Cioccolata, cioccolata e cioccolata

18 September 2017 | By Roberto Fornari in Cucina, Dintorni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments Yet

Giá mi viene ridere, sorridere e gioire

Certo la cioccolata porta il buon umore. Lo stesso che si vive al Parco San Marco.

Dunque come mai parlo di cioccolata. Semplice. A Lugano verrá organizzato il salone del cioccolato.

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CHOC è un evento organizzato da CHOC SAGL con il patrocinio della Città di Lugano, in collaborazione con l’Ente Turistico del luganese e la Società Mastri Panettieri – Pasticcieri – Confettieri del Cantone Ticino (SMPPC).
Si tratta dell’unica fiera della Svizzera Italiana completamente dedicata al cioccolato, alla sua storia, produzione e lavorazione. Il target di CHOC sono le famiglie e tutte le categorie professionali legate alla confetteria, pasticceria ed alla gastronomia in generale, con un occhio particolare ai giovani desiderosi di intraprendere una professione nel ramo.

Una ghiotta opportunità per poter vivere un’esperienza dedicata al gusto ed allo stesso tempo confrontarsi con produttori, conoscere macchinari per lavorazioni industriali ed artigianali ed allo stesso tempo usufruire di servizi di prima qualità.
CHOC completa il ricco calendario luganese dedicato alle fiere, con un evento che si posiziona certamente nel settore del “food”, ma nel contempo mirato anche al tempo libero, coinvolgendo anche settori dedicati al turismo, alla grande distribuzione, ai centri benessere, all’intrattenimento ed allo sport, senza dimenticare i settori della produzione del cioccolato artigianale ed industriale, l’oggettistica, i macchinari, le scuole professionali, l’alimentazione e l’editoria del settore.

L’obbiettivo della 1.a edizione di CHOC, è quello di coinvolgere paesi produttori ospiti, 50 espositori su un’area espositiva di oltre 2’000 metri quadrati, in attesa di oltre 20’000 visitatori provenienti dal Ticino, dalla vicina Italia ma soprattutto da oltre Gottardo, sfruttando a pieno le potenzialità della nuova galleria di base del San Gottardo.gocce-di-cioccolato
Alla fiera CHOC oltre che paesi coltivatori delle fave del cacao, si potranno incontrare stilisti con le sfilate dedicate, maestri pasticceri con speciali “Show-CHOCking”, ristoratori e cuochi stellati che presenteranno numerose applicazioni del cioccolato nella cucina tradizionale, scrittori che presenteranno in anteprima libri dedicati al settore, personaggi pubblici, artisti con mostre fotografiche e scuole svizzere ed europee del settore formativo professionale.

Oltre agli espositori presenti con prodotti e servizi, CHOC offrirà diversi valori aggiunti quali laboratori del cioccolato, workshops, conferenze, dibattiti senza dimenticare dimostrazioni e concorsi professionali che saranno presentati nell’area demo, dove si potranno vedere dal vivo tutti i trucchi dei maestri pasticceri che si alterneranno nelle loro presentazioni e preparazioni.

Tutte le animazioni saranno organizzate direttamente in collaborazione con gli espositori, aziende partner e scuole professionali svizzere ed estere ospiti della 1.a edizione della fiera CHOC.

CHOC proporrà diverse aree tematiche tra le quali: il museo del cioccolato, l’area conferenze e “Workshop” aperte al pubblico e per esperti del settore, l’area dimostrativa e spettacoli per degli speciali “Show-CHOCking”, l’esposizione fotografica sulla storia del cioccolato, il “Press corner” con la presenza di riviste nazionali ed internazionali, l’area cioccolato bio – vegano e commercio equo e tante altre sorprese!

E per i piú piccoli ci saranno delle belle occasioni di divertimento.

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CHOColandia

CHOC in occasione della fiera del cioccolato, dedica ai più piccoli CHOColandia, una golosissima area svago con attività d’intrattenimento, giochi d’animazione e laboratorio creativo tutto accompagnato dal protagonista dell’evento, il cioccolato.

Un luogo ideale per trascorrere un momento di grande divertimento con la propria famiglia e con tanti nuovi amici.

