Posts Tagged ‘dintorni’

L’ex ferrovia Porlezza-Menaggio

August 7th, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

La città di Porlezza è da sempre riconosciuta come località turistica.

Infatti, possiamo ritrovare i primi cenni di turismo già a partire dall’inizio dell’’800.

Tra il 1815 e il 1915, i comuni del porlezzese erano governati dagli austriaci. Essi portarono grande beneficio alla località, costruendo opere pubbliche di fondamentale importanza come scuole, fognature, acquedotti, strade e trasporti pubblici.

Questi ultimi resero accessibile la zona per l’arrivo dei primi turisti di giornata.

Tra le opere più importanti troviamo:

  • La strada odierna Porlezza-Menaggio (1839)
  • La ferrovia Porlezza-Menaggio (1885-1966)
  • I battelli del Ceresio

La seconda metà dell’’800, corrisponde in modo particolare al periodo di rapido sviluppo del trasporto ferroviario.

Proprio in questi anni si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell’Europa centrale con la regione dei grandi laghi lombardi, sfruttando il traforo del Gottardo e sostituendo così le vetture celeri a cavallo.

ferrovia menaggio-porlezza

Nel 1881 il Canton Ticino inaugurò la ferrovia del San Gottardo e da questo punto si iniziarono a creare tutti i collegamenti ticinesi che portarono anche allo sviluppo del progetto della linea che collegava Italia e Svizzera.

Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Il progetto iniziale consisteva in un collegamento circolare straordinario:

Lugano – Porlezza – Como – Milano – Porto Ceresio – Lugano, ai fini turistici e di agevolazione nello scambio delle merci. Purtroppo il progetto venne realizzato soltanto in parte. I collegamenti effettivi furono Luino –Lugano con linea ferroviaria, Lugano-Porlezza con il battello e da Porlezza a Menaggio ancora linea ferroviaria.

In particolare, la ferrovia Porlezza- Menaggio fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno. Questa linea ferroviaria era forse l’unica in Europa per la sua caratteristica di essere a scartamento ridotto, ossia avere la larghezza tra i binari molto più stretta del dovuto. La lunghezza del tragitto era di ben 12 km: questa era considerata una distanza straordinaria all’epoca dato soprattutto il dislivello tra i due laghi. Purtroppo, alcuni anni dopo, con lo scoppio della I Guerra Mondiale, finì il periodo d’oro della ferrovia. Inoltre, iniziava a farsi sentire la concorrenza, in special modo dei primi autobus che, in servizio parallelo, costavano meno ed erano più veloci. Questo portò, infine, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 alla cessazione dell’esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Dopo la seconda guerra mondiale si tentò di ripristinarla, ma inutilmente.

Percorsa nel 2014, sopravvivevano solo poche tracce della ferrovia, poiché in alcuni punti è stata trasformata in pista ciclabile, o sfruttata per l’edificazione di alcuni stabili. A Menaggio l’edificio della stazione è stato ristrutturato, mentre il fabbricato della fermata di Tavordo (Porlezza) è l’unico rimasto integro. Di contro, il fabbricato della stazione di Porlezza è stato demolito definitivamente il 9 marzo 2015. Ora il tracciato di questa ferrovia è diventato un interessante percorso pedonale per una bella camminata tra l’azzurro dei laghi e il verde delle montagne.

pista10

 

written by Sara Camozzi

Alpeggi nelle nostre valli

July 31st, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Raggiungo San Nazzaro Val Cavargna nell’omonima valle, abbandono la SP10 per proseguire su Via Tecchio e giungere a quota 1300 m dove trovo un piccolo parcheggio nel bosco (spazio per 5/6 macchine). Nella stagione invernale questo tratto di strada è spesso impercorribile perché ghiacciato o innevato.

É facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como. Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato. Anche la chiesa parrochiale di S.Lorenzo è stata costruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosidetto “bosco sacro”, a monte dell’abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera antivalanghe.

cavargna

Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle. Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai “magnani” (calderai), agli “spalloni” (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso. Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell’ex caserma della Guardia di Finanza (1180 m), si lascia la macchina. Qui ha inizio il tracciato per S.Lucio e l’Alpe di Tabano. Il colpo d’occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante. Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente. Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna. In poco più di un’ora si arriva alla “chiesetta del Cepp” dove c’è un’area attrezzata per la sosta. E’ questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il “Sentiero delle 4 Valli”, provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c’è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.

sanlucio

Ripreso il cammino, si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l’oratorio di San Lucio (1542 m). Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all’interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati. La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto nel sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto troppo caritatevole nei confronti dei poveri (l’iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio). San Lucio venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all’oratorio e il 16 agosto, giorno di S.Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere. Nei pressi il rifugio S.Lucio , ricavato dall’ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro.

 

Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell’Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata “il laghetto di San Lucio”, dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno di contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola. Fino al piano (1976 m), dove sorge l’omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima. Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.

MonteGarzirolaPanorama2

Abbazia Cistercense di Piona

June 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il complesso architettonico costituente il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, tipico edificio dell’arte comacina in pietra squadrata a vista, raggiungibile anche dal lago con il battello che costituisce un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda, si trova sulla sponda lecchese del lago di Como nel territorio del comune di Colico.

L’abbazia sorge sull’estremità della penisola detta Olgiasca di fronte a Gravedona sulla punta estrema del ramo di Lecco. Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

Piona

Fu consacrata nel 1138 e intitolata alla Vergine.

La Chiesa appare leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero su cui appoggia.

La prima chiesa dedicata a Santa Giustina sorse in etá medievale. Molti secoli piú tardi venne fondato il priorato con il complesso abbaziale. Il posto si trovava lungo una rotta militare strategica, in quanto da qui si collegano, attraverso la Valtellina, il milanese e l’Italia centro-settentrionale all’Europa.

Nell’attuale Piona esistono, dunque, due edifici: l’odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona, e in posizione retrostante resti di un primitivo edificio ossia un rudere di una porzione di abside che può ragionevolmente essere attribuita all’oratorium voluto da Agrippino. Sono resti che, per le loro dimensioni, fanno pensare a un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, che così ha fatto posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.

L’architettura del complesso abbaziale rientra nel cosiddetto romanico lombardo con influenze transalpine. L’edificio attuale è il risultato di un ampliamento, per allungamento, di una precedente chiesa la cui consacrazione risale al 1138.

Nella parte sud della chiesa si trova un bel chiostro costruito in seguito intorno al 1242, in sostituzione forse di uno precedente di cui non si hanno notizie. È il punto di riferimento di tutto il complesso monastico, luogo di silenzio. La struttura è a forma quadrangolare per evocare la forza simbolica del numero quattro.

ABBAZIA-DI-PIONA-COLICO-4

Al centro del chiostro la fonte e l’albero raffigurano la fonte delle delizie e l’albero della vita del paradiso terrestre.

Passeggiare tra i giardini di ulivi e andare alla scoperta della chiesa principale, dello splendido chiostro, dell’abside, dei ruderi della chiesa di Santa Giustina, della bella sala capitolare e degli scorci sul lago è sicuramente un’esperienza mistica ed entusiasmante.

In uno degli edifici del complesso, i monaci che ancora abitano questo luogo, vendono alcuni prodotti tra cui erbe medicinali, oggetti sacri, creme cosmetiche, miele e i famosi liquori sapientemente distillati secondo le più antiche tradizioni, tutti prodotti naturali creati dai monaci stessi.

written by Sara Biacchi

Visita alla città di Lugano

May 29th, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Lago_di_Lugano_Panorama (1)

Il Lago di Lugano è sicuramente uno dei più bei laghi in terra. La città stessa di Lugano è bellissima, pulita, molto ben organizzata e piena di colline con incredibili proprietà. Il lago è al centro di tutto. È possibile trovare ottimi ristoranti di marchi internazionali, ed è anche possibile incontrare molte persone e godersi il giorno e la notte… è assolutamente da vedere. Ad esempio, vi suggerisco la visita del Parco Ciani, parco di dimensioni contenute, ma molto curato. Paesaggi straordinari e piante di una bellezza unica. Sul lungolago si ritrovano numerosi cigni e paperelle. Per di più vi è una sezione del lungolago dalla quale si ha accesso a una piccola spiaggia, dove è possibile dar da mangiare alle paperelle che si riuniscono in questo posto. Vi sono inoltre numerose panchine per rilassarsi ammirando il panorama e una sezione interamente dedicata ai bambini, con vari giochi e divertimenti. Le mura proteggono questo piccolo angolo di paradiso dalla movida della città circostante.

