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Alpeggi nelle nostre valli

July 31st, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Raggiungo San Nazzaro Val Cavargna nell’omonima valle, abbandono la SP10 per proseguire su Via Tecchio e giungere a quota 1300 m dove trovo un piccolo parcheggio nel bosco (spazio per 5/6 macchine). Nella stagione invernale questo tratto di strada è spesso impercorribile perché ghiacciato o innevato.

É facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como. Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato. Anche la chiesa parrochiale di S.Lorenzo è stata costruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosidetto “bosco sacro”, a monte dell’abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera antivalanghe.

cavargna

Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle. Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai “magnani” (calderai), agli “spalloni” (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso. Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell’ex caserma della Guardia di Finanza (1180 m), si lascia la macchina. Qui ha inizio il tracciato per S.Lucio e l’Alpe di Tabano. Il colpo d’occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante. Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente. Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna. In poco più di un’ora si arriva alla “chiesetta del Cepp” dove c’è un’area attrezzata per la sosta. E’ questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il “Sentiero delle 4 Valli”, provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c’è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.

sanlucio

Ripreso il cammino, si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l’oratorio di San Lucio (1542 m). Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all’interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati. La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto nel sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto troppo caritatevole nei confronti dei poveri (l’iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio). San Lucio venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all’oratorio e il 16 agosto, giorno di S.Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere. Nei pressi il rifugio S.Lucio , ricavato dall’ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro.

 

Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell’Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata “il laghetto di San Lucio”, dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno di contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola. Fino al piano (1976 m), dove sorge l’omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima. Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.

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Visita alla città di Lugano

May 29th, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

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Il Lago di Lugano è sicuramente uno dei più bei laghi in terra. La città stessa di Lugano è bellissima, pulita, molto ben organizzata e piena di colline con incredibili proprietà. Il lago è al centro di tutto. È possibile trovare ottimi ristoranti di marchi internazionali, ed è anche possibile incontrare molte persone e godersi il giorno e la notte… è assolutamente da vedere. Ad esempio, vi suggerisco la visita del Parco Ciani, parco di dimensioni contenute, ma molto curato. Paesaggi straordinari e piante di una bellezza unica. Sul lungolago si ritrovano numerosi cigni e paperelle. Per di più vi è una sezione del lungolago dalla quale si ha accesso a una piccola spiaggia, dove è possibile dar da mangiare alle paperelle che si riuniscono in questo posto. Vi sono inoltre numerose panchine per rilassarsi ammirando il panorama e una sezione interamente dedicata ai bambini, con vari giochi e divertimenti. Le mura proteggono questo piccolo angolo di paradiso dalla movida della città circostante.

Continuando la vostra passeggiata verso il Museo LAC di Lugano, costeggiando il lungolago, non perdetevi la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Essa custodisce un capolavoro del primo Rinascimento, considerato il più noto affresco di quel periodo in Svizzera. Si tratta di una raffigurazione della Passione e della Crocifissione, opera dell’artista italiano Bernardino Luini (1480 circa – 1532) che fu discepolo di Leonardo. Il grande affresco si caratterizza per la vivacità della scena che presenta un tripudio di personaggi: oltre 150, con un alternarsi di cavalli e un movimento di figure. Santa Maria degli Angeli custodisce due altri capolavori del Luini: il dipinto dell’Ultima Cena sulla parete sinistra della navata (che in origine si trovava nell’antico refettorio del convento) e l’affresco della Madonna con Gesù Bambino e S. Giovannino nella prima cappella laterale.

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Degno di nota anche il S. Francesco dipinto nel 1728 da Giuseppe Antonio Petrini che si ammira nella seconda cappella.

È consigliabile combinare questa visita con quella del centro storico. Piazza della Riforma contende alla Piazza Grande di Locarno il ruolo di piazza più bella del Ticino. È considerato come l’elegante salotto della città, contornato da antichi edifici, tra cui il neoclassico Palazzo Civico, e di ritrovi che invitano a una sosta. Luogo d’incontro dei luganesi, ospita grandi eventi come Festival Jazz, ed è il punto di partenza ideale per una visita della città. Una rete di viuzze pedonali, dove si passeggia fra vetrine scintillanti e lussuose boutiques, la collega, infatti, ai principali punti d’interesse del centro.

Il Santuario della Caravina e Villa Fogazzaro-Roi

May 22nd, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung | No Comments »

La zona delle 5 valli è piena e ricca di luoghi unici e straordinari, come per esempio il Santuario della Nostra Signora dei Miracoli della Caravina e la Villa Fogazzaro-Roi.