In collaborazione con Giocolandia che ogni anno interessa 5 “location” ticinesi, coinvolgendo bambini della fascia di età compresa tra i 2 ed i 12 anni, CHOColandia vuole trasmettere un messaggio positivo e di benessere nel tempo libero.

Mode Alimentari

04 September 2017 | By Michele Pili in Benessere, Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments Yet

Le diete fai da te fatte seguendo un corso su youtube che ci spiega come dimagrire, senza bisogno di fare movimento (basta eliminare determinati prodotti) oppure mangiare la magnifica barretta che elimina anni di studio dei dietologi, azzera il mio lavoro e anche il piacere di un buon piatto equilibrato, così come il sedersi tutta la famiglia a tavola. Invece basta mangiare corretto e fare del movimento, guardare Jill Cooper non basta, bisogna imitarla, anche se il ricordo di Barbara Bouchet e la sua tutina fucsia sono sempre nei nostri cuori.

Tanti modelli alimentari nascono per fare business, magari sponsorizzati dalla bella attrice americana che deve puntare al grande pubblico e far credere di avere l’antidoto, che sarebbe tu stai sul tuo divano ti mangi la barretta magica oppure ti fai il tuo bel beverone e perdi i tuoi kg in eccesso. Però, lei ha gli addominali scolpiti che sembrano marmo e ha già fatto otto ore di palestra. Perché è inutile se stai sul divano e la tartaruga resta sempre girata, e parlo per esperienza, cintura nera di Divano a due piazze, guardando la bella attrice Americana.

Naturalmente alla dieta deve essere sempre abbinato dell’esercizio fisico, che facciamo?………… le prime due settimane, ma dopo “oggi salto”, “domani dovrò fare la spesa” e giù con le scuse, tanto abbiamo la barretta miracolosa di fibre.

La moda più comune è la strategia del terrorismo alimentare: mettiamo all’angolo gruppi di alimenti e non gli assumiamo più: meno cibo meno peso.

Una ricerca statistica ha mostrato che confrontando tre tra le principali diete (Weight Watchers, Zona, Atkins, South beach) nell’arco di 12 mesi solo il 10% va a buon fine.

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Chi ha seguito una dieta sul modello mediterraneo ha una probabilità di successo in un anno dell’86%. La dieta, intesa come sistema di criteri e di principi con cui l’uomo cerca di regolare il suo rapporto personale con il cibo, è diventata nello stesso tempo fattore positivo e promozionale di salute. Naturalmente serve costanza, impegno e tempo, perché non si perderanno così in fretta i panettoni mangiati a Natale.

Da quando allo star bene si è andato progressivamente sostituendo il sentirsi bene, la dieta è diventata un punto chiave per il proprio benessere.

Alla base di un miglioramento della qualità della vita ci sono: la semplicità, la responsabilità e il cambiamento, infatti, l’organismo possiede tutte le caratteristiche per raggiungere il benessere da solo, in maniera naturale e senza sforzi.

Gli insuccessi di queste fantomatiche diete non fanno comunque che sottolineare che l’alimentarsi in modo sano e corretto è un atto di coscienza e non una moda.

Prendiamo la dieta iperproteica come esempio di terrorismo alimentare: essa si basa sul fatto che è impossibile trasformare i grassi alimentari in grassi di deposito in assenza di carboidrati. Essa provoca radicali acidi che possono danneggiare i tessuti, in particolar modo i reni.

In definitiva mangiare sano equilibrato e non di più di quello che ci serve, e se facciamo una dieta facciamoci seguire da un dietologo.

In fondo, come ci insegna Ludwig Feuerbach “Noi siamo ciò che mangiamo”.

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Escursione in giornata: Bellano e il suo Orrido

28 August 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments Yet

Con uno dei numerosi battelli che ogni giorno fanno da spola per accompagnare i turisti sulle sponde del Lago di Como, partendo da Menaggio, è possibile raggiungere in poco meno di mezz´oretta, Bellano, un piccolo paesino affacciato sulla sponda orientale del Lario che offre uno dei lungolago più suggestivi dal quale si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla riva opposta del lago.

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Il paese è diviso in due parti dal torrente Pioverna: la parte più antica, sede del porto vecchio e della Chiesa prepositurale e la più moderna dove si trova la stazione FS. Alle spalle del paese l’entroterra è caratterizzato da numerose frazioni e da molti nuclei antichi e popolati. Anche se attualmente il settore più sviluppato è il terziario, nel secolo scorso, Bellano, fu definito dallo scrittore bellanese Antonio Balbiani “la piccola Manchester del Lario” per i suoi grandi stabilimenti di industria serica.

