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Le pappardelle al ragú di cinghiale

November 13th, 2017 | By Michele Pili in Parco San Marco | No Comments »

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine dell´autunno e le temperature sono calate drasticamente.

Per ovviare a questo freddo noi vi consigliamo una bella ricetta che scalderà gli animi e i cuori.

Originariamente questa ricetta arriva dalla regione Toscana, perché ricca di selvaggina; come del resto anche le nostre zone.

Il ragù di cinghiale, diversamente al tradizionale ragù alla bolognese, presenta un sapore più deciso e particolare.

L´unione tra la pasta e questa salsa risulterà un´esplosione di sapori per le papille gustative!

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Ingredienti:

  •    205 g di pappardelle all´uovo
  •    500 g di cinghiale macinato
  •    50 g di cipolle
  •    15 g di olio extravergine d´oliva
  •    2 foglie d´alloro
  •    375 g di passata di pomodoro
  •    40 g di sedano
  •    1 spicchio d´aglio
  •    Quanto basta e a vostra preferenza del sale fino
  •     50 g di vino rosso
  •     50 g di carote
  •     1 rametto di rosmarino
  •     Quanto basta e a vostra preferenza del pepe nero

Vediamo ora insieme la preparazione di questo piatto!

 Iniziamo preparando il condimento: spuntiamo e peliamo una carota con il pela verdura; togliamo i filamenti più esterni dal sedano e mondiamo sia l´aglio che la cipolla. Laviamo e tritiamo finemente il tutto, tenendo però da parte gli spicchi di aglio per interi.

Versiamo l´olio in una pentola con il fondo spesso e uniamo le carote, il sedano e la cipolla tritati.

Uniamo anche l’aglio a pezzi grandi (così possiamo toglierlo più facilmente a fine cottura) e lasciamo stufare il tutto per una decina di minuti a fiamma dolce. Aggiungiamo anche il trito di cinghiale,  il rosmarino sminuzzato e le foglie di alloro.

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Alziamo leggermente la fiamma e lasciamo rosolare per altri 10 minuti mescolando con una spatola, in modo da cuocere la carne in maniera uniforme. A questo punto sfumiamo con il vino rosso e, solo quando la parte alcolica sarà totalmente evaporata, uniamo la passata di pomodoro.

Saliamo a piacimento, prepariamo e lasciamo cuocere coperto per circa 3 ore e mezza a fuoco dolce.

Passate le 3 ore e mezza togliamo il coperchio e lasciamo asciugare il ragù per ancora 30 minuti. Mettiamo a cuocere la nostra pasta in abbondante acqua bollente, saliamo a piacere.

Nel frattempo trasferiamo il ragù in una pentola capiente, scoliamo la pasta e versiamola nella padella con il condimento, mescoliamo fino ad amalgamare il tutto e serviamo le nostre pappardelle al ragù di cinghiale ancora belle fumanti.

Questa è una delle nostre piccole proposte per rendere più gustoso il vostro autunno!

Scritto da Lara Beatrice

 

Brunate e la sua funicolare

November 6th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Brunate è un comune italiano di 1734 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Noto per essere collegato alla città di Como tramite una funicolare e per numerosi punti panoramici da cui si può vedere l’intero arco alpino occidentale, la Pianura Padana e gli Appennini è stato denominato “Balcone sulle Alpi”.

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La cittadina di Brunateè situata a circa 700 metri di altitudine ed è sempre stata meta di villeggiatura della nobiltà comasca e milanese che qui costruì numerose belle ville in stile Liberty. Brunate è anche il punto di partenza ideale per piacevoli passeggiate nel verde. Dal belvedere è possibile riconoscere la sagoma del centro storico, l’antico castrum romano; poi la vista spazia sulle Alpi e sulla pianura della Brianza.

Tra i punti panoramici più emozionanti c´è il Faro Voltiani, un vero e proprio faro situato in cima al Monte Tre Croci, nella frazione di San Maurizio. La torre è alta 29 metri e contiene una scala a chiocciola di 143 scalini che conduce a due terrazzi circolari: uno dei quali regala un´ampia veduta dell´arco occidentale delle Alpi, sino alla vetta imponente del Monte Rosa. Il faro si illumina di verde, bianco e rosso tutte le notti, dal tramonto all´alba.

