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La Val Sanagra

August 14th, 2017 | By Annalisa De Maria in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Appena sopra l’abitato di Menaggio si trova lo splendido Parco Val Sanagra.
Un ambiente fatto di mosaici di boschi, praterie e alpeggi, scavato dal fiume Sanagra e modellato dai ghiacci dell’ultima glaciazione. La Val Sanagra è caratterizzata dalla Linea della Grona, un’importante frattura geologica creatasi in seguito agli sconvolgimenti che portarono alla formazione delle Alpi e delle Prealpi. Essa separa due tipologie rocciose molto differenti: rocce cristalline a Nord e rocce sedimentarie a Sud, peculiarità che determina l’aspetto della valle, caratterizzato a settentrione da un profilo montuoso dolce e modellato e a mezzogiorno da profili aspri e accidentati.

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Ecco come si presenta oggi la Val Sanagra, splendida vallata del Lario occidentale incastonata nel cuore delle Alpi Lepontine, saggiamente conservata dai suoi abitanti con un’urbanizzazione non eccessiva e comunque rispettosa del territorio.
L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.
Il successo della conservazione di questa valle è anche il frutto di “un’eredità” tramandata da generazione in generazione e dovuta soprattutto alle necessità primarie dell’uomo.

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L’uomo si stabilì qui inizialmente per la pastorizia ed infatti i primi stanziamenti stagionali erano legati all’allevamento ed allo sfruttamento dei boschi. Solo più tardi gli insediamenti divennero permanenti e si crearono le prime attività di tipo artigianale e pre-industriale, legate principalmente allo sfruttamento energetico dell’elemento centrale e modellatore della Valle: il torrente Sanagra.

Nel Parco sono tracciati numerosi percorsi. Uno ha inizio alla località Piamuro e segue il corso del fiume Sanagra guidando tra antichi mulini e fornaci che hanno sfruttato l’energia idraulica del Sanagra, fino al vecchio nucleo rurale di Monti di Madri. Un altro percorso attraversa la località di Codogna, sede di dimore signorili, e conduce al “Rogolone”, grande quercia secolare.
Presso La Villa Camozzi a Codogna si trova il Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra con sale dedicate alla flora, alla fauna e fossili del Parco; parte del museo è dedicato alla vecchia ferrovia Menaggio – Porlezza.

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Alpeggi e maggenghi, molti ormai in disuso e altri restaurati con cura, sono disseminati per tutta la valle a testimonianza dell’antica pratica della monticazione. Anche i crotti sono una testimonianza del passato e oggi vengono sfruttati con successo per la ristorazione.

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Chi viene nel Parco potrà anche andare a spasso tra ville, torri, mulini e cappelle: le testimonianze di un antico passato sono numerose e si possono incontrare passeggiando tra i boschi e nei borghi. Particolare attenzione merita la torre Milano e, nei dintorni di Codogna, l’antica torre medievale (XIV sec.).

Lettera Aperta: storia di vita di un cuoco

June 26th, 2017 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Per saperne di più | No Comments »

gni volta devo preparare un blog, ma questa volta ho deciso di scrivere dieci punti sulla vita da cuoco: forse sto raggiungendo un’età durante la quale  stanno cambiando determinati valori, dove prima le rinunce erano delle normalità, ma ora appunto le priorità sono cambiate.

É abitudine vedere in tv più programmi di cucina che telegiornali (anzi la rubrica di cucina non manca neanche nei telegiornali, ci manca il Papa che con la ricetta della domenica in direttissima da San Pietro), tanti show men cuochi che non si ricordano neanche più come si cucina, ma sono bravi a criticare tutto e tutti per uno spettatore in più, vendersi a multinazionali che con il mangiare sano, italiano, non hanno nulla a che fare. Ma la vita del cuoco, “al fronte” é ben altra!

1 Famiglia

La famiglia diventa a un certo punto della stagione una distrazione che non ti puoi permettere: le due ore di pomeriggio le vorresti passare con tua figlia, ma già dopo mezz’ora ti si chiudono gli occhi, cerchi di tenerli aperti, ma è il tuo fisico che dice CORICATIIII. Intanto tua figlia cresce.

