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Prodotti del Parco San Marco

September 27th, 2016 | By Paola Mazzo in Cucina, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

La nostra proposta culinaria mira all´esaltazione dalla materia prima, del prodotto non modificato geneticamente, il più possibile biologico e in particolare per la frutta, la verdura e i formaggi il più possibile a chilometro zero, utilizzando anche le erbe aromatiche selvatiche delle nostri valli e del nostro lago.

In tavola portiamo inoltre i nostri prodotti, fatti esclusivamente per il Parco San Marco, nel rispetto della biodiversità, dalla pasta manufatta con grani antichi di Sicilia, al miele del Lago di Como passando per l´olio extra vergine d´oliva umbro.

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LA PASTA DEL PARCO SAN MARCO

Per le Paste del Parco San Marco vengono utilizzate esclusivamente farine provenienti dal campo di grano antico che abbiamo adottato presso il paese di Morgantina, nella Sicilia sud orientale, nell´ambito del progetto “Terre Frumentarie” patrocinato dal custode dei semi della tradizione per la biodiversitá del Mediterraneo, Giuseppe Li Rosi.

I frumenti coltivati ed utilizzati per la nostra pasta sono Senatore Cappelli, Margherito e Strazzavisazzi (detto anche Perciasacchi) e crescono secondo natura, senza quindi l´utilizzo di diserbanti o sostanze chimiche. Il nostro frumento è piú digeribile rispetto a quello usato per la produzione delle paste in commercio ed è naturalmente ricco di nutrienti sani per l´organismo come proteine e glutine destrutturato. Il nostro semolato contiene infatti fino al 70% di glutine in meno rispetto alla comune pasta industriale.

La nostra pasta viene manufatta dall´azienda agricola Damigella nel rispetto delle tradizioni italiane e della biodiversità del territorio e del grano. I semolati macinati a pietra conferiscono, insieme alla lenta lavorazione e alla trafilatura a bronzo, la giusta rugosità e il giusto colore alla pasta, che viene poi essiccata in modo lento, su telai di legno.

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La Pasta del Parco San Marco si contraddistingue per il profumo intenso che ricorda il sapore dell´antica tradizione della pasta italiana, di quella pasta fatta in casa, insieme alle nostre nonne, tutti intorno ad un unico tavolo.

OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA

Il nostro olio di oliva biologico extra vergine D.O.P. viene prodotto dall´Azienda Agricola Ferriccio Iannarilli in Umbria.

L´azienda é certificata biologica e nasce da una tradizione familiare che risale all’inizio degli anni 50. Questa antica passione per la genuinità ha spinto Iannarilli Ferruccio a creare questa azienda agricola gestita con tecniche agronomiche moderne ed una accurata attenzione per la qualità.

Le tecniche utilizzate per la produzione dell´olio servito nei nostri ristoranti sono finalizzate ad esaltare le caratteristiche di un prodotto alla base della dieta mediterranea.

Il nostro olio si distingue per un colore verde brillante e per un sapore ed un aroma molto pronunciati. Viene prodotto esclusivamente con olive proprie raccolte mediante brucatura manuale.

written by Paola Mazzo, Marketing Manager

Padiglione meditativo Buddah

September 19th, 2016 | By Roberto Fornari in Benessere, Parco San Marco, Sapienza, SPA San Marco | No Comments »

La realtà di un mondo che tramite lo yoga si raggiunge uno stato di estasi

Il Kathopanisad descrive così lo Yoga: «Quando i sensi si sono calmati, quando la mente riposa, quando l’intelletto non tentenna, allora, dice il saggio, il più alto stadio è raggiunto. Questo costante controllo dei sensi e della mente è stato definito Yoga. Chi raggiunge tale controllo è libero dalla delusione».

Sicuramente un luogo per potersi ispirare per praticare tale disciplina si può trovare al Parco San Marco

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Lo yoga è una pratica millenaria di antichissime origini che ancora oggi viene utilizzata da migliaia di uomini e donne nel mondo per la cura e il mantenimento del proprio equilibrio psicofisico.

