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Il Tonno di Carloforte

June 29th, 2015 | By Michele Pili in Cucina, Parco San Marco, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

Cenni storici

La cittadina di Carloforte fu fondata nel corso del ’700 da alcuni navigatori genovesi provenienti da Tabarka lungo la costa tunisina. Erano stati mandati da Carlo Emanuele III di Savoia a popolare un’isola oramai disabitata ed erano stati attratti dalla presenza di banchi di corallo e dalla passa dei tonni in una delle rotte predilette dai branchi. Carloforte prende il nome proprio dal Sovrano.

La cultura millenaria di tonni e tonnare che si esprime, a Carloforte, in una plurisecolare tradizione di pesca antecedente al 1738, anno di fondazione della cittadina. La tradizione legata alla pesca dei tonni affonda infatti le radici in tempi più remoti. In epoca fenicia, quando l’isola aveva il nome di Ieracon, e in epoca romana quando si chiamava Acipitrum, San Pietro era sede di tonnare e aveva già consolidato la ritualità profonda legata alla mattanza, al rito ancestrale di Eos e Thanathos: Amore e Morte.

Diverse varietà di tonno

TONNO GIALLO: la più comune è il Thunnus Albacares (Yellow Finn), ha carni chiare, poco saporite, è meno pregiato e viene usato generalmente nell’industria alimentare (tonno in scatola).

TONNO ROSSO: nome latino Thunnus Thynnus, (Blue Finn), il re dei tonni, vive principalmente nel mediterraneo, da sempre considerato il più pregiato; in Giappone alcuni esemplari vengono pagati anche 100 $. il kg; ha carni rosso intenso, molto sapido ma comunque delicato.

TONNO ROSSO DI CORSA: è il tonno pescato a Carloforte in un momento particolare dell’anno, da metà aprile a metà giugno; questi giganti del mare vengono a riprodursi dopo aver corso lungo tutta la costa che dalla Spagna alla Francia arriva in Italia; in questo periodo, poco prima della deposizione delle uova, le carni sono al massimo della qualità.

Tonno di Carlofortefoto

Tonnare e suoi trattamenti:
TONNARA DI CARLOFORTE – ISOLA PIANA: è l’unica che possiede a terra la struttura per ricevere il tonno e per il raffreddamento dello stesso; il tonno ha il sangue caldo, 8° C più della temperatura del mare; è importantissimo che venga subito raffreddato per la buona conservazione ma soprattutto per evitare la repentina formazione di ISTAMINA.

tonnara di carloforte

TRATTAMENTO DI “BLOODING e CHILLING”: I tonni appena pescati e parzialmente raffreddati nel vascello, vengono eviscerati a terra ed immersi in acqua di mare corrente a – 1° C per 14 ore, allo scopo di raffreddarli perfettamente fino al centro e per far fuoriuscire il sangue in eccesso; questo procedimento si chiama “Blooding e Chilling”.
Tutela assoluta nei confronti della formazione di istamina, tossina che che provoca nelle persone sensibili rigonfiamenti, rossori, vomito, ponfi e capogiri.

 

Tonno arrosto alla Carloforina

DOSI:

2,5 kg di tonno fresco (preferibilmente quello di Carloforte) tagliato a fette medie

Olio extravergine d’oliva

3 spicchi d’aglio sbucciati

Un bicchiere di vino bianco

Semi di sesamo

Un bicchiere di salsa di pomodoro

Una decina di foglie di alloro

Aceto bianco

Farina

PREPARAZIONE:

Lavare il tonno e asciugarlo bene.

In una padella ampia friggere il tonno (impanato con i semi di sesamo) in olio abbondante finché non è ben dorato.

In un tegame a parte posizionare il tonno fritto in un po’ d’olio in cui avrete dorato gli spicchi d’aglio schiacchiati.

Fare insaporire il tonno, aggiungere un bicchiere di vino bianco e lasciar consumare per alcuni minuti.

Aggiungere la salsa, alcune foglie di alloro e qualche cucchiaio di aceto bianco, fate svaporare e lasciate consumare il tutto nella salsina di cottura con coperchio semichiuso.

Servitelo caldo in tavola e…
BUON APPETITO!

