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La Polenta

October 30th, 2017 | By Deborah Giorno in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

Tra gli alimenti tipici di questa stagione troviamo anche questa gustosa e antica pietanza: la polenta infatti è un piatto arcaico, uno dei primi impasti cotti dell’umanità.

polenta

Veniva già preparata circa 3000 anni fa tra le popolazioni sumere e in Mesopotamia dove veniva cucinata con miglio e segale. Successivamente anche i greci ne fecero uso preparandola con la farina d’orzo. Dobbiamo però ai romani l’origine del suo nome: essi eseguivano un impasto chiamato Puls (era una polenta o farinata di farro o fave, che non scomparve mai del tutto dall’alimentazione romana, conservandosi come alimento popolare) che poi prese il nome di pulmentum.

La ricetta per la cottura della polenta varia sempre  a secondo del luogo, del tempo e delle persone. I primi ingredienti (orzo, farro, piselli, fagioli, eccetera) erano indigeni. Inoltre, dobbiamo ringraziare Cristoforo Colombo che introdusse il granturco dopo il suo viaggio nelle Americhe. Successivamente, è stato facile far crescere questo particolare prodotto anche in tutta Europa poichè facilmente adattabile.

Nell’antichità la polenta è sempre stata conosciuta  come piatto poco costoso e facile da cucinare e come tale consumato dalle classi più povere della società. A causa della sua facile preparazione e soprattutto del basso costo, l’eccessiva consumazione di questo alimento causò la Pellagra: un disturbo alimentare dovuto al mancato assorbimento della vitamina B. Inizialmente questa malattia fu scambiata per lebbra poiché causava piaghe sulla pelle.

La polenta ha un sapore neutro e quindi si accompagna ad una grande quantità di alimenti come carne, formaggi ecc. Oggi viene preparata con acqua, sale e farina di cereali; la farina maggiormente impiegata è quella di granoturco. Fate molta attenzione a scegliere il tipo di farina per ottenere un’ottima polenta; il consiglio che vi posso dare è di utilizzare una farina mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno. La tradizione vuole che venga preparata in un paiolo di rame e cotta sul fuoco per circa un’ora e poi servita su un piatto di legno e tagliata mai con un coltello bensì con un filo di cotone. SONY DSC

La Val Sanagra

August 14th, 2017 | By Annalisa De Maria in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Appena sopra l’abitato di Menaggio si trova lo splendido Parco Val Sanagra.
Un ambiente fatto di mosaici di boschi, praterie e alpeggi, scavato dal fiume Sanagra e modellato dai ghiacci dell’ultima glaciazione. La Val Sanagra è caratterizzata dalla Linea della Grona, un’importante frattura geologica creatasi in seguito agli sconvolgimenti che portarono alla formazione delle Alpi e delle Prealpi. Essa separa due tipologie rocciose molto differenti: rocce cristalline a Nord e rocce sedimentarie a Sud, peculiarità che determina l’aspetto della valle, caratterizzato a settentrione da un profilo montuoso dolce e modellato e a mezzogiorno da profili aspri e accidentati.

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Ecco come si presenta oggi la Val Sanagra, splendida vallata del Lario occidentale incastonata nel cuore delle Alpi Lepontine, saggiamente conservata dai suoi abitanti con un’urbanizzazione non eccessiva e comunque rispettosa del territorio.
L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.
Il successo della conservazione di questa valle è anche il frutto di “un’eredità” tramandata da generazione in generazione e dovuta soprattutto alle necessità primarie dell’uomo.

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L’uomo si stabilì qui inizialmente per la pastorizia ed infatti i primi stanziamenti stagionali erano legati all’allevamento ed allo sfruttamento dei boschi. Solo più tardi gli insediamenti divennero permanenti e si crearono le prime attività di tipo artigianale e pre-industriale, legate principalmente allo sfruttamento energetico dell’elemento centrale e modellatore della Valle: il torrente Sanagra.