Hai delle scelte di lavoro e più che altro di vita:

- annuale, dove cerchi di essere una famiglia normale, ma è difficile a cause degli orari e del bioritmo diverso.

- stagionale, dove in una stagione due ore al giorno le passi con la famiglia su Skype.

Intanto tua figlia cresce.

All’estero  io ho avuto la fortuna di trovare mia moglie che mi ha sempre capito e sempre affiancato nelle scelte (grazie Tanya), ma ora con la bimba è tutto piú difficile.

2 Malattia/infortunio

Da mettere in nota la perdita di sensibilità ai polpastrelli già dai primi anni, le bruciature e i tagli sulle mani tanto che la settimana enigmistica farebbe un’edizione speciale di “unisci i puntini”. Le malattie e gli infortuni sono vietate, altrimenti andrebbe a discapito dei tuoi colleghi divenuti parte integrante della tua famiglia.

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3 Un cuoco non può riposarsi

Devi stare in piedi 10-12 ore al giorno, con sforzi fisici e carichi di materie dalle celle e pentolame da spostare, se ti rimane del tempo e ti deve rimanere, lo si usa per pulire, perché in cucina se non hai niente da fare hai sbagliato qualcosa.

4 Ferie

Le ferie si fanno nei momenti peggiori dell’anno (lato positivo: non si spende tanto), nel caso della fortuna di un lavoro annuale.

Per gli stagionali invece a cambio lavoro stagionale, quindi..… nei momenti peggiori dell’anno.

Ma per un cuoco le ferie più belle sono nella normalità di una vita, fai colazione con la famiglia accompagna la bimba a scuola…… ci pensate quello strano momento a cena tutti insieme e magari il film dopo cena? Meraviglioso!

5 Precariato

Un lavoro basato sul precariato, diciamo che la fortuna per chi ha voglia di lavorare è che non rimarrai mai senza lavoro, ma ad alcune condizioni: ti devi accontentare, con le stagioni che si accorciano sempre di più, e con proposte indecenti del tipo 4 mesi senza giorno libero. I lavori annuali sono sempre meno, quindi inverno mare, estate montagna.

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6 Giorno libero

Per chi ha la fortuna di avere il giorno di riposo o come piace adesso dire day off, e se di riposo si vuol parlare, sta sbagliando: fare il bucato, riordinarti il metro quadrato di alloggio con il bagno diviso in 6 (vi lascio immaginare che avventure a 18 anni!) fare un po’ spesa… morale hai passato il giorno a fare servizi da solo perché i tuoi colleghi erano al lavoro, aspetti che finiscano e li ti accorgi che il tuo giorno di libertà  è finito… va bè le multe le pago a fine stagione

7 Giorno tipo

Hai esattamente 20 minuti per lavarti, barba, caffè e arrivare al lavoro, si entra in cucina, partiti: linea linea linea, sono in “merda” (terminologia tecnica, il lavoro mi sovrasta), dentro anche il pomeriggio, mise en place, servizio, ti sei giocato 15 ore di lavoro, distrutto (P.S. la signora si lamenta della cottura, il tonno in mezzo era crudo, bon andiamo a casa), arrivi a casa, doccia e dopo una birretta con i colleghi, continui a parlare di lavoro, com’è andato il giorno nuove tecniche etc., si ma……..quel tonno? Bon andiamo a casa.

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 Cento mestieri, un’arte

Per essere un buon cuoco prima su tutto non ti devi sentire arrivato, è un’arte sempre in fermento con nuove tecniche, metodi, stile e mode. Devi  essere un buon conoscitore della materia prima, chimico, ragioniere, militare, psicologo e un giullare di corte al momento giusto.

Devi ragionare in fretta senza esitazioni, è come essere in un branco dove piano piano si formano le gerarchie e tu devi essere sempre il maschio ALFA.

9 Spirito di appartenenza

Lo spirito di appartenenza ad una categoria selezionata, perché il passare degli anni ti seleziona, se non hai passione abbandoni (su 20 alunni della mia scuola solo in 3 siamo rimasti cuochi).

