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Il mistero del Lariosauro negli affreschi della chiesa di Sant’Eusebio a Peglio

January 19th, 2015 | By Paola Mazzo in Dintorni, Escursioni, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

La Chiesa di Sant’Eusebio, a Peglio, si trova in posizione panoramica sul Lago di Como. Dai suoi portici si ammira una vista strepitosa verso il sottostante paese di Gravedona, lo specchio del Lago e le montagne dei dintorni.

Eretta in parrocchia nel 1461, S.Eusebio venne ricostruita tra il 1607 e il 1612 in un’unica navata verso cui si aprono sette altari ornati con stucchi e dipinti. All’esterno si possono ammirare affreschi cinquecenteschi.

Portico                             Scorcio del Portico della Chiesa verso il lago di Como

Varcata la soglia ci si rende subito conto che non siamo nella chiesa di campagna che il modesto aspetto esterno ci aveva fatto sospettare: gli addobbi sono ricchi, ma soprattutto gli affreschi che ci appaiono sono numerosi, sia nelle otto cappelle laterali che nel presbiterio.

I più degni di nota sono di Giovan Mauro della Rovere, milanese, ma di padre fiammingo, detto perciò il Fiammenghino, molto attivo nel milanese, ma soprattutto nelle parrocchiali dell’alto Lario nel primo quarto del 1600. Gli affreschi di Peglio furono eseguiti tra il 1615 ed il 1625

interno chiesa                               Interno della Chiesa di Sant’Eusebio a Peglio

Nel presbiterio il Fiammenghino dipinse il “Giudizio Universale” e il celebre “Inferno”. La grande quantità di personaggi e di storie che vi sono raffigurate, la vivezza dei colori, la complessità delle scene ed il loro intersecarsi, la sicurezza del tratto, la fantasia creativa, sono i pregi migliori, e richiamano quadri di pittori ben più famosi (ad esempio Hieronymus Bosch).

Nell’affresco dell’inferno sono ritratti i sette peccati capitali. Predominanole scene drammatiche delle anime dannate, sottoposte a terribili torture da instancabili diavoli, raffigurati da esseri dalle sembianze mostruose.

Il grande mostro marino con le fauci spalancate raffigurato nel dipinto, secondo alcuni studiosi d’arte, potrebbe essere ispirato al mitologico “Lariosauro” (il rettile del lago di Como) e sembra essere unico al mondo.

Inferno                               “L’inferno” raffigurato nell’affresco del Fiammenghino.

ll Lariosauro (gen. Lariosaurus) è un rettile acquatico estinto appartenente ai notosauri, vissuto circa 237-235 milioni di anni fa. I suoi resti fossili sono stati ritrovati in Europa (Italia, Svizzera, Spagna, Francia) e in Asia (Israele e Cina).

ll primo esemplare noto di Lariosaurus venne alla luce nel 1830 a Perledo, una località presso il lago di Como, conosciuto anche con il nome di Lario. I reperti vennero studiati e descritti da Giuseppe Balsamo Crivelli sulla rivista Il Politecnico di Milano nel 1839. Balsamo Crivelli, in attesa che fosse confermato che si trattava di un animale mai descritto in precedenza, preferì non attribuirgli un nome. Solo nel 1847, appurato che si trattava di una nuova specie (e di un nuovo genere), Giulio Curoni gli attribuì il nome di Lariosaurus balsami.

 

larios-testaTesta del “Lariosaurus Balsami”

“Lariosauro” è anche il nome dato al mostro del lago inventato dal “Corriere comasco” nel novembre del 1946. Nel 1954 il quotidiano “L’Ordine” proponeva questo titolo: “Visto ad Argegno uno strano animale nelle acque del lago?” Il giornale dava una descrizione molto vaga, ma si è potuto saperne di più chiedendo (sia pure a distanza di parecchi anni) alla persona che lo aveva visto: muso arrotondato, parte posteriore come quella di un maiale, zampe da anatra, coda, lunghezza totale tra gli 80 e i 90 centimetri.

Questa leggenda sembra anche essere documentata in una mappa antica del lago di Como.

cartaantica                                   Antica mappa del Lago di Como.

mostro-details                                   Dettaglio della mappa antica con il “Lariosauro”

Che sia veramente esistito il mostro del lago di Como, non ci sono prove certe.

