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L’aromaterapia

December 27th, 2016 | By Deborah Giorno in Parco San Marco | No Comments »

Per aromaterapia si intende un metodo di cura naturale che utilizza gli aromi estratti dalle piante: gli Olii Essenziali.Il nome aromaterapia deriva dal francese Aromatherapia e risale almeno 2000 A.C. Il chimico francese, Renè Maurice Gattefossé, contribuì alla rinascita dell’interesse dell’uso degli olii essenziali a scopo terapeutico.Gli olii Essenziali sono prodotti pregiati, estratti da specifiche parti di piante aromatiche (radice, corteccia, foglie, frutti, fiori) con il metodo della distillazione; una volta estratti, si presentano come sostanze oleose, liquide, volatili e profumate. Possono essere utilizzati sia per inalazione che per assunzione orale ma soprattutto per assorbimento epidermico. Gli olii essenziali pur essendo chiamati olii hanno una struttura molecolare e una consistenza ben diversa dai normali olii vegetali ai quali siamo abituati, non sono grassi anzi sono molto volatili cioè tendono facilmente a passare allo stato gassoso. L’aromaterapia è una pratica olistica che agisce su processi fisici, mentali e spirituali, tra le terapie complementari è una delle più conosciute in tutto il mondo. Un buon profumo ci fa stare bene. Attraverso la percezione degli odori, l’aromaterapia coinvolge la sfera dell’emotività, la memoria, la sensibilità e il sistema immunitario. L’inalazione è aromaterapial’applicazione più diretta e immediata, in quanto le stimolazioni olfattive sono le sole a passare direttamente nella corteccia cerebrale. Questo spiega come mai un odore o un profumo possa evocare istantaneamente ricordi estremamente vivi di esperienze vissute, anche molto tempo addietro. Una volta inalati raggiungono i polmoni, penetrano nei capillari posti sotto la loro superficie e, attraverso questi, si diffondono nei vasi sanguigni maggiori, che le distribuiscono a tutto l’organismo. Inoltre, le molecole degli oli essenziali hanno molta affinità con i tessuti del corpo umano, quindi riescono facilmente a penetrare nella cute, passando attraverso i follicoli piliferi, entrano in circolo, attraverso il sangue o tramite la linfa e il liquido interstiziale. Infine, alcune essenze possono essere assunte anche per via interna diluendone 2 gocce nel miele. Nonostante ogni olio essenziale sia dotato di una propria attività specifica (balsamico, rubefacente, digestivo, cicatrizzante e rilassante, depurativo), tutti gli oli essenziali, anche se in diversa misura, hanno proprietà antisettiche e antibiotiche e sono in grado di sostenere le nostre difese immunitarie. È sempre bene chiedere parere ad un esperto per l’assunzione orale.

Gli olii essenziali in base alle loro caratteristiche si dividono in tre note:aroma3
• nota di testa possono essere essenze fresche e fruttate come gli agrumi con un effetto calmante sul sistema nervoso e sono molto volatili
• nota di cuore possono essere essenze floreali ottenute da foglie e fiori con un effetto riequilibrante e vitalizzante e sono di media volatilità
• nota di base possono essere essenze ricavate da legni, resine e spezie con un effetto tonificante e rubefacente, sul piano psichico aiutano a dare stabilità e forza.

Gli olii essenziali si possono utilizzare anche in un diffusore per ambienti proprio da profumare casa e creare di conseguenza un ambiente rilassante o energizzante a seconda dell’olio essenziale scelto. Sono dei rimedi naturali molto potenti e concentrati e hanno subito un effetto sull’organismo.

È molto importante saper utilizzare gli olii essenziali in modo corretto e nelle giuste dosi, sia perché così risulteranno davvero efficaci come rimedi naturali, sia per evitare rischi di sovradosaggio. È sempre bene rivolgersi al farmacista o all’erborista di fiducia che sapranno indicare con precisione i metodi, tempo e quantità di somministrazione degli olii essenziali in base alla problematica di salute di cui vorreste prendervi cura.

written by Deborah Giorno, SPA Manager

Colico

December 19th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Colico, ultimo paese della sponda orientale del Lago di Como, è una meta di appassionati di sport nautici e kitesurf. Questo paese è un importante snodo turistico, sia per chi intende rilassarsi lungo le sue rive o passeggiare per le sue montagne, sia per chi vi transita in direzione della Val Chiavenna o di rinomate località alpine, come Madesimo, Bormio, Livigno e St Moritz. Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l’area di Colico fu munita fin dall’età medievale di numerose fortificazioni tra cui sono il Forte di Fuentes del XVII Secolo e il Forte Montecchio Nord risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Il Forte di Fuentes è un forte spagnolo del XVII Secolo voluto dall’allora Governatore dello Stato di Milano, Pedro Enriquez de Acevedo Conte di Fuentes per impedire l´espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie (i moderni Grigioni svizzeri) che intendeva allargare il proprio dominio dalla Valtellina e dalla Valchiavenna fino all’Alto Lago di Como.