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10 Perché fai il cuoco

Mi chiedete perché faccio il cuoco: spirito di sacrificio, passione, follia, forma d’arte, viaggi, nuove amicizie, nuove lingue, senso di appartenenza, nuove culture, voglia di cambiare, non arrendersi mai, nuove sfide.

Perché faccio parte della famiglia più grande.

Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l’ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.
(Anne Rice)

……Intanto tua figlia cresce

Vini naturali, biologici e biodinamici

May 15th, 2017 | By Andrea Rera in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco | No Comments »

frutto della passione, dell’amore e della sapiente opera di piccoli produttori.

Il vino, come il cibo, deve essere buono e non nuocere alla terra! Deve rispettare il territorio, il lavoro del contadino e la tradizione del passato.
Questa è un po’ la nostra filosofia all’interno della Cantina del Parco San Marco. Abbiamo introdotto nuove etichette di vini naturali, biologici e biodinamici, provenienti da ogni regione d’Italia e da tutto il mondo.

Vogliamo far assaggiare ai nostri clienti il vero vino del territorio, la sapienza dei vignaioli che di generazione in generazione tramandano il sapere di fare un buon vino, un vino naturale, che utilizza solo la forza della natura e l’amore di chi lo coltiva e lo produce.

Siamo così andati a cercare le piccole cantine, a conoscere i loro personaggi: da chi coltiva le viti, a chi imbottiglia il vino fino a chi lo commercializza e lo fa conoscere al mondo. Abbiamo scoperto che dietro a questi vini ci sono volti di persone, con le loro storie da raccontare, con le loro esperienze e soprattutto con il loro amore e la passione che ci mettono per creare un buon prodotto.

Avec toi!

La maggior parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità di chi li produce. Noi vogliamo proporre vini che emozionino, grandi vini che arrivano dal frutto del lavoro artigianale e agricolo dell’uomo, che non contengono sostanze chimiche, né additivi nè anidride solforosa, che utilizzano soltanto lieviti naturali e rispettino il naturale ciclo della vita.

Vi proporremo vini ricchi di personalità!
Vi racconteremo di come Aldo Viola, dalla bellissima Sicilia, produca uno dei più buoni Syrah italiani ed un Grillo ed un Catarratto così franchi e sinceri da restare ammalliati dall’esplosione di profumi e sentori che si racchiudono in un calice.

Assaporeremo le fragranti bollicine della Franciacorta di Ca’ del Vent che coltiva le sue viti con la coltura biodinamica, la freschezza delle uve delle colline abruzzesi passando per il Pecorino, la Passerina e il Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Agricola di Marina Palusci.

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Andremo ad esplorare il resto del mondo con lo Chardonnay, nei pressi di Macon, da Jill e Chatrine Vergè, con la loro radicale espressione di terroir delle loro vigne centenarie, scaleremo i monti macedoni con Jason Ligas per addentrarci nella macerazione naturale non controllata di vitigni al mondo sconosciuti ma dalle note fruttate e intense e ricche di storia. Arriveremo fino in Giordania dal maestro della fermentazione e dell’affinamento in anfora, Soliko Tsaishvili che dai suoi vitigni autoctoni come il Rkatsiteli e il Saperavi produce vini eccelsi, dal sapore inconfondibile, decisi, potenti, tannici e terrosi.

written by Arianna Anselmetti, Maître d’hôtel

La Pompia: dalla Sardegna fino alla nostra tavola

April 20th, 2017 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Gastronomie, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Forse non vi sarà mai capitato di sentirla nominare ma al Parco San Marco potrete trovare una varietá di limone davvero speciale, alla quale da buon sardo sono molto affezionato, la pompia.

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La “sa pompìa” è una tipologia di agrume primordiale endemica della Sardegna ed è diffusa in particolare nei comuni di Siniscola, Posada, Torpè, Orosei ossia della Sardegna centro-nord occidentale, che puó arrivare a pesare fino a un chilo.

Fino al luglio del 2015 veniva definita col nomen nudum di Citrus × monstruosa, il quale non era riconosciuto a livello accademico.

