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Una perla del Lago di Lugano: Villa Fogazzaro Roi

October 26th, 2015 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Affacciata sulla sponda italiana del Lago di Lugano, Villa Fogazzaro Roi rappresenta quel luogo di pace e ispirazione in cui Antonio Fogazzaro trascorse lunghi periodi della sua vita. Gli ambienti rievocano ancora le descrizioni di Piccolo Mondo Antico: è in queste stanze, tra le montagne della Valsolda, che si muovono e vivono i personaggi del suo romanzo, dalla terrazzina, trasformata dal protagonista Franco Maironi nella “poesia lirica della casa”, al piccolo giardino con l’olea fragrans, che “diceva in un angolo la potenza delle cose gentili sul caldo impetuoso spirito del poeta”; e ancora, dalla stretta galleria che “chiamavan loggia forse perché lo era stato in antico”, alla darsena, in cui si consumò la tragica morte della piccola Ombretta.
Nell’Ottocento, la villa fu di proprietà dei Barrera, famiglia a cui apparteneva Teresa, madre dello scrittore. L’edificio fu realizzato su una preesistente costruzione risalente al XVI secolo e presenta ancora oggi l’originario giardino coevo.

Villa Fogazzaro

Lavori di restauro

La dimora mostra tratti tipicamente ottocenteschi, sia nello stile complessivo che nelle ridotte proporzioni degli ambienti. Le piccole dimensioni delle sale sono probabilmente dovute anche alla posizione dell’edificio, costruito a ridosso del pendio verso il lago. Sopravvivono inoltre, pur fortemente restaurati, i motivi decorativi ad affresco di due ambienti: la Loggia e il Salone, che presenta motivi a medaglioni e girali vegetali ascrivibili ai primi decenni del XIX secolo. Grazie ai lavori realizzati negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento dall’ultimo proprietario, Giuseppe Roi (pronipote di Fogazzaro), il primo e il secondo piano sono stati modificati per alloggiare nuove stanze da bagno e camere da letto, in modo da accogliere numerosi ospiti.
L’allestimento visibile oggi è anch’esso frutto dell’intervento raffinato e meticoloso di Roi, che ha affiancato al nucleo di oggetti originali (quali ad esempio quelli esposti nello studio e nella camera da letto di Fogazzaro), mobili e manufatti provenienti da altre dimore fogazzariane e di famiglia, integrando le collezioni esistenti con nuovi pezzi reperiti sul mercato.

villa fogazzaro scalinataLe tracce di Fogazzaro

Grazie alle competenti cure di Giuseppe Roi, ogni forma di ricordo dello scrittore è stata custodita e valorizzata, dagli oggetti personali (compresi ad esempio i suoi gemelli da polso) al manoscritto di Miranda, al tavolo della terrazza presso il quale Antonio si fece fotografare col figlio Mariano, morto di tifo in giovane età. A lui sono dedicate le strazianti parole incise da Fogazzaro nel cassetto della sua scrivania nello Studio: ‘Mariano, Mariano, Mariano mio! Fuori da ogni vanità, da ogni passione raccolgo il mio cuore in Dio e in te”.

 

La Grappa

October 19th, 2015 | By Valentina Guerranti in Benessere, Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

La grappa è un distillato prodotto da vinacce ricavate esclusivamente da uve prodotte e vinificate in Italia o nella Svizzera italiana.

Il nome deriva, probabilmente, dal termine graspa, con cui è chiamata nel Triveneto. “Graspa” deriva appunto da “graspo” che in veneto, significa “tralcio d’uva”.Distillato di Grappa

La grappa deriva dalla distillazione delle vinacce, ottenute dalla svinatura di vini rossi. In questo caso le vinacce sono già fermentate, quindi pronte per essere distillate. Vi sono però altre due tipologie di vinacce con cui ottenere la grappa:

  • Vinacce semi-vergini, ottenute nella vinificazione in rosato; lo stesso risultato si ottiene dalle vinacce di vini dolci;
  • Vinacce vergini, ottenute dalla “sgrondatura”nella vinificazione in bianco per ottenere vini bianchi. In questo caso, le vinacce non hanno subito alcuna fermentazione significativa.