Santuario della Caravina

Il Santuario si trova sulla strada che collega Lugano e Porlezza, sulle rive del Ceresio. A due passi dal nostro Parco San Marco, raggiungibile a piedi o più comodamente in macchina.

Esso nasce di fatto da un miracolo nel 1562, quando il dipinto della Pietà che ritrae la Madonna con Gesù morto sulle sue ginocchia inizia a piangere. Da quel giorno si inizia a costruire il Santuario come lo conosciamo noi oggi. I lavori di costruzione, con anche annesso il campanile, voluto dall’allora arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, terminano nel 1611.

La chiesa fu arricchita all’interno di arredi, cornici, capitelli e affreschi di Isidoro Bianchi di Campione d’Italia.

Il Santuario fu consacrato da Mons. Carlo Settala, vescovo di Tortona nel 1659. Successivamente, dopo vari lavori e rimodernamenti all’interno della Chiesa, nel 1960 il Papa Paolo VI affidò il Santuario nelle mani dei Padri del Sacro Cuore di Betharram.

Anche Antonio Fogazzaro, noto scrittore della nostra zona che scrisse “Piccolo Mondo Antico”, ha cantato in modo romantico la bellezza poetica del posto dove sorge il Santuario, proprio al limitare della Valsolda.

Parlando di Antonio Fogazzaro non si può tralasciare la bellezza della sua villa estiva a Oria, Valsolda. Sulla riva del lago di Lugano con una visuale spettacolare, egli la descrisse come il suo “luogo dell’anima” e ci ambientò gran parte dei suoi maggiori successi.

In origine la villa apparteneva alla parrocchia di San Sebastiano, poi acquisita nel 1900 dalla famiglia Fogazzaro, imparentata con i marchesi vicentini Roi.

La villa è di stampo ottocentesco, sia per lo stile che per i suoi spazi raccolti. Al suo interno sono conservate le memorie dello scrittore, accuratamente distribuite per tutta la casa grazie al meticoloso lascito del Marchese Roi. Infatti l’ultimo proprietario, il marchese Giuseppe Roi, oltre a donarla nel 2009 al FAI- Fondo Ambiente Italiano, ha lasciato anche per iscritto come dovevano essere disposte i ricordi, le stoviglie e tutti i piccoli oggetti della casa. Ad esempio, la camera da letto e lo studio dello scrittore sono state fedelmente ricostruite tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento e mantenute meticolosamente dal suo ultimo proprietario.

villa fogazzaro

A pochi chilometri dal Parco troverete, quindi, dei posti unici e spettacolari. Non perdetevi la visita di questi luoghi straordinari!

Written by Lara Beatrice, Receptionist

Artisti al Parco San Marco

March 20th, 2017 | By Melanie Pohl in Escursioni, Parco San Marco, Sapienza | No Comments »

Il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort ospita nel 2017 un´esposizione collettiva con cinque celebri maestri del panorama artistico italiano guidati dal grande critico d´arte Giammarco Puntelli curatore della mostra di fine Giubileo a Roma.

Luigi Arico',  Il Volo, LARGHEZZA CM 100 ALTEZZA 45 cm, PROFONDITA` 28 cm, acciaio reciclato,2017

 Cinque artisti, cinque percorsi e cinque generi differenti che si uniscono in una collettiva eclettica basata sui grandi metalli come il bronzo ed il ferro, sostanze solide amorfe come il vetro e rocce metamorfiche come il pregiato marmo.

Giuliano Ottaviani, Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana, pittore, scultore ed orafo, le cui opere sono state acquisite dai musei di tutto il GIULIANO OTTAVIANI, Scultura tecnica a mosaico con tasselli di marmo e vetro dorato cm 220- 1990mondo, dal Brasile alla Cina.

Amerigo Dorel apre nella materia delle sue sculture un movimento che si articola su spirali elevandosi a nodi espressivi di forte allusione anatomica e sensuale.

Jucci Ugolotti predilige invece le grandi dimensioni con esperienze di restauro, recupero e rifacimento di sculture monumentali in rame, bronzo e marmo.

Luigi Aricò ama il contatto fisico con le cose, che ‘smonta’ e ‘rimonta’. Infatti realizza le sue opere, quadri e sculture, con materiale di riciclo: ferro, tronchi d’albero, vecchi residui di motori e macchine.

Italo Duranti, premiato a Roma come artista dell´anno 2016, è il direttore mondiale per la scultura del Movimento del Nuovo Rinascimento. Ferro e legno sono le sue grandi passioni che trasforma in opere d´arte.