Percorrendo la caratteristica via Manzoni, intorno al quale è situato il centro storico del paese, si possono ammirare numerosi portali, corti, androni d’antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Da qui, attraverso una delle tante viuzze che sbucano sul lago si giunge di fronte alla Chiesa di Santa Marta. Qui, vi si conserva un prezioso gruppo ligneo di nove statue a grandezza naturale raffigurante la Deposizione ed attribuito allo scultore Angelo del Maino, noto dal 1496 al 1536.

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Su di un lato della Chiesa di Santa Marta s’apre la piazza della Prepositurale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. Di stile tardo romantico ha una facciata a bande nere e un grande rosone in terracotta. Ricostruita tra il 1342 e il 1350, presenta i notevoli affreschi della volta centrale, i pulpiti, il presbitero e i due grandi confessionali di legno intagliato, il ricco battistero di marmo. Pregevole è il polittico della cappella di S.Giovanni e la delicata tempera rappresentante la Madonna detta delle Rose. Salendo per la scalinata alla destra della Prepositurale si arriva alla Chiesa di S.Rocco del XV sec. che venne costruita dall’omonima confraternita veneziana per preservare i passanti dalle pestilenze. Attualmente è dedicata ai caduti bellanesi di tutte le guerre ed ospita due tele del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Nella parte più antica di Bellano si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Nicolao, utilizzata attualmente per iniziative culturali. Notevoli sono gli affreschi che la decorano e che testimoniano la sua passata importanza.

Nella frazione di Lezzeno sorge il Santuario della Madonna, di stile barocco, fu costruito tra il 1690 e il 1704, su progetto dell’architetto Quadrio a soli due anni di distanza dal miracolo che avvenne il 6 agosto 1688. Quel giorno Bartolomeo Mezzera, passando da una cappelletta che aveva fatto costruire, vide che la Madonna raffigurata in un medaglione in gesso piangeva lacrime di sangue.

Una visita obbligatoria è quella all’Orrido. La gola acquisisce il suo nome grazie al poeta bellanese Sigismondo Boldoni che rimase affascinato da questo “Orrore di un’orrenda orrendezza”.

Si tratta di una gola naturale creata dell’erosione delle acque del torrente fiume Pioverna 15 milioni di anni fa, le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose dell’Orrido una delle località più note del Lario.

La peculiarità dell’Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all’interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

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Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell’Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura.

La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

A guardia dell’Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo o Cà del Diavol, una curiosa torretta di cui non si conosce ne l’origine ne la funzione, la cui torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano della torre rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo.

La  manifestazione bellanese piú conosciuta e che richiama numerosi spettatori è la “Pesa Vegia” che si celebra la notte dell’Epifania. Rievoca, secondo la leggenda, un fatto avvenuto durante la dominazione spagnola, quando una delegazione di bellanesi si recò in barca a Como a perorare il mantenimento dei pesi vecchi che erano stati sostituiti da quelli nuovi, di più difficile e complicata applicazione e che creavano imbarazzo tra la popolazione locale, formata prevalentemente da commercianti e artigiani. L’ambasciata ebbe successo ed i bellanesi ritornarono la notte del 5 gennaio 1606, felici di essere riusciti a conservare la “Pesa Vegia”. Questa la leggenda che, data la coincidenza con l’Epifania, è sempre stata festeggiata unitamente alla sfilata dei Re Magi.

Per gli sportivi inoltre, vicino al lago, si trovano aree verdi e strutture sportive quali: campo polifunzionale, piscine all’interno del Lido di Bellano, Circolo Vela Bellano e una pista ciclabile. Recentemente è sorto anche il “Palasole”, moderna costruzione a forma di vela, adibita alle numerose feste organizzate in paese.