Le vinacce vergini o semivergini devono essere obbligatoriamente fermentate prima di dare avvio alla distillazione in quanto la grappa si ottiene unicamente da vinacce fermentate.

La grappa può essere classificata in base all’affinamento e/o lavorazioni che seguono la distillazione:

  • Giovane, non invecchiata (es. Nonino Merlot)
  • Aromatica, derivante da uve aromatiche quali Moscato, Traminer aromatico (es. Po´ di Poli morbida);
  • Invecchiata, minimo 12 mesi in botti di legno sotto controllo dell´Agenzia delle Dogane (es. La Scura);
  • Riserva Invecchiata o Stravecchia, minimo 18 mesi in botti in legno sotto controllo UTF  (es. Passione Barrique);
  • Aromatizzata, con l’aggiunta di aromatizzanti naturali, come erbe, radici o frutti o parte di esse  (es. Poli Liquirizia)

Ovviamente le classificazioni possono coesistere. Per esempio una grappa può essere giovane e nello stesso tempo, aromatica.

Un secondo modo per classificare le grappe in base a come vengono distillate le vinacce:

  • grappa di monovitigno, se la grappa ottenuta proviene da una singola varietà di vinaccia (es. Numero 1);
  • grappa mista, se la grappa ottenuta contiene percentuali diverse di più varietà di vinacce (es. Diciotto Lune).

grappa con uva

Esaminare la grappa:

Analizzando il colore è possibile capire se siamo di fronte ad una Grappa giovane, che è sempre perfettamente trasparente ed incolore, oppure ad una Grappa elevata in legno che si presenterà nelle tonalità che vanno dal giallo tenue fino ad uno splendido ambra intenso. Nell’esame olfattivo, per evitare la saturazione da alcol che anestetizzerebbe la nostra capacità sensoriale, la Grappa va mantenuta leggermente distante dal naso e va annusata brevemente, cercando di percepirne le sfumature. Una Grappa giovane presenterà dei chiari sentori di vinaccia fresca o degli accenti floreali e fruttati se è aromatica. Una Grappa elevata in botte sarà ricca di note speziate di vaniglia, cannella, liquirizia, cacao o addirittura tabacco.

L’esame del gusto completa l’incontro della Grappa con i nostri sensi. Il distillato va assaggiato a piccoli sorsi. Un contatto con il nostro palato che duri pochi secondi al massimo è la misura ideale di un corretto assaggio.

Se siete degli amanti della grappa, o volete diventarlo, il nostro Bar ha molti distillati da offrirvi ed ambienti ideali dove poterli assaggiare, come la nostra Lounge San Marco dove potrete rilassarvi dopo cena al calore del nostro camino d´inverno oppure nel nostro Ristorante “La Terrazza”, ideale per delle romantiche cena di coppia a lume di candela. Vi aspettiamo!

Lounge San Marco

Written by Adriano Estermann.

Le Valli del Ceresio: un territorio ricco di risorse!

October 12th, 2015 | By Endy Broglio in Benessere, Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

La castagna è il frutto caratteristico dei boschi di mezza montagna. La castagna è racchiusa in un involucro spinoso che a maturazione si apre. Le castagne possono avere forma, dimensione e sapore variabili anche se provenienti dalla stessa pianta. Maturano da settembre a novembre. Per secoli questo frutto fu considerato il pane dei poveri, consumato con il latte, con le verze oppure lessato o arrostito. Dal frutto essiccato e macinato si otteneva una farina che si usava per preparare polente e focacce. Nel nostro territorio i riferimenti al suo consumo e alla sua coltivazione risalgono al 1250 nella zona delle ‘’Tre Pievi’’. Oggi la castagna è al centro di numerosissime manifestazioni e sagre ad essa dedicate che ne tengono vivo l’interesse.

