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La storia del boogie woogie

September 28th, 2015 | By Roberto Fornari in Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Era intorno agli anni 20…Il mondo stava per cambiare… Le usanze stavano per cambiare… La cultura del vivere stava per cambiare…

In quegli anni nacque una nuova tendenza di scatenarsi nelle piste da ballo che è arrivata fino ai giorni nostri …Il boogie woogie!

Cambiò la musica…Boogie WoogieIl boogie woogie nasce nel contesto del Blues attorno al 1920 negli ambienti del jazz e si inserisce in quella cerchia di balli non strutturati, spontanei, scatenati, divertenti  derivati dalla mescolanza di più stili come Charleston, Lindy Hop, Big Apple, Black Bottom e Swing, con profonde origini nelle radici storiche dei popoli dell’America nera. L’epoca del Jitterburg e dei balli nevrastenici (jitter =nervi) è datata 1920 con le prime affermazioni del Jazz che, accanto alla vena malinconica del Blues, proponeva con le Jazz Band performance di assoluta ricchezza interpretativa e improvvisazione.

Il boogie si sviluppa soprattutto nel Middle West. La prima incisione discografica in cui compare il termine boogie woogie risale al 1928: Pinetop’s Boogie Woogie di Clarence Pine Top Smith. Per dovere di cronaca si deve ricordare che già erano stati precedentemente incisi altri brani nei cui titoli però non compariva l’espressione boogie woogie: Chicago Stomp (1924) di Jimmy Blythe; Honky Tonky Train Blues (1927) di Meade Lux Lewis, Stavin Chain, leggendario pianista, ma il grosso successo si deve alle grandi orchestre, promotrici di brani come Roll’em di Benny Goodman , Boogie Woogie di Count Basie e Hamp’s Boogie Woogie di Lionel Hampton. Sicuramente la storiografia è molto più ricca di così.

PineCi fu una data ben precisa nella quale il boogie woogie ebbe una accresciuta popolarità. Questa data è da associare alla morte di Clarence.

Clarence fu ucciso poco tempo dopo l’incisione, durante una rissa fra ubriachi: tale incidente fa capire il contesto storico ed ambientale di questo genere musicale. Ma il suo pezzo sopravvisse a lui per molto tempo, proprio perchè segnò l’inizio di una svolta. I creatori del Boogie Woogie sono da ricercare tra i glia afroamericani che seguendo la ferrovia e le città lungo le rive del Mississippi allietavano le serata al suono della loro chitarra con quella melodia tipica che verrà successivamente trasportata sul pianoforte delle osterie (Jukers).Tipico di questa musica era il picchiare sui tasti del piano in maniera molto decisa, quasi a cercare l’elevazione delle note al di sopra del rumoreggiare dei clienti. Chiamata fast western blues per la grande diffusione nel Texas questo stile musicale si affinò nelle grandi metropoli del nord come Chicago, St.Louis, Detroit richiamo per gli emigranti delle comunità nere alla ricerca di lavoro.

Con la nuova musica arrivò un nuovo ballo… Fratello dello “swing” statunitense, il boogie tuttora cattura e strega per la sua carica vitale, sfrenata, spesso sfacciata ma assolutamente irresistibile. Con una nota più sensuale ma sempre sdrammatizzata dall’ironia, si adatta a musiche lente dai ritmi vicini al blues, ma si sposa perfettamente anche con musiche velocissime su cui i piedi si scoprono a volare. Tuttavia velocità e ritmo non impediscono anche ai più maturi di cimentarcisi e diventano un gioco appetitosissimo per i giovanissimi.

Per molti anni i movimenti di danza supportati dalla musica del boogie woogie furono affidati all’improvvisazione. I neri erano abituati a ballare liberamente ogni ritmo, senza problemi di codificazioni: meno che mai si preoccuparono di mettere in piedi costruzioni tecniche relative a questo nuovo tipo di ballo.

Roll Drive Band

Come detto prima il boogie woogie è arrivato ai giorni nostri e dove se non al Parco San Marco prendere l’occasione per partecipare all’evento dedicato a questo tema. Il nostro ristorante e la lounge San Marco saranno trasformate in una pista da ballo. Una brava band si scatenerà e un gruppo di ballerini acrobatici ci faranno divertire un mondo.

Ebbene sì… Il tema di quest’anno a capodanno sarà il boogie woogie.

FANTASTICO!