 

Una nuova grande stagione per il LAC

February 27th, 2017 | By Paola Mazzo in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Il 2017 sarà un´altra grande stagione ricca di eventi e successo per il LAC, il centro culturale di Lugano che ha aperto i suoi battenti nel settembre 2015.

LAC

Il polo culturale della cittá piú mediterranea della Svizzera organizza ogni giorno eventi, incontri e spettacoli che coinvolgono adulti, bambini, famiglie come anche i grandi intenditori. Dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, è uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord e il sud dell’Europa.

Ecco un assaggio degli eventi piú importanti in programma per la primavera e l´estate 2017.

Che si tratti di un concerto o di uno spettacolo teatrale, Il LAC di Lugano con il suo programma saprá conquistarvi: per gli amanti della musica italiana il 23.04.2017 la cantante Carmen Consoli si esibirá per una tappa del suo tour “Eco di Sirene”, ad esempio. Chi invece ama il balletto, non potrà per nulla perdersi lo spettacolo del Ballett Zürich sempre ad aprile. Per gli appassionati di musica invece vi segnaliamo il grandioso “Notre Dame de Paris” uno spettacolo che ha il pregio di commuovere le persone come se fosse la prima volta, probabilmente perché, nonostante tutto, il vero amore e la passione non passano mai di moda.

I Mummenschanz vi coinvolgeranno a maggio con il loro nuovo spettacolo “You and me” nel quale daranno vita agli elementi della nostra vita quotidiana.

Non mancheranno di certo le grandi mostre come Meret Oppenheim, Opere in dialogo da Max Ernst a Mona Hatoum in esposizione fino al 28 maggio o come “Of the Deep Present “(Del presente profondo), un’ampia esposizione monografica dedicata a Craigie Horsfield, artista britannico che dagli anni Ottanta conduce una straordinaria indagine sulla natura stessa dell’immagine fotografica.

MASI LAC

Durante il vostro soggiorno sul Lago di Lugano saranno quindi tanti gli eventi artistico culturali ai quali non potrete mancare: affrettatevi dunque e prenotate anche la vostra suite preferita al Parco San Marco!

A presto!

Arte e cultura sul Lago di Lugano

January 11th, 2017 | By Paola Mazzo in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Il Parco San Marco tra il Lago di Lugano ed il Lago di Como offre moltissime opportunità per vivere al meglio una vacanza indimenticabile.  Da un punto di vista culturale la cittá di Lugano a circa 15 minuti in auto dal Resort è ricca di tesori culturali, musei, luoghi con valore storico, gallerie d´arte e biblioteche. Ecco qui la nostra top 5 che non potete per nulla perdervi durante il vostro prossimo soggiorno sul lago di Lugano.

- Svizzera in miniatura a Melide: visitate la Svizzera in formato mini! Su una superficie di 14’000 mq, i visitatori possono ammirare oltre 120 modelli in scala 1:25 dei più famosi edifici e monumenti della Svizzera. Per gli appassionati di ferromodellismo, una rete di 3’560 m di ferrovie in miniatura si snoda attraverso il parco. È affascinante vedere i 18 treni correre sui binari, attraversare ponti e fermarsi alle stazioni. I battelli solcano i laghi, le funivie e le funicolari salgono e scendono dalle montagne e le automobili corrono sull’autostrada.

Swissminiatur

- Museo di Herman Hesse a Montagnola: conserva preziose testimonianze degli ultimi 43 anni di vita di Hermann Hesse, vissuto a Montagnola sino alla sua morte. Il museo è un luogo di incontri culturali per visitatori di ogni provenienza. Nella sala cinematografica vengono proiettati documentari in italiano, tedesco, inglese e francese; libri in diverse lingue esposti all’entrata e nel giardino del museo invitano alla lettura e alla riflessione.

cantine di gandria

 

- Museo delle dogane svizzero: è situato in un ex posto guardie di confine sulle rive del Ceresio, a soli pochi metri dal confine italo-svizzero. Da Lugano, è raggiungibile in battello o in barca. La visita al museo può essere combinata con una passeggiata nei dintorni pittoreschi oppure con una tappa nei grotti situati nelle vicinanze, ove è possibile assaporare la miglior cucina ticinese. Vicino al museo vi sono anche alcune aree picnic.

- Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Lugano: sulla passeggiata in riva al lago, custodisce un capolavoro del primo Rinascimento, considerato il più noto affresco di quel periodo in Svizzera. Si tratta di una raffigurazione della Passione e della Crocifissione, opera dell’artista italiano Bernardino Luini (1480 circa – 1532), che fu discepolo di Leonardo.

