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Villa Erba

August 29th, 2016 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

A circa un’ora di auto dal Parco San Marco si raggiunge il paese di Cernobbio dove si puo’ ammirare la maestosa e bellissima Villa Erba, una delle piu’ importanti ville del Lago di Como.

Costruita tra il 1894 e il 1898 inizialmente monastero, fu acquistata dalla Famiglia Peluso, che già era proprietaria della confinante Villa d’Este e poi passo’ a Luigi Erba, fratello ed erede di Carlo Erba, uno dei più importanti imprenditori farmaceutici dell’epoca, che fece costruire una villa che doveva rappresentare la manifestazione della ricchezza e dell’importanza della famiglia. In quegli anni gli Erba ospitarono grandi artisti e nella villa si svolse una intensa vita culturale e mondana.

L’edificio si estende su due piani, riccamente decorati e si sviluppa su pianta quadrata, con ampie scalinate digradanti verso il lago, un portico di ingresso e una grande torretta panoramica, tipica di questo periodo, che unisce la parte nobile della villa all’ala destinata al personale di servizio. Di grande pregio sono i numerosi dipinti inseriti nelle decorazioni di pareti e soffitti tra i quali i celeberrimi strappi della sala feste.

La villa fu poi ereditata dalla figlia Carla, che sposò a Cernobbio il duca Giuseppe Visconti di Modrone; fu la dimora nei mesi estivi del loro figlio, il grande regista Luchino Visconti. A villa Erba, ormai non più di sua proprietà, Luchino Visconti tornò negli ultimi anni e lì ultimò il montaggio di Ludwig, uno dei suoi più importanti capolavori.

La villa è stata poi acquistata da un consorzio pubblico che vi ha realizzato un complesso espositivo congressuale.

Il parco, con i suoi alberi secolari, le sue curatissime siepi e suoi lussureggianti giardini a filo d’acqua, avvolge il centro congressuale e la villa. Con i suoi oltre 100 mila mq di prato pianeggiante, il parco storico propone un’affascinante passeggiata botanica fra alberi, collezioni di arbusti in fiore ed eleganti aiuole multicolori che, seguendo il lungolago, sottolineano la splendida vista che si apre sul bacino del Lago di Como.

Il grande parco a lago è elemento inscindibile dal contesto congressuale.

All’interno del parco sorge il Centro Internazionale esposizioni e congressi Villa Erba, una costruzione in vetro e acciaio che si ispira alle costruzione delle vecchie serre lariane. Questo edificio ampio 10.000 mq è composto da un padiglione circolare e tre diverse ali: Lario, Cernobbio e Regina.

Nascosto tra l’ala lario del centro congressuale e il golfo dei platani, si può ammirare il piccolo giardino zen, opera del maestro giapponese Yasuo Kitayama. Questo giardino è stato poi rivisitato Luigi Crespi, primo progettista di giardini giapponesi in Italia, mediante un progetto terminato nel settembre 2014.

Oggi la villa, con i suoi antichi affreschi, i preziosi soffitti intarsiati e le sue stanze di ispirazione manierista, è la location ideale per ospitare eventi unici. A Villa Erba prestigio e mondanità convivono in totale armonia: dai convegni più formali alle feste più scatenate, dove la musica è garantita fino a tarda notte, grazie alla posizione ideale della villa lontana dai centri abitati.

E’ possibile organizzare eventi quali: matrimoni, convegni, convention aziendali, meeting e fiere, cene di gala e shooting.

Le visite sono possibili solo su prenotazione, quando non sono programmati eventi, per gruppi min 10-15 persone.

L’ ingresso è gratuito e esiste la possibilità di organizzare visite guidate a pagamento.

written by Sara Biacchi – Prenotazione

STORIA DEL MASSAGGIO

August 23rd, 2016 | By Deborah Giorno in Benessere, Parco San Marco, Per saperne di più, SPA San Marco | No Comments »

Il massaggio è la più antica forma di terapia fisica, utilizzata nel tempo da diverse civiltà, per alleviare dolori e decontrarre la muscolatura. La parola massaggio sembra derivare dall’ arabo “mass”,(frizionare, premere) o dal greco “masso”, (impastare, maneggiare). Oggi trova spazio all’interno della fisioterapia, della medicina alternativa e nei trattamenti estetici; ne esistono di diversi tipi,con differenti finalità: distensivi, muscolari, sportivi, antidolore, drenanti, anticellulite.