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita «Yug» che significa legare assieme, unire, soggiogare, dirigere e concentrare l’attenzione, usare ed applicare. Significa anche unione o comunione, ed è la vera unione della nostra volontà con quella di Dio.
Meraviglioso.

Ma torniamo al significato. Significa anche unione in perfetto equilibrio di tutte le componenti del nostro essere: corpo, mente, spirito.

«Essa perciò significa» dice Mahadev Desai nella sua introduzione alla “Gita according to Gandhi”, «il soggiogamento di tutti i poteri del corpo, della mente e dell’anima a Dio; significa inoltre disciplinare l’intelletto, la mente, le emozioni, la volontà, condizioni presupposte dallo Yoga; significa equilibrio dell’anima che rende capaci di guardare alla vita con equanimità in tutti i suoi aspetti».

Le origini dello Yoga sono quasi sicuramente pre-arie, in quanto si trovano allusioni a questa disciplina nei reperti archeologici della civiltà della valle dell’Indo.

La parola Yoga fu usata in India fin dall’epoca vedica nel senso proprio di “controllo della mente e dei sensi”, come esposto nelle Upanisad (sthiram indriya-dharanam).

Lo Yoga è uno dei sei sistemi ortodossi della filosofia indiana. Esso fu codificato, coordinato e ridotto a sistema da Patanjàli, nella sua opera classica, lo Yoga sutra che è composto da 196 concisi aforismi e rappresenta l’arte e la scienza dello Yoga.

Nel pensiero indiano, tutto è permeato dallo Spirito Universale Supremo (Paramàtmà o Dio) di cui lo spirito umano individuale (jivàtmà) è una parte. Lo Yoga è così chiamato poiché insegna i mezzi con i quali lo jivàtmà può essere unito, o essere in comunione con il Paramàtmà, così da assicurare la liberazione (moksa).

L’anima umana, o jivàtmà, è una faccia, o espressione parziale, della super-anima o Paramàtmà la Realtà divina che è fonte o sostrato dell’universo manifesto. Sebbene, in essenza, le due anime siano una sola e indivisibile, tuttavia il jivàtmà si è, soggettivamente, separato dal Paramàtmà ed è destinato, dopo aver completato un ciclo evolutivo nell’universo manifesto, a riunirsi ad esso nella coscienza.

La parola “Yoga” concerne uno stato. Uno stato di unità, uno stato senza separazione né divisioni. Lo “Yoga”, non è un una tecnica, non si tratta di copiare una forma. Yoga è unicamente, esclusivemente un’esperienza. Per conoscerla non si può che viverla. E la caratteristica di questa esperienza è di essere sempre personale. Non esiste in questa ricerca un’esperienza tipo.

Buddha Pavillon

Nel sesto capitolo della Bhagavad Gita, Sri Krishna indica ad Arjuna il significato di Yoga: «Quando la mente, l’intelletto e l’io (ahamkàra) sono sotto controllo, liberi da desideri e stabiliti nello spirito, allora l’uomo diventa uno Yukta – uomo in comunione con Dio. Una lampada non tremola quando non soffiano venti; così è per uno yogi, che controlla la sua mente, il suo intelletto e il suo io, assorto nello spirito che è in lui. Quando la pratica dello Yoga placa l’agitazione della mente, dell’intelletto e dell’io, lo yogi, con la grazia dello Spirito in lui, trova completo appagamento. Così conosce l’eterna gioia, che è al di là del confine dei sensi e che la ragione non può afferrare. Rimane in questa realtà e non si allontana da essa. Ha trovato il tesoro al di sopra di tutti gli altri. Non vi è niente di più alto di tutto ciò. Colui che lo ha capito, non può essere toccato dalle sventure più grandi.

Questo è il vero significato di Yoga: una liberazione dal dolore e dalla sventura».

