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Lettera Aperta: storia di vita di un cuoco

June 26th, 2017 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Per saperne di più | No Comments »

gni volta devo preparare un blog, ma questa volta ho deciso di scrivere dieci punti sulla vita da cuoco: forse sto raggiungendo un’età durante la quale  stanno cambiando determinati valori, dove prima le rinunce erano delle normalità, ma ora appunto le priorità sono cambiate.

É abitudine vedere in tv più programmi di cucina che telegiornali (anzi la rubrica di cucina non manca neanche nei telegiornali, ci manca il Papa che con la ricetta della domenica in direttissima da San Pietro), tanti show men cuochi che non si ricordano neanche più come si cucina, ma sono bravi a criticare tutto e tutti per uno spettatore in più, vendersi a multinazionali che con il mangiare sano, italiano, non hanno nulla a che fare. Ma la vita del cuoco, “al fronte” é ben altra!

1 Famiglia

La famiglia diventa a un certo punto della stagione una distrazione che non ti puoi permettere: le due ore di pomeriggio le vorresti passare con tua figlia, ma già dopo mezz’ora ti si chiudono gli occhi, cerchi di tenerli aperti, ma è il tuo fisico che dice CORICATIIII. Intanto tua figlia cresce.

Hai delle scelte di lavoro e più che altro di vita:

- annuale, dove cerchi di essere una famiglia normale, ma è difficile a cause degli orari e del bioritmo diverso.

- stagionale, dove in una stagione due ore al giorno le passi con la famiglia su Skype.

Intanto tua figlia cresce.

All’estero  io ho avuto la fortuna di trovare mia moglie che mi ha sempre capito e sempre affiancato nelle scelte (grazie Tanya), ma ora con la bimba è tutto piú difficile.

2 Malattia/infortunio

Da mettere in nota la perdita di sensibilità ai polpastrelli già dai primi anni, le bruciature e i tagli sulle mani tanto che la settimana enigmistica farebbe un’edizione speciale di “unisci i puntini”. Le malattie e gli infortuni sono vietate, altrimenti andrebbe a discapito dei tuoi colleghi divenuti parte integrante della tua famiglia.

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3 Un cuoco non può riposarsi

Devi stare in piedi 10-12 ore al giorno, con sforzi fisici e carichi di materie dalle celle e pentolame da spostare, se ti rimane del tempo e ti deve rimanere, lo si usa per pulire, perché in cucina se non hai niente da fare hai sbagliato qualcosa.

4 Ferie

Le ferie si fanno nei momenti peggiori dell’anno (lato positivo: non si spende tanto), nel caso della fortuna di un lavoro annuale.

Per gli stagionali invece a cambio lavoro stagionale, quindi..… nei momenti peggiori dell’anno.

Ma per un cuoco le ferie più belle sono nella normalità di una vita, fai colazione con la famiglia accompagna la bimba a scuola…… ci pensate quello strano momento a cena tutti insieme e magari il film dopo cena? Meraviglioso!

5 Precariato

Un lavoro basato sul precariato, diciamo che la fortuna per chi ha voglia di lavorare è che non rimarrai mai senza lavoro, ma ad alcune condizioni: ti devi accontentare, con le stagioni che si accorciano sempre di più, e con proposte indecenti del tipo 4 mesi senza giorno libero. I lavori annuali sono sempre meno, quindi inverno mare, estate montagna.

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6 Giorno libero

Per chi ha la fortuna di avere il giorno di riposo o come piace adesso dire day off, e se di riposo si vuol parlare, sta sbagliando: fare il bucato, riordinarti il metro quadrato di alloggio con il bagno diviso in 6 (vi lascio immaginare che avventure a 18 anni!) fare un po’ spesa… morale hai passato il giorno a fare servizi da solo perché i tuoi colleghi erano al lavoro, aspetti che finiscano e li ti accorgi che il tuo giorno di libertà  è finito… va bè le multe le pago a fine stagione

7 Giorno tipo

Hai esattamente 20 minuti per lavarti, barba, caffè e arrivare al lavoro, si entra in cucina, partiti: linea linea linea, sono in “merda” (terminologia tecnica, il lavoro mi sovrasta), dentro anche il pomeriggio, mise en place, servizio, ti sei giocato 15 ore di lavoro, distrutto (P.S. la signora si lamenta della cottura, il tonno in mezzo era crudo, bon andiamo a casa), arrivi a casa, doccia e dopo una birretta con i colleghi, continui a parlare di lavoro, com’è andato il giorno nuove tecniche etc., si ma……..quel tonno? Bon andiamo a casa.