- LAC Lugano Arte e Cultura: è il centro culturale dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, che si candida a diventare uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord e il sud dell’Europa.

La cultura vi aspetta sul Lago di Lugano!

Alla scoperta della cucina giapponese

September 6th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Continuiamo la nostra scoperta della cucina giapponese analizzando ora i rischi per la salute.

Nonostante la cucina giapponese, sia una cucina antica, ricca di tradizioni e salutare, ci sono delle informazioni che qualsiasi amante di questa dovrebbe conoscere.

Il pesce crudo può essere contaminato infatti da diversi microrganismi, che provocano infezioni. gastrointestinali, causate non solo da Escherichia coli o Salmonella, ma anche dai più pericolosi Anisakis o Opisthorchis, diffuse fino a poco tempo fa solo in alcune aree geografiche.
L’Anisakiasi è provocata dall’ingestione di pesce poco cotto o crudo contaminato dalle larve di un parassita, l’Anisakis, che può infestare diversi pesci, come sardine, aringhe, acciughe, sgombri, totani e calamari, tonno, salmone, merluzzo, nasello.

Una volta ingerita, la larva (un vermicello filiforme, visibile anche a occhio nudo, lattiginoso e lungo 1-2 cm) spesso muore e non provoca sintomi, ma in altri casi può manifestarsi con forme cliniche sistemiche o gastrointestinali. Le prime determinano sintomi allergici di varia gravità, che spaziano dall’orticaria, all’angioedema, fino allo shock anafilattico e sono causate da una reazione allergica verso le proteine del parassita.

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Altrettanto gravi le forme gastrointestinali: sono dovute alla formazione di granulomi della parete gastrointestinale, causate da una reazione alle larve del parassita.

In proposito esiste una normativa europea (CE 853/2004) in tema di sicurezza alimentare, che obbliga produttori e negozianti a congelare tutto il pesce commercializzato (quindi anche il crudo) a -20 gradi per almeno 24 ore e che deve essere estesa anche ai prodotti che subiscono un’affumicatura, come aringhe, salmone e sgombri. Una circolare emanata dal Ministero della Salute stabilisce inoltre che i prodotti della pesca destinati al consumo crudo o praticamente crudo e che hanno subito il trattamento di bonifica preventiva attraverso il congelamento a -20° C per almeno 24 ore, debbano essere accompagnati da una certificazione del produttore. Se la normativa viene rispettata non si corrono rischi.

Questo trattamento assicura così come la cottura per almeno dieci minuti a 60° la completa disattivazione delle larve, mentre la marinatura con aceto, limone, la salagione, l’affumicatura non bastano a distruggere le larve di Anisakis, molto resistenti agli acidi (aceto, limone e acido cloridrico dello stomaco).

Alcune forme di sushi, specialmente quelle contenenti il pesce palla fugu e certi tipi di molluschi possono causare avvelenamento da tossine nel caso la preparazione non sia adeguata. In particolare il fugu possiede, all’interno dei proprio organi, una dose letale di tetrodotossina; per questo, in Giappone, deve essere preparato da chef provvisti di una licenza rilasciata dal governo dopo il superamento di un esame specifico.
Il consumo di pesce è la più importante causa di esposizione all’ingestione di mercurio negli animali e negli esseri umani. Alcuni grandi pesci, come il tonno azzurro e il pesce spada, possono contenere alti livelli del metallo per il fenomeno del bioaccumulo, in conseguenza del fatto che si tratta di pesci in cima alla catena alimentare marina; un grande consumo di questi prodotti ittici può comportare l’instaurarsi di avvelenamento da mercurio.

Vi consigliamo quindi, qualora voleste preparare anche a casa del sushi o sashimi seguendo le ricette del nostro precedente blog, di acquistare il pesce solo da rivenditori e pescherie di fiducia.

Scritto da Christian Krawczyk e Michele Pili

Il mistero del Lariosauro negli affreschi della chiesa di Sant’Eusebio a Peglio

January 19th, 2015 | By Paola Mazzo in Dintorni, Escursioni, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

La Chiesa di Sant’Eusebio, a Peglio, si trova in posizione panoramica sul Lago di Como. Dai suoi portici si ammira una vista strepitosa verso il sottostante paese di Gravedona, lo specchio del Lago e le montagne dei dintorni.

Eretta in parrocchia nel 1461, S.Eusebio venne ricostruita tra il 1607 e il 1612 in un’unica navata verso cui si aprono sette altari ornati con stucchi e dipinti. All’esterno si possono ammirare affreschi cinquecenteschi.

