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Escursione in giornata: Bellano e il suo Orrido

August 28th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Con uno dei numerosi battelli che ogni giorno fanno da spola per accompagnare i turisti sulle sponde del Lago di Como, partendo da Menaggio, è possibile raggiungere in poco meno di mezz´oretta, Bellano, un piccolo paesino affacciato sulla sponda orientale del Lario che offre uno dei lungolago più suggestivi dal quale si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla riva opposta del lago.

bellano

Il paese è diviso in due parti dal torrente Pioverna: la parte più antica, sede del porto vecchio e della Chiesa prepositurale e la più moderna dove si trova la stazione FS. Alle spalle del paese l’entroterra è caratterizzato da numerose frazioni e da molti nuclei antichi e popolati. Anche se attualmente il settore più sviluppato è il terziario, nel secolo scorso, Bellano, fu definito dallo scrittore bellanese Antonio Balbiani “la piccola Manchester del Lario” per i suoi grandi stabilimenti di industria serica.

Percorrendo la caratteristica via Manzoni, intorno al quale è situato il centro storico del paese, si possono ammirare numerosi portali, corti, androni d’antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Da qui, attraverso una delle tante viuzze che sbucano sul lago si giunge di fronte alla Chiesa di Santa Marta. Qui, vi si conserva un prezioso gruppo ligneo di nove statue a grandezza naturale raffigurante la Deposizione ed attribuito allo scultore Angelo del Maino, noto dal 1496 al 1536.

santa marta bellano

Su di un lato della Chiesa di Santa Marta s’apre la piazza della Prepositurale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. Di stile tardo romantico ha una facciata a bande nere e un grande rosone in terracotta. Ricostruita tra il 1342 e il 1350, presenta i notevoli affreschi della volta centrale, i pulpiti, il presbitero e i due grandi confessionali di legno intagliato, il ricco battistero di marmo. Pregevole è il polittico della cappella di S.Giovanni e la delicata tempera rappresentante la Madonna detta delle Rose. Salendo per la scalinata alla destra della Prepositurale si arriva alla Chiesa di S.Rocco del XV sec. che venne costruita dall’omonima confraternita veneziana per preservare i passanti dalle pestilenze. Attualmente è dedicata ai caduti bellanesi di tutte le guerre ed ospita due tele del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Nella parte più antica di Bellano si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Nicolao, utilizzata attualmente per iniziative culturali. Notevoli sono gli affreschi che la decorano e che testimoniano la sua passata importanza.

Nella frazione di Lezzeno sorge il Santuario della Madonna, di stile barocco, fu costruito tra il 1690 e il 1704, su progetto dell’architetto Quadrio a soli due anni di distanza dal miracolo che avvenne il 6 agosto 1688. Quel giorno Bartolomeo Mezzera, passando da una cappelletta che aveva fatto costruire, vide che la Madonna raffigurata in un medaglione in gesso piangeva lacrime di sangue.

Una visita obbligatoria è quella all’Orrido. La gola acquisisce il suo nome grazie al poeta bellanese Sigismondo Boldoni che rimase affascinato da questo “Orrore di un’orrenda orrendezza”.

Si tratta di una gola naturale creata dell’erosione delle acque del torrente fiume Pioverna 15 milioni di anni fa, le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose dell’Orrido una delle località più note del Lario.

La peculiarità dell’Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all’interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

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Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell’Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura.

La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

A guardia dell’Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo o Cà del Diavol, una curiosa torretta di cui non si conosce ne l’origine ne la funzione, la cui torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano della torre rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo.

La  manifestazione bellanese piú conosciuta e che richiama numerosi spettatori è la “Pesa Vegia” che si celebra la notte dell’Epifania. Rievoca, secondo la leggenda, un fatto avvenuto durante la dominazione spagnola, quando una delegazione di bellanesi si recò in barca a Como a perorare il mantenimento dei pesi vecchi che erano stati sostituiti da quelli nuovi, di più difficile e complicata applicazione e che creavano imbarazzo tra la popolazione locale, formata prevalentemente da commercianti e artigiani. L’ambasciata ebbe successo ed i bellanesi ritornarono la notte del 5 gennaio 1606, felici di essere riusciti a conservare la “Pesa Vegia”. Questa la leggenda che, data la coincidenza con l’Epifania, è sempre stata festeggiata unitamente alla sfilata dei Re Magi.

Per gli sportivi inoltre, vicino al lago, si trovano aree verdi e strutture sportive quali: campo polifunzionale, piscine all’interno del Lido di Bellano, Circolo Vela Bellano e una pista ciclabile. Recentemente è sorto anche il “Palasole”, moderna costruzione a forma di vela, adibita alle numerose feste organizzate in paese.