Tonno

 Cento mestieri, un’arte

Per essere un buon cuoco prima su tutto non ti devi sentire arrivato, è un’arte sempre in fermento con nuove tecniche, metodi, stile e mode. Devi  essere un buon conoscitore della materia prima, chimico, ragioniere, militare, psicologo e un giullare di corte al momento giusto.

Devi ragionare in fretta senza esitazioni, è come essere in un branco dove piano piano si formano le gerarchie e tu devi essere sempre il maschio ALFA.

9 Spirito di appartenenza

Lo spirito di appartenenza ad una categoria selezionata, perché il passare degli anni ti seleziona, se non hai passione abbandoni (su 20 alunni della mia scuola solo in 3 siamo rimasti cuochi).

cuochi

10 Perché fai il cuoco

Mi chiedete perché faccio il cuoco: spirito di sacrificio, passione, follia, forma d’arte, viaggi, nuove amicizie, nuove lingue, senso di appartenenza, nuove culture, voglia di cambiare, non arrendersi mai, nuove sfide.

Perché faccio parte della famiglia più grande.

Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l’ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.
(Anne Rice)

……Intanto tua figlia cresce

Abbazia Cistercense di Piona

June 19th, 2017 | By Wendy Koppen in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Umgebung, Wissenswertes | No Comments »

Il complesso architettonico costituente il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, tipico edificio dell’arte comacina in pietra squadrata a vista, raggiungibile anche dal lago con il battello che costituisce un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda, si trova sulla sponda lecchese del lago di Como nel territorio del comune di Colico.

L’abbazia sorge sull’estremità della penisola detta Olgiasca di fronte a Gravedona sulla punta estrema del ramo di Lecco. Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

Piona

Fu consacrata nel 1138 e intitolata alla Vergine.

La Chiesa appare leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero su cui appoggia.

La prima chiesa dedicata a Santa Giustina sorse in etá medievale. Molti secoli piú tardi venne fondato il priorato con il complesso abbaziale. Il posto si trovava lungo una rotta militare strategica, in quanto da qui si collegano, attraverso la Valtellina, il milanese e l’Italia centro-settentrionale all’Europa.

Nell’attuale Piona esistono, dunque, due edifici: l’odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona, e in posizione retrostante resti di un primitivo edificio ossia un rudere di una porzione di abside che può ragionevolmente essere attribuita all’oratorium voluto da Agrippino. Sono resti che, per le loro dimensioni, fanno pensare a un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, che così ha fatto posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.

L’architettura del complesso abbaziale rientra nel cosiddetto romanico lombardo con influenze transalpine. L’edificio attuale è il risultato di un ampliamento, per allungamento, di una precedente chiesa la cui consacrazione risale al 1138.

Nella parte sud della chiesa si trova un bel chiostro costruito in seguito intorno al 1242, in sostituzione forse di uno precedente di cui non si hanno notizie. È il punto di riferimento di tutto il complesso monastico, luogo di silenzio. La struttura è a forma quadrangolare per evocare la forza simbolica del numero quattro.

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Al centro del chiostro la fonte e l’albero raffigurano la fonte delle delizie e l’albero della vita del paradiso terrestre.

Passeggiare tra i giardini di ulivi e andare alla scoperta della chiesa principale, dello splendido chiostro, dell’abside, dei ruderi della chiesa di Santa Giustina, della bella sala capitolare e degli scorci sul lago è sicuramente un’esperienza mistica ed entusiasmante.

In uno degli edifici del complesso, i monaci che ancora abitano questo luogo, vendono alcuni prodotti tra cui erbe medicinali, oggetti sacri, creme cosmetiche, miele e i famosi liquori sapientemente distillati secondo le più antiche tradizioni, tutti prodotti naturali creati dai monaci stessi.

written by Sara Biacchi

La cascata di Begna

June 12th, 2017 | By Deborah Giorno in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

A soli 25 minuti dal Parco San Marco (10 minuti di auto più 15 minuti a piedi) potrete raggiungere uno dei posti più belli di Porlezza. Sarete immersi in un meraviglioso spazio naturale in cui potrete godere della vista di una splendida, seppur piccola, cascata: la cascata di Begna.

Cascata-di-Begna

Si lascia l’auto a Begna vicino alla chiesa parrocchiale e al parco giochi (il posteggio è gratuito), si continua a piedi seguendo le indicazioni per il “Ponte di Strolech” e poi per  la cascata. Il sentiero non presenta alcuna difficoltà, a parte una breve ma ripida discesa che porta ad un vecchio ponte di pietra.