Portico                             Scorcio del Portico della Chiesa verso il lago di Como

Varcata la soglia ci si rende subito conto che non siamo nella chiesa di campagna che il modesto aspetto esterno ci aveva fatto sospettare: gli addobbi sono ricchi, ma soprattutto gli affreschi che ci appaiono sono numerosi, sia nelle otto cappelle laterali che nel presbiterio.

I più degni di nota sono di Giovan Mauro della Rovere, milanese, ma di padre fiammingo, detto perciò il Fiammenghino, molto attivo nel milanese, ma soprattutto nelle parrocchiali dell’alto Lario nel primo quarto del 1600. Gli affreschi di Peglio furono eseguiti tra il 1615 ed il 1625

interno chiesa                               Interno della Chiesa di Sant’Eusebio a Peglio

Nel presbiterio il Fiammenghino dipinse il “Giudizio Universale” e il celebre “Inferno”. La grande quantità di personaggi e di storie che vi sono raffigurate, la vivezza dei colori, la complessità delle scene ed il loro intersecarsi, la sicurezza del tratto, la fantasia creativa, sono i pregi migliori, e richiamano quadri di pittori ben più famosi (ad esempio Hieronymus Bosch).

Nell’affresco dell’inferno sono ritratti i sette peccati capitali. Predominanole scene drammatiche delle anime dannate, sottoposte a terribili torture da instancabili diavoli, raffigurati da esseri dalle sembianze mostruose.

Il grande mostro marino con le fauci spalancate raffigurato nel dipinto, secondo alcuni studiosi d’arte, potrebbe essere ispirato al mitologico “Lariosauro” (il rettile del lago di Como) e sembra essere unico al mondo.

Inferno                               “L’inferno” raffigurato nell’affresco del Fiammenghino.

ll Lariosauro (gen. Lariosaurus) è un rettile acquatico estinto appartenente ai notosauri, vissuto circa 237-235 milioni di anni fa. I suoi resti fossili sono stati ritrovati in Europa (Italia, Svizzera, Spagna, Francia) e in Asia (Israele e Cina).

ll primo esemplare noto di Lariosaurus venne alla luce nel 1830 a Perledo, una località presso il lago di Como, conosciuto anche con il nome di Lario. I reperti vennero studiati e descritti da Giuseppe Balsamo Crivelli sulla rivista Il Politecnico di Milano nel 1839. Balsamo Crivelli, in attesa che fosse confermato che si trattava di un animale mai descritto in precedenza, preferì non attribuirgli un nome. Solo nel 1847, appurato che si trattava di una nuova specie (e di un nuovo genere), Giulio Curoni gli attribuì il nome di Lariosaurus balsami.

 

larios-testaTesta del “Lariosaurus Balsami”

“Lariosauro” è anche il nome dato al mostro del lago inventato dal “Corriere comasco” nel novembre del 1946. Nel 1954 il quotidiano “L’Ordine” proponeva questo titolo: “Visto ad Argegno uno strano animale nelle acque del lago?” Il giornale dava una descrizione molto vaga, ma si è potuto saperne di più chiedendo (sia pure a distanza di parecchi anni) alla persona che lo aveva visto: muso arrotondato, parte posteriore come quella di un maiale, zampe da anatra, coda, lunghezza totale tra gli 80 e i 90 centimetri.

Questa leggenda sembra anche essere documentata in una mappa antica del lago di Como.

cartaantica                                   Antica mappa del Lago di Como.

mostro-details                                   Dettaglio della mappa antica con il “Lariosauro”

Che sia veramente esistito il mostro del lago di Como, non ci sono prove certe.

Sicuramente la Chiesa di Peglio rimane un posto unico da visitare per scoprire qualcosa in più su questa storia tra realtà e fantasia.

 

 

Orari e visite guidate

La chiesa è aperta, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 secondo il calendario che segue:

Luglio: martedì, giovedì e domenica

Agosto: martedì, mercoledì. giovedì e domenica

 

 

I vini del Canton Ticino

August 31st, 2014 | By Andrea Rera in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Il cantone Ticino è l’area italofona più vasta della svizzera. La sua connotazione turistica, ricreativa ed enogastronomica e precisa e deriva dal fatto che in poco più di cento chilometri, da nord a sud, sono presenti l’intera gamma dei climi e dei paesaggi europei:alpi, laghi, boschi e pianure, piccoli borghi, dove non poteva mancare la vite presente in tutti i distretti. Dal 1910 ai nostri giorni si è passati da una superficie vitata di oltre 4’800 ettari ai 1’040 ettari computati. Si è dunque verificato una forte diminuizione del territorio viticolo. Tuttavia, abbiamo avuto una razionalizzazione e un’intensificazione degli impianti. Se prima si aveva una viticoltura molto estensiva con colture consociate, (tra i filari di vite si piantavano mais, patate, tabacco e erba), oggi i vigneti sono più razionali e con una densità d’impianto quasi ottimale.