L’ex ferrovia Porlezza-Menaggio

August 7th, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

La città di Porlezza è da sempre riconosciuta come località turistica.

Infatti, possiamo ritrovare i primi cenni di turismo già a partire dall’inizio dell’’800.

Tra il 1815 e il 1915, i comuni del porlezzese erano governati dagli austriaci. Essi portarono grande beneficio alla località, costruendo opere pubbliche di fondamentale importanza come scuole, fognature, acquedotti, strade e trasporti pubblici.

Questi ultimi resero accessibile la zona per l’arrivo dei primi turisti di giornata.

Tra le opere più importanti troviamo:

  • La strada odierna Porlezza-Menaggio (1839)
  • La ferrovia Porlezza-Menaggio (1885-1966)
  • I battelli del Ceresio

La seconda metà dell’’800, corrisponde in modo particolare al periodo di rapido sviluppo del trasporto ferroviario.

Proprio in questi anni si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell’Europa centrale con la regione dei grandi laghi lombardi, sfruttando il traforo del Gottardo e sostituendo così le vetture celeri a cavallo.

ferrovia menaggio-porlezza

Nel 1881 il Canton Ticino inaugurò la ferrovia del San Gottardo e da questo punto si iniziarono a creare tutti i collegamenti ticinesi che portarono anche allo sviluppo del progetto della linea che collegava Italia e Svizzera.

Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Il progetto iniziale consisteva in un collegamento circolare straordinario:

Lugano – Porlezza – Como – Milano – Porto Ceresio – Lugano, ai fini turistici e di agevolazione nello scambio delle merci. Purtroppo il progetto venne realizzato soltanto in parte. I collegamenti effettivi furono Luino –Lugano con linea ferroviaria, Lugano-Porlezza con il battello e da Porlezza a Menaggio ancora linea ferroviaria.

In particolare, la ferrovia Porlezza- Menaggio fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno. Questa linea ferroviaria era forse l’unica in Europa per la sua caratteristica di essere a scartamento ridotto, ossia avere la larghezza tra i binari molto più stretta del dovuto. La lunghezza del tragitto era di ben 12 km: questa era considerata una distanza straordinaria all’epoca dato soprattutto il dislivello tra i due laghi. Purtroppo, alcuni anni dopo, con lo scoppio della I Guerra Mondiale, finì il periodo d’oro della ferrovia. Inoltre, iniziava a farsi sentire la concorrenza, in special modo dei primi autobus che, in servizio parallelo, costavano meno ed erano più veloci. Questo portò, infine, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 alla cessazione dell’esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Dopo la seconda guerra mondiale si tentò di ripristinarla, ma inutilmente.

Percorsa nel 2014, sopravvivevano solo poche tracce della ferrovia, poiché in alcuni punti è stata trasformata in pista ciclabile, o sfruttata per l’edificazione di alcuni stabili. A Menaggio l’edificio della stazione è stato ristrutturato, mentre il fabbricato della fermata di Tavordo (Porlezza) è l’unico rimasto integro. Di contro, il fabbricato della stazione di Porlezza è stato demolito definitivamente il 9 marzo 2015. Ora il tracciato di questa ferrovia è diventato un interessante percorso pedonale per una bella camminata tra l’azzurro dei laghi e il verde delle montagne.

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written by Sara Camozzi

Visita alla città di Lugano

May 29th, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

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Il Lago di Lugano è sicuramente uno dei più bei laghi in terra. La città stessa di Lugano è bellissima, pulita, molto ben organizzata e piena di colline con incredibili proprietà. Il lago è al centro di tutto. È possibile trovare ottimi ristoranti di marchi internazionali, ed è anche possibile incontrare molte persone e godersi il giorno e la notte… è assolutamente da vedere. Ad esempio, vi suggerisco la visita del Parco Ciani, parco di dimensioni contenute, ma molto curato. Paesaggi straordinari e piante di una bellezza unica. Sul lungolago si ritrovano numerosi cigni e paperelle. Per di più vi è una sezione del lungolago dalla quale si ha accesso a una piccola spiaggia, dove è possibile dar da mangiare alle paperelle che si riuniscono in questo posto. Vi sono inoltre numerose panchine per rilassarsi ammirando il panorama e una sezione interamente dedicata ai bambini, con vari giochi e divertimenti. Le mura proteggono questo piccolo angolo di paradiso dalla movida della città circostante.

