 1242, in sostituzione forse di uno precedente di cui non si hanno notizie. È il punto di riferimento di tutto il complesso monastico, luogo di silenzio. La struttura è a forma quadrangolare per evocare la forza simbolica del numero quattro.

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Al centro del chiostro la fonte e l’albero raffigurano la fonte delle delizie e l’albero della vita del paradiso terrestre.

Passeggiare tra i giardini di ulivi e andare alla scoperta della chiesa principale, dello splendido chiostro, dell’abside, dei ruderi della chiesa di Santa Giustina, della bella sala capitolare e degli scorci sul lago è sicuramente un’esperienza mistica ed entusiasmante.

In uno degli edifici del complesso, i monaci che ancora abitano questo luogo, vendono alcuni prodotti tra cui erbe medicinali, oggetti sacri, creme cosmetiche, miele e i famosi liquori sapientemente distillati secondo le più antiche tradizioni, tutti prodotti naturali creati dai monaci stessi.

written by Sara Biacchi

Vini naturali, biologici e biodinamici

May 15th, 2017 | By Andrea Rera in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco | No Comments »

frutto della passione, dell’amore e della sapiente opera di piccoli produttori.

Il vino, come il cibo, deve essere buono e non nuocere alla terra! Deve rispettare il territorio, il lavoro del contadino e la tradizione del passato.
Questa è un po’ la nostra filosofia all’interno della Cantina del Parco San Marco. Abbiamo introdotto nuove etichette di vini naturali, biologici e biodinamici, provenienti da ogni regione d’Italia e da tutto il mondo.

Vogliamo far assaggiare ai nostri clienti il vero vino del territorio, la sapienza dei vignaioli che di generazione in generazione tramandano il sapere di fare un buon vino, un vino naturale, che utilizza solo la forza della natura e l’amore di chi lo coltiva e lo produce.

Siamo così andati a cercare le piccole cantine, a conoscere i loro personaggi: da chi coltiva le viti, a chi imbottiglia il vino fino a chi lo commercializza e lo fa conoscere al mondo. Abbiamo scoperto che dietro a questi vini ci sono volti di persone, con le loro storie da raccontare, con le loro esperienze e soprattutto con il loro amore e la passione che ci mettono per creare un buon prodotto.

Avec toi!

La maggior parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità di chi li produce. Noi vogliamo proporre vini che emozionino, grandi vini che arrivano dal frutto del lavoro artigianale e agricolo dell’uomo, che non contengono sostanze chimiche, né additivi nè anidride solforosa, che utilizzano soltanto lieviti naturali e rispettino il naturale ciclo della vita.

Vi proporremo vini ricchi di personalità!
Vi racconteremo di come Aldo Viola, dalla bellissima Sicilia, produca uno dei più buoni Syrah italiani ed un Grillo ed un Catarratto così franchi e sinceri da restare ammalliati dall’esplosione di profumi e sentori che si racchiudono in un calice.

Assaporeremo le fragranti bollicine della Franciacorta di Ca’ del Vent che coltiva le sue viti con la coltura biodinamica, la freschezza delle uve delle colline abruzzesi passando per il Pecorino, la Passerina e il Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Agricola di Marina Palusci.

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Andremo ad esplorare il resto del mondo con lo Chardonnay, nei pressi di Macon, da Jill e Chatrine Vergè, con la loro radicale espressione di terroir delle loro vigne centenarie, scaleremo i monti macedoni con Jason Ligas per addentrarci nella macerazione naturale non controllata di vitigni al mondo sconosciuti ma dalle note fruttate e intense e ricche di storia. Arriveremo fino in Giordania dal maestro della fermentazione e dell’affinamento in anfora, Soliko Tsaishvili che dai suoi vitigni autoctoni come il Rkatsiteli e il Saperavi produce vini eccelsi, dal sapore inconfondibile, decisi, potenti, tannici e terrosi.

written by Arianna Anselmetti, Maître d’hôtel

In barca a vela sul Lago di Lugano

May 8th, 2017 | By Roberto Fornari in Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung | No Comments »

Il mondo visto da una barca a vela. Vento, senso di libertà, rispetto della natura, emozioni che scolpiscono l’anima.

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Prova ad immaginare i seguenti passaggi:

-          Ti trovi sulla terra ferma a Cima di Porlezza
-          Sei in riva al lago di Lugano
-          Sei in un porticciolo
-          Nel porticciolo ci sono tante barche
-          Una barca in particolare ti incuriosisce
-          È una barca a vela
-          Fra poco salirai sulla barca a vela
-          Inizia l’avventura – si inizia a navigare

La premessa mi suscita curiosità ed interesse. Vedere il mondo dalla prospettiva del lago.