Venite a degustare il prelibato tonno di Carloforte al Ristorante La Terrazza:

la-terrazza-tuna http://www.ristorante-la-terrazza.com/

Scritto da Michele Pili, Executive Chef

Passeggiata alla chiesa e al Sasso di San Martino a Griante

June 22nd, 2015 | By Wendy Koppen in Dintorni, Escursioni, Per saperne di più | 1 Comment »

Periodo consigliato:
tutto l’anno, più consigliabile in autunno ed inverno.
Dislivello:
220 m fino alla chiesa di S. Martino. 607 m fino alla cima del Sasso di San Martino.
Tempo di percorrenza:

San Martino45 minuti fino alla chiesa di San Martino; 2,30 ore fino alla cima del Sasso di San Martino.
Difficoltà:
T fino alla chiesa di San Martino; E da qui alla vetta del Sasso di San Martino.
 Punto di partenza:
Griante 255 m; chiesa dei SS. Nabore e Felice oppure chiesa di S. Rocco. Griante si raggiunge percorrendo la SS340d (Strada Regina) della sponda occidentale del Lario fino a Cadenabbia (31 km circa da Como e 37 km circa da Colico). All’altezza di Cadenabbia si lascia la sponda del lago e la Strada Regina, compiendo una breve deviazione verso Ovest. Una stradina sale in breve alle case di Griante.

Descrizione del percorso

Raggiunto il paese di Griante, dalla chiesa dei SS. Nabore e Felice si dirige verso Nord percorrendo la strada che, tramite in un passaggio coperto, entra nel cuore di Griante. Si prosegue raggiungendo poco dopo la chiesetta di San Rocco, da dove è ben visibile la rupe del San Martino con la chiesa omonima. Seguendo le indicazioni si percorre una strada asfaltata e poi la si abbandona per scendere a destra verso il ponticello che permette di traversare il torrente dei Ronconi. Sulla sponda opposta inizia la salita che si svolge su una larga mulattiera acciottolata scandita ad ogni tornante da cappelline della Via Crucis. Superata una piccola cappella commemorativa del locale gruppo Alpini, la camminata prosegue; si esce dalla frescura del bosco e ad un bivio si prende a destra, lasciando nella direzione opposta la diramazione per le Forcolette. Da qui inizia un lungo tratto a mezza costa molto panoramico che, oltrepassato un valloncello, porta alla recinzione che circonda il poggio erboso ombreggiato dalle piante, su cui sorge la chiesa di San Martino.
La chiesetta, nota anche come santuario della Madonna delle Grazie, risale al XVI secolo e fu ampliata nel seicento e nel settecento, periodo in cui fu aggiunto il portichetto dell’ingresso. Origine e denominazione sono legati al ritrovamento in questo luogo di una statua della Madonna, probabilmente nascosta in un anfratto roccioso da un abitante locale, per sottrarla alla furia iconoclasta dei grigioni, che qui imperversarono nel 1523. Numerosi fedeli e turisti, in particolare la quarta domenica di ottobre, nelle ricorrenza di San Martino, visitano questo magnifico santuario e la statua che conserva.

Vista Punta TagliaventoAbbandonata la chiesa percorriamo a ritroso il sentiero di accesso. Dopo poche centinaia di metri, riattraversato il valloncello sopra descritto, si nota una traccia che si stacca sulla destra per procedere a mezza costa nei prati. Il sentierino lambisce a valle una cascina e poco più avanti si immette nel sentiero che sale alle Forcolette. Dapprima ombreggiato da betulle e faggi, il sentiero avanza con ampi tornanti, facendoci guadagnare quota quasi senza fatica.
La salita porta all’inizio di un lungo tratto che incide a zig zag i ripidi prati. Numerosi tornanti si succedono ma il procedere resta assai agevole; una sorgente posta più o meno a metà percorso permette di ristorarsi e fare approvvigionamento d’acqua. Più in alto un lungo mezza costa verso Nord porta alle spalle di un torrione roccioso che segna l’inizio del valloncello adducente alle Forcolette. Da qui il percorso divine un po’ meno agevole, ma pur sempre facile: l’erosione del suolo e lo scorrere delle acque che hanno scelto il sentiero come loro letto, hanno un po’ rovinato il camminamento.
Rientrati nel bosco si sale ancora qualche tornante fino a sbucare nel bel prato sottostante la sella delle Forcolette. Un grande faggio sorveglia la zona occupata, nella parte superiore della radura, da alcune baite. Raggiunte le case si lascia una deviazione sulla sinistra per procedere nella direzione opposta, passando fra gli edifici. Un’ultima salitina porta infine sul ciglio di un altro prato, posto proprio sulla sella delle Forcolette. La prosecuzione per la vicina vetta del Sasso di San Martino è un po’ mascherata dalla vegetazione, ma si ritrova facilmente: basta seguire a destra il margine del prato per reimmettersi subito nel bosco, dove compare la larga traccia di salita. Alcuni tornanti permettono di guadagnare quota e di raggiungere infine la vetta da dove si apre un magnifico panorama. Verso Nord si stende tutto il settore settentrionale del Lario e si scorgono le cime delle Alpi Retiche fra cui il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo, il Sasso Manduino. A Nord-est il lago è sorvegliato dalla bella piramide del Monte Legnone, mentre ad Ovest si può ammirare l’ampio solco della Valle di Menaggio e un tratto del Lago di Porlezza. Anche la vista verso Sud s’è fatta più estesa per abbracciare in pieno il promontorio di Menaggio, vertice settentrionale del Triangolo Lariano che culmina con il Monte San Primo. Più ad Est sulla sponda orientale si staglia invece il gruppo delle Grigne.