Continuando la vostra passeggiata verso il Museo LAC di Lugano, costeggiando il lungolago, non perdetevi la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Essa custodisce un capolavoro del primo Rinascimento, considerato il più noto affresco di quel periodo in Svizzera. Si tratta di una raffigurazione della Passione e della Crocifissione, opera dell’artista italiano Bernardino Luini (1480 circa – 1532) che fu discepolo di Leonardo. Il grande affresco si caratterizza per la vivacità della scena che presenta un tripudio di personaggi: oltre 150, con un alternarsi di cavalli e un movimento di figure. Santa Maria degli Angeli custodisce due altri capolavori del Luini: il dipinto dell’Ultima Cena sulla parete sinistra della navata (che in origine si trovava nell’antico refettorio del convento) e l’affresco della Madonna con Gesù Bambino e S. Giovannino nella prima cappella laterale.

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Degno di nota anche il S. Francesco dipinto nel 1728 da Giuseppe Antonio Petrini che si ammira nella seconda cappella.

È consigliabile combinare questa visita con quella del centro storico. Piazza della Riforma contende alla Piazza Grande di Locarno il ruolo di piazza più bella del Ticino. È considerato come l’elegante salotto della città, contornato da antichi edifici, tra cui il neoclassico Palazzo Civico, e di ritrovi che invitano a una sosta. Luogo d’incontro dei luganesi, ospita grandi eventi come Festival Jazz, ed è il punto di partenza ideale per una visita della città. Una rete di viuzze pedonali, dove si passeggia fra vetrine scintillanti e lussuose boutiques, la collega, infatti, ai principali punti d’interesse del centro.

La via del ferro

August 8th, 2014 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Questa passeggiata era ai tempi un´antica strada che collegava la Val Menaggio con i paesi dell´alta Val Cavargna. Nel XVIII – XIX secolo veniva utilizzata per il trasporto del ferro grezzo proveniente dalle miniere dell´alta valle, passando per Forni Vecchi dove il ferro veniva fuso per poi raggiungere le fucine di Begna.


Il percorso:

Una volta raggiunto Carlazzo, seguite la strada che attraversa il centro storico fino a raggiungere la frazione di Maggione. Percorrendo la strada in selciato di pietra incontrerete l´ex caserma della Guardia di Finanza fino a raggiungere il ponte in pietra che sovrasta il fiume Cuccio. Qui inizia una leggera salita che vi porta fino a 650 m d´altezza. Lungo il percorso incontrerete sorgenti che sgorgano da blocchi di calcare e tufo, alcuni casolari e una cappella votiva. Da quest´ultima sul lato opposto è possibile ammirare l´antichissima chiesa di S. Ambrogio di Cusino.http://www.larioonline.it/files/7762.jpg Da qui la strada inizia a scendere fino a raggiungere Ponte Dovia, dove vedrete la caserma austro-ungarica (che ora è abitazione privata) con un maglio ad acqua, un mulino, una calcineria, un deposito di carbone e uno sbarramento idrico. In quest´area molto interessanti sono le opere idrauliche che hanno permesso la canalizzazione delle acque del fiume Cuccio per sfruttare la grande forza motrice che ai tempi era utile al funzionamento della fornace (diroccata) e ancora oggi viene sfruttata per la produzione di energia elettrica.

Da qui si prosegue per il ponte ad arco in pietra che vi porta sul lato sinistro del fiume dove la strada sale fino a 700 m raggiungendo Sora. Qui si passa davanti ad un´edicola sacra in stile barocco, si attraversa il piccolo borgo e si prosegue nella vecchia strada dove è ancora conservata un bellissimo fontanile. Da qui si riscende di nuovo nel bosco bordeggiando il fiume. In breve tempo si raggiunge la località Forni Vecchi che rappresenta la meta finale di questo itinerario.http://www.dialettocomasco.org/public/escursioni/esc_07/img007.jpg Qui si possono ammirare alcune costruzioni in pietra (ca. XV secolo) che ricordano le attività industriali del tempo, quando le fucine per la lavorazione dei minerali ferrosi erano ancora attive. Molti edifici sono oggi diroccati e vengono utilizzati per il ricovero degli animali. Quelli che sono ancora riconoscibili sono l´impianto di un maglio funzionante ad energia idraulica e i resti del primo altoforno in Val Cavargna del 1783 che venne trasformato poi in segheria a causa dei costi troppo elevati della ghisa prodotta. Questo luogo è ideale per una lunga sosta, magari anche per un pic-nic in quanto i vasti prati contornati da una ruota di mulino abbandonata, corsi d´acqua e da una fitta vegetazione lo rendono un luogo molto gradevole e rilassante.