Nel Parco sono tracciati numerosi percorsi. Uno ha inizio alla località Piamuro e segue il corso del fiume Sanagra guidando tra antichi mulini e fornaci che hanno sfruttato l’energia idraulica del Sanagra, fino al vecchio nucleo rurale di Monti di Madri. Un altro percorso attraversa la località di Codogna, sede di dimore signorili, e conduce al “Rogolone”, grande quercia secolare.
Presso La Villa Camozzi a Codogna si trova il Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra con sale dedicate alla flora, alla fauna e fossili del Parco; parte del museo è dedicato alla vecchia ferrovia Menaggio – Porlezza.

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Alpeggi e maggenghi, molti ormai in disuso e altri restaurati con cura, sono disseminati per tutta la valle a testimonianza dell’antica pratica della monticazione. Anche i crotti sono una testimonianza del passato e oggi vengono sfruttati con successo per la ristorazione.

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Chi viene nel Parco potrà anche andare a spasso tra ville, torri, mulini e cappelle: le testimonianze di un antico passato sono numerose e si possono incontrare passeggiando tra i boschi e nei borghi. Particolare attenzione merita la torre Milano e, nei dintorni di Codogna, l’antica torre medievale (XIV sec.).

L’ex ferrovia Porlezza-Menaggio

August 7th, 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

La città di Porlezza è da sempre riconosciuta come località turistica.

Infatti, possiamo ritrovare i primi cenni di turismo già a partire dall’inizio dell’’800.

Tra il 1815 e il 1915, i comuni del porlezzese erano governati dagli austriaci. Essi portarono grande beneficio alla località, costruendo opere pubbliche di fondamentale importanza come scuole, fognature, acquedotti, strade e trasporti pubblici.

Questi ultimi resero accessibile la zona per l’arrivo dei primi turisti di giornata.

Tra le opere più importanti troviamo:

  • La strada odierna Porlezza-Menaggio (1839)
  • La ferrovia Porlezza-Menaggio (1885-1966)
  • I battelli del Ceresio

La seconda metà dell’’800, corrisponde in modo particolare al periodo di rapido sviluppo del trasporto ferroviario.

Proprio in questi anni si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell’Europa centrale con la regione dei grandi laghi lombardi, sfruttando il traforo del Gottardo e sostituendo così le vetture celeri a cavallo.

ferrovia menaggio-porlezza

Nel 1881 il Canton Ticino inaugurò la ferrovia del San Gottardo e da questo punto si iniziarono a creare tutti i collegamenti ticinesi che portarono anche allo sviluppo del progetto della linea che collegava Italia e Svizzera.

Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Il progetto iniziale consisteva in un collegamento circolare straordinario:

Lugano – Porlezza – Como – Milano – Porto Ceresio – Lugano, ai fini turistici e di agevolazione nello scambio delle merci. Purtroppo il progetto venne realizzato soltanto in parte. I collegamenti effettivi furono Luino –Lugano con linea ferroviaria, Lugano-Porlezza con il battello e da Porlezza a Menaggio ancora linea ferroviaria.

In particolare, la ferrovia Porlezza- Menaggio fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno. Questa linea ferroviaria era forse l’unica in Europa per la sua caratteristica di essere a scartamento ridotto, ossia avere la larghezza tra i binari molto più stretta del dovuto. La lunghezza del tragitto era di ben 12 km: questa era considerata una distanza straordinaria all’epoca dato soprattutto il dislivello tra i due laghi. Purtroppo, alcuni anni dopo, con lo scoppio della I Guerra Mondiale, finì il periodo d’oro della ferrovia. Inoltre, iniziava a farsi sentire la concorrenza, in special modo dei primi autobus che, in servizio parallelo, costavano meno ed erano più veloci. Questo portò, infine, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 alla cessazione dell’esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Dopo la seconda guerra mondiale si tentò di ripristinarla, ma inutilmente.