 

Altri punti panoramici sono il Belvedere di Via Pirotta, quello del Piazzale Bonacossa e il Sagrato della Chiesa di Sant´Andrea. Quest´ultima, dedicata al Santo Patrono dell cittá, è una bella chiesa di origine trecentesca, che un tempo si trovava annessa a un monastero. All´interno si possono ammirare gli affreschi realizzati dalla Famiglia Recchi nel XVII Secolo., che nella volta rappresentano Sant´Andrea e San Maurizio.

Un´altra chiesa da visitare passeggiando per il centro è la Chiesetta della Madonna di Pompei.3835_chiesa-di-sant-andrea-brunate-(1)

La particolarità architettonica di Brunate sta soprattutto negli edifici civili, che con i loro portali in pietra e i cortili segreti raccontano storie di tempi lontani. Le corti più esclusive sono quelle del Castello e la Corte degli Ebrei, quest´ultima risalente al 1300.

Lontano dal centro si trovano moltissime ville in stile eclettico e Liberty, spesso circondate da splendidi parchi. Le piú notevoli sono Villa Duca, Villa Calderini, Villa Ancona-Capé, Villa Pirotta.

Grazie alla funicolare si puó raggiungere comodamente in soli 7 minuti, incantati da una meravigliosa vista sul Lago di Como. La funicolare viaggia su una rotaia, la quale raggiunge la massima pendenza consentita, cioè 55%.

La funicolare Como-Brunate, inaugurata nel 1894, unisce i due comuni lombardi.

Fino agli inizi del diciannovesimo secolo, il paese di Brunate era raggiungibile tramite una mulattiera tracciata nel 1817 che lo collegava a Como.

Su iniziativa della popolazione il 3 novembre 1891 fu costituita la Società Anonima per la Funicolare Como-Brunate. Il 3 settembre 1892 il consiglio di amministrazione approvò il progetto dell’impianto e il successivo 4 gennaio si poté dare inizio ai relativi lavori di costruzione.

L’11 novembre 1894, dopo meno di un anno di lavori, la funicolare Como-Brunate fu aperta al pubblico.

La costruzione della funicolare contribuì non poco allo sviluppo turistico della località collinare, grazie anche al panorama su Como e sull’omonimo lago che si può ammirare durante il viaggio.

La funicolare viaggia tutti i giorni ogni trenta minuti fino alle 22.30, il sabato fino a mezzanotte.

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Scritto da Sara Biacchi

Escursione in giornata: Bellano e il suo Orrido

August 28th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Con uno dei numerosi battelli che ogni giorno fanno da spola per accompagnare i turisti sulle sponde del Lago di Como, partendo da Menaggio, è possibile raggiungere in poco meno di mezz´oretta, Bellano, un piccolo paesino affacciato sulla sponda orientale del Lario che offre uno dei lungolago più suggestivi dal quale si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla riva opposta del lago.

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Il paese è diviso in due parti dal torrente Pioverna: la parte più antica, sede del porto vecchio e della Chiesa prepositurale e la più moderna dove si trova la stazione FS. Alle spalle del paese l’entroterra è caratterizzato da numerose frazioni e da molti nuclei antichi e popolati. Anche se attualmente il settore più sviluppato è il terziario, nel secolo scorso, Bellano, fu definito dallo scrittore bellanese Antonio Balbiani “la piccola Manchester del Lario” per i suoi grandi stabilimenti di industria serica.

Percorrendo la caratteristica via Manzoni, intorno al quale è situato il centro storico del paese, si possono ammirare numerosi portali, corti, androni d’antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Da qui, attraverso una delle tante viuzze che sbucano sul lago si giunge di fronte alla Chiesa di Santa Marta. Qui, vi si conserva un prezioso gruppo ligneo di nove statue a grandezza naturale raffigurante la Deposizione ed attribuito allo scultore Angelo del Maino, noto dal 1496 al 1536.