Le sue origini non sono ancora del tutto note. La teoria più accreditata è quella che si tratti di un ibrido tra cedro e limone, anche se alcuni studiosi parlano di un ibrido tra cedro e pompelmo. Ciò che è certo è che la pompìa è tra gli agrumi più rari e brutti di tutto il mondo:  fino a venti anni fa non esisteva che qualche centinaio di alberi. La rinascita e riscoperta di questo frutto si è avuta alla fine degli anni 90 del secolo scorso, quando a Siniscola si è deciso di impiantare una coltivazione estensiva di pompìa, per un progetto di agricoltura sociale.

Cesto Pompia

Nel 2004 è nato a Siniscola il Presidio Slow Food de “sa pompìa” per salvaguardare questo raro esempio di biodiversità siniscolese. Da quell’anno la pompìa partecipa a tutte le manifestazioni slow food come il Salone del gusto, ha partecipato a entrambe le edizioni di Eurogusto a Tours (2009-2011) e nelle maggiori fiere italiane dedicate al cibo e ai prodotti enogastronomici di qualità.

Utilizzo la Pompia con il suo sapore agrodolce ad esempio come marmellata per le crostate che facciamo in casa per il Buffet della prima colazione o anche in accompagnamento al formaggio Fiore Sardo DOP.

Con la sua freschezza sublime, è l´ingrediente ideale per un ottimo gelato al sapore mediterraneo della mia terra. Si usa anche per preparare liquori e creme liquorose. Uno dei prodotti largamente apprezzato è il liquore di pompìa, che viene servito freddo come digestivo.  La buccia puó anche essere caramellata ed utilizzata nei sempre nella preparazione di dolci.

La Pompia candita

Campionato mondiale della Pizza: ci siamo anche noi!

February 20th, 2017 | By Melanie Pohl in Cucina, Gastronomie, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Ogni anno si svolge il campionato mondiale della pizza. Quest´anno, alla 26esima edizione parteciperá anche il Parco San Marco. Si, avete capito bene! Il nostro pizzaiolo Orazio sfiderá i migliori protagonisti a livello mondiale come rappresentate del Beach Lounge & Pizzeria San Marco durante la grande e famosa manifestazione che si terrá a maggio, dal 8 al 10 a Parma.

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Sono ben 11 le categorie per la quali si puó gareggiare tra cui Pizza in Pala, Pizza Larga e Pizza classica alle quali ci siamo inscritti. Questo è senza dubbio l´evento mondiale dedicato al piatto piú amato al mondo che guarda caso rappresenta un´eccellenza italiana in tutto il mondo, la pizza appunto.

Oggigiorno la pizza ha raggiunto livelli stellati, con prodotti sempre ricercati, da veri gourmet. Ma come è nata in realtá la vera pizza?
La storia della pizza è lunga, complessa e incerta. Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare. Nel XVI secolo a Napoli ad un pane schiacciato venne dato il nome di pizza che deriva dalla storpiatura della parola “Pitta”.

Prima del XVII secolo la pizza era coperta con salsa bianca. Fu più tardi sostituita con olio d’oliva, formaggio, pomodori o pesce. La pizza marinara risale al 1734, mentre la pizza Margherita è degli anni 1796-1810. Nel giugno 1889, per onorare la visita della Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito cuoco della pizzeria Pietro…e Basta Così (fondata nel 1780, ancor oggi esistente con il nome di pizzeria Brandi) preparò la “Pizza Margherita”, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana, il verde, il bianco e il rosso dandole appunto il nome “Margherita” in onore della Regina d´Italia.

Lentamente la focaccia di origine popolare arricchita con pomodoro si diffuse in tutte le classi sociali ed in tutte le regioni italiane, e con essa anche i locali specializzati nella preparazione della pizza: dapprima probabilmente forni in cui la pizza si consumava in piedi per strada, poi in seguito trattorie e pizzerie.

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Siamo certi che il nostro pizzaiolo fará un figurone con la sua grande esperienza! E voi, avete giá provato una delle sue ottime pizze? Che cosa state aspettando allora?