La chiesa di San Martino di Griante

20 August 2017 | By Deborah Giorno in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments Yet

Chiesa di San Martino

Splendida gita adatta a tutti, di notevole interesse paesaggistico. La passeggiata che conduce alla chiesa di San Martino di Griante è una semplice escursione che in circa 45 min, con un dislivello di appena 220 m,  vi porterà su di un pianoro posto a 472 metri slm, situato sopra il pendio del Sasso San Martino dove è situata, appunto, la  chiesa di San Martino. Questa chiesa, risalente al XVI secolo, divenne famosa  in seguito al ritrovamento di una statua fatta di legno della Madonna con il Bambino.

San Martino e il lago di Como

Da qui potrete godere di una vista mozzafiato, forse uno dei migliori terrazzi naturali che regalano una splendida veduta sul lago di Como. Potrete ammirare il pese di Bellagio, facilmente riconoscibile perché è il punto in cui il lago si divide nei suoi due rami (quello di Como e quello di Lecco) assumendo quella sua tipica forma di “Y” rovesciata.

Come raggiungere San Martino Sopra Griante

Partendo da Parco San Marco si può facilmente raggiungere Griante in soli 25 min di auto, lasciando l’auto nel parcheggio di Piazza san Rocco. Da qui potrete già ammirare la chiesa che, vista da questa prospettiva, vi sembrerà irraggiungibile, ma in realtà c’è una comoda mulattiera che vi porterà fino in cima.Sasso San Martino

 

Si segue la stradina con l’indicazione di San Martino. Una volta giunti alla cappella di san Rocco il sentiero inizia innalzandosi nel bosco con una pendenza mai esagerata, difatti la mulattiera segue un percorso zigzagante che vi condurrà su semplici e ampi tornanti. Lungo la mulattiera sono situate le cappellette devozionali che rappresentano i Misteri del Santo Rosario. A metà strada si trova la Cappella degli Alpini, dedicata a San Carlo. Da qui il sentiero prosegue fino a raggiungere la nostra chiesa cinquecentesca.

Se avrete un pizzico di fortuna, potrete vedere le aquile che, di recente, sono tornate a nidificare sulla roccia strapiombante.

 

L’ultimo consiglio che posso lasciarvi è di andare muniti di pranzo al sacco che potrete ordinare direttamente alla reception e godervelo su uno dei diversi tavoli da picnic che ci sono attorno alla chiesa.

La Val Sanagra

14 August 2017 | By Annalisa De Maria in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments Yet

Appena sopra l’abitato di Menaggio si trova lo splendido Parco Val Sanagra.
Un ambiente fatto di mosaici di boschi, praterie e alpeggi, scavato dal fiume Sanagra e modellato dai ghiacci dell’ultima glaciazione. La Val Sanagra è caratterizzata dalla Linea della Grona, un’importante frattura geologica creatasi in seguito agli sconvolgimenti che portarono alla formazione delle Alpi e delle Prealpi. Essa separa due tipologie rocciose molto differenti: rocce cristalline a Nord e rocce sedimentarie a Sud, peculiarità che determina l’aspetto della valle, caratterizzato a settentrione da un profilo montuoso dolce e modellato e a mezzogiorno da profili aspri e accidentati.

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Ecco come si presenta oggi la Val Sanagra, splendida vallata del Lario occidentale incastonata nel cuore delle Alpi Lepontine, saggiamente conservata dai suoi abitanti con un’urbanizzazione non eccessiva e comunque rispettosa del territorio.
L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.
Il successo della conservazione di questa valle è anche il frutto di “un’eredità” tramandata da generazione in generazione e dovuta soprattutto alle necessità primarie dell’uomo.

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L’uomo si stabilì qui inizialmente per la pastorizia ed infatti i primi stanziamenti stagionali erano legati all’allevamento ed allo sfruttamento dei boschi. Solo più tardi gli insediamenti divennero permanenti e si crearono le prime attività di tipo artigianale e pre-industriale, legate principalmente allo sfruttamento energetico dell’elemento centrale e modellatore della Valle: il torrente Sanagra.

Nel Parco sono tracciati numerosi percorsi. Uno ha inizio alla località Piamuro e segue il corso del fiume Sanagra guidando tra antichi mulini e fornaci che hanno sfruttato l’energia idraulica del Sanagra, fino al vecchio nucleo rurale di Monti di Madri. Un altro percorso attraversa la località di Codogna, sede di dimore signorili, e conduce al “Rogolone”, grande quercia secolare.
Presso La Villa Camozzi a Codogna si trova il Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra con sale dedicate alla flora, alla fauna e fossili del Parco; parte del museo è dedicato alla vecchia ferrovia Menaggio – Porlezza.