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Su di un lato della Chiesa di Santa Marta s’apre la piazza della Prepositurale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. Di stile tardo romantico ha una facciata a bande nere e un grande rosone in terracotta. Ricostruita tra il 1342 e il 1350, presenta i notevoli affreschi della volta centrale, i pulpiti, il presbitero e i due grandi confessionali di legno intagliato, il ricco battistero di marmo. Pregevole è il polittico della cappella di S.Giovanni e la delicata tempera rappresentante la Madonna detta delle Rose. Salendo per la scalinata alla destra della Prepositurale si arriva alla Chiesa di S.Rocco del XV sec. che venne costruita dall’omonima confraternita veneziana per preservare i passanti dalle pestilenze. Attualmente è dedicata ai caduti bellanesi di tutte le guerre ed ospita due tele del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Nella parte più antica di Bellano si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Nicolao, utilizzata attualmente per iniziative culturali. Notevoli sono gli affreschi che la decorano e che testimoniano la sua passata importanza.

Nella frazione di Lezzeno sorge il Santuario della Madonna, di stile barocco, fu costruito tra il 1690 e il 1704, su progetto dell’architetto Quadrio a soli due anni di distanza dal miracolo che avvenne il 6 agosto 1688. Quel giorno Bartolomeo Mezzera, passando da una cappelletta che aveva fatto costruire, vide che la Madonna raffigurata in un medaglione in gesso piangeva lacrime di sangue.

Una visita obbligatoria è quella all’Orrido. La gola acquisisce il suo nome grazie al poeta bellanese Sigismondo Boldoni che rimase affascinato da questo “Orrore di un’orrenda orrendezza”.

Si tratta di una gola naturale creata dell’erosione delle acque del torrente fiume Pioverna 15 milioni di anni fa, le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose dell’Orrido una delle località più note del Lario.

La peculiarità dell’Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all’interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

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Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell’Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura.

La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

A guardia dell’Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo o Cà del Diavol, una curiosa torretta di cui non si conosce ne l’origine ne la funzione, la cui torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano della torre rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo.

La  manifestazione bellanese piú conosciuta e che richiama numerosi spettatori è la “Pesa Vegia” che si celebra la notte dell’Epifania. Rievoca, secondo la leggenda, un fatto avvenuto durante la dominazione spagnola, quando una delegazione di bellanesi si recò in barca a Como a perorare il mantenimento dei pesi vecchi che erano stati sostituiti da quelli nuovi, di più difficile e complicata applicazione e che creavano imbarazzo tra la popolazione locale, formata prevalentemente da commercianti e artigiani. L’ambasciata ebbe successo ed i bellanesi ritornarono la notte del 5 gennaio 1606, felici di essere riusciti a conservare la “Pesa Vegia”. Questa la leggenda che, data la coincidenza con l’Epifania, è sempre stata festeggiata unitamente alla sfilata dei Re Magi.

Per gli sportivi inoltre, vicino al lago, si trovano aree verdi e strutture sportive quali: campo polifunzionale, piscine all’interno del Lido di Bellano, Circolo Vela Bellano e una pista ciclabile. Recentemente è sorto anche il “Palasole”, moderna costruzione a forma di vela, adibita alle numerose feste organizzate in paese.

Abbazia Cistercense di Piona

June 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il complesso architettonico costituente il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, tipico edificio dell’arte comacina in pietra squadrata a vista, raggiungibile anche dal lago con il battello che costituisce un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda, si trova sulla sponda lecchese del lago di Como nel territorio del comune di Colico.

L’abbazia sorge sull’estremità della penisola detta Olgiasca di fronte a Gravedona sulla punta estrema del ramo di Lecco. Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

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Fu consacrata nel 1138 e intitolata alla Vergine.

La Chiesa appare leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero su cui appoggia.

La prima chiesa dedicata a Santa Giustina sorse in etá medievale. Molti secoli piú tardi venne fondato il priorato con il complesso abbaziale. Il posto si trovava lungo una rotta militare strategica, in quanto da qui si collegano, attraverso la Valtellina, il milanese e l’Italia centro-settentrionale all’Europa.

Nell’attuale Piona esistono, dunque, due edifici: l’odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona, e in posizione retrostante resti di un primitivo edificio ossia un rudere di una porzione di abside che può ragionevolmente essere attribuita all’oratorium voluto da Agrippino. Sono resti che, per le loro dimensioni, fanno pensare a un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, che così ha fatto posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.