Prenotate il vostro prossimo soggiorno estivo sul Lago di Lugano per poter assaggiare direttamente presso la nostra spiaggia private le sue squisite pizze!

A presto!

Riapertura 2017: ecco alcune novità!

January 23rd, 2017 | By Paola Mazzo in Benessere, Cucina, Parco San Marco, Per saperne di più, SPA San Marco | No Comments »

Come ogni anno molte sono le novità che vi aspetteranno con la riapertura della nuova stagione 2017.

Che siano grandi opere o piccoli interventi, cerchiamo di dare sempre il massimo per rendere il vostro soggiorno sul Lago di Lugano il più bello possibile.

Sky Lounge

L´anno scorso vi abbiamo stupito con la nuova Sky Lounge, la nostra terrazza bar panoramica, il luogo ideale per il vostro aperitivo o per un drink dopo aver cenato presso uno dei nostri Ristoranti.

Per la riapertura al 24 marzo abbiamo deciso di concentrarci sulle nostre suite, come per la Easy One-Bedroom Suite alla cui stanza da letto daremo un tocco moderno e accattivante usando i colori del grigio e del tortora. Questa categoria con dei bei giardinetti privati, si trova nella parte piú centrale del Resort, ed è perfetta per le famiglie con piccoli bebè perché la Reception ed il Ristorante San Marco sono comodamente raggiungibili con pochi passi o poche spinte di passeggino ;-)

One Bedroom Suite Amplieremo inoltre il numero delle One-Bedroom Suite andando completamente a sventrare alcune camere con vista lago, raggiungibili tramite agevoli ponticelli ed anche nella Dependence del Parco ci saranno grandi cambiamenti. Il primo su tutti la realizzazione della Grand Suite, una suite da 90 metri quadrati, prenotabile a partire da quattro persone dalla quale si potrà accedere direttamente alla spiaggia del Resort, la piú grande spiaggia privata sul Lago di Lugano, raggiungibile in pochi minuti a piedi.

Inoltre il 2017 si è aperto per il Parco San Marco con il conferimento di grandi riconoscimenti come il primo posto su Holiday Check tra gli hotel in Lombardia e come miglior hotel con spiaggia di tutta Italia! Niente male per davvero!

Vi lasceremo a bocca aperta con nuovi concetti gastronomici, un nuovo tema al Club Bim Bam Bino dove i vostri figli potranno giocare  e conosce il mondo intorno al Parco San Marco con il nostro team di animatori e molto altro.

La Masseria Beach Terrace

Non perdete altro tempo, ci sono ancora poche suite disponibili! A presto!

Il sapore del Natale in Valtellina: la Bisciola

December 12th, 2016 | By Valentina Guerranti in Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Valtellina, regione adagiata a monte del Lago di Como e poco distante dal Parco San Marco, gode di un ricco patrimonio storico, naturale, sportivo ma soprattutto gastronomico grazie al suo forte contributo al settore vinicolo e alle sue molteplici specialità culinarie. Tra quest´ultime troviamo anche la Bisciola, tipico dolce del periodo natalizio. Sulle tavole valtellinesi, infatti, il classico Panettone viene spesso sostituito dalla Bisciola, che racchiude in sé tutti i profumi e i sapori genuini del territorio. Il dolce, che può essere definito un pane dolce lievitato, nasce dall´incontro tra diverse farine, burro di latteria, frutta secca come fichi e uvetta e frutta a guscio tra cui pinoli e noci.

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Tradizione narra che il dolce sia stato infornato per la prima volta nel XVIII secolo in occasione di una visita di Napoleone, il quale si fermò proprio nella bella vallata lombarda prima di terminare la Prima Campagna d´Italia. Il condottiero avrebbe chiesto ad un cuoco del posto di preparargli un dolce utilizzando ingredienti locali, e così nacque la Bisciola che con il tempo divenne una vera e propria specialità tradizionale.
La Bisciola oggi è prodotta e distribuita su larga scala ma mantiene la sua genuinità grazie ad un rigido Disciplinare di produzione che impone l´utilizzo di soli prodotti del territorio. Inoltre, il dolce compare tra l´Elenco dei Prodotti Agroalimentare Tradizionali (PAT) ed ha ottenuto, a partire dal 2013, il Marchio Collettivo Geografico (MCG) a garanzia di un ulteriore tutela sulla ricetta originale.