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Alpeggi e maggenghi, molti ormai in disuso e altri restaurati con cura, sono disseminati per tutta la valle a testimonianza dell’antica pratica della monticazione. Anche i crotti sono una testimonianza del passato e oggi vengono sfruttati con successo per la ristorazione.

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Chi viene nel Parco potrà anche andare a spasso tra ville, torri, mulini e cappelle: le testimonianze di un antico passato sono numerose e si possono incontrare passeggiando tra i boschi e nei borghi. Particolare attenzione merita la torre Milano e, nei dintorni di Codogna, l’antica torre medievale (XIV sec.).

L’ex ferrovia Porlezza-Menaggio

07 August 2017 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments Yet

La città di Porlezza è da sempre riconosciuta come località turistica.

Infatti, possiamo ritrovare i primi cenni di turismo già a partire dall’inizio dell’’800.

Tra il 1815 e il 1915, i comuni del porlezzese erano governati dagli austriaci. Essi portarono grande beneficio alla località, costruendo opere pubbliche di fondamentale importanza come scuole, fognature, acquedotti, strade e trasporti pubblici.

Questi ultimi resero accessibile la zona per l’arrivo dei primi turisti di giornata.

Tra le opere più importanti troviamo:

  • La strada odierna Porlezza-Menaggio (1839)
  • La ferrovia Porlezza-Menaggio (1885-1966)
  • I battelli del Ceresio

La seconda metà dell’’800, corrisponde in modo particolare al periodo di rapido sviluppo del trasporto ferroviario.

Proprio in questi anni si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell’Europa centrale con la regione dei grandi laghi lombardi, sfruttando il traforo del Gottardo e sostituendo così le vetture celeri a cavallo.

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Nel 1881 il Canton Ticino inaugurò la ferrovia del San Gottardo e da questo punto si iniziarono a creare tutti i collegamenti ticinesi che portarono anche allo sviluppo del progetto della linea che collegava Italia e Svizzera.

Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Il progetto iniziale consisteva in un collegamento circolare straordinario:

Lugano – Porlezza – Como – Milano – Porto Ceresio – Lugano, ai fini turistici e di agevolazione nello scambio delle merci. Purtroppo il progetto venne realizzato soltanto in parte. I collegamenti effettivi furono Luino –Lugano con linea ferroviaria, Lugano-Porlezza con il battello e da Porlezza a Menaggio ancora linea ferroviaria.

In particolare, la ferrovia Porlezza- Menaggio fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno. Questa linea ferroviaria era forse l’unica in Europa per la sua caratteristica di essere a scartamento ridotto, ossia avere la larghezza tra i binari molto più stretta del dovuto. La lunghezza del tragitto era di ben 12 km: questa era considerata una distanza straordinaria all’epoca dato soprattutto il dislivello tra i due laghi. Purtroppo, alcuni anni dopo, con lo scoppio della I Guerra Mondiale, finì il periodo d’oro della ferrovia. Inoltre, iniziava a farsi sentire la concorrenza, in special modo dei primi autobus che, in servizio parallelo, costavano meno ed erano più veloci. Questo portò, infine, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 alla cessazione dell’esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Dopo la seconda guerra mondiale si tentò di ripristinarla, ma inutilmente.

Percorsa nel 2014, sopravvivevano solo poche tracce della ferrovia, poiché in alcuni punti è stata trasformata in pista ciclabile, o sfruttata per l’edificazione di alcuni stabili. A Menaggio l’edificio della stazione è stato ristrutturato, mentre il fabbricato della fermata di Tavordo (Porlezza) è l’unico rimasto integro. Di contro, il fabbricato della stazione di Porlezza è stato demolito definitivamente il 9 marzo 2015. Ora il tracciato di questa ferrovia è diventato un interessante percorso pedonale per una bella camminata tra l’azzurro dei laghi e il verde delle montagne.

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written by Sara Camozzi

Alpeggi nelle nostre valli

31 July 2017 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments Yet

Raggiungo San Nazzaro Val Cavargna nell’omonima valle, abbandono la SP10 per proseguire su Via Tecchio e giungere a quota 1300 m dove trovo un piccolo parcheggio nel bosco (spazio per 5/6 macchine). Nella stagione invernale questo tratto di strada è spesso impercorribile perché ghiacciato o innevato.

É facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como. Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato. Anche la chiesa parrochiale di S.Lorenzo è stata costruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosidetto “bosco sacro”, a monte dell’abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera antivalanghe.

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Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle. Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai “magnani” (calderai), agli “spalloni” (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso. Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell’ex caserma della Guardia di Finanza (1180 m), si lascia la macchina. Qui ha inizio il tracciato per S.Lucio e l’Alpe di Tabano. Il colpo d’occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante. Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente. Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna. In poco più di un’ora si arriva alla “chiesetta del Cepp” dove c’è un’area attrezzata per la sosta. E’ questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il “Sentiero delle 4 Valli”, provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c’è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.

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Ripreso il cammino, si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l’oratorio di San Lucio (1542 m). Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all’interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati. La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto nel sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto troppo caritatevole nei confronti dei poveri (l’iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio). San Lucio venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all’oratorio e il 16 agosto, giorno di S.Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere. Nei pressi il rifugio S.Lucio , ricavato dall’ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro.

 

Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell’Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata “il laghetto di San Lucio”, dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno di contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola. Fino al piano (1976 m), dove sorge l’omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima. Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.

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Family Festival, decine di eventi a portata di bambino

17 July 2017 | By Roberto Fornari in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments Yet

Al Parco San Marco ci sono tantissime occasioni per fare divertire i bambini ed i teenager. Si parte dal CBBB per arrivare al Mini Club e per finire nel Teenager Club.

Gli animatori sono sempre pieni di entusiasmo per proporre sempre delle gioiose attività.

Family Festival

Ma anche al di fuori del nostro resort le iniziative sono tante. In particolare desidero segnalare  il Family Festival a Lugano.

Gli organizzatori di LongLake Festival hanno pensato a tutti, e quindi non poteva mancare una serie di appuntamenti dedicati ai più piccoli. Si tratta del Family Festival, che si concluderà il 31 luglio in varie location: il Palazzo dei Congressi, il Cinema Iride e il Parco Ciani.

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Il Family Festival si rivolge a tutti, il programma é stato pensato per permettere ai bambini e ragazzi dai 0 a 15 anni di condividere dei momenti con le loro famiglie, oltre a proporre quasi un centinaio di eventi ad hoc per i più giovani.

I vari weekend sono stati pensati con delle tematiche precise durante i quali gli organizzatori hanno voluto dedicare l´edizione a quattro tematiche molto importanti come il gioco integrativo, l´empatia.

Le prossime tematiche ad esempio saranno:

- sabato 22 luglio e domenica 23 luglio “Ri dare vita“, giornate dedicate al riuso, al riciclo e al rispetto per la terra;

- sabato 29 luglio e domenica 30 luglio “Diritto al cuore”, giornate dedicate ai diritti dei bambini.

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Sono tutte tematiche universali sulle quali gli organizzatori  hanno voluto portare l’attenzione dei bambini e le loro famiglie. In questi weekend tutte le attività, i laboratori, le mostre e gli spettacoli saranno un’invito a riflettere insieme.

Pics: https://longlake.ch/family/

LONGLAKE FESTIVAL LUGANO

03 July 2017 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments Yet

Anche quest’anno a Lugano, dal 28 giugno al 1° agosto, va in scena la 7° edizione del Long Lake Festival, uno dei più grandi open air urbani della Svizzera! Ogni giorno, eventi e intrattenimenti dal pomeriggio fino a tarda notte.
Concerti, musica per tutti i gusti, letteratura, incontri, animazioni, spettacoli di teatro e danza, cinema, attività per bambini, installazioni di arte urbana invaderanno e movimenteranno le vie, le piazze e i parchi pubblici della città dando vita ad un intenso incontro tra artisti e pubblico.

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Il Festival, organizzato dalla Divisione Eventi e Congressi della Città di Lugano, ospiterà varie manifestazioni tra cui:

BUSKER FESTIVAL: un apparente delirio di freaks, artisti, eghi, musicisti che in cinque giorni si compone e scompone in un’armonia artistica di bellezza e pienezza. Il Festival rende omaggio alla prestazione artistica di strada che, pur nell’essenzialità dei mezzi, dà vita a performance di qualità.