L’architettura del complesso abbaziale rientra nel cosiddetto romanico lombardo con influenze transalpine. L’edificio attuale è il risultato di un ampliamento, per allungamento, di una precedente chiesa la cui consacrazione risale al 1138.

Nella parte sud della chiesa si trova un bel chiostro costruito in seguito intorno al 1242, in sostituzione forse di uno precedente di cui non si hanno notizie. È il punto di riferimento di tutto il complesso monastico, luogo di silenzio. La struttura è a forma quadrangolare per evocare la forza simbolica del numero quattro.

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Al centro del chiostro la fonte e l’albero raffigurano la fonte delle delizie e l’albero della vita del paradiso terrestre.

Passeggiare tra i giardini di ulivi e andare alla scoperta della chiesa principale, dello splendido chiostro, dell’abside, dei ruderi della chiesa di Santa Giustina, della bella sala capitolare e degli scorci sul lago è sicuramente un’esperienza mistica ed entusiasmante.

In uno degli edifici del complesso, i monaci che ancora abitano questo luogo, vendono alcuni prodotti tra cui erbe medicinali, oggetti sacri, creme cosmetiche, miele e i famosi liquori sapientemente distillati secondo le più antiche tradizioni, tutti prodotti naturali creati dai monaci stessi.

written by Sara Biacchi

Vini naturali, biologici e biodinamici

May 15th, 2017 | By Francesco Sagliocco in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco | No Comments »

frutto della passione, dell’amore e della sapiente opera di piccoli produttori.

Il vino, come il cibo, deve essere buono e non nuocere alla terra! Deve rispettare il territorio, il lavoro del contadino e la tradizione del passato.
Questa è un po’ la nostra filosofia all’interno della Cantina del Parco San Marco. Abbiamo introdotto nuove etichette di vini naturali, biologici e biodinamici, provenienti da ogni regione d’Italia e da tutto il mondo.

Vogliamo far assaggiare ai nostri clienti il vero vino del territorio, la sapienza dei vignaioli che di generazione in generazione tramandano il sapere di fare un buon vino, un vino naturale, che utilizza solo la forza della natura e l’amore di chi lo coltiva e lo produce.

Siamo così andati a cercare le piccole cantine, a conoscere i loro personaggi: da chi coltiva le viti, a chi imbottiglia il vino fino a chi lo commercializza e lo fa conoscere al mondo. Abbiamo scoperto che dietro a questi vini ci sono volti di persone, con le loro storie da raccontare, con le loro esperienze e soprattutto con il loro amore e la passione che ci mettono per creare un buon prodotto.

Avec toi!

La maggior parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità di chi li produce. Noi vogliamo proporre vini che emozionino, grandi vini che arrivano dal frutto del lavoro artigianale e agricolo dell’uomo, che non contengono sostanze chimiche, né additivi nè anidride solforosa, che utilizzano soltanto lieviti naturali e rispettino il naturale ciclo della vita.

Vi proporremo vini ricchi di personalità!
Vi racconteremo di come Aldo Viola, dalla bellissima Sicilia, produca uno dei più buoni Syrah italiani ed un Grillo ed un Catarratto così franchi e sinceri da restare ammalliati dall’esplosione di profumi e sentori che si racchiudono in un calice.

Assaporeremo le fragranti bollicine della Franciacorta di Ca’ del Vent che coltiva le sue viti con la coltura biodinamica, la freschezza delle uve delle colline abruzzesi passando per il Pecorino, la Passerina e il Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Agricola di Marina Palusci.