San Primo

Written by Silvia Crosta, Reservation Office

Scopriamo un´attivitá del nostro programma Vital Energy: lo yoga

June 15th, 2015 | By Deborah Giorno in Benessere, Dintorni, Parco San Marco | No Comments »

Sono molte le attivitá del nostro programma Vital Energy che ogni settimana proponiamo ai nostri ospiti. Dal risveglio muscolare, fino alle lezioni di automassaggio, passando per lo yoga: ce n´è proprio per tutti i gusti. Abbiamo quindi deciso di entrare un pó piú nel profondo  e di introdurvi brevemente una disciplina nata tra il terzo ed il secondo millennio avanti Cristo nella regione del fiume Indo, sulle cui rive vennero ritrovi infatti i primi reperti archeologici finora ritrovati con rappresentazioni collegabili in qualche modo allo yoga.

Narra il mito che un giorno il dio Shiva, seduto sulla spiaggia di un’isola, stesse istrue21_buddha_pavillionndo la sua sposa Parvati sulla pratica dello yoga, non accorgendosi però di un piccolo pesce che, nascosto tra le onde che si infrangevano sul bagnasciuga, ascoltava rapito tutte le sue parole. Quando i due déi si resero conto della presenza del piccolo intruso era troppo tardi: questi si era già dileguato tra i flutti, portando con sé tutti i segreti che aveva appreso. Il pesciolino nuotò per chilometri e chilometri, mentre elaborava e metteva a frutto dentro di sé gli insegnamenti che aveva carpito a Shiva. Tale era la potenza di questi insegnamenti che il pesciolino, nel breve spazio del suo viaggio a nuoto, passò attraverso tutte le tappe del percorso evolutivo finché, quando al termine del viaggio giunse a riva, sul continente, si era infine trasformato in un uomo. Quest’uomo, che si chiamò Matsyendra (Matsya in sanscrito significa “pesce”), fu il primo yogin della storia, e attraverso il suo insegnamento la scienza dello yoga poté essere conosciuta dagli esseri umani.

Con questo suggestivo e misterioso mito indiano sull´incipit dello yoga nella storia dell´uomo  vorremmo  evocare, almeno in minima parte, il profumo del mondo in cui lo yoga è nato: una cultura ricca di miti, simboli, forme, rappresentazioni, da cui è difficile estrarre degli elementi utili a darne una definizione univoca.

Inizialmente, e questo è deducibile yoga sonnenuntergangdai ritrovamenti archeologici rinvenute della valle dell`Indo, lo yoga, era legato in particolare all´ambito tantrico che avrebbe dato vita allo hatha yoga: il culto della forza creatrice femminile, nella forma della Grande Dea o Dea Madre, le immagini di yoni e linga, simboli sessuali legati a riti di fertilità e rappresentanti le energie archetipiche, rispettivamente femminili e maschili. Alcuni reperti sembrano anche suggerire la conoscenza di pratiche di controllo fisico e respiratorio che avrebbero potuto costituire una prima forma embrionale di yoga, forse utilizzate in ambito sciamanico, allo scopo di indurre stati di coscienza particolari, conseguire poteri magici e comunicare con le forze soprannaturali.

La pratica dello yoga, fin dalle sue origini, è soggetta a due principali interpretazioni, una più utilitaristica e l’altra più spirituale. “Con lo yoga l’esperienza interiore è immediata, e quell’esperienza immediata è la base di tutta la retta conoscenza”.  Basti solo pensare che con il termine yoga in sancrito si intende tutto ció che crea unione, unione tra la mente, il corpo e lo spirito, tra la coscienza interiore del singolo e quella universale.