ROAM ROAM: è il festival interamente dedicato alla musica live. Quest’anno il festival si concentra in sei serate consecutive, dal 25 al 31 luglio, portando a Lugano, nella splendida cornice del Parco Ciani, le principali stelle della scena electro pop, alternative e world del momento.

ESTIVAL JAZZ LUGANO: Estival propone un programma entusiasmante e particolarmente sorprendente che, oltre a soddisfare tutti gli appassionati del Jazz, torna ad esplorare il ricchissimo mondo della musica contemporanea con i suoi ritmi, colori e melodie con lo spirito di sempre, orientato alla conoscenza di culture diverse, alla tolleranza e alla convivenza.

FAMILY: il Festival offre proposte di vario genere pensate per le famiglie e i più piccini: letture di fiabe, teatri per l’infanzia, cinema, spettacoli di clowneria, mostre, e tanti laboratori durante i quali i bambini e i ragazzi potranno imparare divertendosi.

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CLASSICA: i ventiquattro Capricci di Nicolò Paganini interpretati in una serata, Der Heyser Bulgar sotto le fronde del Boschetto del Parco Ciani, e Blagoslavlyayu vas, lesa (“Vi benedico, foreste”) di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, le tre Sonate e le tre Partite di Johann Sebastian Bach per violino solo, Funiculì-Funiculà arrangiato da Arnold Schönberg, la Sequenza XIV per violoncello solo di Luciano Berio, pagine del Drexel Manuscript di Karl Friedrich Abel, il Fandango di Aldemaro Romero, i sei Capricci di François Adrien Servais per due violoncelli… e molto ancora al LongLake Classica Festival 2017!

WORDS: con L. Cohen sussurriamo che la luce entra nelle crepe presenti in ogni cosa, con A. Camus esclamiamo che la cultura è il grido dell’uomo di fronte al proprio destino.
In Words c’è voglia di autenticità.

URBAN ART: Urban Art è un cantiere di iniziative artistiche che spazia in ambiti sperimentali diversi e mette in relazione i cittadini con il contesto urbano e con temi di richiamo.

LONG LAKE PLUS: LongLake plus raccoglie le altre proposte, organizzate durante il periodo del Festival LongLake (28 giugno – 1 agosto), che animano l’estate luganese. Pur non costituendo un festival, LongLake plus completa l’offerta festivaliera coinvolgendo molti altri organizzatori e aumentando la visibilità dei diversi cartelloni estivi.

In conclusione, gli eventi in agenda sono vari e per tutti i gusti! Perciò non lasciatevi sfuggire questo fantastico festival e i suoi intrattenimenti mentre soggiornate presso il Parco San Marco!

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Lettera Aperta: storia di vita di un cuoco

26 June 2017 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Per saperne di più | No Comments Yet

gni volta devo preparare un blog, ma questa volta ho deciso di scrivere dieci punti sulla vita da cuoco: forse sto raggiungendo un’età durante la quale  stanno cambiando determinati valori, dove prima le rinunce erano delle normalità, ma ora appunto le priorità sono cambiate.

É abitudine vedere in tv più programmi di cucina che telegiornali (anzi la rubrica di cucina non manca neanche nei telegiornali, ci manca il Papa che con la ricetta della domenica in direttissima da San Pietro), tanti show men cuochi che non si ricordano neanche più come si cucina, ma sono bravi a criticare tutto e tutti per uno spettatore in più, vendersi a multinazionali che con il mangiare sano, italiano, non hanno nulla a che fare. Ma la vita del cuoco, “al fronte” é ben altra!

1 Famiglia

La famiglia diventa a un certo punto della stagione una distrazione che non ti puoi permettere: le due ore di pomeriggio le vorresti passare con tua figlia, ma già dopo mezz’ora ti si chiudono gli occhi, cerchi di tenerli aperti, ma è il tuo fisico che dice CORICATIIII. Intanto tua figlia cresce.

Hai delle scelte di lavoro e più che altro di vita:

- annuale, dove cerchi di essere una famiglia normale, ma è difficile a cause degli orari e del bioritmo diverso.