Il Ticino è il quarto Cantone vitato della svizzera e per quanto riguarda la sua importanza, viene subito dopo il Vallese, il Cantone Vaud ed il Cantone di Ginevra. La vite è coltivata prevalentemente in collina su terrazzi, sorretti da scarpate erbose o muri a secco. La superficie totale del vigneto e divisa in due grandi regioni:

Il sopraceneri al nord con i suoi 500 ettari ed il Sottoceneri al sud con i suoi 540 ettari. Poche le notizie storiche della viticoltura ticinese. Nel 1879, per esempio, venne nominata la Commissione incaricata dello studio della filossera, nel 1884 lo stato emanò le disposizioni per la lotta contro l’antracnosi, nel 1887 venne istituito il premio per i vivai destinati alla produzione delle barbatelle resistenti alla filossera e nel 1893 fu creato il Dipartimento dell’agricoltura. Per fronteggiare la filossera si piantarono anche varietà poco raccomandate,”le americane”, ritenute resistenti alle malattie, ma dimostratesi di qualità scadente. Per affrontare questa situazione e per avviare la viticoltura verso nuovi indirizzi lo stato creò il servizio antifiloserico e la cattedra ambulante di agricoltura.

Nel 1902 vengono adottate le seguenti disposizioni:

Sostituizioni delle viti americane con le nostrane;

Sperimentazione dei migliori vitigni nostrani;

Sperimentazione di varietà resistenti alla filossera;

Promovimento delle cantine sociali.

Verso il 1906 si ottengono i primi risultati relativi alla sperimentazione con la varietà Merlot unitamente ad altre di origine francese e italiane (pinot, cabernet, barbera, nebbiolo, ecc). L’anno successivo si importarono per la prima volta delle Marze di Merlot e si prepararono circa 12000 barbatelle. Negli anni successivi la produzione aumenta tanto da raggiungere nel 1910 le 42000 unità. Più tardi il valore della varietà Merlot diventa un fatto sicuro:le sue caratteristiche organolettiche ed il suo adattamento a tutte le regioni, convincono lo stato che con l’appoggio della Confederazione promulga una legge sulla ricostruzione viticola. Il risultato ottenuto nel periodo tra 1949 e  il 1957 è soddisfacente: più di2200 impianti. Nel 1970, sotto la spinta di alcuni avveduti produttori locali e con il contributo di appassionati svizzero tedeschi il Ticino ha saputo rilanciare con determinazione il settore vitivinicolo. vino1Decisivo il criterio della qualità con produzione per piante limitate grazie a forme di allevamento meno espanse, selezioni clonali e migliore attenzione ai lavori culturali al ceppo, nonché, metodologie e tecniche di vinificazione innovativa.

Negli anni Novanta, i vinificatori ticinesi anno saputo ottenere produzioni di assoluto livello, dando così un ulteriore slancio al settore. La diversificazione e l’elaborazione delle uve attraverso procedure di vinificazione in bianco e in rosato,l’elaborazione e la maturazione in barriques e i lunghi affinamenti in bottiglia, hanno portato il vino ticinese a competere con i prodotti esteri dichiaratamente più conosciuti e famosi.Il vigneto ticinese presenta due tipologie distinte di terreni, che corrispondono geograficamente al Sopraceneri (tutta la zona a nord del monte Ceneri) e al Sottoceneri (la zona a sud). Il Monte Ceneri separa infatti due realtà diverse per tipo di terreni,per tipologia di clima e microclima, per venti e correnti fredde.