Per tornare a Carlazzo o si ripercorre la strada descritta in precedenza oppure si sale per il breve e ripido sentiero fino a S. Nazzaro per poi prendere il bus che vi riporterà a Carlazzo.

 

Come arrivare:
Strada Statale 340bis (Regina) Menaggio-Porlezza, fino al bivio del “Ponte di Pino” dove inizia la strada provinciale per la Val Cavargna, da percorrere fino a Carlazzo. Servizio bus (linea C12) Menaggio-Cavargna.

L’itinerario:
Percorso fra acciotolato e sterrato percorribile con facilità nelle belle stagioni; qualche difficoltà in inverno a causa di neve e ghiaccio Dislivello: da 481m di di Carlazzo ai 995m di S.NazzaroV.C. Tempo di percorrenza: 5 ore, solo andata. Difficoltà: per tutti, discreto impegno fisico.

Escursioni nelle valli della regione

May 25th, 2014 | By Endy Broglio in Parco San Marco | No Comments »

rogoloneRogolone è una meravigliosa quercia  che si trova ,  su una radura ritagliata tra i boschi della Val Menaggio, in Comune di Grandola ed Uniti. In virtù della sua folta chioma e del suo maestoso tronco (della circonferenza di 8 metri), questa quercia di circa 275 anni non può che lasciare a bocca aperta i visitatori, generando in loro quel timore reverenziale che tutti i vecchi saggi sanno suscitare.tra cui riti celtici venivano fatti rievocando gli antichi saggi druidi .facendo una ricerca approfondita possiamo notare che abbiamo un collegamento con le leggi dell’universo  e ERMETE TRISMEGISTO .
Punto focale di molte leggende che parlano di streghe e di sabba organizzati all’ombra dei suoi rami, questo monumento naturale ha vegliato anche sulle prime assemblee governative locali ed ha acquisito nel tempo un valore tale da suscitare l’interesse del. A pochi passi dal Rogolone, si erge un altro albero monumentale, di qualche decennio più giovane: il Rogolino, quercia centenaria di 183 anni.

sant'amaaA Sant’ Amàa e alla vicina Alpe Nesdale si rinnovano riti antichi di celebrazione della fecondità del bestiame e dei pascoli. Qui si vede che il cibo è sacro, frutto dei doni del creato, della terra, dell’erba, degli animali, del lavoro dell’uomo.

Per l’occasione viene celebrate  una cerimonia del ‘taglio della prima forma’ cui era stata associata la benedizione dei fabbricati, del bestiame, delle persone e dei pascoli da parte del parroco. riferimenti a partire dalla riflessione sul significato del cibo, dell’uso della  terra, del ruolo degli animali

La Val dei Ratti, in rapporto alla sua ampiezza ed alle possibilità escursionistiche offerte, è molto probabilmente la meno nota ed apprezzata fra le valli non solo della Valchiavenna, ma dell’intera provincia. Non senza motivo. È, insieme alla Val Codera (che però gode di una ben maggiore notorietà, anche per essere attraversata dalla prima tappa del celeberrimo Sentiero Roma).

san nazzaro

San Nazzaro, con i suoi 996 metri di altitudine, è il comune più centrale della Val Cavargna. Come per il vicino paese di San Bartolomeo, anche nel suo territorio sono presenti tanti insediamenti montani: i principali sono Rovolè, Grumia, Forni Vecchi, Tecchio, Dela, Sella. Al comune appartiene anche l’alpeggio di Piazza Vachera che si trova sotto la cima del Pizzo di Gino (2245 metri).

Il Rifugio Boffalora sorge sull’omonimo valico tra il Monte di Lenno (m. 1589) e la Cima Duaria (m. 1447).
Primo itinerario: in auto
Lasciamo la statale 340 Regina verso la fine di Argegno (Co) per deviare a sinistra ed imboccare la provinciale 13 della Valle d’Intelvi con la quale saliamo fino a San Fedele e poi giriamo a destra (Largo IV Novembre, Via Blessagno) per Pigra.
A Pigra prendiamo a sinistra una stradina (Via Militare) che conduce dapprima al Rifugio

Secondo itinerario: da Ossuccio 

Il Rifugio Venini-Cornelio è situato alla Bocchetta di Calbiga.

Lasciamo la statale 340 Regina verso la fine di Argegno (CO) per deviare a sinistra ed imboccare la provinciale 13 della Valle d’Intelvi con la quale saliamo fino a San Fedele e poi giriamo a destra (Largo IV Novembre, Via Blessagno) per Pigra.
A Pigra prendiamo a sinistra una stradina (Via Militare) e la seguiamo ignorando alcune deviazioni.