Sicuramente la Chiesa di Peglio rimane un posto unico da visitare per scoprire qualcosa in più su questa storia tra realtà e fantasia.

 

 

Orari e visite guidate

La chiesa è aperta, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 secondo il calendario che segue:

Luglio: martedì, giovedì e domenica

Agosto: martedì, mercoledì. giovedì e domenica

 

 

Cucina sana: l´importanza del km 0 e della stagionalitá.

January 5th, 2015 | By Vincenzo Martella in Benessere, Cucina, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza | No Comments »

Nell’epoca che stiamo vivendo, l’alimentazione è diventato un tema con un considerevole peso nella vita di ogni individuo.  Ippocrate ( padre della medicina ) nell’antica Grecia predicava la sana alimentazione come  prevenzione e cura delle malattie. Ogni volta che si va a fare la spesa, nelle grandi catene di supermercati cosí come nell´alimentari sotto casa,  si compiono delle scelte che si rifletteranno sulla salute dell’indFrutta e verdura di stagioneividuo e anche sull’ambiente.
Si sa benissimo che mangiare frutta e verdura di stagione permette all’organismo di introdurre tutte quelle vitamine, sali minerali, sostanze antiossidanti di cui ha bisogno soprattutto in quel particolare periodo dell’anno. In inverno, ad esempio, si è particolarmente soggetti a contrarre influenze e raffreddori, quindi  Madre natura, mette a disposizione dell’uomo arance, mandarini, pompelmi, kiwi, cavoli, cavolfiori ecc, tutti cibi presenti nei mesi autunnali e invernali, preziosi alleati della salute. Quindi sostenere la stagionalità nella propria alimentazione diventa un punto cardine per il proprio benessere.

Un altro  concetto essenziale a supporto della sana alimentazione riguarda il territorio. Ogni cibo compie un particolare percorso per raggiungere le nostre tavole, e molto spesso questo fattore lo si ignora, o lo si conosce solo parzialmente. Un grande e valido aiuto arriva dalla semplice lettura dell’etichetta che è la carta d’identità del cibo e ci aiuta a conoscere meglio il cibo che si acquista, anche se la riflessione dovrebbe andare ancora oltre alla mera lettura, soffermandosi sulla distanza chilometrica che il cibo percorre . Pertanto, sostenere una filiera corta e il consumo di prodotti alimentari realizzati nel proprio territorio pone noi consumatori su un livello di nutrizione sana ed ecosostenibile.

Da chef di cucina ho intrapreso un percorso professionale più vicino alla natura, applicandomi con convinzione  in uno stile di cucina che utilizza non il prodotto migliore sul mercato, ma il prodotto giusto, quindi di stagione, del territorio e che provenga da un produttore leale che non si avvalga dell’ausilio dell’ industria chimica e dell’artificio, ma che trovi nella natura tutto l’aiuto necessario affinché il risultato sia un cibo riconosciuto come biologico o biodinamico.

Olio EVOIl mio credo riconosce come alimenti di uso quotidiano i legumi, i cereali integrali, la frutta e la verdura  ma anche carni ( non da allevamenti intensivi ) , pesci di piccola taglia ( solo pescati  non allevati ) i latticini e l’olio EVO rigorosamente biologico e di produzione italiana.

Per essere artefice di una cucina salubre non basta il prodotto giusto, ma è necessaria anche la conoscenza delle tecniche di cottura,  che spesso rendono un cibo da sano ad estremamente dannoso.  Le alte temperature, ad esempio, ( cibi  fritti e grigliati ) sono estremamente stressanti per ogni tipo di alimento infatti creano in essi una sostanza chiamata IPA ( Idrocarburi Policiclici Aromatici ) ritenuta  pesantemente dannosa per il sistema immunitario e causa della degenerazione cellulare.

In conclusione,  per sostenere un’ alimentazione sana è necessario fare molta ricerca, avere tanto tempo da dedicare alla cucina, conoscere e trovare i prodotti giusti. Tutto sembra troppo oneroso e difficile per l’epoca attuale, ma se, per semplificare basta pensare che PIU’ SI E’ AVANTI QUANTO PIU’ CI SI GUARDA IN DIETRO NEL TEMPO.