Nel sopraceneri la roccia sulla quale si è formato il suolo e di origine cristallina con granito e gneiss, con terreni piuttosto acidi, mentre nel Sottoceneri si ha una roccia calcarea leggermente alcalino. Per questa ragione i terreni del Sopraceneri sono leggeri, sabbiosi e permeabili con alto contenuto di materia organica, mentre nel Sottoceneri,in particolare nel Mendrisiotto i suoi sono più ricchi in argilla quindi di struttura più pesante con buoni livelli di fertilità. Il contenuto di elementi nutritivi quali fosforo, potassio e magnesio varia da vigneto a vigneto, abbiamo contemporaneamente sia terreni poveri che terreni ricchi di questi elementi. Per quanto riguarda il Calcio a parte la zona a sud del Lago di Lugano, ci troviamo sovente di fronte a delle carenze.

vino2Il clima in Ticino è fortemente influenzato dal mediterraneo, ed è diverso dai principali vigneti svizzeri, i quali subiscono l’influsso delle alpi. È caratterizzato da un elevato numero di ore di sole, da precipitazioni abbondanti ma di corta durata. La regione è tra le più minacciate in svizzera per quanto riguarda la grandine.

A parte alcune zone di pianura, in Ticino la vite e sempre stata coltivati su terrazzi, la funzione dei quali e quella di proteggere il suolo dall’erosione causata dalle importanti precipitazioni(media annuale di circa 1800mm),tipiche della regione prealpina. I terrazzi eseguiti manualmente senza nessun collegamento tra di loro permettevano l’accesso ai mezzi meccanici. Nei vigneti in cui questa antica sistemazione fondiaria esiste ancora, e d’obbligo far eseguire manualmente i vari lavoro culturali con un conseguente notevole impiego di manodopera.

Sono attualmente i seguenti sistemi di allevamento: Guyot semplice:vino3

questa forma di allevamento e soprattutto adatta per impianti dove si vuole mantenere o migliorare la densità di piantagione Guyot doppio. Nelle valli leventina, Blenio, Vallemaggia, Biasca e ancora diffuso il  sistema a pergola che permette alla vite di occupare un maggior spazio. Con la pergola la vegetazione e sopraelevata e in questo modo la viticoltura può convivere con gli altri settori dell’agricoltura, in particolare con la produzione animale.

L’indiscusso protagonista della viticoltura ticinese e certamente il Merlot. Introdotto all’inizio del secolo scorso,oggi e coltivato sull 82% della superficie viticola e il suo vino viene quasi esclusivamente commercializzato in purezza. Un dato che costituisce forse un primato a livello mondiale. Importato dalla Francia questa varietà e abbastanza vigorosa con foglie verdi scure e frastagliato, mentre gli acini sono relativamente piccoli, sferici di color nero-violaceo. Il grappolo e piuttosto spargolo ed allungato. Con il passare degli anni,il Merlot si è ottimamente ambientato alle condizioni climatiche ticinesi, grazie anche alle selezioni clonali e sanitarie effettuate dalla stazione federale di ricerche agronomiche presso il centro di Cadenazzo a partire dal 1955. Particolarità della vinificazione locale è quella della vinificazione in bianco  e rosè del vitigno Merlot e dei sempre più numerosi spumanti a base di quest’ultimo talvolta assemblati con lo chardonnay. La struttura produttiva Ticinese è molto particolare. Si contano infatti oltre 150 produttori di vino con un’attività di vinificazione a tempo pieno o parziale e molti viticoltori hobbysti che vendono in prevalenza le uve alle grandi cantine.

Marchi di Qualità: Marca viti istituito il 1 Giugno 1948 con lo scopo di promuovere la qualità del prodotto vinicolo Ticinese. Contraddistingue i Merlot del Ticino sottoposti a controllo di qualità e degustazione tecnica.Ordine della DOC istituita a partire dalla vendemmia 1997.Ambito traguardo che valorizza gli operatori del settore vitivinicolo ottenuto dopo l’approvazione nel 1994 da parte dell’UE delle doc svizzere.

E prevista la Denominazione Ticino DOC per i vini ottenuti da un solo vitigno di prima qualità solo se esso sia presente nella misura minima del 90% e l’indicazione dello stesso sarà obbligatoria in etichetta.

La Denominazione Rosso o Bianco del Ticino DOC è riservata ai vini otenuti da uvaggi di prima qualità, il nome del vitigno predominante può essere riportato in etichetta unitamente agli altri a condizione che questi siano rappresentati in quantità superiore al 10%

Due le cantine sociali, la Cagi passata oramai in mano a privati e la cantina di Mendrisio, fra i produttori più grandi come quantità: Tamborini vini a Lamone , Guido Brivio, Valsangiacomo a Mendrisio, la Vinattieria Logornetto nel Sottoceneri e Gialdi con la cantina a Mendrisio ma vigneti solo nel Sopraceneri, la Chiodi di Asconala Delea di Losone e una buona quantità di piccoli produttori tutti uniti nell’AVVT (associazione dei viticoltori, vinificatori ticinesi) spesso venuti negli anni scorsi dalla svizzera interna come Stucky,Zundel,Huber,Kopp,Von der Krone, Visivi, Kaufmann uniti ai più ticinese come Cavallini, Trapletti, Latini, Cantina Pizzorin, Pelossi, Moncucchetto, Vini Rovio, Ortelli.