Castagne

Un altro frutto molto diffuso è anche il caco. Il suo albero ha delle origini davvero antiche, è della famiglia delle Ebenacee, tra i primi ad essere coltivati dall’uomo, che ha probabilmente avuto origine in Cina.Nel paese del Sol Levante questa bellissima pianta è chiamata anche Albero della Pace, poiché alcuni esemplari riuscirono a sopravvivere alla bomba atomica sganciata su Nagasaki nel 1945. Tra gli altri nomi usati per indicarlo, ci sono anche Mela d’Oriente e Albero delle Sette Virtù, in Asia, e Cibo degli Dei. In italiano il frutto è detto cachi o kaki (più raramente caco al singolare), con tutte le possibili varianti dialettali: nel napoletano ad esempio è conosciuto come legnasanta. In Italia l’albero di kaki è coltivato soprattutto in Campania, Romagna, Veneto e Sicilia; le varietà più diffuse sono Loto di Romagna, Vaniglia della Campania, Fuyu, Kawabata, Suruga; una delle più note, anche all’estero, tanto che viene largamente esportato, è la varietà siciliana di Misilmeri. In genere la bacca si raccoglie tra ottobre e novembre; si presenta di un colore arancione acceso, da cui la denominazione dell’omonimo colore, e la varietà di kaki più diffusa è contraddistinta da una polpa molto cremosa, mentre la variante vaniglia è più compatta.

caco

Facendo un giro nel giardino del Parco San Marco avrete la possibilità di ammirare diversi esemplari di questa pianta, giá molto ricchi di frutti che stanno completando il loro processo di maturazione.

Anche l´uva è molto diffusa nella nostra zona, si dice che la lista delle proprietà medicamentose ascritte all’uva sia tanto lunga quante sono le sue varietà: in effetti, proprio per la peculiare composizione nutrizionale e chimica, l’uva viene sfruttata nel settore alimentare, fitoterapico e cosmetico. Prima di sviluppare approfonditamente tutte le proprietà terapeutiche ascritte all’uva, è doveroso un cenno sui suoi valori nutrizionali, che ci aiuterà successivamente a comprendere perché l’uva, per certi versi, può essere considerata un miracolo della natura.

Non meno importante è la presenza dei funghi, di cui i nostri boschi sono molto ricchi. Fiore all´occhiello dei boschi del Ceresio è sicuramente il fungo porcino.

I funghi non contengono grassi e sono poco calorici e dunque ottimi anche per chi voglia dimagrire e per chi debba seguire una dieta povera di grassi. Sono un’ottima fonte di minerali, in particolare fosforo, potassio selenio  e magnesio.
I funghi contengono, inoltre, lisina e triptofano, vitamine del gruppo B e alcune sostanze antiossidanti. Grazie alle loro caratteristiche aiutano il sistema cardiovascolare a mantenersi in forma.
Da secoli, poi, i funghi sono considerati un toccasana per il sistema immunitario e vengono spesso consigliati nell’alimentazione durante il cambio di stagione tra estate e autunno, per aiutare l’organismo a difendersi meglio. Tra l’altro, quello è il periodo migliore per consumarli freschi, anche per la maggiore disponibilità di funghi che si trovano sul mercato.

 funghi porcini

 

 

La Vendemmia!

October 5th, 2015 | By Francesco Sagliocco in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

“Fra’ vini è più sostanzioso quello raccolto in u

n suolo benigno che in un terreno leggero; più quello di un clima temperato, che quello raccolto in un luogo umido, o troppo secco, troppo freddo, o troppo caldo”.