Le nostre lezioni si tengono generalmente due/tre volte alla settimana e quando possibile presso il padiglione meditativo Buddha da dove si puó godere durante questo processo di scoperta dell´essere di una meragliosa vista sul Lago di Lugano.yoga baum

LA STORIA DEL CASTELLO DI VEZIO

June 8th, 2015 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco | No Comments »

Tra le tredici localita’ che compongono il comune di Perledo, la frazione di Vezio e’ una delle piu’ interessanti sia dal punto di vista turistico che sotto il profilo storico.
E’ un piccolo agglomerato di case costruite per la maggior parte in sasso ed e’ abitato da una cinquantina di persone suddivise in 20 famiglie.
Ha mantenute le antiche caratteristiche e nel centro dissimula, tra gli edifici ristrutturati, le vestigia di un periodo che si perde nella notte dei tempi.

castello-di-vezio con FalkenL’abitato di Vezio, all’inizio della sua esistenza, doveva essere un insediamento ligure-celtico, se non addirittura etrusco, sopraffatto dall’altro ceppo nel corso delle trasmigrazioni di popoli transalpini succedutesi dal VI al II secolo A.C.
L’arrivo di questi ultimi e le scorrerie che ne seguirono obbligarono gli indigeni o ad assoggettarsi ai nuovi venuti o a spostarsi verso zone meno ospitali, quali potevano essere le vallate prealpine.
Di questo ne parlano Plinio, su testimonianza di Catone, e Polibio nei suoi commentari sulla calata dei Galli; questi ultimi, a loro volta, nel 196 A.C., furono cacciati dalle legioni romane di Claudio Marcello assieme agli alleati orobici, insubri e cenomani, e furono costretti a ripiegare nelle terre d’origine o a rifugiarsi in quelle poche localita’ sotto le Alpi dove gia’ fiorivano comunita’ celtiche, passate dal nomadismo all’attivita’ silvo-agricolo-pastorale.
Nel nostro comprensorio, ad esempio, si ha notizia di stanziamenti liguri ad Esino, con sovrapposizione nella parte superiore di gruppi celtici e in quella inferiore di elementi romani. Questi ultimi, in seguito, fortificarono il promontorio di san Vittore come caposaldo della loro presenza. Vezio, quindi, puo’ dirsi, per analogia, antichissima.
Alcuni fanno derivare il suo nome dal latino “pagus Vetus”, che significa “villaggio, o gruppo di case, vecchio, antico, preesistente, antecedente”. Altri, riferendosi alla denominazione dialettale “Vesc”, lo farebbero discendere da “Vescia”, piccolo centro del Lazio, odierno Sant’Agata dei Goti, paese d’origine del legionario romano della V legione, Vescinus, il quale aveva il comando e la direzione dei lavori per la costruzione del “castrum” di Vezio.
Esteso il loro dominio in Lombardia, i romani si trovarono a dover arginare le incursioni dei popoli alpini, definitivamente assoggettati da Ottaviano nel 27 A.C. Per facilitare il flusso degli eserciti e dei rifornimenti realizzarono una grande rete stradale, rendendo agibili i passi piu’ importanti. Cio’ determino’ un clima di collaborazione con le comunita’ delle zone conquistate, creando benessere e distensione, che condusse alla romanizzazione dei territori e alla instaurazione della cosiddetta “civilta’ gallo-romana”.
La difesa delle vie di comunicazione fu affidata ai federati gallici e la minaccia dei barbari, che premevano ai confini, favor“ la costruzione di opere di sbarramento.castello-di-vezio3
Ne fu interessato anche il territorio orientale del lago di Como su cui vi erano importanti strade: Retica Valtellinese, Relica Chiavennesca, Val Varrone e della Riviera. Quest’ultima portava da Lecco a Colico attraverso Mandello, Lierna e, superato il passo di Ortanella, scendeva a Vezio per poi proseguire per Regolo e Gittana, prima di far capo a Bellano.
La via della Val Varrone era detta “via del ferro”, perche’ permetteva il trasporto dei prodotti siderurgici della zona, nella quale vi erano miniere e fucine assai rinomate a quei tempi. In questi luoghi lavoravano degli schiavi controllati da militari romani.
Premana fu la capitale industriale allora come oggi.
A Vezio, dunque, venne eretta una fortificazione che facilitava il controllo della via della Riviera e delle sponde del sottostante lago, sul cui promontorio, nel frattempo, era sorta Varenna, punto d’attracco del naviglio commerciale e militare della zona.
Il perimetro delle mura e delle opere difensive di Vezio si estendeva presumibilmente dalla Foppa allo sperone a strapiombo su cui si erge il castello. All’interno di questo perimetro sorgevano le abitazioni ed i magazzini delle cui fondamenta sono visibili tutt’oggi l’imponenza e la perfezione muraria in molte cantine del centro storico.