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Andremo ad esplorare il resto del mondo con lo Chardonnay, nei pressi di Macon, da Jill e Chatrine Vergè, con la loro radicale espressione di terroir delle loro vigne centenarie, scaleremo i monti macedoni con Jason Ligas per addentrarci nella macerazione naturale non controllata di vitigni al mondo sconosciuti ma dalle note fruttate e intense e ricche di storia. Arriveremo fino in Giordania dal maestro della fermentazione e dell’affinamento in anfora, Soliko Tsaishvili che dai suoi vitigni autoctoni come il Rkatsiteli e il Saperavi produce vini eccelsi, dal sapore inconfondibile, decisi, potenti, tannici e terrosi.

written by Arianna Anselmetti, Maître d’hôtel

Indiani nel Club Bim Bam Bino

February 14th, 2017 | By Melanie Pohl in Parco San Marco | No Comments »

Cari bambini, quest´anno al Club Bim Bam Bino abbiamo deciso di rendere la vostra vacanza davvero avventurosa con il tema degli indiani! Gli indiani sono gli abitanti originari dell´America del nord: quando l´esploratore Cristoforo Colombo scoprí l´America piú di 500 anni fa, pensò di aver raggiunto le Indie e per questo motivo chiamó gli indigeni di queste terre “indiani”.

Gli indiani d´America erano principalmente cacciatori, pescatori o si dedicavano al raccolto. Molti conducevano una vita nomade spostandosi sul territorio americano a seconda delle stagioni altri vivevano invece nei dwelling nei pressi dei canyon. Nel corso del tempo edificarono dei veri e proprio insediamenti dove potevano dedicarsi all´agricoltura.

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Gli indiani vivevano in armonia con la natura, veneravano Madre Terra e le erano grati per gli animali, la terra, le piante, le montagne e i corsi d´acqua. Per accendere il fuoco non tagliavano mai gli alberi ma raccoglievano il legname secco da terra. Cacciavano gli animali solo in misura necessaria alla sopravvivenza, senza eccessi e pregavano gli animali per avere il loro perdono. La caccia al bisonte ad esempio era per loro sacra: da un bisonte ucciso si poteva infatti ricavare cibo, indumenti, attrezzi con le sue ossa ed anche dei ripari ottenuti dalla pelle (come copertura per le tende).

La loro vita era ricca di rituali e cerimonie. Una delle piú conosciute è quella del fumare tutti insieme dal Calumet della Pace e veniva svolta kidsprincipalmente quando dovevano essere prese importanti decisioni e per onorare la forza armoniosa della vita.

Con l´arrivo dei coloni europei la vita degli indiani cambió radicalmente: un esempio fu l´introduzione del cavallo. Poco alla volta sempre piú conquistatori inglesi, olandesi e spagnoli deciso di esplorare le terre degli indiani. Il 14 maggio 1607 tre navi inglesi approdarono sulle coste dell´odierna Virginia con l´obiettivo di colonizzare il “Nuovo Mondo” a discapito degli indigeni.

Una figura chiave nel periodo della colonizzazione americana è quella di John Smith il quale venne catturato dagli indiani ma salvato dalla famosa principessa Pocahontas, la figlia di un capo indiano. E siamo certi che ne conosci giá la storia… Nel corso dei secoli scoppiarono molte guerre tra indiani e colonizzatori fino al punto che gli indiani furono costretti a rifugiarsi nelle riserve protette per poter sopravvivere.

Che ne dite di scoprire di piú su questo magico popolo? Vi aspettiamo allora al Club Bim Bam Bino!

Lo Shopping a due passi dal Parco San Marco

January 5th, 2017 | By Paola Mazzo in Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Il Lago di Lugano e la città di Como rappresentano un must per gli amanti dello shopping e del Dolce Far Niente. Boutique di moda con le ultime creazioni degli stilisti mondiali più famosi così come bancarelle con prodotti locali, stuzzicheranno il vostro desiderio di compere.

Nel cuore di Lugano potete trovare la famosa via Nassa dove al piano terra di eleganti edifici si trovano le migliori boutique del lusso e delle prestigiose case di orologeria e gioielleria svizzere.

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A Mendrisio, a circa 40 minuti in auto dal Parco San Marco si trova l´outlet FoxTown Factory Store: qui i vostri occhi si riempiranno di meraviglia e le vostre mani di shopper.. L´unica cosa che si svuoterà saranno le carte di credito! ;-) Potete trovare davvero di tutto, dalla moda bimbi, ai negozi di abbigliamento sportivo, scarpe, borse fino alle grandi case francesi ed italiane. Con i suoi 160 negozi, un casinò e diversi punti ristoro, il FoxTown è davvero un luogo imperdibile.