Continuando la vostra passeggiata verso il Museo LAC di Lugano, costeggiando il lungolago, non perdetevi la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Essa custodisce un capolavoro del primo Rinascimento, considerato il più noto affresco di quel periodo in Svizzera. Si tratta di una raffigurazione della Passione e della Crocifissione, opera dell’artista italiano Bernardino Luini (1480 circa – 1532) che fu discepolo di Leonardo. Il grande affresco si caratterizza per la vivacità della scena che presenta un tripudio di personaggi: oltre 150, con un alternarsi di cavalli e un movimento di figure. Santa Maria degli Angeli custodisce due altri capolavori del Luini: il dipinto dell’Ultima Cena sulla parete sinistra della navata (che in origine si trovava nell’antico refettorio del convento) e l’affresco della Madonna con Gesù Bambino e S. Giovannino nella prima cappella laterale.

lugano-811738_960_720

Degno di nota anche il S. Francesco dipinto nel 1728 da Giuseppe Antonio Petrini che si ammira nella seconda cappella.

È consigliabile combinare questa visita con quella del centro storico. Piazza della Riforma contende alla Piazza Grande di Locarno il ruolo di piazza più bella del Ticino. È considerato come l’elegante salotto della città, contornato da antichi edifici, tra cui il neoclassico Palazzo Civico, e di ritrovi che invitano a una sosta. Luogo d’incontro dei luganesi, ospita grandi eventi come Festival Jazz, ed è il punto di partenza ideale per una visita della città. Una rete di viuzze pedonali, dove si passeggia fra vetrine scintillanti e lussuose boutiques, la collega, infatti, ai principali punti d’interesse del centro.

Il Santuario della Caravina e Villa Fogazzaro-Roi

May 22nd, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung | No Comments »

La zona delle 5 valli è piena e ricca di luoghi unici e straordinari, come per esempio il Santuario della Nostra Signora dei Miracoli della Caravina e la Villa Fogazzaro-Roi.

Santuario della Caravina

Il Santuario si trova sulla strada che collega Lugano e Porlezza, sulle rive del Ceresio. A due passi dal nostro Parco San Marco, raggiungibile a piedi o più comodamente in macchina.

Esso nasce di fatto da un miracolo nel 1562, quando il dipinto della Pietà che ritrae la Madonna con Gesù morto sulle sue ginocchia inizia a piangere. Da quel giorno si inizia a costruire il Santuario come lo conosciamo noi oggi. I lavori di costruzione, con anche annesso il campanile, voluto dall’allora arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, terminano nel 1611.

La chiesa fu arricchita all’interno di arredi, cornici, capitelli e affreschi di Isidoro Bianchi di Campione d’Italia.

Il Santuario fu consacrato da Mons. Carlo Settala, vescovo di Tortona nel 1659. Successivamente, dopo vari lavori e rimodernamenti all’interno della Chiesa, nel 1960 il Papa Paolo VI affidò il Santuario nelle mani dei Padri del Sacro Cuore di Betharram.

Anche Antonio Fogazzaro, noto scrittore della nostra zona che scrisse “Piccolo Mondo Antico”, ha cantato in modo romantico la bellezza poetica del posto dove sorge il Santuario, proprio al limitare della Valsolda.

Parlando di Antonio Fogazzaro non si può tralasciare la bellezza della sua villa estiva a Oria, Valsolda. Sulla riva del lago di Lugano con una visuale spettacolare, egli la descrisse come il suo “luogo dell’anima” e ci ambientò gran parte dei suoi maggiori successi.

In origine la villa apparteneva alla parrocchia di San Sebastiano, poi acquisita nel 1900 dalla famiglia Fogazzaro, imparentata con i marchesi vicentini Roi.