Che fosse stato teatro di cruenti ed accaniti scontri lo dimostrano i rinvenimenti di armi e di resti umani di varie epoche ed origini.
I reperti piu’ importanti si trovano nei musei di Como, Sondrio, Lecco ed Esino.
Nel 1891 vennero alla luce alcune tombe dell’eta’ del ferro e nel 1955-56, durante i lavori di ricostruzione del castello ad opera della famiglia Greppi, attuale proprietaria, affiorarono punte di frecce in ferro con cuspide triangolare, spade ed elmi.
La torre presenta una merlatura quadrata uguale a quella del castello di Cly in Valle d’Aosta. A detta del Prof. Bodo Abcard, esperto in materia, essa e’ uno degli esemplari piu’ tipici nel suo genere.
Nulla si sa di Vezio e dellvezio-bloge vicissitudini ch’ebbe a superare dalla calata dei barbari all’affermarsi dei Longobardi prima e dei Franchi poi.
Certo e’ che non pote’ sottrarsi al susseguirsi degli avvenimenti incalzanti e luttuosi di quei tempi calamitosi.
La rocca segu“ verosimilmente le sorti di Varenna, alla quale era stata unita da mura che, come due lunghe braccia, scendevano fino al lago a difesa del borgo lacustre.
La leggenda raccontata da Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico nel suo libro “Larius” provvede alla mancanza di informazioni riguardanti quel citato periodo.
Egli narra che la famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, trascorrendo i suoi ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino con l’antico campanile a forma di torre, ed il castello di Vezio unitamento all’oratorio di Sant’Antonio per lasciare una traccia visibile della sua fede nel Cristianesimo.
In Lombardia molte sono le localita’ che rivendicano tale tradizione, tuttavia si deve tener conto che l’ordinamento longobardo doveva munirsi di migliori difese militari.
Nel caso di Vezio e’ evidente l’interesse alla ricostruzione del castello andato distrutto a seguito di eventi bellici non precisati.
L’edificio, cos“ com’e’ giunto ai nostri giorni, presenta caratteristiche costruttive di epoca medievale.
Ogni comune allora era cinto da spesse mura, e i castelli e le torri, disseminate sulle alture, avevano per lo piu’ funzione di avvistamento o di punti obbligati per la riscossione dei pedaggi.
Il fatto che l’Anonimo Cumano non citi il castello di Vezio nei suoi commentari relativi alla guerra decennale (1118-1127) tra Milano e Como a causa della nomina del vescovo di questa citta’, non significa che il castello non fosse precedentemente esistente.
E’ evidente che quando le soldaresche avverse cercarono di penetrare in Varenna, provenendo dal lago, non trovare nessun castello davanti a sŽ, bens“ solide mura e validi difensori.
Il castello non si trovo’ coinvolto, se non marginalmente, nemmeno nel 1244, quando per la prima volta Varenna fu distrutta dai comaschi, ai quali si era ribellata; La popolazione trovo’ rifugio nel maniero che, per la sua posizione, era inespugnabile ed in esso i varennesi ritemprarono gli animi e la forza per ribellarsi di nuovo, quattro anni dopo, durante il giogo comasco.falco_vezio
Anche in questa occasione Varenna venne messa a ferro e fuoco, ma il castello resistette.
Vezio vide trascorrere le Signorie dei Visconti e dei Torriani, le dominazioni dei francesi e degli spagnoli, cos“ come sopporto’ i decreti dei veneti e dei signori di Bergamo.
Divenne, con Varenna, un feudo vescovile, quindi passo’ ai Dal Verme e ad altri ancora finché non ne vennero investiti il conte Francesco Sfondrati ed i suoi eredi.
L’investitura della costruzione passo’ nel 1631 a Giovanni Antonio de’ Tarelli e l’affittanza, venticinque anni dopo, ad Antonio Tarelli.
In questo periodo il castello venne addirittura riedificato piu’ che riattato.
Lo si deduce da due iscrizioni, dettate dal poeta Parlaschino, le cui ceneri si trovano tuttora a Riva di Gittana, nel territorio perledese.
In merito alla famiglia Tarelli, occorre sottolineare che fu decimata dalla peste che imperverso’ tra il novembre del 1629 e il marzo del 1630.
L’ultima discendente di questa famiglia e’ scomparsa in tempi recenti (1959);
Nel cimitero di Vezio esiste la sua lapide commemorativa.
Nel 1647 le terre di Perledo e Varenna vennero investite nel feudo valtellinese del conte Giulio Monti.
Nel 1778, l’infeudamento di Varenna passo’ alla famiglia Serbelloni, la cui congiunta, Crivelli Serbelloni, mantenne il possesso della torre di Vezio fino all’Ottocento.