Realizzato a partire dal 1603 al 1609, fu oggetto di revisioni e aggiornamenti fino al 1627. Costruito sopra il Montecchio Est, che domina la riserva naturale del Pian di Spagna, è uno dei pochi esempi ancora esistenti della dominazione spagnola del secolo descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi.

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Fu motivo di contesa in tutti i suoi quasi 150 anni di vita operativa fino al 1736 quando venne coinvolto nei combattimenti per la guerra di successione polacca. Allora possedimento degli Austriaci, fu conquistato dai gallo sardi (i francesi alleati ai piemontesi), ultima fortezza del sistema difensivo austriaco ad arrendersi dopo una resistenza di tre giorni. Venne poi riconquistato dagli austriaci e perse definitivamente valore militare nel 1782, quando l’imperatore Francesco Giuseppe lo dichiarò decaduto.

Il Forte di Fuentes fu distrutto nel 1796 per espresso ordine di Napoleone. Nel 1916 vennero create sulla sommità del monte, dove c’era l’antica “tenaglia” del Forte, otto postazioni da cannone blindate con annessa polveriera sotterranea e riservette. Oggi del Forte di Fuentes si conservano solo le rovine, situate tra la vegetazione del Colle del Montecchio. Il complesso, tuttavia, presenta ancora qualche spunto di interesse, come i resti della cosiddetta “Tenaglia” e della cappella.

Il Forte Montecchio Nord è l’unico forte della Prima Guerra Mondiale ancora intatto, la fortezza della Prima Guerra Mondiale meglio conservata in Europa.

Progetto realizzato su due piani in cemento e pietra tra il 1911 e il 1914, è strutturato in un corpo centrale e una ala, con gli alloggi dei militari, collegati da una galleria nella roccia. L’interesse maggiore per la costruzione è dato dai quattro cannoni originali, i più grandi d’Italia, i cui meccanismi di funzionamento sono ancora intatti. All’interno si trova, anche, un piccolo museo della guerra.

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Dalla sua posizione dominante offre un panorama unico e suggestivo del lago di Como e delle montagne della Valtellina e della Valchiavenna.
Forte Montecchio Nord, realizzato in pochi mesi, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, è una delle grandi opere fortificate su cui si impernia il complesso sistema difensivo della Frontiera Nord verso la Svizzera. Questo fu concepito e realizzato dal Regno d’Italia a protezione di un eventuale possibile attacco in forze attraverso la Confederazione Elvetica proveniente dalla Germania o dall’Austria-ungheria.

Il sistema concentra le proprie strutture in corrispondenza delle maggiori vie d’accesso verso la Pianura Padana: il Gran San Bernardo, il Sempione, il San Gottardo, lo Spluga, il Maloja, il Bernina, lo Stelvio e la linea Tonale-Aprica, direttrici già tutte dotate, all’inizio del ‘900, di importanti strade e ferrovie.

Forte Montecchio Nord è collocato strategicamente nel punto di convergenza di ben cinque di queste direttrici, il cui controllo era teso ad impedirne lo sbocco verso Milano.

Durante la prima guerra mondiale, nonostante l’importante posizione strategica, il forte non fu mai coinvolto in azioni di guerra. Il 27 aprile 1945 furono sparati cinque colpi che fecero arrestare l´avanzata tedesca, anche se nessun colpo andò a segno. Dopo quei cinque colpi, i cannoni del Montecchio restarono in silenzio fino al 1947 quando, sparando 20 colpi verso la conca del monte Legnone, aprì il fuoco per l´ultima volta, in occasione delle solenni esequie di Leopoldo Scalcini, comandante partigiano che venne catturato e fucilato dai fascisti. Il Forte Montecchio Nord o, per esteso, Forte “Aldo Lusardi” al Montecchio Nord di Colico è ora un’opera fortificata non più in uso a scopi militari ma è stata musealizzata a partire dal 2009.

written by Silvia Crosta, Prenotazione

Il sapore del Natale in Valtellina: la Bisciola

December 12th, 2016 | By Valentina Guerranti in Cucina, Dintorni, Escursioni, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Valtellina, regione adagiata a monte del Lago di Como e poco distante dal Parco San Marco, gode di un ricco patrimonio storico, naturale, sportivo ma soprattutto gastronomico grazie al suo forte contributo al settore vinicolo e alle sue molteplici specialità culinarie. Tra quest´ultime troviamo anche la Bisciola, tipico dolce del periodo natalizio. Sulle tavole valtellinesi, infatti, il classico Panettone viene spesso sostituito dalla Bisciola, che racchiude in sé tutti i profumi e i sapori genuini del territorio. Il dolce, che può essere definito un pane dolce lievitato, nasce dall´incontro tra diverse farine, burro di latteria, frutta secca come fichi e uvetta e frutta a guscio tra cui pinoli e noci.

bisciola da grazia.it

Tradizione narra che il dolce sia stato infornato per la prima volta nel XVIII secolo in occasione di una visita di Napoleone, il quale si fermò proprio nella bella vallata lombarda prima di terminare la Prima Campagna d´Italia. Il condottiero avrebbe chiesto ad un cuoco del posto di preparargli un dolce utilizzando ingredienti locali, e così nacque la Bisciola che con il tempo divenne una vera e propria specialità tradizionale.
La Bisciola oggi è prodotta e distribuita su larga scala ma mantiene la sua genuinità grazie ad un rigido Disciplinare di produzione che impone l´utilizzo di soli prodotti del territorio. Inoltre, il dolce compare tra l´Elenco dei Prodotti Agroalimentare Tradizionali (PAT) ed ha ottenuto, a partire dal 2013, il Marchio Collettivo Geografico (MCG) a garanzia di un ulteriore tutela sulla ricetta originale.