Cosi la parola Yoga racchiude l’aspirazione umana diretta al raggiungimento della pace interiore e della felicità.

written by Roberto Fornari, Operations Manager

Alla scoperta della cucina giapponese

September 6th, 2016 | By Michele Pili in Cucina, Gastronomia, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Continuiamo la nostra scoperta della cucina giapponese analizzando ora i rischi per la salute.

Nonostante la cucina giapponese, sia una cucina antica, ricca di tradizioni e salutare, ci sono delle informazioni che qualsiasi amante di questa dovrebbe conoscere.

Il pesce crudo può essere contaminato infatti da diversi microrganismi, che provocano infezioni. gastrointestinali, causate non solo da Escherichia coli o Salmonella, ma anche dai più pericolosi Anisakis o Opisthorchis, diffuse fino a poco tempo fa solo in alcune aree geografiche.
L’Anisakiasi è provocata dall’ingestione di pesce poco cotto o crudo contaminato dalle larve di un parassita, l’Anisakis, che può infestare diversi pesci, come sardine, aringhe, acciughe, sgombri, totani e calamari, tonno, salmone, merluzzo, nasello.

Una volta ingerita, la larva (un vermicello filiforme, visibile anche a occhio nudo, lattiginoso e lungo 1-2 cm) spesso muore e non provoca sintomi, ma in altri casi può manifestarsi con forme cliniche sistemiche o gastrointestinali. Le prime determinano sintomi allergici di varia gravità, che spaziano dall’orticaria, all’angioedema, fino allo shock anafilattico e sono causate da una reazione allergica verso le proteine del parassita.

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Altrettanto gravi le forme gastrointestinali: sono dovute alla formazione di granulomi della parete gastrointestinale, causate da una reazione alle larve del parassita.

In proposito esiste una normativa europea (CE 853/2004) in tema di sicurezza alimentare, che obbliga produttori e negozianti a congelare tutto il pesce commercializzato (quindi anche il crudo) a -20 gradi per almeno 24 ore e che deve essere estesa anche ai prodotti che subiscono un’affumicatura, come aringhe, salmone e sgombri. Una circolare emanata dal Ministero della Salute stabilisce inoltre che i prodotti della pesca destinati al consumo crudo o praticamente crudo e che hanno subito il trattamento di bonifica preventiva attraverso il congelamento a -20° C per almeno 24 ore, debbano essere accompagnati da una certificazione del produttore. Se la normativa viene rispettata non si corrono rischi.

Questo trattamento assicura così come la cottura per almeno dieci minuti a 60° la completa disattivazione delle larve, mentre la marinatura con aceto, limone, la salagione, l’affumicatura non bastano a distruggere le larve di Anisakis, molto resistenti agli acidi (aceto, limone e acido cloridrico dello stomaco).

Alcune forme di sushi, specialmente quelle contenenti il pesce palla fugu e certi tipi di molluschi possono causare avvelenamento da tossine nel caso la preparazione non sia adeguata. In particolare il fugu possiede, all’interno dei proprio organi, una dose letale di tetrodotossina; per questo, in Giappone, deve essere preparato da chef provvisti di una licenza rilasciata dal governo dopo il superamento di un esame specifico.
Il consumo di pesce è la più importante causa di esposizione all’ingestione di mercurio negli animali e negli esseri umani. Alcuni grandi pesci, come il tonno azzurro e il pesce spada, possono contenere alti livelli del metallo per il fenomeno del bioaccumulo, in conseguenza del fatto che si tratta di pesci in cima alla catena alimentare marina; un grande consumo di questi prodotti ittici può comportare l’instaurarsi di avvelenamento da mercurio.

Vi consigliamo quindi, qualora voleste preparare anche a casa del sushi o sashimi seguendo le ricette del nostro precedente blog, di acquistare il pesce solo da rivenditori e pescherie di fiducia.

Scritto da Christian Krawczyk e Michele Pili