La villa è di stampo ottocentesco, sia per lo stile che per i suoi spazi raccolti. Al suo interno sono conservate le memorie dello scrittore, accuratamente distribuite per tutta la casa grazie al meticoloso lascito del Marchese Roi. Infatti l’ultimo proprietario, il marchese Giuseppe Roi, oltre a donarla nel 2009 al FAI- Fondo Ambiente Italiano, ha lasciato anche per iscritto come dovevano essere disposte i ricordi, le stoviglie e tutti i piccoli oggetti della casa. Ad esempio, la camera da letto e lo studio dello scrittore sono state fedelmente ricostruite tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento e mantenute meticolosamente dal suo ultimo proprietario.

villa fogazzaro

A pochi chilometri dal Parco troverete, quindi, dei posti unici e spettacolari. Non perdetevi la visita di questi luoghi straordinari!

Written by Lara Beatrice, Receptionist

Vini naturali, biologici e biodinamici

May 15th, 2017 | By Andrea Rera in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco | No Comments »

frutto della passione, dell’amore e della sapiente opera di piccoli produttori.

Il vino, come il cibo, deve essere buono e non nuocere alla terra! Deve rispettare il territorio, il lavoro del contadino e la tradizione del passato.
Questa è un po’ la nostra filosofia all’interno della Cantina del Parco San Marco. Abbiamo introdotto nuove etichette di vini naturali, biologici e biodinamici, provenienti da ogni regione d’Italia e da tutto il mondo.

Vogliamo far assaggiare ai nostri clienti il vero vino del territorio, la sapienza dei vignaioli che di generazione in generazione tramandano il sapere di fare un buon vino, un vino naturale, che utilizza solo la forza della natura e l’amore di chi lo coltiva e lo produce.

Siamo così andati a cercare le piccole cantine, a conoscere i loro personaggi: da chi coltiva le viti, a chi imbottiglia il vino fino a chi lo commercializza e lo fa conoscere al mondo. Abbiamo scoperto che dietro a questi vini ci sono volti di persone, con le loro storie da raccontare, con le loro esperienze e soprattutto con il loro amore e la passione che ci mettono per creare un buon prodotto.

Avec toi!

La maggior parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità di chi li produce. Noi vogliamo proporre vini che emozionino, grandi vini che arrivano dal frutto del lavoro artigianale e agricolo dell’uomo, che non contengono sostanze chimiche, né additivi nè anidride solforosa, che utilizzano soltanto lieviti naturali e rispettino il naturale ciclo della vita.

Vi proporremo vini ricchi di personalità!
Vi racconteremo di come Aldo Viola, dalla bellissima Sicilia, produca uno dei più buoni Syrah italiani ed un Grillo ed un Catarratto così franchi e sinceri da restare ammalliati dall’esplosione di profumi e sentori che si racchiudono in un calice.

Assaporeremo le fragranti bollicine della Franciacorta di Ca’ del Vent che coltiva le sue viti con la coltura biodinamica, la freschezza delle uve delle colline abruzzesi passando per il Pecorino, la Passerina e il Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Agricola di Marina Palusci.

wine1

Andremo ad esplorare il resto del mondo con lo Chardonnay, nei pressi di Macon, da Jill e Chatrine Vergè, con la loro radicale espressione di terroir delle loro vigne centenarie, scaleremo i monti macedoni con Jason Ligas per addentrarci nella macerazione naturale non controllata di vitigni al mondo sconosciuti ma dalle note fruttate e intense e ricche di storia. Arriveremo fino in Giordania dal maestro della fermentazione e dell’affinamento in anfora, Soliko Tsaishvili che dai suoi vitigni autoctoni come il Rkatsiteli e il Saperavi produce vini eccelsi, dal sapore inconfondibile, decisi, potenti, tannici e terrosi.