Per chi non avesse la possibilità di acquistarla nelle zone di produzione, o per chi volesse semplicemente proporre una versione “fatta in casa” del dolce durante il pranzo di Natale, riportiamo la ricetta proposta dalla Regione Lombardia qui di seguito.

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Ingredienti: 1 uovo intero + 4 tuorli, 60 grammi di burro, 12 grammi di miele, 75 grammi di zucchero semolato, 270 grammi di farina bianca, 50 grammi di farina di segale, 20 grammi di lievito di birra, un pizzico di sale, la scorza grattugiata di un limone, 100 grammi di uvetta, 100 grammi di fichi secchi, 60 grammi di nocciole, 100 grammi di noci, 20 grammi di pinoli, liquore tipo Gran Marnier, essenza di arancia, acqua, burro e farina per lo stampo.

Procedimento: Stemperate 18 grammi di lievito in 30 grammi di acqua, poi aggiungete un pizzico di sale, 80 grammi di farina ed impastate fino ad ottenere un composto soffice ed omogeneo che lascerete riposare per un’ora in un ciotola coperto con un canovaccio, in un ambiente tiepido (circa 25-28°). In alternativa potete far scaldare il forno fino a 50°, spegnerlo e sistemare l’impasto al suo interno. Nel frattempo mettete i fichi secchi e l’uvetta a bagno nel liquore per farli rinvenire. Prendete nuovamente l’impasto e trasferitelo nella ciotola dell’impastatrice e cominciate a lavorarlo con la frusta aggiungendo, man mano, il burro fuso, la farina rimasta, l’uovo e i tuorli. Quando il composto risulterà ben lucido aggiungete anche lo zucchero sciolto in un poco d’acqua calda, il miele, e qualche goccia di essenza di arancia. Continuate a lavorare l’impasto per altri 5 minuti, poi sbriciolatevi il lievito rimasto ed accertatevi che la consistenza del composto risulti molto elastica ed appiccicosa, in caso contrario, correggete con un poco di acqua tiepida. Amalgamate per bene l’impasto per qualche altro minuto, poi aggiungete anche i fichi e l’uvetta ben sgocciolati, le noci, le nocciole ed i pinoli, poi infornate a 160° per circa 40 minuti.

Ed ecco il vostro dolce natalizio pronto per essere gustato e condiviso con la famiglia, attenzione però a non eccedere: la Bisciola ha un elevato contenuto calorico!!

written by Sara Marconi, Reception

L`Italia e i vini

November 29th, 2016 | By Andrea Rera in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Parlare dell’Italia e dei suoi vini, significa, prima di tutto, intraprendere un lungo viaggio ricco di storia, cultura, uve (tantissime uve;in Italia si contano più di 300 specie di uve diverse), millenarie tradizioni e una vastità di tipologie di vino come non si trova in nessun altro paese del mondo. Dalle Alpi fino alla Sicilia, in mezzo alle dolci colline della Franciacorta, è impossibile non scorgere, praticamente ovunque, la presenza della vite. Vedere questa sconfinata distesa di viti, fa inevitabilmente tornare in mente il nome con cui gli antichi greci chiamavano l’Italia, “Enotria Tellus”, vale a dire “il paese delle viti sostenute da pali”, segno che la vite e il vino erano già ben presenti in Italia sin dai tempi della colonizzazione greca.

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La vite infatti è una pianta che si adatta ai climi molto differenti tra loro; si preferisce coltivare all’aumentare della latitudine e dell’altitudine le uve a bacca bianca, meno resistenti ai freddi autunnali e vendemmiabili a fine estate, mentre al diminuire della latitudine e dell’altitudine si coltivano principalmente uve a bacca rossa e vitigni destinati a produrre vini ad elevata gradazione alcolica; vitigni sottoposti alla cosiddetta “ vendemmia tardiva”.