Due Chateau, quello di Moncorte e l’altro totalmente dedicato alla viticoltura Castello Luigi a Besanzio.

vino4Sempre più numerosi i premi attribuiti internazionalmente ai vini ticinesi,vere e proprie chicche da scoprire anche se spesso un po’ costosi nei confronti dei vini delle altre regioni europee. Un bel motivo per un weekend enogastronomico alla scoperta dei vini ticinesi e di tante specialità culinarie come il pane,i formaggi degli alpeggi e la cucina tipica assaporata in uno dei grotti ticinesi o nei migliori ristoranti gourmet o dei raffinati alberghi presenti nel Cantone.

 

Giancarlo Sgrò, Maître d’Hotel

La storia della Villa Balbaniello

July 30th, 2014 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

Il promontorio più emozionante del Lago di Como

balbianello1Per gustare l’atmosfera magica del Lago di Como, quale assaggio migliore di una gita alla Villa del Balbianello, raggiungibile  in barca o con una breve camminata a piedi?

Se volete andare a visitare una delle dimore piu’ romantiche del Lago di Como andate sulla punta della penisola di Lavedo, un promontorio che si spinge nel Lago di Como nel paese di Lenno. Qui troverete la magnifica Villa del Balbianello. Il complesso architettonico comprende la Villa, la Loggia, la Casa del Custode, la Ghiacciaia, la Casa Bosco, la Serra e l’esteso parco-giardino. La planimetria e’ articolata e sviluppata su sei piani. E’ ancora conservata la facciata con due campanili appartenenti all’antica chiesa del convento francescano di San Giovanni.

balbianello2Fu costruita nel XVIII secolo, per volontà del cardinale Angelo Maria Durini,possidente gia’ dell’enorme Villa del Balbiano,che volle fare di questo meraviglioso posto un luogo dove poter studiare, leggere e dissertare di arti.

La villa nel 1796, passo’ in eredita’ al nipote Luigi Porro Lambertenghi e in seguito venne comprata dalla famiglia Arconati Visconti. In questo periodo, il meraviglioso edificio ospito’ grandi intellettuali quali Giovanni Berchet, Giuseppe Giusti e Alessandro Manzoni.

balbianello3Purtroppo, con il passare degli anni, insieme al decadere della famiglia, decadde anche la villa.

Nel 1974 questa venne comprata dall’esploratore Guido Monzino che la arredo’ con le sue numerose collezioni d’arte cinese, precolombiana e africana, l’importante biblioteca, i cimeli e i ricordi delle proprie spedizioni, in particolare quella all’Everest nel 1973 e al Polo Nord, raggiunto nel 1971 con una slitta trainata da cani.

A suo piacimento, arricchì la Villa  con prestigiosi mobili francesi e inglesi del ‘700-‘800, la raccolta di stampe del Lago di Como e una delle più rare collezioni di dipinti su vetro.

Alla sua morte nel 1988, il Monzino lasciò la Villa al Fondo Ambientale Italiano (FAI).

Un aneddoto particolare : Si narra che nei cenacoli artistici e letterari della Villa del Balbianello venne servito per la prima volta in Lombardia il caffè.

balbianello4A partire dagli anni novanta, grazie alla sua grande bellezza, divenne una location cinematografica molto richiesta.

La Villa è circondata da uno splendido giardino, in cui si puo’ immaginare di passeggiare insieme alle importanti persone che l’hanno vissuta e frequentata; questo e’ caratterizzato dalla presenza di grandi platani potati a “candelabro” alternati a statue e glicini. Sparsi nel parco vi sono anche esemplari di lecci, canfore, magnolie e cipressi, oltre a cespugli di azalee e rododendri.

Puo’ essere raggiunta in barca o a piedi ,facendo una passeggiata di circa 1km della durata di circa 20 minuti, partendo dal lungo lago di Lenno, da dove si costeggia prima il lago e poi si prende il sentiero pedonale che porta alla villa. Si deve camminare nel bosco per circa una ventina di minuti e poi si arriva all’ingresso. Entrando, si possono visitare solo i giardini , oppure i giardini e gli interni. Si puo’ visitare il martedi e dal giovedi alla domenica dalle 10 alle 18 tramite visita guidata.

by Sara Biacchi, ufficio prenotazioni