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Sul Lago di Como nella bella città di Como potete trovare molti atelier e boutique nel centro cittadino, all´interno delle antiche mura medioevali che circondano la città. Dopo lo shopping frenato, concedetevi una passeggiata sulla Promenade che costeggia il Lago oppure sorseggiate un buon aperitivo in uno dei caffè sulla piazza del Duomo o intorno a Piazza Cavour: molto chic!

Se invece amate girare tra le bancarelle, vi consigliamo i mercati migliori.

Il mercato di Porlezza ad esempio è raggiungibile anche a piedi dal nostro Resort e si svolge ogni sabato. A Como il mercato si svolge ben tre volte alla settimana, il martedì, il giovedì ed il sabato. Si articola lungo l´esterno delle Mura, da Viale Varese fino a Porta Torre. Abbigliamento, prodotti tipici, frutta e verdura vi aspettano.

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Ogni mercoledì invece a Luino viene allestito il famoso mercato dell´omonima cittadina. Questo infatti è conosciuto come uno dei maggiori mercati di strada di tutto il nord Italia. Una visita a queste vivaci bancarelle è assolutamente un must do durante il vostro soggiorno al Parco San Marco, dista infatti solo un´oretta con l´auto.

Che dire, vi aspettano entusiasmanti giornate all´insegna dello shopping! Vi aspettiamo al Parco San Marco!

Colico

December 19th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Colico, ultimo paese della sponda orientale del Lago di Como, è una meta di appassionati di sport nautici e kitesurf. Questo paese è un importante snodo turistico, sia per chi intende rilassarsi lungo le sue rive o passeggiare per le sue montagne, sia per chi vi transita in direzione della Val Chiavenna o di rinomate località alpine, come Madesimo, Bormio, Livigno e St Moritz. Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l’area di Colico fu munita fin dall’età medievale di numerose fortificazioni tra cui sono il Forte di Fuentes del XVII Secolo e il Forte Montecchio Nord risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Il Forte di Fuentes è un forte spagnolo del XVII Secolo voluto dall’allora Governatore dello Stato di Milano, Pedro Enriquez de Acevedo Conte di Fuentes per impedire l´espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie (i moderni Grigioni svizzeri) che intendeva allargare il proprio dominio dalla Valtellina e dalla Valchiavenna fino all’Alto Lago di Como.

Realizzato a partire dal 1603 al 1609, fu oggetto di revisioni e aggiornamenti fino al 1627. Costruito sopra il Montecchio Est, che domina la riserva naturale del Pian di Spagna, è uno dei pochi esempi ancora esistenti della dominazione spagnola del secolo descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi.

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Fu motivo di contesa in tutti i suoi quasi 150 anni di vita operativa fino al 1736 quando venne coinvolto nei combattimenti per la guerra di successione polacca. Allora possedimento degli Austriaci, fu conquistato dai gallo sardi (i francesi alleati ai piemontesi), ultima fortezza del sistema difensivo austriaco ad arrendersi dopo una resistenza di tre giorni. Venne poi riconquistato dagli austriaci e perse definitivamente valore militare nel 1782, quando l’imperatore Francesco Giuseppe lo dichiarò decaduto.

Il Forte di Fuentes fu distrutto nel 1796 per espresso ordine di Napoleone. Nel 1916 vennero create sulla sommità del monte, dove c’era l’antica “tenaglia” del Forte, otto postazioni da cannone blindate con annessa polveriera sotterranea e riservette. Oggi del Forte di Fuentes si conservano solo le rovine, situate tra la vegetazione del Colle del Montecchio. Il complesso, tuttavia, presenta ancora qualche spunto di interesse, come i resti della cosiddetta “Tenaglia” e della cappella.

Il Forte Montecchio Nord è l’unico forte della Prima Guerra Mondiale ancora intatto, la fortezza della Prima Guerra Mondiale meglio conservata in Europa.

Progetto realizzato su due piani in cemento e pietra tra il 1911 e il 1914, è strutturato in un corpo centrale e una ala, con gli alloggi dei militari, collegati da una galleria nella roccia. L’interesse maggiore per la costruzione è dato dai quattro cannoni originali, i più grandi d’Italia, i cui meccanismi di funzionamento sono ancora intatti. All’interno si trova, anche, un piccolo museo della guerra.