Storia del contrabbando tra Italia e Svizzera

September 14th, 2015 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Il contrabbando nasce come reazione alla volontà di un potere di imporre limiti, o addirittura divieti, al passaggio di merci e persone da una parte all’altra di un territorio. La parola contrabbando significa proprio “andare contro” (cioè, contra) il bando, il decreto emesso dall’autorità governativa, dal potere costituito. In tutto il mondo, ed in tutte le epoche, ci sono sempre stati poteri che si ritenevano in diritto di imporre bandi di questo tipo, e contrabbandieri che contravvenivano a quanto stabilito. Nelle nostre zone padane, l’area del contrabbando per eccellenza è quella di confine tra Como ed il Canton Ticino, e più in particolare la Valle Intelvi e le valli dell’Alto Lago, caratterizzate dalla presenza di forre e canaloni, con pendii ripidi e scoscesi che permettevano ai contrabbandieri di sfuggire alle ricerche delle  guardie di finanza italiane.

Confine svizzero

Tutti i poteri che si sono succeduti lungo i secoli, dagli Spagnoli ai Francesi, dagli Austriaci agli Italiani, hanno sempre dovuto fare i conti con gli spalloni del Lario. Questo perché, dall’altra parte del confine c’erano gli Svizzeri, i quali, mancando di quasi tutte le materie prime, avevano bisogno di ottenerle all’estero, e per assicurarsele erano decisi a qualunque azione. Anche a sostenere – o perlomeno a tollerare – attività considerate illegali nei paesi confinanti.

Nel tempo, le merci contrabbandate sono cambiate, adattandosi alle condizioni del mercato. Il Ducato di Milano, per esempio, lottò strenuamente contro l’esportazione di granaglie e biade lombarde nei territori elvetici, allora nemici dello stato meneghino, al quale contendevano il controllo su Ticino, Valtellina e Valchiavenna.

L’imposizione, il 31 dicembre del 1803, di monopoli su sali, tabacchi e polveri da sparo da parte della Repubblica Italiana costituita da Napoleone Bonaparte dopo la sua prima spedizione nella penisola diede il via all’epoca romantica del contrabbando lariano: è allora che prende il via quell’incessante flusso di merci di monopolio da una parte all’altra del confine. Alle merci si aggiunsero, durante gli anni del Risorgimento, le persone: i patrioti

Contrabbandieri con la bricolla

italiani, per sfuggire ai poliziotti austriaci, ricorsero spesso all’aiuto degli spalloni, ed alla loro conoscenza dei sentieri che attraversavano la frontiera montana.

Gli svizzeri non adottarono mai sanzioni contro il contrabbando: al contrario, ne trassero grande profitto. Nel 1848, a Brissago, nella parte elvetica di Lago Maggiore, venne impiantata una fabbrica di sigari. Finanziata dai fuoriusciti italiani, produsse sigari del tutto uguali a quelli della fabbrica di Venezia, autorizzata e di controllo imperiale. Il danno per l’erario asburgico fu enorme, come testimonia la violenza della repressione attuata nei confronti delle popolazioni delle valli lariane.

L’atteggiamento più che permissivista dell’amministrazione confederata si ripropose molto più avanti, negli anni Cinquanta del Novecento, quando avrebbe ribattezzato il contrabbando di sigarette e affini.

Tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento, il Regno d’Italia costruì la rete di confine, intesa ad isolare i territori montani delle due parti del confine e porre fine ai commerci di frodo. Il risultato fu, invece, un aumento della solidarietà tra le popolazioni lariane e ticinesi tanto che, si può, dire, il contrabbando finì per coinvolgere anche coloro che, fino a quel momento, ne erano rimasti alla larga, trasformandosi nella maggiore – ed in qualche caso, unica – industria di quelle zone.ortazione 2, di fatto classificandolo tra i commerci leciti per legge.

Cantine di Gandria

Neppure il Fascismo e la seconda guerra mondiale, con tutti i suoi problemi di approvvigionamenti derivanti dai blocchi del commercio, riuscirono a vincere il contrabbando tra Como e Canton Ticino. Anzi, negli ultimi anni del conflitto uno dei prodotti più contrabbandati fu il riso, di cui i ticinesi – lombardi per lingua e cultura – erano particolarmente ghiotti. Pur di sottrarlo alle requisizioni tedesche, i contadini padani preferivano sfidare le guardie di confine, ma vendere il loro riso a