written by Arianna Anselmetti, Maître d’hôtel

Il sapore del Natale in Valtellina: la Bisciola

December 12th, 2016 | By Valentina Guerranti in Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Valtellina, regione adagiata a monte del Lago di Como e poco distante dal Parco San Marco, gode di un ricco patrimonio storico, naturale, sportivo ma soprattutto gastronomico grazie al suo forte contributo al settore vinicolo e alle sue molteplici specialità culinarie. Tra quest´ultime troviamo anche la Bisciola, tipico dolce del periodo natalizio. Sulle tavole valtellinesi, infatti, il classico Panettone viene spesso sostituito dalla Bisciola, che racchiude in sé tutti i profumi e i sapori genuini del territorio. Il dolce, che può essere definito un pane dolce lievitato, nasce dall´incontro tra diverse farine, burro di latteria, frutta secca come fichi e uvetta e frutta a guscio tra cui pinoli e noci.

bisciola da grazia.it

Tradizione narra che il dolce sia stato infornato per la prima volta nel XVIII secolo in occasione di una visita di Napoleone, il quale si fermò proprio nella bella vallata lombarda prima di terminare la Prima Campagna d´Italia. Il condottiero avrebbe chiesto ad un cuoco del posto di preparargli un dolce utilizzando ingredienti locali, e così nacque la Bisciola che con il tempo divenne una vera e propria specialità tradizionale.
La Bisciola oggi è prodotta e distribuita su larga scala ma mantiene la sua genuinità grazie ad un rigido Disciplinare di produzione che impone l´utilizzo di soli prodotti del territorio. Inoltre, il dolce compare tra l´Elenco dei Prodotti Agroalimentare Tradizionali (PAT) ed ha ottenuto, a partire dal 2013, il Marchio Collettivo Geografico (MCG) a garanzia di un ulteriore tutela sulla ricetta originale.

Per chi non avesse la possibilità di acquistarla nelle zone di produzione, o per chi volesse semplicemente proporre una versione “fatta in casa” del dolce durante il pranzo di Natale, riportiamo la ricetta proposta dalla Regione Lombardia qui di seguito.

pranzo natale

Ingredienti: 1 uovo intero + 4 tuorli, 60 grammi di burro, 12 grammi di miele, 75 grammi di zucchero semolato, 270 grammi di farina bianca, 50 grammi di farina di segale, 20 grammi di lievito di birra, un pizzico di sale, la scorza grattugiata di un limone, 100 grammi di uvetta, 100 grammi di fichi secchi, 60 grammi di nocciole, 100 grammi di noci, 20 grammi di pinoli, liquore tipo Gran Marnier, essenza di arancia, acqua, burro e farina per lo stampo.

Procedimento: Stemperate 18 grammi di lievito in 30 grammi di acqua, poi aggiungete un pizzico di sale, 80 grammi di farina ed impastate fino ad ottenere un composto soffice ed omogeneo che lascerete riposare per un’ora in un ciotola coperto con un canovaccio, in un ambiente tiepido (circa 25-28°). In alternativa potete far scaldare il forno fino a 50°, spegnerlo e sistemare l’impasto al suo interno. Nel frattempo mettete i fichi secchi e l’uvetta a bagno nel liquore per farli rinvenire. Prendete nuovamente l’impasto e trasferitelo nella ciotola dell’impastatrice e cominciate a lavorarlo con la frusta aggiungendo, man mano, il burro fuso, la farina rimasta, l’uovo e i tuorli. Quando il composto risulterà ben lucido aggiungete anche lo zucchero sciolto in un poco d’acqua calda, il miele, e qualche goccia di essenza di arancia. Continuate a lavorare l’impasto per altri 5 minuti, poi sbriciolatevi il lievito rimasto ed accertatevi che la consistenza del composto risulti molto elastica ed appiccicosa, in caso contrario, correggete con un poco di acqua tiepida. Amalgamate per bene l’impasto per qualche altro minuto, poi aggiungete anche i fichi e l’uvetta ben sgocciolati, le noci, le nocciole ed i pinoli, poi infornate a 160° per circa 40 minuti.

Ed ecco il vostro dolce natalizio pronto per essere gustato e condiviso con la famiglia, attenzione però a non eccedere: la Bisciola ha un elevato contenuto calorico!!

written by Sara Marconi, Reception

La Val Cavargna ed il presepe vivente

December 5th, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Val Cavargna, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, dista solo 50 chilometri da Como e si colloca tra il Lago di Como e il Lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza), da 600 m sopra il livello del mare. Il suo territorio, confinante con le valli Rezzo e Sanagra, si estende su un intervallo altitudinale di oltre 1500 m. La valle si imbocca presso una svolta, in località “Ponte di Pino” (Carlazzo), raggiungibile salendo da Menaggio o venendo dalla Svizzera (Lugano).