Si esegue con una tecnica che attraversa il contatto corporeo, manuale e con manovre precise e sequenziali, attenua dolore e tensione all’apparato muscolare.E’ una forma di terapia antica e anche uno dei gesti più naturali che compiamo quotidianamente, dal momento che è istintivo frizionare una spalla indolenzita, o sfregare quella parte del corpo che ci fa male. In pratica è un insieme di diverse manovre eseguite sul corpo per lenire dolori muscolari o articolari, per tonificare il volume di alcuni tessuti, ma anche per preservare e migliorare il benessere psichico, allentando tensioni e fatiche. I movimenti del massaggio vanno eseguiti nella direzione delle fibre muscolari e devono rispettare il senso della circolazione venosa, quindi dall’estremità verso il cuore, e possono essere decisi e rapidi, per un effetto tonificante, oppure lenti e delicati, per un effetto calmante.PSM2014-06-141403

Esistono varie tecniche di massaggio, manovre specifiche per le donna in gravidanza, per i neonati o per gli anziani. Lo sfioramento caratterizzato dalla mano che scivola sulla pelle, con una minima pressione (sfioramento vero e proprio) o con pressione più accentuata ( sfioramento profondo).

Gli effetti dello sfioramento sono: vasodilatazione superficiale, anestesia sulle terminazioni nervose cutanee. Gli effetti dello sfioramento profondo sono: eliminazione delle cellule morte dello stato corneo, stimolazione della corrente venosa (va praticato sempre in direzione del cuore). La frizione; a differenza dello sfioramento, la mano non scivola sulla pelle ma vi aderisce facendola scorrere sui piani sottostanti con movimenti circolari o ellittici. Gli effetti della frizione sono: scollamento delle aderenze (posturali o cicatriziali), scioglimento di tutti gli aggregati (cellulite, ematomi, tossine). La percussione, una sequenza di colpi dati con la mano a coppetta, a fendente o con il pugno chiuso; induce un effetto stimolante e tonificante. L’impastamento superficiale, ovvero l’atto di strizzare/comprimere e rilasciare la pelle con il connettivo sottostante. L’impastamento profondo, che viene eseguito strizzando/comprimendo e rilasciando le masse muscolari. L’effetto principale dell’impastamento (definito cuore periferico) è dovuto alla sua azione di svuotamento/richiamo che consente un’accelerazione nel ricambio dei liquidi del tessuto massaggiato con relativo aumento dell’ossigenazione, nutrimento, pulizia e ricambio cellulare. La vibrazione, ossia una pressione unita ad un movimento oscillatorio; produce un effetto calmante sulle terminazioni nervose. Le “virtù” del massaggio sono innumerevoli. Si può cominciare dal rilassamento che, già di per sé, consente al nostro organismo di rigenerarsi, riequilibrando il sistema nervoso e ormonale, per passare, poi, in rassegna il lungo elenco di effetti positivi che questa tecnica apporta.

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Tra i benefici, in primo piano ci sono:

- Attenuazione dei segnali di tensione presenti sotto forma di crampi e spasmi muscolari.
- Potenziamento del sistema immunitario, grazie al fatto che il movimento e le contrazioni muscolari rappresentano un metodo efficace per far circolare il liquido linfatico (che elimina le tossine) all’interno dell’organismo.
- Miglioramento della circolazione, dal momento che i movimenti compiuti durante il massaggio consentono di spingere il sangue in direzione del cuore. In pratica si favorisce lo scambio, a livello cellulare, del sangue contenente le tossine, con sangue nuovo ricco di elementi nutritivi.
- Eliminazione delle cellule morte e assorbimento di elementi che nutrono la pelle, rendendola vellutata e aiutandola a respirare.
- Produzione di una sensazione di benessere dovuta al fatto di sentirsi accarezzati e coccolati.