Percorsa nel 2014, sopravvivevano solo poche tracce della ferrovia, poiché in alcuni punti è stata trasformata in pista ciclabile, o sfruttata per l’edificazione di alcuni stabili. A Menaggio l’edificio della stazione è stato ristrutturato, mentre il fabbricato della fermata di Tavordo (Porlezza) è l’unico rimasto integro. Di contro, il fabbricato della stazione di Porlezza è stato demolito definitivamente il 9 marzo 2015. Ora il tracciato di questa ferrovia è diventato un interessante percorso pedonale per una bella camminata tra l’azzurro dei laghi e il verde delle montagne.

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written by Sara Camozzi

Alpeggi nelle nostre valli

July 31st, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Raggiungo San Nazzaro Val Cavargna nell’omonima valle, abbandono la SP10 per proseguire su Via Tecchio e giungere a quota 1300 m dove trovo un piccolo parcheggio nel bosco (spazio per 5/6 macchine). Nella stagione invernale questo tratto di strada è spesso impercorribile perché ghiacciato o innevato.

É facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como. Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato. Anche la chiesa parrochiale di S.Lorenzo è stata costruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosidetto “bosco sacro”, a monte dell’abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera antivalanghe.

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Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle. Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai “magnani” (calderai), agli “spalloni” (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso. Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell’ex caserma della Guardia di Finanza (1180 m), si lascia la macchina. Qui ha inizio il tracciato per S.Lucio e l’Alpe di Tabano. Il colpo d’occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante. Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente. Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna. In poco più di un’ora si arriva alla “chiesetta del Cepp” dove c’è un’area attrezzata per la sosta. E’ questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il “Sentiero delle 4 Valli”, provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c’è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.

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Ripreso il cammino, si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l’oratorio di San Lucio (1542 m). Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all’interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati. La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto nel sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto troppo caritatevole nei confronti dei poveri (l’iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio). San Lucio venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all’oratorio e il 16 agosto, giorno di S.Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere. Nei pressi il rifugio S.Lucio , ricavato dall’ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro.

 

Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell’Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata “il laghetto di San Lucio”, dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno di contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola. Fino al piano (1976 m), dove sorge l’omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima. Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.

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Abbazia Cistercense di Piona

June 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il complesso architettonico costituente il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, tipico edificio dell’arte comacina in pietra squadrata a vista, raggiungibile anche dal lago con il battello che costituisce un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda, si trova sulla sponda lecchese del lago di Como nel territorio del comune di Colico.

L’abbazia sorge sull’estremità della penisola detta Olgiasca di fronte a Gravedona sulla punta estrema del ramo di Lecco. Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

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Fu consacrata nel 1138 e intitolata alla Vergine.

La Chiesa appare leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero su cui appoggia.

La prima chiesa dedicata a Santa Giustina sorse in etá medievale. Molti secoli piú tardi venne fondato il priorato con il complesso abbaziale. Il posto si trovava lungo una rotta militare strategica, in quanto da qui si collegano, attraverso la Valtellina, il milanese e l’Italia centro-settentrionale all’Europa.

Nell’attuale Piona esistono, dunque, due edifici: l’odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona, e in posizione retrostante resti di un primitivo edificio ossia un rudere di una porzione di abside che può ragionevolmente essere attribuita all’oratorium voluto da Agrippino. Sono resti che, per le loro dimensioni, fanno pensare a un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, che così ha fatto posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.

L’architettura del complesso abbaziale rientra nel cosiddetto romanico lombardo con influenze transalpine. L’edificio attuale è il risultato di un ampliamento, per allungamento, di una precedente chiesa la cui consacrazione risale al 1138.

Nella parte sud della chiesa si trova un bel chiostro costruito in seguito intorno al 1242, in sostituzione forse di uno precedente di cui non si hanno notizie. È il punto di riferimento di tutto il complesso monastico, luogo di silenzio. La struttura è a forma quadrangolare per evocare la forza simbolica del numero quattro.