In questa ampia vallata sono dislocati quattro piccoli comuni composti complessivamente da meno di 2300 abitanti; lungo la strada che giunge a Vegna (frazione di Cavargna) incontriamo in ordine: Cusino (800 m), San Bartolomeo (850 m), San Nazzaro (995 m) e Cavargna (1070 m); tutti centri dispersi lungo l’asse vallivo del Cuccio. La zona, attorniata da splendide montagne che conferiscono al paesaggio un aspetto aspro e selvaggio, rievoca nella mente dei visitatori immagini del passato.

Val Cavargna

L’asperità dell’ambiente e le difficili, se non inesistenti vie di comunicazione, (soprattutto nella stagione invernale), nei tempi passati, hanno fatto della valle, un luogo chiuso in se stesso ma altrettanto ricco di tradizioni e di costumi così cari agli abitanti.

Qui, infatti, durante alcune feste popolari, il turista può ancora respirare un’aria tutta antica e unica difficilmente riscontrabile in altre località. La valle, comunque, e in particolare il Passo S. Lucio, fu un’importante via di comunicazione nel corso dei secoli già a partire dall’epoca romana, in quanto è possibile spostarsi lungo il crinale che giunge al passo S. Jorio e da qui scendere fino a Musso e a Dongo.

Quest’anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, dopo un anno di pausa tornano ad organizzare l’ormai famoso Presepe Vivente di Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto alla 16° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si è trasformato in una vera e propria tradizione delle nostre zone.

La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi’ in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.

Un piccolo evento davvero unico nel suo genere, a pochi minuti in auto dal nostro Resort!

written by Endy Broglio, Maintenance Manager

L`Italia e i vini

November 29th, 2016 | By Andrea Rera in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Parlare dell’Italia e dei suoi vini, significa, prima di tutto, intraprendere un lungo viaggio ricco di storia, cultura, uve (tantissime uve;in Italia si contano più di 300 specie di uve diverse), millenarie tradizioni e una vastità di tipologie di vino come non si trova in nessun altro paese del mondo. Dalle Alpi fino alla Sicilia, in mezzo alle dolci colline della Franciacorta, è impossibile non scorgere, praticamente ovunque, la presenza della vite. Vedere questa sconfinata distesa di viti, fa inevitabilmente tornare in mente il nome con cui gli antichi greci chiamavano l’Italia, “Enotria Tellus”, vale a dire “il paese delle viti sostenute da pali”, segno che la vite e il vino erano già ben presenti in Italia sin dai tempi della colonizzazione greca.

vino_bianco

La vite infatti è una pianta che si adatta ai climi molto differenti tra loro; si preferisce coltivare all’aumentare della latitudine e dell’altitudine le uve a bacca bianca, meno resistenti ai freddi autunnali e vendemmiabili a fine estate, mentre al diminuire della latitudine e dell’altitudine si coltivano principalmente uve a bacca rossa e vitigni destinati a produrre vini ad elevata gradazione alcolica; vitigni sottoposti alla cosiddetta “ vendemmia tardiva”.

Vini Bianchi, Rossi, Rosati, vino Novello, Passito, Ruspo o Barricato, vino Frizzante e vini Speciali. Sono tante le classificazioni per tipologie di vino presenti in Italia, tutte differenti per regioni, ogni una con i loro colori sapori e profumi particolari. Ogni vino con una sua caratteristica unica ed inconfondibile, caratteristiche che hanno reso l’Italia dei giorni nostri, stimata e rispettata nel campo enologico nonchè uno tra i principali produttori mondiali di vino.