- stagionale, dove in una stagione due ore al giorno le passi con la famiglia su Skype.

Intanto tua figlia cresce.

All’estero  io ho avuto la fortuna di trovare mia moglie che mi ha sempre capito e sempre affiancato nelle scelte (grazie Tanya), ma ora con la bimba è tutto piú difficile.

2 Malattia/infortunio

Da mettere in nota la perdita di sensibilità ai polpastrelli già dai primi anni, le bruciature e i tagli sulle mani tanto che la settimana enigmistica farebbe un’edizione speciale di “unisci i puntini”. Le malattie e gli infortuni sono vietate, altrimenti andrebbe a discapito dei tuoi colleghi divenuti parte integrante della tua famiglia.

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3 Un cuoco non può riposarsi

Devi stare in piedi 10-12 ore al giorno, con sforzi fisici e carichi di materie dalle celle e pentolame da spostare, se ti rimane del tempo e ti deve rimanere, lo si usa per pulire, perché in cucina se non hai niente da fare hai sbagliato qualcosa.

4 Ferie

Le ferie si fanno nei momenti peggiori dell’anno (lato positivo: non si spende tanto), nel caso della fortuna di un lavoro annuale.

Per gli stagionali invece a cambio lavoro stagionale, quindi..… nei momenti peggiori dell’anno.

Ma per un cuoco le ferie più belle sono nella normalità di una vita, fai colazione con la famiglia accompagna la bimba a scuola…… ci pensate quello strano momento a cena tutti insieme e magari il film dopo cena? Meraviglioso!

5 Precariato

Un lavoro basato sul precariato, diciamo che la fortuna per chi ha voglia di lavorare è che non rimarrai mai senza lavoro, ma ad alcune condizioni: ti devi accontentare, con le stagioni che si accorciano sempre di più, e con proposte indecenti del tipo 4 mesi senza giorno libero. I lavori annuali sono sempre meno, quindi inverno mare, estate montagna.

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6 Giorno libero

Per chi ha la fortuna di avere il giorno di riposo o come piace adesso dire day off, e se di riposo si vuol parlare, sta sbagliando: fare il bucato, riordinarti il metro quadrato di alloggio con il bagno diviso in 6 (vi lascio immaginare che avventure a 18 anni!) fare un po’ spesa… morale hai passato il giorno a fare servizi da solo perché i tuoi colleghi erano al lavoro, aspetti che finiscano e li ti accorgi che il tuo giorno di libertà  è finito… va bè le multe le pago a fine stagione

7 Giorno tipo

Hai esattamente 20 minuti per lavarti, barba, caffè e arrivare al lavoro, si entra in cucina, partiti: linea linea linea, sono in “merda” (terminologia tecnica, il lavoro mi sovrasta), dentro anche il pomeriggio, mise en place, servizio, ti sei giocato 15 ore di lavoro, distrutto (P.S. la signora si lamenta della cottura, il tonno in mezzo era crudo, bon andiamo a casa), arrivi a casa, doccia e dopo una birretta con i colleghi, continui a parlare di lavoro, com’è andato il giorno nuove tecniche etc., si ma……..quel tonno? Bon andiamo a casa.

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 Cento mestieri, un’arte

Per essere un buon cuoco prima su tutto non ti devi sentire arrivato, è un’arte sempre in fermento con nuove tecniche, metodi, stile e mode. Devi  essere un buon conoscitore della materia prima, chimico, ragioniere, militare, psicologo e un giullare di corte al momento giusto.

Devi ragionare in fretta senza esitazioni, è come essere in un branco dove piano piano si formano le gerarchie e tu devi essere sempre il maschio ALFA.

9 Spirito di appartenenza

Lo spirito di appartenenza ad una categoria selezionata, perché il passare degli anni ti seleziona, se non hai passione abbandoni (su 20 alunni della mia scuola solo in 3 siamo rimasti cuochi).

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10 Perché fai il cuoco

Mi chiedete perché faccio il cuoco: spirito di sacrificio, passione, follia, forma d’arte, viaggi, nuove amicizie, nuove lingue, senso di appartenenza, nuove culture, voglia di cambiare, non arrendersi mai, nuove sfide.

Perché faccio parte della famiglia più grande.

Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l’ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.
(Anne Rice)

……Intanto tua figlia cresce