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Al centro del chiostro la fonte e l’albero raffigurano la fonte delle delizie e l’albero della vita del paradiso terrestre.

Passeggiare tra i giardini di ulivi e andare alla scoperta della chiesa principale, dello splendido chiostro, dell’abside, dei ruderi della chiesa di Santa Giustina, della bella sala capitolare e degli scorci sul lago è sicuramente un’esperienza mistica ed entusiasmante.

In uno degli edifici del complesso, i monaci che ancora abitano questo luogo, vendono alcuni prodotti tra cui erbe medicinali, oggetti sacri, creme cosmetiche, miele e i famosi liquori sapientemente distillati secondo le più antiche tradizioni, tutti prodotti naturali creati dai monaci stessi.

written by Sara Biacchi

Visita alla città di Lugano

May 29th, 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

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Il Lago di Lugano è sicuramente uno dei più bei laghi in terra. La città stessa di Lugano è bellissima, pulita, molto ben organizzata e piena di colline con incredibili proprietà. Il lago è al centro di tutto. È possibile trovare ottimi ristoranti di marchi internazionali, ed è anche possibile incontrare molte persone e godersi il giorno e la notte… è assolutamente da vedere. Ad esempio, vi suggerisco la visita del Parco Ciani, parco di dimensioni contenute, ma molto curato. Paesaggi straordinari e piante di una bellezza unica. Sul lungolago si ritrovano numerosi cigni e paperelle. Per di più vi è una sezione del lungolago dalla quale si ha accesso a una piccola spiaggia, dove è possibile dar da mangiare alle paperelle che si riuniscono in questo posto. Vi sono inoltre numerose panchine per rilassarsi ammirando il panorama e una sezione interamente dedicata ai bambini, con vari giochi e divertimenti. Le mura proteggono questo piccolo angolo di paradiso dalla movida della città circostante.

Continuando la vostra passeggiata verso il Museo LAC di Lugano, costeggiando il lungolago, non perdetevi la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Essa custodisce un capolavoro del primo Rinascimento, considerato il più noto affresco di quel periodo in Svizzera. Si tratta di una raffigurazione della Passione e della Crocifissione, opera dell’artista italiano Bernardino Luini (1480 circa – 1532) che fu discepolo di Leonardo. Il grande affresco si caratterizza per la vivacità della scena che presenta un tripudio di personaggi: oltre 150, con un alternarsi di cavalli e un movimento di figure. Santa Maria degli Angeli custodisce due altri capolavori del Luini: il dipinto dell’Ultima Cena sulla parete sinistra della navata (che in origine si trovava nell’antico refettorio del convento) e l’affresco della Madonna con Gesù Bambino e S. Giovannino nella prima cappella laterale.

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Degno di nota anche il S. Francesco dipinto nel 1728 da Giuseppe Antonio Petrini che si ammira nella seconda cappella.

È consigliabile combinare questa visita con quella del centro storico. Piazza della Riforma contende alla Piazza Grande di Locarno il ruolo di piazza più bella del Ticino. È considerato come l’elegante salotto della città, contornato da antichi edifici, tra cui il neoclassico Palazzo Civico, e di ritrovi che invitano a una sosta. Luogo d’incontro dei luganesi, ospita grandi eventi come Festival Jazz, ed è il punto di partenza ideale per una visita della città. Una rete di viuzze pedonali, dove si passeggia fra vetrine scintillanti e lussuose boutiques, la collega, infatti, ai principali punti d’interesse del centro.

L’aceto, economico, ecologico, sano!

April 25th, 2017 | By Annalisa De Maria in Benessere, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Scommettiamo che la vostra casa è stipata di costosissimi prodotti per l’igiene casalinga? Alzi la mano chi non ha mai comprato prodotti per pulire il forno, creme miracoloso per detergere l’argento, anticalcari all’ultima moda, spray per igienizzare il frigorifero… Tutti prodotti dannosi sia per l’ambiente che per la nostra salute.