Il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta segnò la fine dell’epoca romantica del contrabbando e dello spallone, soppiantati dalla tecnologia e da sistemi di commercio illegale meno romantici, che non lasciano spazio ad una figura nata dal bisogno e dalla fame. Non più zucchero, tabacco, orologi, ma droga, uranio, soldi, immigrati clandestini, come dimostrato dal triste fenomeno dei passatori. Le organizzazioni che lo curano non hanno nulla a che fare con le vecchie combriccole di paesani. Semplicemente schiacciando un tasto di invio di un computer, si possono contrabbandare più soldi che durante l’intero periodo d’oro del contrabbando lariano. Il progresso economico e sociale delle popolazioni ticinesi e dell’Alto Lago, poi, ha fatto il resto, eliminando quelle sacche di povertà che fino al dopoguerra servivano da serbatoio per le organizzazioni di contrabbandieri. La gente si è imborghesita: chi mai, oggi, se la sentirebbe di arrampicarsi sui sentieri ripidi che costeggiano il Sasso Gordona, portando sulla schiena trenta o quaranta chili di zucchero, sigarette, orologi e sfidando i proiettili e le trappole delle guardi di finanza? Rimane l’eredità culturale di un’epoca che è durata secoli e che ha costituito l’asse portante di una popolazione e del suo tentativo di affrancarsi dalla schiavitù della povertà.

LA NUOVA FRONTIERA DELL ALIMENTAZIONE: I CIBI PREBIOTICI

September 7th, 2015 | By Michele Pili in Parco San Marco | No Comments »

Negli ultimi due decenni, dalla loro scoperta ad oggi, sono stati condotti numerosi studi per evidenziare effetti benefici dei prebiotici.

Ma cosa sono i prebiotici? Che ruolo rivestono in campo nutrizionale? Quali funzioni benefiche esercitano sull’organismo umano?

I prebiotici sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l’attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon. Lo studio dei prebiotici è iniziato negli anni ’90 con lo scopo di fornire nutrienti specifici alla flora intestinale, stimolandone la crescita. Affinché una sostanza possa essere definita prebiotica deve possedere caratteristiche ben precise, ovvero, superare indenni i processi digestivi che avvengono nel primo tratto del tubo digerente (bocca, stomaco ed intestino tenue); devono rappresentare un substrato nutritivo fermentabile per la microflora intestinale; devono modificare positivamente la flora microbica a favore di quella simbionte (lactobacilli); devono produrre effetti luminali o sistemici positivi per la salute umana. Questi vincoli così rigorosi escludono numerose sostanze che potrebbero essere dei potenziali prebiotici in quanto non digeribili a livello gastrico.

I prebiotici meglio conosciuti e studiati sono gli oligosaccaridi ed in modo particolare l’inulina ed i frutto-oligosaccaridi (FOS) anche se vengono inclusi altre sostanze quali i galatto-oligosaccaridi (TOS), i gluco-oligosaccaridi (GOS) ed i soia-oligosaccaridi (SOS).
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I prebiotici svolgono numerose funzioni benefiche per l’organismo umano come diminuzione del pH fecale con l’acidificazione del contenuto intestinale, in effetti la fermentazione di prebiotici ad opera della microflora intestinale origina acido lattico e acidi carbossilici a corta catena che creano condizioni favorevoli per la crescita dei simbionti (bifidobatteri, lactobacillus) ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni si ha quindi una diminuzione della flora “nemica” e dei suoi metaboliti tossici che quando presenti in concentrazioni eccessive favoriscono l’infiammazione della mucosa e ne alterano la permeabilità, con ripercussioni negative sull’intero organismo.

Tra di esse ricordiamo l’ammoniaca, le ammine biogene, le nitrosammine e gli acidi biliari secondari. Ulteriori effetti benefici includono aumento del trofismo della mucosa intestinale, aumento della biodisponibilità di minerali in quanto facilitano indirettamente l’assorbimento di acqua e sali minerali in particolare calcio e magnesio. Come ultimo effetto è bene ricordare l’azione ipocolesterolizzante utile nel ridurre la concentrazione plasmatica di colesterolo e in misura minore di trigliceridi. Probabilmente come spesso accade quando si parla di colesterolo, l’efficacia di queste sostanze dipende dal tipo di alimentazione del soggetto: più la dieta è ricca di colesterolo maggiore sarà l’effetto dei prebiotici.

In natura gli oligosaccaridi sono presenti in numerose piante edibili quali cicoria, carciofo, cipolla, porro, aglio, asparagi, grano, banane, avena e soia. A livello industriale l’inulina si ricava soprattutto dalla radice di cicoria. A partire da questa fibra possono essere prodotti altri prebiotici come ad esempio i FOS.

