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Bellinzona, la Città del carnevale

February 16th, 2015 | By Paola Mazzo in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Wissenswertes | No Comments »

Il Rabadan è il carnevale della città di Bellinzona che ogni anno ha luogo nel suo centro storico.

Il carnevale di Bellinzona è uno dei più importanti a livello svizzero ed è un appuntamento imperdibile anche per molte persone che arrivano da fuori cantone.

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Il nome di questa manifestazione  ha origine dal dialetto milanese, come confermato nel 1870 da Giuseppe Banfi, il quale lo definisce però, nel suo dizionario, come “frastuono”.

Secondo altre fonti, invece, questo termine risale addirittura al tempo delle crociate.

La parola Rabadan richiama la festa islamica del Ramadan. Tale rito prevedeva infatti il digiuno e la preghiera durante tutte le ore del giorno, mentre al calar del sole ci si poteva dedicare al cibo, in un ambiente di festa e canti. I crociati provenienti dal nord Italia sarebbero così stati colpiti da questa parte della festa religiosa, cominciando a chiamare Rabadan ciò che concerneva il baccano ed i bagordi.

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Questa antica tradizione inizia nel 1862 con la nascita della “Società dell’osso” rinomata per il suo obiettivo di creare allegria in modo del tutto gratuito. La società fu molto criticata da una parte della popolazione bellinzonese, essi, infatti, ritenevano inaccettabile che le persone fossero motivo di scherno a causa delle loro caratteristiche fisiche, in particolar modo se si trattava di donne.

La protesta e le critiche mosse al primo carnevale cittadino non ebbero però un grande successo, dato che la scena politica della città era dominata da vari problemi che riguardavano l’ubicazione consona della stazione ferroviaria.

Il veglione di carnevale del 1864 non ebbe un esito positivo. L’allegria che stava per invadere le vie della città venne infatti smorzata dal governo cantonale il quale, poche settimane prima dell’inizio dei festeggiamenti, ordinò l’arresto di sette bellinzonesi a seguito di una lite scoppiata al teatro Sociale, prima della messa in scena di uno spettacolo.

Il comune di Bellizona e i suoi cittadini si dichiararono contrari al provvedimento assunto dal governo ticinese, ma questo non poté cambiare l’esito della decisione cantonale. Il 12 febbraio dello stesso anno vi fu inoltre la morte del sindaco Giovanni Mariotti, fatto questo che non contribuì certamente alla buona riuscita del carnevale.

Il 2 marzo 1865 furono organizzati dei giochi goliardici e vennero distribuiti risotto e salsicce, preparati da un gruppetto di cuochi al termine della loro personalissima sfilata. Durante il pranzo suonò la banda cittadina con uno spettacolo pirotecnico.

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Un anno importante per il Rabadan fu il 1874 per due eventi. Il primo fu la fine dei lavori di costruzione del Viale della Stazione, le cui dimensioni sembravano fatte apposta per garantire il passaggio dei carri di carnevale.
L’altro evento che caratterizzò la scena carnevalesca cittadina fu la fondazione della Società Rabadan, organizzazione che diventava ora più professionale, mentre in passato aveva uno stampo maggiormente amatoriale.
Negli anni successivi, complici alcuni disguidi e problemi organizzativi, il Rabadan non fu celebrato in grande stile.
Finalmente arrivò l’edizione del 1880 ad invertire la tendenza: le serate danzanti allietarono il carnevale e  l’atmosfera nella piazza San Rocco. Alla manifestazione presero parte anche i membri del Consiglio di Stato ticinese e gli utili guadagnati durante tutta la manifestazione furono devoluti in beneficenza.

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Nel 1885 nacque, a causa della rivalità tra il nord ed il sud di Bellinzona, “la Società carnevalesca del Nord”. Questa società trovò comunque un accordo con la Società Rabadan già nel 1888.

Questa tregua durò però solo fino all’edizione del 1893, dove le due società si trovarono a distribuire risotto in due diverse piazze cittadine, ossia piazza San Rocco per la Società Rabadan e piazza del Sole per la Società del Nord.

Con l’inizio del Novecento il Teatro Sociale iniziò a perdere la sua importanza come luogo di ritrovo nel periodo del Rabadan, le persone si recavano ora maggiormente nei locali del centro cittadino, dove venivano organizzate cene con ricchi menu e feste danzanti.

Per festeggiare il 25°, nel 1906, venne comunque organizzato uno spettacolo comico-musicale al teatro cittadino, il quale ironizzava sul conflitto tra le due società che organizzavano il carnevale.

Dopo gli sfarzosi bagordi della 25ª edizione il carnevale di Bellinzona ebbe una fase di declino che si acutizzò inoltre con la riduzione delle vacanze degli impiegati della ferrovia, che ora non potevano sempre festeggiare il carnevale, e con lo scoppio della prima guerra mondiale. I problemi economici che ne conseguirono fecero così passare in secondo piano il carnevale della Turrita.