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Ma da ora conoscete l’aceto e in casa vostra regnerà sovrano! Sì perché l’aceto è un coadiuvante preziosissimo anche nelle pulizie domestiche: deterge i rubinetti, togliendo il calcare e lucidandoli; se il calcare ha ostruito le griglie rompigetto dei rubinetti e della doccia, svitateli e poneteli a bagno in un bicchiere d’aceto per una notte: torneranno come nuovi!

Pulisce i vetri senza bisogno di aggiungere altro; se avete pentole particolarmente incrostate, spruzzatevi sul fondo dell’aceto e fate agire 10 minuti prima di lavarle; insieme al limone renderà la vostra pentola uno splendore! Basta fare una soluzione con questi due ingredienti (in dosi uguali) e spruzzarlo sulle zone incrostate; potrete pulire poi porte della doccia, acciaio inossidabile, piani di lavoro; igienizza il frigorifero, il piano cottura e chi più ne ha più ne metta.

Versatene 1/2 bicchierino da caffè su un panno inumidito e detergete la superficie sporca; oppure preparate degli spruzzini, che avrete riciclato, con una soluzione al 20 – 30 o 40% di aceto e acqua, meglio se distillata, visto che le acque casalinghe sono ricche di calcare. La percentuale di aceto dipende dalla tolleranza che si ha dell’aceto stesso, più ce n’è più la soluzione sarà efficace.

 

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L’aceto è ottimo anche come brillantante per la vostra lavastoviglie. Riempite d’aceto l’apposito contenitore all’interno della lavastoviglie, ma mai versarlo nella vaschetta insieme al detersivo o direttamente nella lavastoviglie: questo perché, essendo l’aceto un acido, annulla l’alcalinità del detergente per lavastoviglie (in generale di tutti i detersivi che, per loro natura, sono alcalini). Questo è un ottimo metodo anche per liberare tubature incrostate e detergere i filtri della lavastoviglie.
Se invece i piatti li lavate a mano, aggiungete 1 bicchierino da caffè di aceto all’acqua di risciacquo nel lavabo.

In questo modo oltre a risparmiare sull´acquisto dei detersivi, aiuterete anche l´ambiete!

Scritto da Annalisa De Maria per Housekeeping

 

Il Monte Generoso

April 10th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il Monte Generoso, principale cima panoramica del Canton Ticino, la cui vista spazia dagli Appennini alle Alpi permettendo di ammirare dall’alto il Nord Italia, con la regione dei laghi e la catena Alpina del Gran Paradiso, dal Monte Rosa al Cervino e dalla Jungfrau al massiccio del Gottardo è finalmente riaperto al pubblico.

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Si puó raggiungere con il trenino a cremagliera che partendo da Capolago sul lago di Lugano raggiunge la vetta a 1704 m percorrendo per 9 km il parco naturale del Monte Generoso per una durata di circa 40 minuti di viaggio.

Il Monte Generoso offre una vasta scelta di escursioni, adatte sia a coloro che sono alla ricerca di una rilassante passeggiata, immersa nella natura, sia a coloro che invece vogliono intraprendere una sfida più impegnativa attraverso i sentieri di montagna. Lungo il sentiero che porta alla vetta panoramica è possibile osservare alcune curiosità geologiche in quanto sono presenti numerose tracce fossili. Il terreno favorevole della montagna ha sviluppato più di 800 specie vegetali, tra cui specie molto rare, come la peonia (peonia officinalis). Il monte costituisce un crocevia per le migrazioni di volatili fra l’arco Alpino e la pianura Padana infatti in primavera/estate sono facilmente avvistabili molti volatili tra cui poiane, nibbi e cinciallegre. I piú fortunati si potranno anche imbattere in una colonia di camosci, che non hanno alcun problema a farsi vedere, poiché non temono l’uomo.