Vini Bianchi, Rossi, Rosati, vino Novello, Passito, Ruspo o Barricato, vino Frizzante e vini Speciali. Sono tante le classificazioni per tipologie di vino presenti in Italia, tutte differenti per regioni, ogni una con i loro colori sapori e profumi particolari. Ogni vino con una sua caratteristica unica ed inconfondibile, caratteristiche che hanno reso l’Italia dei giorni nostri, stimata e rispettata nel campo enologico nonchè uno tra i principali produttori mondiali di vino.

Alcuni detti popolari dicono “ carne rossa, vino rosso”, ed in genere questo è l’abbinamento più frequente ma spesso rischioso poiché il vino va vino1scelto con estrema attenzione ; il cibo e il vino devono esaltarsi a vicenda e non coprirsi l’uno con l’altro. Per avere una idea più chiara vi darò una indicazione su come scegliere i giusti vini da abbinare alla carne rossa prendendo come esempio pratico una nostra deliziosa pietanza, presente nel nostro menù ed uno o più vini sfogliabili dalla nostra speciale carta.

Il nostro squisitissimo Filetto Rossini alla Michele Pili, delicato succoso e saporito filetto di Manzo può essere abbinato sapientemente a svariati vini della nostra ricca cantina tra i quali spiccano:

  • il “ Rubro” vino Ticinese della Cantina Valsangiacomo, 100% Merlot Riserva con affinamento 12 mesi in Barrique;
  • il “Valtellina Superiore Inferno D.o.c.g.” della Cantina Plozza, 100% Nebbiolo con affinamento 12 mesi in Barrique di rovere;
  • il “Terre Brune Superiore D.o.c.” della Cantina Santadi, 95% Carignano del sulcis 5% Bovale, con maturazione in Barrique di rovere Francese;
  • il “Chateau Domaine de L’Eglise” della Cantina Pomerol Bordeaux Francia, 100% Merlot.

Per altre nostre pietanze ed altre tipologie di vino troverete sicuramente un abbinamento ideale con la guida sapiente del nostro staff.

written by F&B Manager Ignazio Perria

Polenta e funghi: un grande classico della tradizione lombarda

November 13th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »


Oggi vi voglio presentare un grande classico del nostro territorio, dico nostro perché ormai a Porlezza mi sento di casa sebbene io sia sardo ed il mio meraviglioso lavoro mi abbia portato in ogni parte del mondo, compresa la Russia. Sto parlando della polenta e funghi.

Prima di tutto dobbiamo concentrarci sugli ingredienti. Per fare un figurone con questo piatto della tradizione è necessario scegliere attentamente polenta-con-funghi-pentolale materie prime: la farina per la polenta deve essere mista composta quindi da farina gialla di mais e da quella di grano saraceno, ovviamente della Valtellina. Vi consiglio di acquistarla direttamente dai piccoli produttori, dove viene ancora macinata secondo gli antichi canoni dei contadini.

Come accompagnamento invece prepareremo degli ottimi funghi porcini rigorosamente freschi della Val Cavargna, a pochi passi dal nostro Resort.

Ora veniamo alla preparazione della ricetta.

Per la polenta serviranno solo la farina mista, dell´acqua portata ed ebollizione e un pizzico di sale. Andrebbe cotta nel tipico paiolo di rame ed addirittura sul fuoco del camino ma tranquilli, potete cuocerla anche nella vostra cucina.

A seconda della densità che volete dare alla polenta, aggiungete la farina: a me personalmente piace piú morbida ma sono gusti personali. Il tempo di cottura stimato una volta che la farina viene calata è di circa 30 minuti. La polenta va rigirata con costanza, meglio se utilizzate la tipica “resena”, ossia un bastone di legno lungo e piatto e poi una volta pronta andrebbe adagiata sul “tap”, il tipico piatto fatto con rametti di salice o nocciolo.

polenta-e-funghi-porciniAnche la preparazione dei funghi è molto semplice e veloce: una volta puliti e tagliati a fettine vanno saltati in una padella con dell´olio d´oliva, preferibilmente del Lago di Como, bello caldo, aromatizzato con uno/due spicchi d´aglio (a seconda del vostro gusto- a me piace che si senta solo leggermente il profumo dell´aglio per non coprire la fragranza del porcino e quindi lo cuocio in camicia). Aggiungete poi del prezzemolo tagliato al coltello, un pizzico di sale e da buon sardo io ci aggiungo anche un tocco di piccante, leggero.