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Qualche controindicazione

Solitamente questa tecnica non presenta particolari controindicazioni, tuttavia è opportuno considerare che in alcune situazioni, come in caso di lesioni e di patologie come stati febbrili, infiammazioni, cardiopatie, malattie infettive, sia opportuno evitarlo. Per evitare inutili rischi, quando si tratta di massaggiare una persona con un qualsiasi problema di salute è, comunque, meglio sentire prima il parere del medico curante.
Per eseguire correttamente un massaggio non si può trascurare la fase di preparazione. Durante la seduta vengono, infatti, coinvolti anche i sensi come l’olfatto, la vista e l’udito: per questo l’ambiente deve essere spazioso, riscaldato (24-25°) e comodo; una luce soffusa e, in sottofondo, una musica rilassante completano l’atmosfera. Per il massaggio basta un lettino, ma si può eseguire semplicemente anche a terra. Candele profumate, infine, che emanano un riflesso che incanta e un odore coinvolgente o bouquet di fiori e colori tenui contribuiscono a favorire il rilassamento. Per rendere, poi, il massaggio più fluido è consigliabile usare oli e creme apposite, senza esagerare con la quantità. Questi prodotti si trovano già pronti, ma possono anche essere creati personalmente unendo a poche gocce di un olio essenziale, scelti tra quelli usati in aromaterapia, ad un olio di base come quello di germe di grano o di girasoli.

In occidente si effettua per lo più su appositi lettini, mentre in oriente è spesso in uso il futon, o materassino a terra, così da sfruttare meglio il peso e le parti del corpo del massaggiatore nell’esecuzione delle “pressioni”. Questa è una tecnica ampiamente utilizzata nel massaggio orientale. Al fine di garantire un beneficio la durata della seduta non deve essere inferiore a 30 minuti. Molto raramente è superiore alle due ore. Creme apposite ed oli migliorano l’efficacia del trattamento. La seduta dovrà essere effettuata in un ambiente con temperatura adeguata per non sentire freddo.

Tutti possono ricevere i massaggi, con qualche precauzione riguardo ai bambini: il massaggio adatto a loro sarà necessariamente più leggero, tenendo conto della fragilità ossea.

written by Deborah Giorno, SPA Manager

La riserva naturale di Valsolda

August 15th, 2016 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

La storia della riserva naturale di Valsolda inizia nel 2004 quando venne inserita tra i siti Natura 2000 di interesse della Comunitá Euopea come zona di protezione speciale, in quanto aveva habitat rari e poco antropizzati. Inoltre la fauna, in special modo l´avifauna, è stata considerata pregevole e particolarmente varia.

Dal marzo 2007 è stata dichiarata Riserva Naturale, questo al fine di preservarne la sua naturalità e tutelare le specie endemiche presenti e la sua fauna. La gestione dell´intera riserva è di competenza dell´ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e Foreste).

Cime della Riserva

Fin dalla sua istituzione si è voluto sia proteggere il valore naturalistico che permettere la sua fruizione. Per questo motivo la Riserva naturale è suddivisa in due zone ben distinte

  • Riserva Naturale Orientata: comprende la parte meridionale della valle (circa 90 ettari) ed è tutelata con vincoli meno restrittivi per poter consentire una fruizione turistica didattico-culturale sostenibile. Qui si trovano i sentieri attrezzati e le aree di sosta.
  • Riserva Naturale Integrale: comprende tutto il resto del territorio (circa 228 ettari); i vincoli sono estremamente restrittivi. Lo scopo è di cercare di azzerare gli interventi antropici in modo da permettere agli equilibri naturali di tornare sovrani nella foresta.

Il paesaggio della Riserva naturale come di tutto il territorio del comune di Valsolda è caratterizzato dalla varietà degli ambianti paesaggistici. Si passa da possenti pareti verticali, a declivi boscosi, a guglie e dirupi frastagliati, a torrenti dalle acque purissime.  Non da ultimo dalla Riserva si gode uno splendido panorama sul lago e su diversi villaggi che fanno parte del comune.

Torrente

La varietà di ambienti presenti nella Riserva e la loro buona salute permette l’esistenza di una fauna ricca di specie, sia che si tratti dell’entomofauna, di Rettili, Uccelli o Mammiferi.
Sono presenti, e facilmente osservabili, le specie tipiche dell’ambiente prealpino, in particolare Camoscio, Cervo e Capriolo. Il primo è presente grazie a reintroduzioni compiute negli anni passati. Cervo e Capriolo invece sono molto più abbondanti, essendo stimati intorno alla trentina di capi. Nella Riserva è presente anche il Cinghiale,
Studi recenti hanno confermato che Tasso, Faina, Volpe e Donnola fanno sicuramente parte della fauna della Riserva. La presenza di questi carnivori, a cui si aggiungono i Rapaci diurni e notturni (Aquila reale, Sparviere, Poiana, Gheppio, Falco pellegrino, Falco pecchiaiolo, Allocco, Civetta capogrosso), è garante di un ecosistema equilibrato, con una piramide alimentare ben strutturata.