Per chi non avesse la possibilità di acquistarla nelle zone di produzione, o per chi volesse semplicemente proporre una versione “fatta in casa” del dolce durante il pranzo di Natale, riportiamo la ricetta proposta dalla Regione Lombardia qui di seguito.

pranzo natale

Ingredienti: 1 uovo intero + 4 tuorli, 60 grammi di burro, 12 grammi di miele, 75 grammi di zucchero semolato, 270 grammi di farina bianca, 50 grammi di farina di segale, 20 grammi di lievito di birra, un pizzico di sale, la scorza grattugiata di un limone, 100 grammi di uvetta, 100 grammi di fichi secchi, 60 grammi di nocciole, 100 grammi di noci, 20 grammi di pinoli, liquore tipo Gran Marnier, essenza di arancia, acqua, burro e farina per lo stampo.

Procedimento: Stemperate 18 grammi di lievito in 30 grammi di acqua, poi aggiungete un pizzico di sale, 80 grammi di farina ed impastate fino ad ottenere un composto soffice ed omogeneo che lascerete riposare per un’ora in un ciotola coperto con un canovaccio, in un ambiente tiepido (circa 25-28°). In alternativa potete far scaldare il forno fino a 50°, spegnerlo e sistemare l’impasto al suo interno. Nel frattempo mettete i fichi secchi e l’uvetta a bagno nel liquore per farli rinvenire. Prendete nuovamente l’impasto e trasferitelo nella ciotola dell’impastatrice e cominciate a lavorarlo con la frusta aggiungendo, man mano, il burro fuso, la farina rimasta, l’uovo e i tuorli. Quando il composto risulterà ben lucido aggiungete anche lo zucchero sciolto in un poco d’acqua calda, il miele, e qualche goccia di essenza di arancia. Continuate a lavorare l’impasto per altri 5 minuti, poi sbriciolatevi il lievito rimasto ed accertatevi che la consistenza del composto risulti molto elastica ed appiccicosa, in caso contrario, correggete con un poco di acqua tiepida. Amalgamate per bene l’impasto per qualche altro minuto, poi aggiungete anche i fichi e l’uvetta ben sgocciolati, le noci, le nocciole ed i pinoli, poi infornate a 160° per circa 40 minuti.

Ed ecco il vostro dolce natalizio pronto per essere gustato e condiviso con la famiglia, attenzione però a non eccedere: la Bisciola ha un elevato contenuto calorico!!

written by Sara Marconi, Reception

La Val Cavargna ed il presepe vivente

December 5th, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La Val Cavargna, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, dista solo 50 chilometri da Como e si colloca tra il Lago di Como e il Lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza), da 600 m sopra il livello del mare. Il suo territorio, confinante con le valli Rezzo e Sanagra, si estende su un intervallo altitudinale di oltre 1500 m. La valle si imbocca presso una svolta, in località “Ponte di Pino” (Carlazzo), raggiungibile salendo da Menaggio o venendo dalla Svizzera (Lugano).

In questa ampia vallata sono dislocati quattro piccoli comuni composti complessivamente da meno di 2300 abitanti; lungo la strada che giunge a Vegna (frazione di Cavargna) incontriamo in ordine: Cusino (800 m), San Bartolomeo (850 m), San Nazzaro (995 m) e Cavargna (1070 m); tutti centri dispersi lungo l’asse vallivo del Cuccio. La zona, attorniata da splendide montagne che conferiscono al paesaggio un aspetto aspro e selvaggio, rievoca nella mente dei visitatori immagini del passato.

Val Cavargna

L’asperità dell’ambiente e le difficili, se non inesistenti vie di comunicazione, (soprattutto nella stagione invernale), nei tempi passati, hanno fatto della valle, un luogo chiuso in se stesso ma altrettanto ricco di tradizioni e di costumi così cari agli abitanti.

Qui, infatti, durante alcune feste popolari, il turista può ancora respirare un’aria tutta antica e unica difficilmente riscontrabile in altre località. La valle, comunque, e in particolare il Passo S. Lucio, fu un’importante via di comunicazione nel corso dei secoli già a partire dall’epoca romana, in quanto è possibile spostarsi lungo il crinale che giunge al passo S. Jorio e da qui scendere fino a Musso e a Dongo.

Quest’anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, dopo un anno di pausa tornano ad organizzare l’ormai famoso Presepe Vivente di Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto alla 16° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si è trasformato in una vera e propria tradizione delle nostre zone.

La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi’ in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.

Un piccolo evento davvero unico nel suo genere, a pochi minuti in auto dal nostro Resort!

written by Endy Broglio, Maintenance Manager