Sul versante orientale in territorio italiano è stata scoperta nel 1988 una grotta, comunemente conosciuta come Grotta dell’Orso perché vi sono stati trovati i resti di un orso delle caverne risalenti ad un periodo compreso tra i 60.000 ed i 30.000 anni fa. La fauna fossile è costituita da molte altre specie tra cui il lupo, l’orso bruno, lo stambecco, l’alce e molti altri. Sarà possibile effettuare visite guidate dal 27 maggio al 1° ottobre dalle ore 10:30 alle ore 16:00.

Per i più sportivi é possibile svolgere attività come parapendio, mountain bike e La Via Ferrata. La Via Ferrata s’inerpica lungo le rocce, assicurata mediante funi di ferro e attrezzata con scalette, offre agli appassionati di montagna una via di mezzo tra le escursioni alpine e le arrampicate sportive. Il percorso inizia a 1704 m di altitudine e ha una durata di circa tre ore, è adatta agli adulti e ai bambini a partire da 8 anni.

Dopo una passeggiata sarà possibile trovare ristoro in uno dei due ristoranti presenti sulla vetta: Il “Fiore di pietra” che troneggia sul ciglio roccioso della montagna e offre una vista a 360 gradi e il self-service “Generoso”.

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In conclusione di una piacevole giornata immersi nella natura, ogni domenica da giugno a settembre dalle ore 14:30 alle ore 17:30 sarà possibile inoltre l’osservazione della volta celeste durante le serate a tema e del sole presso l’osservatorio astronomico inaugurato il 26 agosto 1996.

Scritto da Silvia Crosta- prenotazioni

La stagione degli amori dei cervi

October 24th, 2016 | By Deborah Giorno in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, SPA San Marco, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Ogni anno, da metà settembre a metà ottobre circa, i cervi maschi si separano per sfidarsi a suon di bramiti e cornate  per potersi riprodurre. Camminando per i boschi, in questo periodo si odono suoni strazianti e di intensità impensabile, sono i bramiti degli ungulati che, durante la stagione degli amori, sono avvicinabili con maggior facilità perchè distratti dalle femmine. Può capitare di scorgere anche un solo cervo maschio con 5 o anche 10 cervo femmine intorno. Esso solitamente si sposta sui pendii o nei prati dove può procacciarsi cibo ed è pronto in ogni istante ad ingaggiare battaglia contro i suoi.

Rutting season beginsLotta tra due cervi in amore (Ansa.it)

Dopo questo mese di bramiti, le femmine cercano un luogo sicuro e tranquillo dove passare i primi periodi della gestazione. Prima della nascita di un piccolo dovranno passare 260 giorni. I cerbiatti rimarranno con la madre finchè non inizierà una nuova stagione degli amori e verranno scacciati dai cervi adulti. I piccoli cerbiatti potranno cominciare a procreare solo dal terzo anno di maturità.

 Non toccare mai i cuccioli nel bosco!

Il comune di Bene Lario (piccolo paesino che dista solo 11Km dal Parco San Marco) ha adottato un cucciolo di cerbiatto. Il piccolo cervo, a pochi giorni dalla nascita, era stato trovato nei boschi di Grandola ed Uniti da alcune persone che lo hanno creduto in difficoltà e raccolto. Il cerbiatto, in realtà stava solo acquattato in attesa della madre, ma il contatto con l’uomo ne ha irrimediabilmente reso impossibile il ritorno dal genitore. Così il Comune di Bene Lario ha messo a disposizione un’area recintata già presente sul territorio comunale e ha accolto il giovane animale. Il cervo rimarrà definitivamente separato dai suoi simili a causa dell’intervento maldestro da parte dell’uomo poiché toccare il cucciolo fa si che la madre non riconosca più il cucciolo per via dell’odore umano sovrapposto. Per questo il comune di Bene Lario e la Riserva Naturale Lago di Piano rinnovano l’appello a non raccogliere né toccare i cerbiatti nel caso dovesse capitare di incontrarli nel bosco poiché non sono affatto abbandonati. Se non li si tocca, infatti, la madre tornerà dal piccolo.