Comer-See-Varenna

Il Giro d´Italia passa per il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort

June 1st, 2015 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Parco San Marco, Wissenswertes | No Comments »

Un po’ di storia:

Il Giro d’Italia è una corsa a tappe di ciclismo su strada che si svolge lungo le strade italiane una volta all´anno.

Chiamato anche Corsa RContador-Aru Giro d´Italiaosa, viene solitamente disputato nel mese di maggio. Il luogo di partenza è in genere ogni volta diverso, mentre l’arrivo, salvo eccezioni, è a Milano, città dove ha sede “La Gazzetta dello Sport”, il quotidiano sportivo che organizza la corsa sin dalla sua istituzione.

Il Giro è una delle tre corse a tappe più importanti del calendario per questa durissima specialità sportiva e l’Unione Ciclistica Internazionale l’ha inserito nel suo circuito professionistico insieme alle altre due grandi corse internazionali, il Tour de France e la Vuelta di Spagna.

Quattro sono le maglie caratteristiche del Giro d’Italia, indossate durante la gara dai leader delle diverse classifiche:

  • La maglia rosa è per il corridore con il miglior tempo cumulativo (ovvero il leader della classifica generale).
  • La maglia ciclamino è per il corridore che conquista più punti nei traguardi intermedi e sugli arrivi (ovvero il leader della classifica a punti).
  • La maglia azzurra per il corridore che conquista più punti e bonus sulle cime (ovvero il leader della classifica gran premio della montagna).
  • La maglia bianca per il corridore che non ha ancora compiuto il venticinquesimo anno di età il 1º gennaio dell’anno in corso con il miglior tempo cumulativo (ovvero il leader della classifica dei giovani)

La tappa:

Il 27 Maggio 2015 il Giro pasgiro d´Italiasa per il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort. In particolare la 17atappa vedrà impegnati gli atleti da Tirano, sul lago di Como, a Lugano, sull´omonimo lago in Svizzera. Passando per Menaggio percorreranno i tornanti verso la frazione di Croce affrontando un dislivello di 182 metri con una pendenza media del 6,5% (pendenza massima 10% al penultimo tornante) fino a raggiungere Porlezza per poi sfilare davanti al Parco San Marco Lifestyle Beach Resort. Trattandosi degli ultimi chilometri prima dell´arrivo, quest´ultima tratta sarà la più frenetica, soprattutto se segnata da qualche fuga durante la ripida salita di Menaggio. Se siete degli amanti del ciclismo su strada e durante il soggiorno presso la nostra favolosa struttura vorrete cimentarvi nell´impresa (o parte di essa) saremo felici di indicarvi le differenti possibilità. In particolare la tratta da Menaggio a Porlezza è percorribile con una comoda pista ciclabile che vi permetterà di evitare quasi del tutto la strada trafficata. Il Parco San Marco Lifestyle Beach Resort offre anche molte altre possibilità agli amanti dello sport: passeggiate con panorama mozzafiato, canoa, stand up paddle boarding, pedalò, immersioni, nuoto, beach soccer, beach volley, volano, ping pong, basket, adventure climbing, yoga, ginnastica, corsi di autodifesa e molto altro ancora! Dopo una giornata all´insegna dell´attività fisica potrete rilassarvi all´interno della nostra SPA – saune, bagno turco, vitarium, zona relax con cascata salina, piscina riscaldata e idromassaggio.

Dunque saltate in sella, vi aspettiamo nel nostro favoloso Resort per un soggiorno semplicemente unico che vi lascerà senza fiato! MAGLIA ROSA