Un avvistamento relativamente “facile” da effettuare nella Riserva è quello dell’Aquila reale, qui nidificante, mentre al tramonto è quasi sempre possibile ascoltare il canto secco della Coturnice.

Per raggiungere la Riserva Naturale bisogna ci si puó recare in automobile fino all´abitato di Dasio. Da lí, seguendo la segnaletica, si salirá a piedi per circa un´ora, fino a raggiungere l´ingresso della Riserva.

 

 

Escursioni: La Valle di Mello

August 1st, 2016 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Solco laterale della Val Masino che si stacca sul versante retico della Valtellina poco dopo le case di Morbegno, la Val di Mello è il posto perfetto per una gita fuori porta o per un weekend di assoluto relax. O, se preferite, di assoluto sport.

escursionismo_val_di_melloLa vallata protetta da una riserva che ne tutela l’ambiente, si offre agli amanti dell’arrampicata e delle cascate di ghiaccio, dell’alpinismo come dell’escursionismo o, semplicemente, a chi volesse ammirarne la natura. Scopritela senza nessun pericolo, anche i più piccoli, sul fondovalle, oppure forte e scorbutica lungo le pareti e le cascate, rude e impervia nell’alta valle, ma sempre di una bellezza straordinaria. Nessuna più di questa valle mette d’accordo famiglie e scalatori, escursionisti e amanti del “riposino sul prato”. D’estate si trova un po’ di gente, è vero, ma lo spazio è tanto e la bellezza comunque esagerata.

All’imbocco della valle si trova uno spiazzo (non enorme) dove è possibile lasciare l’auto e un piccolo campeggio dove piantare la vostra tendina per godervi una notte sotto queste stelle. In estate però (da inizio giugno a inizio settembre), non è possibile arrivare fino a questo punto e l’auto va lasciata nel parcheggio di San Martino da cui parte con corse frequenti (circa 15 minuti) un piccolo bus che accompagna all’imbocco della valle.

 

Se non vi basta l’idea di una camminata semplice, sappiate che da qui partono moltissimi sentieri adatti a “tutti gli scarponi”, ma questa è un’altra storia. Tanto per iniziare ad amarla, il consiglio è quello di farvi una tranquilla passeggiata sul fondovalle. Non sarete nemmeno partiti e già vi troverete a bocca aperta davanti al laghetto che pochi anni fa una frana (a volte la natura sa esagerare) ha regalato a questo ambiente, pur senza qualche sofferenza. La mulattiera a tratti selciata procede con un andamento pianeggiante, serpeggia tra grandi massi e pozze verde smeraldo e si affianca al torrente che scorre placido.

Val_di_mello_acque

Raggiungerete presto Ca’ di Carna a quota 1.061 metri con il suo ponte in pietra che porta ad alcune baite sul versante opposto della valle. Proseguite lungo il placido corso d’acqua fino alle baite di Cascina Piana raggiunte le quali avrete guadagnato ben una trentina di metri di quota e due punti per la sosta: il rifugio Mello e il rifugio Luna Nascente. Ancora in falsopiano tra prati e qualche baita, arriverete al rifugio Rasega (1.148 metri). Da qui potrete salira ancora di quota per circa 150 metri fino all’attacco del sentiero che ripido risale a testata della valle e godervi tra gli alberi i giochi e i salti d’acqua del torrente oppure, se volete sgambare un po’, raggiungere lungo un sentiero nel bosco, l’Alpe Pioda che si trova però a 1.559 metri.

In alternativa, qualcosa di più appagante (e immediato), è il Sentiero della Cascata da imboccare a sinistra (destra orografica) seguendo un cartello e i bolli rossi. Si risale un torrentello, si taglia un prato punteggiato di ginepri e, dopo avere aggirato un grande masso, si procede in pendenza nel bosco tra abeti e larici fino a un ultimo strappo in vista della cascata che si tuffa da una roccia; qui potete fermarvi a gustare il fresco e la vista sulla parte bassa della valle, la Valle della Romilla e la Val Temola.

(foto: panoramio)