 

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Il giovane cervo adottato dal Comune di Bene Lario (Foto Denti)

 

Dove e quando ascoltare il bramito dei cervi

Fra settembre ed ottobre, in coincidenza con la stagione degli amori, in molte aree naturali e parchi nazionali, vengono organizzate escursioni con guide per osservare i cervi in amore. Camminare in montagna per riuscire ad udire il potente bramito dell’ungulato è già di per sè un’esperienza emozionante, riuscire a scorgere i cervi nella natura lo è ancora di più! Buon bramito a tutti!

Scritto da Stefano Della Valle

Coca e Cola sono tornati!

March 21st, 2016 | By Paola Mazzo in Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | 2 Comments »

Anche per la stagione 2016 i nostri asinelli sono tornati per passare le loro lunghe vacanze al Parco San Marco! Coca e Cola sono gli unici asinelli nel circondario ad avere a disposizione un pascolo tutto per loro con una meravigliosa vista lago.

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I nostri asini Coca (femmina) e Cola (maschio) sono nati nel 2006 e sono originari di Cusino, sopra Porlezza. Qui ci sono ancora innumerevoli imprese agricole. Gli asini bevono fino a 8 litri d’acqua al giorno e mangiano 12-15 kg di erba verde e 4 kg di fieno, della loro dieta fanno parte anche frutta fresca e verdura. Sono particolarmente ghiotti anche di pane ma è importante non darne loro perché non rientra nella loro dieta e potrebbe causare loro dei problemi: ricordatene quando andrai a trovarli nel loro pascolo con vista sul Parco San Marco!

Gli asini posso vivere anche 40-45 anni. L’asino (Equus asinus domesticus) veniva impiegato dall’uomo fin dall’antichità come animale da tiro, da sella e soprattutto da basto. Animale molto rustico, è di carattere docile, paziente e riservato e si affeziona molto velocemente agli uomini se viene trattato con cura e attenzione. Sa riconoscere il padrone anche da molta distanza. Per molto tempo è stato un animale molto diffuso in Italia, ma è andato via via scomparendo a causa della crescente meccanizzazione dei lavori in campagna. Da alcuni anni è oggetto di crescente interesse, grazie all’onoterapia (pratica che utilizza l’asino come strumento terapeutico e come incentivo alla comunicazione emotiva) e alla riscoperta del latte di asina, prezioso alimento dalle caratteristiche organolettiche. Il Latte d’asina biologico è molto indicato per bambini con allergie alimentari ed è inoltre utilizzato per i bambini in mancanza del latte materno avendo delle caratteristiche piú vicine a quest´ultimo rispetto a quello di altre specie animali.

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Un recente studio della Coldiretti ha sottolineato come anche gli animali da allevamento siano a rischio estinzione. Pensate che in Italia sono 130 le razze a rischio tra mucche, cavalli,  pecore, capre e anche asini. A livello globale invece, in base all’allarme lanciato dalla  Food and Agricultural Organization of the United Nations (FAO) il 17% delle razze è in pericolo di scomparsa, mentre un altro 60% è giudicato in uno stato di rischio “sconosciuto per mancanza di dati sulla dimensione e la struttura della popolazione”. E proprio analizzando l’allarme della Fao, Coldiretti lancia il suo grido d’allarme per la biodiversità degli animali da allevamento in Italia. Grazie all’impegno degli allevatori italiani, come quelli dei nostri asinelli, per garantire la biodiversità degli allevamenti nazionali sono state salvate dalla scomparsa ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini.

Noi nel nostro piccolo e nel rispetto della biodiversità, cerchiamo di rendere anche il soggiorno di Coca e Cola il piú piacevole possibile! Venite presto a trovarli sul Lago di Lugano, anche loro vi aspettano con una bella ragliata mattutina per dare la sveglia a tutto il Resort!

Cola saluta tutti