Una svolta arrivò nel 1922, anno nel quale il Rabadan riprese ad essere una manifestazione allegra e che attirava molte persone. Le polemiche al riguardo concernevano il fatto che molte famiglie ed aziende si trovavano in una situazione economicamente difficile, risentendo degli effetti che la fine della prima guerra mondiale aveva portato con sé. Nonostante ciò l’11 febbraio 1922 il re del carnevale aprì i festeggiamenti.

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Nell’edizione del 1930 furono ben 10000 le persone che accorsero sui marciapiedi di Viale Stazione ad assistere alla sfilata di ben 21 carri allegorici.

La festa organizzata per il 50° Rabadan fu caratterizzata dalla neve, che cadde copiosa sulla città.

Il carnevale bellinzonese prosegue così tra alti e bassi fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. In questo periodo il Rabadan percorre un altro periodo di crisi, dato che, ad esempio, le provviste erano razionate e parecchi uomini erano stati mandati a difendere i confini svizzeri (la cosiddetta “mobilitazione generale”).
Quest’ennesima crisi si risolse però nel 1947, anno in cui la tradizione del Rabadan venne ripresa.
L’edizione del 1954 vide l’ascesa al trono del re Primo Beltraminelli, il quale ricoprì la carica di monarca per ben 34 anni, un record finora imbattuto.
Nell’1959 la prima guggenmusik del Cantone Ticino nacque proprio a Bellinzona  con il nome di “Ciod Stonaa” (letteralmente “chiodi stonati”), in quanto i cittadini di Bellinzona venivano soprannominati “ciod”. I fondatori furono Otto Schwarz ed Emilio Imperatori ed erano presenti alcuni musicisti provenienti da Lucerna, ove la tradizione delle guggen era ben più radicata.

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Nel 1963 il Rabadan raggiunge il secolo di esistenza e durante tale edizione sfilano oltre 40 gruppi e carri.
Dopo il 100 anni il carnevale della Turrita comincia ad incamerare una serie di crescenti ed importanti successi, fino a raggiungere il 125º anno di attività, per cui il trionfo della festa e l’importanza che essa ricopre per i bellinzonesi pare ormai totalmente consolidata.

Nel 2015 il Rabadan è giunto alla sua 152ª edizione, festeggiata in grande stile come ogni anno. Il carnevale di Bellinzona si apre ogni anno il giovedì grasso, con la consegna delle chiavi a Re Rabadan che dà avvio alla festa per concludersi  il martedì grasso.

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Domaso e il “Domasino”

February 2nd, 2015 | By Paola Mazzo in Cucina, Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Wissenswertes | No Comments »

Domaso è un comune che sorge sulla sponda orientale dell’alto Lago di Como. Abitato da circa 1.500 persone, il borgo è formato da un centro storico in riva al lago e da due frazioni, Pozzolo e Gaggio.

La parte più antica si sviluppa lungo l’Antica via Regina ed è caratterizzata da ripide viuzze che, dalle case che si affacciano sul lago, portano verso la montagna attraverso archi e sottopassi, piacevoli da visitare.

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Domaso è molto rinomato sia a livello turistico, sia a livello enogastronomico:oltre ai piatti della tradizione a base di pesce di lago, i buongustai potranno apprezzare qui anche un vino più unico che raro.Già in epoca Romana, sui terrazzamenti del paese si coltivava infatti la vite. La tradizione si è conservata per secoli ma, a partire dalla seconda metà del Novecento, è stata abbandonata per via delle difficoltà e delle basse rese economiche.

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Negli ultimi anni, però, alcuni appassionati viticoltori hanno voluto realizzare un ambizioso progetto di recupero dei terrazzamenti che si affacciano sul lago perché si potesse tornare a produrre il vino del luogo. A questo scopo è stata reintrodotta la Verdesa, un’antica uva locale a bacca bianca, la Verdesa,praticamente scomparsa.

Il vitigno, iscritto al Registro nazionale varietà dal 1996, prende il suo nome con ogni probabilità dal colore degli acini, tendenti al verdognolo. La tipicità è stata riconosciuta per le province di Como Lecco: il vino prodotto rientra così nel disciplinare IGT Terre Lariane. Pochissimi produttori vinificano la Verdesa in purezza. Per questo motivo, sui terrazzamenti di Domaso si coltivano quindi anchevitigni complementari come il Sauvignon, il Merlot, il Croatina e il Sangiovese.

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Nasce così il vino di Domaso bianco, che si caratterizza per la sua freschezza e per i delicati profumi floreali.Questo vino, era apprezzato già duemila anni fa dai Romani, come attestato da Plinio il Vecchio e nei secoli successivi era conosciuto come “domasino”.

Oggi, il vino di Domaso ha una produzione molto limitata: non supera le 1.200 bottiglie l’anno.

La ragione principale della bassa produzione è che i vignetisono aggrappati alla montagna su ronchi scoscesi e muretti a secco: condizioni che impongono la totale lavorazione manuale e si ripercuotono su alti costi di produzione. Limiti che, però, rendono i vini di Domaso ancora più autentici e legati alla tradizione del territorio lariano.vino_bianco

Le cantine di Domaso, l’azienda agricola di Sorsasso e le cantine Angelinetta, dove potrete degustare questo gustoso vino, meritano una visita.