Alcuni detti popolari dicono “ carne rossa, vino rosso”, ed in genere questo è l’abbinamento più frequente ma spesso rischioso poiché il vino va vino1scelto con estrema attenzione ; il cibo e il vino devono esaltarsi a vicenda e non coprirsi l’uno con l’altro. Per avere una idea più chiara vi darò una indicazione su come scegliere i giusti vini da abbinare alla carne rossa prendendo come esempio pratico una nostra deliziosa pietanza, presente nel nostro menù ed uno o più vini sfogliabili dalla nostra speciale carta.

Il nostro squisitissimo Filetto Rossini alla Michele Pili, delicato succoso e saporito filetto di Manzo può essere abbinato sapientemente a svariati vini della nostra ricca cantina tra i quali spiccano:

  • il “ Rubro” vino Ticinese della Cantina Valsangiacomo, 100% Merlot Riserva con affinamento 12 mesi in Barrique;
  • il “Valtellina Superiore Inferno D.o.c.g.” della Cantina Plozza, 100% Nebbiolo con affinamento 12 mesi in Barrique di rovere;
  • il “Terre Brune Superiore D.o.c.” della Cantina Santadi, 95% Carignano del sulcis 5% Bovale, con maturazione in Barrique di rovere Francese;
  • il “Chateau Domaine de L’Eglise” della Cantina Pomerol Bordeaux Francia, 100% Merlot.

Per altre nostre pietanze ed altre tipologie di vino troverete sicuramente un abbinamento ideale con la guida sapiente del nostro staff.

written by F&B Manager Ignazio Perria

Polenta e funghi: un grande classico della tradizione lombarda

November 13th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »


Oggi vi voglio presentare un grande classico del nostro territorio, dico nostro perché ormai a Porlezza mi sento di casa sebbene io sia sardo ed il mio meraviglioso lavoro mi abbia portato in ogni parte del mondo, compresa la Russia. Sto parlando della polenta e funghi.

Prima di tutto dobbiamo concentrarci sugli ingredienti. Per fare un figurone con questo piatto della tradizione è necessario scegliere attentamente polenta-con-funghi-pentolale materie prime: la farina per la polenta deve essere mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno, ovviamente della Valtellina. Vi consiglio di acquistarla direttamente dai piccoli produttori, dove viene ancora macinata secondo gli antichi canoni dei contadini.

Come accompagnamento invece prepareremo degli ottimi funghi porcini rigorosamente freschi della Val Cavargna, a pochi passi dal nostro Resort.

Ora veniamo alla preparazione della ricetta.

Per la polenta serviranno solo la farina mista, dell´acqua portata ed ebollizione e un pizzico di sale. Andrebbe cotta nel tipico paiolo di rame ed addirittura sul fuoco del camino ma tranquilli, potete cuocerla anche nella vostra cucina.

A seconda della densità che volete dare alla polenta, aggiungete la farina: a me personalmente piace piú morbida ma sono gusti personali. Il tempo di cottura stimato una volta che la farina viene calata è di circa 30 minuti. La polenta va rigirata con costanza, meglio se utilizzate la tipica “resena”, ossia un bastone di legno lungo e piatto e poi una volta pronta andrebbe adagiata sul “tap”, il tipico piatto fatto con rametti di salice o nocciolo.

polenta-e-funghi-porciniAnche la preparazione dei funghi è molto semplice e veloce: una volta puliti e tagliati a fettine vanno saltati in una padella con dell´olio d´oliva, preferibilmente del Lago di Como, bello caldo, aromatizzato con uno/due spicchi d´aglio (a seconda del vostro gusto- a me piace che si senta solo leggermente il profumo dell´aglio per non coprire la fragranza del porcino e quindi lo cuocio in camicia). Aggiungete poi del prezzemolo tagliato al coltello, un pizzico di sale e da buon sardo io ci aggiungo anche un tocco di piccante, leggero.

Ed il gioco è fatto! Se però volete lasciare i vostri ospiti senza fiato, vi consiglio di impiattare la vostra polenta e funghi porcini come un vero ristorante gourmet. Non vi serviranno molti strumenti se un cucchiaio, un bel piatto da portata e la tecnica della goccia.

Avete delle altre curiositá o volete imparare a cucinare come un vero executive chef? Prenotate allora una lezione di cucina con me, vi aspetto con tante altre ricette e consigli!

written by Michele Pili, Executive Chef