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Dalla sua posizione dominante offre un panorama unico e suggestivo del lago di Como e delle montagne della Valtellina e della Valchiavenna.
Forte Montecchio Nord, realizzato in pochi mesi, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, è una delle grandi opere fortificate su cui si impernia il complesso sistema difensivo della Frontiera Nord verso la Svizzera. Questo fu concepito e realizzato dal Regno d’Italia a protezione di un eventuale possibile attacco in forze attraverso la Confederazione Elvetica proveniente dalla Germania o dall’Austria-ungheria.

Il sistema concentra le proprie strutture in corrispondenza delle maggiori vie d’accesso verso la Pianura Padana: il Gran San Bernardo, il Sempione, il San Gottardo, lo Spluga, il Maloja, il Bernina, lo Stelvio e la linea Tonale-Aprica, direttrici già tutte dotate, all’inizio del ‘900, di importanti strade e ferrovie.

Forte Montecchio Nord è collocato strategicamente nel punto di convergenza di ben cinque di queste direttrici, il cui controllo era teso ad impedirne lo sbocco verso Milano.

Durante la prima guerra mondiale, nonostante l’importante posizione strategica, il forte non fu mai coinvolto in azioni di guerra. Il 27 aprile 1945 furono sparati cinque colpi che fecero arrestare l´avanzata tedesca, anche se nessun colpo andò a segno. Dopo quei cinque colpi, i cannoni del Montecchio restarono in silenzio fino al 1947 quando, sparando 20 colpi verso la conca del monte Legnone, aprì il fuoco per l´ultima volta, in occasione delle solenni esequie di Leopoldo Scalcini, comandante partigiano che venne catturato e fucilato dai fascisti. Il Forte Montecchio Nord o, per esteso, Forte “Aldo Lusardi” al Montecchio Nord di Colico è ora un’opera fortificata non più in uso a scopi militari ma è stata musealizzata a partire dal 2009.

written by Silvia Crosta, Prenotazione

Il sapore del Natale in Valtellina: la Bisciola

December 12th, 2016 | By Valentina Guerranti in Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Valtellina, regione adagiata a monte del Lago di Como e poco distante dal Parco San Marco, gode di un ricco patrimonio storico, naturale, sportivo ma soprattutto gastronomico grazie al suo forte contributo al settore vinicolo e alle sue molteplici specialità culinarie. Tra quest´ultime troviamo anche la Bisciola, tipico dolce del periodo natalizio. Sulle tavole valtellinesi, infatti, il classico Panettone viene spesso sostituito dalla Bisciola, che racchiude in sé tutti i profumi e i sapori genuini del territorio. Il dolce, che può essere definito un pane dolce lievitato, nasce dall´incontro tra diverse farine, burro di latteria, frutta secca come fichi e uvetta e frutta a guscio tra cui pinoli e noci.

bisciola da grazia.it

Tradizione narra che il dolce sia stato infornato per la prima volta nel XVIII secolo in occasione di una visita di Napoleone, il quale si fermò proprio nella bella vallata lombarda prima di terminare la Prima Campagna d´Italia. Il condottiero avrebbe chiesto ad un cuoco del posto di preparargli un dolce utilizzando ingredienti locali, e così nacque la Bisciola che con il tempo divenne una vera e propria specialità tradizionale.
La Bisciola oggi è prodotta e distribuita su larga scala ma mantiene la sua genuinità grazie ad un rigido Disciplinare di produzione che impone l´utilizzo di soli prodotti del territorio. Inoltre, il dolce compare tra l´Elenco dei Prodotti Agroalimentare Tradizionali (PAT) ed ha ottenuto, a partire dal 2013, il Marchio Collettivo Geografico (MCG) a garanzia di un ulteriore tutela sulla ricetta originale.

Per chi non avesse la possibilità di acquistarla nelle zone di produzione, o per chi volesse semplicemente proporre una versione “fatta in casa” del dolce durante il pranzo di Natale, riportiamo la ricetta proposta dalla Regione Lombardia qui di seguito.

pranzo natale

Ingredienti: 1 uovo intero + 4 tuorli, 60 grammi di burro, 12 grammi di miele, 75 grammi di zucchero semolato, 270 grammi di farina bianca, 50 grammi di farina di segale, 20 grammi di lievito di birra, un pizzico di sale, la scorza grattugiata di un limone, 100 grammi di uvetta, 100 grammi di fichi secchi, 60 grammi di nocciole, 100 grammi di noci, 20 grammi di pinoli, liquore tipo Gran Marnier, essenza di arancia, acqua, burro e farina per lo stampo.