Ed il gioco è fatto! Se però volete lasciare i vostri ospiti senza fiato, vi consiglio di impiattare la vostra polenta e funghi porcini come un vero ristorante gourmet. Non vi serviranno molti strumenti se un cucchiaio, un bel piatto da portata e la tecnica della goccia.

Avete delle altre curiositá o volete imparare a cucinare come un vero executive chef? Prenotate allora una lezione di cucina con me, vi aspetto con tante altre ricette e consigli!

written by Michele Pili, Executive Chef

 

Prodotti del Parco San Marco

September 27th, 2016 | By Paola Mazzo in Cucina, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La nostra proposta culinaria mira all´esaltazione dalla materia prima, del prodotto non modificato geneticamente, il più possibile biologico e in particolare per la frutta, la verdura e i formaggi il più possibile a chilometro zero, utilizzando anche le erbe aromatiche selvatiche delle nostri valli e del nostro lago.

In tavola portiamo inoltre i nostri prodotti, fatti esclusivamente per il Parco San Marco, nel rispetto della biodiversità, dalla pasta manufatta con grani antichi di Sicilia, al miele del Lago di Como passando per l´olio extra vergine d´oliva umbro.

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LA PASTA DEL PARCO SAN MARCO

Per le Paste del Parco San Marco vengono utilizzate esclusivamente farine provenienti dal campo di grano antico che abbiamo adottato presso il paese di Morgantina, nella Sicilia sud orientale, nell´ambito del progetto “Terre Frumentarie” patrocinato dal custode dei semi della tradizione per la biodiversitá del Mediterraneo, Giuseppe Li Rosi.

I frumenti coltivati ed utilizzati per la nostra pasta sono Senatore Cappelli, Margherito e Strazzavisazzi (detto anche Perciasacchi) e crescono secondo natura, senza quindi l´utilizzo di diserbanti o sostanze chimiche. Il nostro frumento è piú digeribile rispetto a quello usato per la produzione delle paste in commercio ed è naturalmente ricco di nutrienti sani per l´organismo come proteine e glutine destrutturato. Il nostro semolato contiene infatti fino al 70% di glutine in meno rispetto alla comune pasta industriale.

La nostra pasta viene manufatta dall´azienda agricola Damigella nel rispetto delle tradizioni italiane e della biodiversità del territorio e del grano. I semolati macinati a pietra conferiscono, insieme alla lenta lavorazione e alla trafilatura a bronzo, la giusta rugosità e il giusto colore alla pasta, che viene poi essiccata in modo lento, su telai di legno.

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La Pasta del Parco San Marco si contraddistingue per il profumo intenso che ricorda il sapore dell´antica tradizione della pasta italiana, di quella pasta fatta in casa, insieme alle nostre nonne, tutti intorno ad un unico tavolo.

OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA

Il nostro olio di oliva biologico extra vergine D.O.P. viene prodotto dall´Azienda Agricola Ferriccio Iannarilli in Umbria.

L´azienda é certificata biologica e nasce da una tradizione familiare che risale all’inizio degli anni 50. Questa antica passione per la genuinità ha spinto Iannarilli Ferruccio a creare questa azienda agricola gestita con tecniche agronomiche moderne ed una accurata attenzione per la qualità.

Le tecniche utilizzate per la produzione dell´olio servito nei nostri ristoranti sono finalizzate ad esaltare le caratteristiche di un prodotto alla base della dieta mediterranea.

Il nostro olio si distingue per un colore verde brillante e per un sapore ed un aroma molto pronunciati. Viene prodotto esclusivamente con olive proprie raccolte mediante brucatura manuale.

written by Paola Mazzo, Marketing Manager