Il sentiero incomincia su strada asfaltata per le vie del paese e, dopo questo breve tratto, inizia la parte di sentiero nel bosco.  Ad un certo punto il sentiero  vi regalerà una vista panoramica sulla piana di Porlezza, andando avanti troverete delle vecchie cascine e poi, giunti ad una piccola cappelletta, si segue il sentiero di sinistra che prosegue in discesa il quale vi porterà in pochi minuti alla cascata.

Ideale è andarci in una calda giornata d’estate, si può partire attrezzati di costume e telo mare per apprezzare la frescura di un posto che anche d’estate non rimane mai troppo caldo.

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Se invece dopo aver visto la casca avete ancora voglia di camminare, potete tornare indietro alla vecchia cappelletta e seguire le indicazione per il ponte di Strolech che raggiungerete in poco più di un’ora.

Tornati al posteggio concedetevi pochi minuti per vedere una vecchia nevera che si trova proprio a fianco del parco giochi, questa veniva utilizzata per conservare neve e ghiaccio da sfruttare come un rudimentale frigorifero per la conservazione dei cibi deperibili.

Museo Del Contrabbando

June 5th, 2017 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Da sempre contrabbando e contrabbandieri esercitano un certo fascino sui buoni e bravi borghesi. Ma coinvolge anche studiosi del costume, storici, economisti, perché il contrabbando ha rappresentato per decenni un’attività che ha permesso di far quadrare i conti in tempi di difficoltà e in zone economicamente povere. È giusto quindi che gli sia dedicato un museo, a ricordo di tempi, di condizioni, pericoli, fatiche, e ingegnosità manifestate da contrabbandieri e guardie, caratteri specifici della socialità che hanno interessato il Ticino negli ultimi cent’anni, fin verso i primi anni Settanta.

cantine di gandria

L’edificio che ospita il Museo delle Dogane si trova dall’altra parte del lago rispetto a Lugano, in zona Cantine di Gandria, ed è raggiungibile con una breve, suggestiva gita in battello; infatti sorge direttamente sul lago, al confine tra Svizzera e Italia in una zona impervia e coperta da una fitta vegetazione. Il primo posto doganale nella zona di Lugano era stato installato nel 1856 ed è noto ancora oggi come “La Casa Rossa”, mentre questa costruzione è stata realizzata nel 1904 come posto doganale, quindi come base per combattere il contrabbando, ed è diventata museo nel 1935.

Il museo è stato rinnovato e aperto al pubblico nel 1978, dopo accurati e prolungati lavori di restauro effettuati dal Museo Nazionale di Zurigo. La rievocazione dei tempi in cui il contrabbando era in piena fioritura avviene attraverso un’ampia esposizione collocata sui tre piani del museo. Al pianterreno è stato ricostruito il vecchio posto doganale, così come doveva apparire nel 1904. Vi si riconoscono i luoghi dei doganieri, e qui spicca la figura in cera di un contrabbandiere ammanettato da due agenti, e gli alloggi adiacenti destinati alle guardie. Sono poi esposti in bella evidenza diversi documenti doganali, un’agenda, monete dell’epoca, bilance e numerosi strumenti di misurazione. Al primo piano viene spiegata la storia dell’evoluzione dell’apparato confederale sino alla struttura odierna; un monumento ricorda le guardie di frontiera cadute nell’adempimento del proprio dovere.

contrabbandiere

Al secondo piano è riunito un arsenale di armi provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, sequestrate a partigiani, fuggiaschi o evasi mentre tentavano di oltrepassare in modo clandestino la frontiera svizzera. Vi è poi una curiosa esposizione di strumenti e apparecchiature varie usate da contrabbandieri e bracconieri, oltre a una documentazione sui trucchi più raffinati coi quali si è tentato di aggirare le leggi doganali. Tra questi, un piccolo sottomarino con motore subacqueo, guidato da un contrabbandiere che navigava con la testa a pelo d’acqua, sequestrato con il suo carico d’una tonnellata di salame.

Nel 1994 l’esposizione permanente è stata trasformata in un’esposizione interattiva che, nel 1998, si è arricchita di novità informatiche e audiovisive. Per mezzo di video e di fotografie vengono presentati i sistemi moderni di sorveglianza alle dogane, come gli strumenti di sorveglianza notturna con raggi infrarossi e di rilevamento di falsificazione dei documenti d’identità. È possibile visitare il museo del contrabbando partendo direttamente dal pontile del Parco San Marco Lifestyle Beach Resort  tramite le gite organizzate dalla scuola Padi Diving presso la nostra spiaggia privata.