Sul lago di Lugano si trova un bel resort. È il Parco San Marco. Il luogo è incantevole e la curiosità mi ha portato ad approfondire la conoscenza di questo luogo. Oltre ad avere scoperto che hanno team dedicato ad attività sia di rilassamento che di sport (viene chiamato Vitality energy program) ho visto nella loro spiaggia privata, dove vi è anche un porticciolo, una barca a vela.

Torno ad immaginare i passaggi sopracitati e senza pensarci troppo chiedo di potere avere la possibilità di veleggiare su questo lago.

Lo skipper è un uomo alla mano, mi mette subito a mio agio, mi spiega i principi base di chi naviga.

Le principali norme di precedenza tra barche a vela (e fra vela e motore), o meglio regole per evitare gli abbordi, ovvero collisioni in mare, sono poche e facili da ricordare.

Le prime due sono relative al vento: tra due vele che navigano con le stesse mure e sono in rotta di collisione, è la barca sopravvento (quella cioè che stringe meno il vento) che deve manovrare per evitare l’abbordo.

barche a vela

Mentre tra due vele che navigano in rotta di collisione con mure diverse, è la barca con le mure a sinistra che deve manovrare.

Le ultime due regole di precedenza invece, non fanno riferimento al vento: tra una barca raggiungente (a vela o a motore) e una barca raggiunta (anche lei a vela o a motore), è la barca raggiungente che deve manovrare. Questa regola prevale sulle prime due, quelle cioè relative al vento. Infine tra una barca a vela e una a motore, che navigano in rotta di collisione, è la barca a motore che deve manovrare. Ci preme sottolineare che queste regole per evitare gli abbordi vanno intese come doveri e non come diritti: chi ha il dovere di dare la precedenza deve fare una manovra tempestiva ed evidente, senza aspettare l’ultimo minuto. Chi ha il “diritto” di precedenza deve navigare per la sua rotta senza mutarla, per non ingannare l’altra imbarcazione. Se poi questa non manovra a tempo debito, deve manovrare lei per evitare la collisione.

Esistono altre particolari regole di precedenza: all’imbocco dei porti, dove chi entra deve lasciare acqua a chi esce; sui fiumi, dove chi naviga contro corrente deve manovrare per evitare l’abbordo con chi è in favore di corrente; per le imbarcazioni con difficoltà di manovra (es: pescherecci, rimorchiatori, posacavi) che in generale hanno il diritto di precedenza.

Finita questa premessa lascio libero sfogo alla vostra fantasia per lasciarvi immaginare come velisti sperduti nel vento.

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Artisti al Parco San Marco

March 20th, 2017 | By Melanie Pohl in Escursioni, Parco San Marco, Sapienza | No Comments »

Il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort ospita nel 2017 un´esposizione collettiva con cinque celebri maestri del panorama artistico italiano guidati dal grande critico d´arte Giammarco Puntelli curatore della mostra di fine Giubileo a Roma.

Luigi Arico',  Il Volo, LARGHEZZA CM 100 ALTEZZA 45 cm, PROFONDITA` 28 cm, acciaio reciclato,2017

 Cinque artisti, cinque percorsi e cinque generi differenti che si uniscono in una collettiva eclettica basata sui grandi metalli come il bronzo ed il ferro, sostanze solide amorfe come il vetro e rocce metamorfiche come il pregiato marmo.

Giuliano Ottaviani, Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana, pittore, scultore ed orafo, le cui opere sono state acquisite dai musei di tutto il GIULIANO OTTAVIANI, Scultura tecnica a mosaico con tasselli di marmo e vetro dorato cm 220- 1990mondo, dal Brasile alla Cina.

Amerigo Dorel apre nella materia delle sue sculture un movimento che si articola su spirali elevandosi a nodi espressivi di forte allusione anatomica e sensuale.

Jucci Ugolotti predilige invece le grandi dimensioni con esperienze di restauro, recupero e rifacimento di sculture monumentali in rame, bronzo e marmo.

Luigi Aricò ama il contatto fisico con le cose, che ‘smonta’ e ‘rimonta’. Infatti realizza le sue opere, quadri e sculture, con materiale di riciclo: ferro, tronchi d’albero, vecchi residui di motori e macchine.

Italo Duranti, premiato a Roma come artista dell´anno 2016, è il direttore mondiale per la scultura del Movimento del Nuovo Rinascimento. Ferro e legno sono le sue grandi passioni che trasforma in opere d´arte.

 

Campionato mondiale della Pizza: ci siamo anche noi!

February 20th, 2017 | By Melanie Pohl in Cucina, Gastronomie, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Ogni anno si svolge il campionato mondiale della pizza. Quest´anno, alla 26esima edizione parteciperá anche il Parco San Marco. Si, avete capito bene! Il nostro pizzaiolo Orazio sfiderá i migliori protagonisti a livello mondiale come rappresentate del Beach Lounge & Pizzeria San Marco durante la grande e famosa manifestazione che si terrá a maggio, dal 8 al 10 a Parma.