Cit. Aulo Cornelio Celso

Vendemmia a manoSiamo nel periodo della vendemmia, che generalmente varia tra i mesi di agosto e ottobre. Non si può definire a priori la data di inizio di una vendemmia, si deve attendere che la natura faccia il suo corso e che le uve abbiano raggiunto il grado di maturazione desiderato, normalmente quando il rapporto tra percentuale di zuccheri e di acidi ha raggiunto il valore desiderato per il vino che si vuole produrre. La raccolta può essere effettuata, manualmente, per poter fare una scelta selettiva dei grappoli e meccanicamente, utilizzando macchine agevolatrici o macchine vendemmiatrici.La data di inizio della vendemmia, però, è influenzata anche da altri fattori: il clima, la zona di produzione (in particolare l’esposizione al sole), il tipo di uva (si vendemmiano sempre prima le uve a bacca bianca e in un secondo momento le uve a bacca rossa) e il tipo di vino che si vuole ottenere.

Esistono poi particolari tipi di vendemmie, la vendemmia scalare, che prevede la raccolta delle uve di una stessa vigna in momenti successivi a seconda del grado di maturazione dei singoli grappoli; e la vendemmia tardiva, dove la raccolta dell’uva è ritardata nel tempo al fine di aumentare il tenore zuccherino dell’uva.

Gli impianti dei vigneti si dividono in tendone e spalliera. Il primo è un impianto per grandi raccolte, favorisce la formazione di più quantità di grappoli e quindi una conseguente maggior produzione di vino, ma, generalmente, non un’elevata qualità. Il secondo è un impianto con caratteristiche opposte al primo. Meno grappoli di uva ma maggior qualità del vino.

In Italia, da Nord a Sud, esistono diversi metodi di vendemmia, diverse tradizioni, diverse specialità di uve e infine diversi modi di vinificare.

“LA VENDEMMIA NOTTURNA”

Vendemmia notturna

Una particolare tecnica di vendemmia che sfrutta l’escursione termica tra giorno e notte tipica del microclima dell’area di Contesse Entellina, paese dell’entroterra Palermitano (Sicilia): una scelta tecnica di viticoltura mirata che giova all’ambiente e alla qualità delle uve. Nell’agosto del 1998 viene sperimentata, per la prima volta, la vendemmia notturna delle uve Chardonnay. Una scelta tecnica, premiante dal punto di vista enologico ed ambientale, che sfrutta la grande escursione termica fra il giorno e la notte tipica di queste zone. Nella seconda decade di agosto, quando la temperatura può raggiungere, durante il giorno, anche 35°C, le uve vengono raccolte di notte ad una temperatura compresa tra i 16-18°C, evitando così fermentazioni indesiderate durante il trasporto e ottenendo un risparmio energetico del 70% nel raffreddamento a 10°C delle uve prima della pressatura quando sono maggiori i rischi di perdita degli aromi.

“LA VENDEMMIA DELLE DONNE”

Una risorsa che concorre all’eccellenza enologica della Puglia. C’è una tradizione importante che lega le comunità del Salento alla civiltà della vite e del vino. Masserie poste al centro di grandi estensioni, strade poderali imbiancate che corrono lungo i muretti a secco di questi “giardini produttivi”, non sarebbero nulla senza il lavoro del contadino e di intere famiglie che all’agricoltura hanno sempre legato il loro destino.

Dietro a grandi vini, infatti, non c’è soltanto il territorio, il clima, il vitigno: c’è il lavoro e l’esperienza delle persone, c’è una cultura, una storia ed un vissuto che fioriscono in sensibilità, cura ed attenzione, a partire dalle lavorazioni nel vigneto. La viticoltura nel Salento è una costante che ha attraversato tutte le epoche diventando una tra le fonti principali delle economie locali.

Vendemmia delle donne

Il lavoro manuale, un fattore essenziale per ottenere qualità e prestigio. La vendemmia delle donne, è divenuto un progetto di valorizzazione del lavoro nei vigneti, soprattutto nella parte agricola, ed uno dei fattori che qualificano il processo produttivo.

“Il vino ha dunque una vita più lunga della nostra? Ma noi, fragili creature umane, ci vendicheremo ingoiandolo tutto. Nel vino è la vita”. Cit. Petronio Arbitro.

Written by Angelo Lentinio