Procedimento: Stemperate 18 grammi di lievito in 30 grammi di acqua, poi aggiungete un pizzico di sale, 80 grammi di farina ed impastate fino ad ottenere un composto soffice ed omogeneo che lascerete riposare per un’ora in un ciotola coperto con un canovaccio, in un ambiente tiepido (circa 25-28°). In alternativa potete far scaldare il forno fino a 50°, spegnerlo e sistemare l’impasto al suo interno. Nel frattempo mettete i fichi secchi e l’uvetta a bagno nel liquore per farli rinvenire. Prendete nuovamente l’impasto e trasferitelo nella ciotola dell’impastatrice e cominciate a lavorarlo con la frusta aggiungendo, man mano, il burro fuso, la farina rimasta, l’uovo e i tuorli. Quando il composto risulterà ben lucido aggiungete anche lo zucchero sciolto in un poco d’acqua calda, il miele, e qualche goccia di essenza di arancia. Continuate a lavorare l’impasto per altri 5 minuti, poi sbriciolatevi il lievito rimasto ed accertatevi che la consistenza del composto risulti molto elastica ed appiccicosa, in caso contrario, correggete con un poco di acqua tiepida. Amalgamate per bene l’impasto per qualche altro minuto, poi aggiungete anche i fichi e l’uvetta ben sgocciolati, le noci, le nocciole ed i pinoli, poi infornate a 160° per circa 40 minuti.

Ed ecco il vostro dolce natalizio pronto per essere gustato e condiviso con la famiglia, attenzione però a non eccedere: la Bisciola ha un elevato contenuto calorico!!

written by Sara Marconi, Reception

La Val Cavargna ed il presepe vivente

December 5th, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Val Cavargna, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, dista solo 50 chilometri da Como e si colloca tra il Lago di Como e il Lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza), da 600 m sopra il livello del mare. Il suo territorio, confinante con le valli Rezzo e Sanagra, si estende su un intervallo altitudinale di oltre 1500 m. La valle si imbocca presso una svolta, in località “Ponte di Pino” (Carlazzo), raggiungibile salendo da Menaggio o venendo dalla Svizzera (Lugano).

In questa ampia vallata sono dislocati quattro piccoli comuni composti complessivamente da meno di 2300 abitanti; lungo la strada che giunge a Vegna (frazione di Cavargna) incontriamo in ordine: Cusino (800 m), San Bartolomeo (850 m), San Nazzaro (995 m) e Cavargna (1070 m); tutti centri dispersi lungo l’asse vallivo del Cuccio. La zona, attorniata da splendide montagne che conferiscono al paesaggio un aspetto aspro e selvaggio, rievoca nella mente dei visitatori immagini del passato.

Val Cavargna

L’asperità dell’ambiente e le difficili, se non inesistenti vie di comunicazione, (soprattutto nella stagione invernale), nei tempi passati, hanno fatto della valle, un luogo chiuso in se stesso ma altrettanto ricco di tradizioni e di costumi così cari agli abitanti.

Qui, infatti, durante alcune feste popolari, il turista può ancora respirare un’aria tutta antica e unica difficilmente riscontrabile in altre località. La valle, comunque, e in particolare il Passo S. Lucio, fu un’importante via di comunicazione nel corso dei secoli già a partire dall’epoca romana, in quanto è possibile spostarsi lungo il crinale che giunge al passo S. Jorio e da qui scendere fino a Musso e a Dongo.

Quest’anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, dopo un anno di pausa tornano ad organizzare l’ormai famoso Presepe Vivente di Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto alla 16° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si è trasformato in una vera e propria tradizione delle nostre zone.

La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi’ in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.

Un piccolo evento davvero unico nel suo genere, a pochi minuti in auto dal nostro Resort!

written by Endy Broglio, Maintenance Manager