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Sono ben 11 le categorie per la quali si puó gareggiare tra cui Pizza in Pala, Pizza Larga e Pizza classica alle quali ci siamo inscritti. Questo è senza dubbio l´evento mondiale dedicato al piatto piú amato al mondo che guarda caso rappresenta un´eccellenza italiana in tutto il mondo, la pizza appunto.

Oggigiorno la pizza ha raggiunto livelli stellati, con prodotti sempre ricercati, da veri gourmet. Ma come è nata in realtá la vera pizza?
La storia della pizza è lunga, complessa e incerta. Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare. Nel XVI secolo a Napoli ad un pane schiacciato venne dato il nome di pizza che deriva dalla storpiatura della parola “Pitta”.

Prima del XVII secolo la pizza era coperta con salsa bianca. Fu più tardi sostituita con olio d’oliva, formaggio, pomodori o pesce. La pizza marinara risale al 1734, mentre la pizza Margherita è degli anni 1796-1810. Nel giugno 1889, per onorare la visita della Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito cuoco della pizzeria Pietro…e Basta Così (fondata nel 1780, ancor oggi esistente con il nome di pizzeria Brandi) preparò la “Pizza Margherita”, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana, il verde, il bianco e il rosso dandole appunto il nome “Margherita” in onore della Regina d´Italia.

Lentamente la focaccia di origine popolare arricchita con pomodoro si diffuse in tutte le classi sociali ed in tutte le regioni italiane, e con essa anche i locali specializzati nella preparazione della pizza: dapprima probabilmente forni in cui la pizza si consumava in piedi per strada, poi in seguito trattorie e pizzerie.

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Siamo certi che il nostro pizzaiolo fará un figurone con la sua grande esperienza! E voi, avete giá provato una delle sue ottime pizze? Che cosa state aspettando allora?

Prenotate il vostro prossimo soggiorno estivo sul Lago di Lugano per poter assaggiare direttamente presso la nostra spiaggia private le sue squisite pizze!

A presto!

Indiani nel Club Bim Bam Bino

February 14th, 2017 | By Melanie Pohl in Parco San Marco | No Comments »

Cari bambini, quest´anno al Club Bim Bam Bino abbiamo deciso di rendere la vostra vacanza davvero avventurosa con il tema degli indiani! Gli indiani sono gli abitanti originari dell´America del nord: quando l´esploratore Cristoforo Colombo scoprí l´America piú di 500 anni fa, pensò di aver raggiunto le Indie e per questo motivo chiamó gli indigeni di queste terre “indiani”.

Gli indiani d´America erano principalmente cacciatori, pescatori o si dedicavano al raccolto. Molti conducevano una vita nomade spostandosi sul territorio americano a seconda delle stagioni altri vivevano invece nei dwelling nei pressi dei canyon. Nel corso del tempo edificarono dei veri e proprio insediamenti dove potevano dedicarsi all´agricoltura.

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Gli indiani vivevano in armonia con la natura, veneravano Madre Terra e le erano grati per gli animali, la terra, le piante, le montagne e i corsi d´acqua. Per accendere il fuoco non tagliavano mai gli alberi ma raccoglievano il legname secco da terra. Cacciavano gli animali solo in misura necessaria alla sopravvivenza, senza eccessi e pregavano gli animali per avere il loro perdono. La caccia al bisonte ad esempio era per loro sacra: da un bisonte ucciso si poteva infatti ricavare cibo, indumenti, attrezzi con le sue ossa ed anche dei ripari ottenuti dalla pelle (come copertura per le tende).

La loro vita era ricca di rituali e cerimonie. Una delle piú conosciute è quella del fumare tutti insieme dal Calumet della Pace e veniva svolta kidsprincipalmente quando dovevano essere prese importanti decisioni e per onorare la forza armoniosa della vita.

Con l´arrivo dei coloni europei la vita degli indiani cambió radicalmente: un esempio fu l´introduzione del cavallo. Poco alla volta sempre piú conquistatori inglesi, olandesi e spagnoli deciso di esplorare le terre degli indiani. Il 14 maggio 1607 tre navi inglesi approdarono sulle coste dell´odierna Virginia con l´obiettivo di colonizzare il “Nuovo Mondo” a discapito degli indigeni.

Una figura chiave nel periodo della colonizzazione americana è quella di John Smith il quale venne catturato dagli indiani ma salvato dalla famosa principessa Pocahontas, la figlia di un capo indiano. E siamo certi che ne conosci giá la storia… Nel corso dei secoli scoppiarono molte guerre tra indiani e colonizzatori fino al punto che gli indiani furono costretti a rifugiarsi nelle riserve protette per poter sopravvivere.

Che ne dite di scoprire di piú su questo magico popolo? Vi aspettiamo allora al Club Bim Bam Bino!