Le dosi di assunzione consigliate dei due prebiotici più conosciuti e studiati (FOS ed inulina) variano generalmente dai 2 ai 10 grammi al giorno. Solo se assunti a dosi elevate possono provocare lievi disturbi gastrointestinali con flatulenza, meteorismo e diarrea. Per evitare ciò, si consiglia di incrementare gradualmente le dosi di assunzione fino a raggiungere il regime nell’arco di qualche settimana.

Un’alimentazione costante e ricca di prebiotici può essere un buon rimedio per soggetti sottoposti a cura antibiotica o soggetti predisposti a disordini gastrointestinali.

A tal proposito i prebiotici a tavola.

Functional food

Il termine “ functional food ” per gli amanti dell’Asia non è nuovo, in Cina si è sempre usato preparare i cibi, crudi o cotti che siano, in base al potere curativo o di prevenzione. Il termine vero e proprio, arriva però dal Giappone, nasce intorno agli anni ’80, dalle autorità sanitarie del paese che riconobbero la necessità di migliorare la qualità della vita parallelamente all’incremento dell’aspettativa di vita di un numero crescente di anziani per poter controllare i costi sanitari.

La Pubblicazione del 1999 sul British Journal of Nutrition puntualizzò che: “un alimento può essere considerato ‘funzionale’, se è sufficientemente dimostrata la sua influenza benefica su una o più funzioni del corpo, oltre ad effetti nutrizionali adeguati, tanto da risultare rilevante per uno stato di benessere e di salute o per la riduzione del rischio di una malattia. Gli effetti benefici potrebbero consistere sia nel mantenimento che nella promozione di uno stato di benessere o salute e/o in una riduzione del rischio di un processo patologico o di una malattia.

Alcuni esempi di alimenti prebiotici : le banane, il miele, frutta secca, farina di frumento integrale, fagioli e legumi in genere. Da tali alimenti è possibile creare intere ricette prebiotiche, un esempio di ciò è:

Banana scottata in padella con miele di castagno e noci

Semplicissimo come piatto ma dalle alte proprietà, ottima merenda per i vostri piccoli.

Nella banana sono presenti magnesio e potassio in grandi quantità; l attività antibatterica e antiinfiammatoria del miele ed infine le noci, alimento ricco di amminoacidi (omega 3).

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  • 1   banana
  • 2   cucchiai miele
  • 4   gherigli noci
    • Brasare la banana tagliata a metà a fuoco vivo;
    • togliere la banana e stemperare il miele con un goccio d’ acqua nella padella;
    • versare la salsa sulle banana e le noci leggermente pestate.

PASTA E FAGIOLI ALLA TREVISANA

Tale ricetta contiene i fagioli alimenti ricchi di amminoacidi, fibre naturali, minerali e vitamine (valida alternativa alla carne) ma anche e soprattutto uno degli alimenti prebiotici per eccellenza: il radicchio facente parte della famiglia delle cicorie.

Ingredienti (per 4 persone):

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  • 300 gr fagioli borlotti secchi
  • 160 gr pasta secca
  • 1     cipolla
  • 3     spicchi aglio interi pestati
  • 1     costa di sedano
  • 1     carota
  • Sale e pepe nero qb
  • Olio extravergine qb
  • Parmigiano Reggiano
  • 1 cespo di radicchio di Treviso Tardivo
  • Lasciare in ammollo i fagioli per una notte;
  • eliminate l’acqua dell’ammollo, lavateli  bene e metteteli in una pentola coperti d’acqua;
  • fate cuocere a fuoco medio per circa due ore;
  • una metà tenetela da parte, l’altra metà unitela alle verdure, sedano, carota e cipolla che precedentemente avete appassito in poco olio bio (con la pancetta, se la utilizzate);
  • insaporire il tutto  insieme, poi frullate il tutto con il mixer ad immersione;
  • regolate di sale e pepe ed unite i due preparati.
  • A parte cucinate la pasta, scolatela al dente ed unitela ai fagioli, fate insaporire pochi minuti sul fuoco;
  • Tagliate il radicchio sottile e riempite il fondo dei piatti, versateci la pasta e fagioli caldi.

Non dimenticate il filo d’ olio a crudo.

Buon appetito.

Dott.ssa Iolanda Cerrone

Chef Michele Pili