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Il Parco della Val Sanagra

October 27th, 2014 | By Annalisa De Maria in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco | No Comments »

Il Parco della Val Sanagra
Appena sopra l’abitato di Menaggio si trova lo splendido Parco Val Sanagra.
Un ambiente fatto di mosaici di boschi, praterie e alpeggi, scavato dal fiume Sanagra e modellato dai ghiacci dell’ultima glaciazione; un’urbanizzazione non eccessiva e comunque rispettosa del territorio. Ecco come si presenta oggi la Val Sanagra, splendida vallata del Lario occidentale incastonata nel cuore delle Alpi Lepontine, saggiamente conservata dai suoi abitanti.
L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.
Il successo della conservazione di questa valle è anche il frutto di “un’eredità” tramandata da generazione in generazione e dovuta soprattutto alle necessità primarie dell’uomo.
L’uomo si stabilì qui inizialmente per la pastorizia ed infatti i primi stanziamenti stagionali erano legati all’allevamento ed allo sfruttamento dei boschi.
Solo più tardi gli insediamenti divennero permanenti e si crearono le prime attività di tipo artigianale e pre-industriale, legate principalmente allo sfruttamento energetico dell’elemento centrale e modellatore della Valle: il torrente Sanagra.
Nel Parco sono tracciati numerosi percorsi. Uno ha inizio alla località Piamuro e segue il corso del fiume Sanagra guidando tra antichi mulini e fornaci che hanno sfruttato l’energia idraulica del Sanagra, fino al vecchio nucleo rurale di Monti di Madri. Un altro percorso attraversa la località di Codogna, sede di dimore signorili, e conduce al “Rogolone”, grande quercia secolare.
Presso La Villa Camozzi a Codogna si trova il Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra con sale dedicate alla flora, alla fauna e fossili del Parco; parte del museo è dedicato alla vecchia ferrovia Menaggio – Porlezza; per informazioni www.museovalsanagra.it oppure tel. 0344 32115.

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Animali ed ambienti

Il Parco è coperto da un vasto manto forestale che si estende per tutta la valle e si alterna a radure e a pascoli montani. Boschi di carpino, querce e castagno crescono rigogliosi sul fondovalle, lasciando il passo alle imponenti faggete delle medie quote, fino ad arrivare ai boschi di abete rosso e abete bianco delle quote più elevate.
Ad accezione dei grandi predatori, il Parco ospita gran parte dei mammiferi e degli uccelli che abitano le zone montuose prealpine. Ungulati come cervi, camosci e caprioli si possono osservare facilmente dagli appositi punti di osservazione, mentre di altri mammiferi più piccoli ed elusivi bisognerà accontentarsi di osservarne le tracce. Tra questi ultimi, in particolare,
vanno citati il tasso, la martora, la faina e la volpe.
L’avifauna presenta esemplari notevoli, tra cui il picchio rosso maggiore, la civetta capogrosso e il picchio nero, indicatori di buona qualità ambientale. Ad alta quota, tra i predatori alati, non sarà difficile scorgere l’aquila. Altri rapaci degni di nota sono il gheppio, il falco pecchiaiolo e la poiana, mentre nelle zone boscate è possibile rilevare la presenza dell’astore, dell’allocco e dello sparviero. Di particolare interesse è la presenza di due galliformi: il gallo forcello e, estremamente raro, il francolino di monte, entrambe specie in forte declino numerico su tutto l’arco montuoso alpino e prealpino.
Elemento centrale di tutta la vallata è il torrente Sanagra, da sempre legato alla tradizione della pesca. Le sue acque cristalline ospitano la trota fario e la trota iridea, naturalizzata ma non autoctona della zona, mentre attorno ai suoi argini e nelle zone più umide troviamo anfibi e rettili come la salamadra pezzata, la biscia d’acqua e la rana temporaria.

 

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Una flora unica


Il clima, mitigato dai laghi Lario e Ceresio, le differenti tipologie di rocce e l’opera di antichi ghiacci, generano nella valle condizioni che hanno permesso l’insediamento di un ricco e variegato patrimonio floristico.
A questo è dovuta la presenza contemporanea e nello stesso luogo, di specie vegetali che, come il rododendro ferruggineo e il rododendro irsuto, si sviluppano su terreni molto differenti.
Nel Parco sono importantissime anche le specie floreali endemiche, ossia quelle evolutesi in areali molto ristretti. Tipici endemismi del luogo sono il raperonzolo chiomoso, la campanula dell’arciduca, il citiso insubrico, la carice candida, l’aquilegia di Einsele e l’euforbia insubrica.
La valle offre anche rifugio a varietà botaniche rare come la viola pennata e la minuartia capillare. Le particolari condizioni climatiche favoriscono anche a presenza di specie che normalmente crescono nell’area mediterranea o in zone decisamente più calde, come l’erica arborea e la felce di creta.

 

campanula dell'arciduca

 

Il Parco dei funghi

La presenza di una ricco patrimonio boschivo, favorisce la crescita e la riproduzione di numerose specie di funghi. Le specie micologiche presenti in Val Sanagra sono numerosissime: oltre ai classici porcini e alle varie specie eduli più conosciute, tra i più interessanti e stravaganti funghi troviamo il fungo barbino che può raggiungere anche i 15 Kg, i funghi stellati, il satirone dal caratteristico odore cadaverico e la vescia gigante, che può raggiungere il mezzo metro di diametro e un peso superiore ai 20 Kg. Altre specie interessanti sono il fungo a patata comune e la spugnola. A qualcuno capiterà anche di osservare, in particolare nei prati, una disposizione di funghi che crescono formando un cerchio quasi perfetto. Questo curioso fenomeno è dovuto alle colonie miceliari (la parte sotterranea del fungo) che si sviluppano in modo centrifugo.

A spasso nella tradizione

Alpeggi e maggenghi, molti ormai in disuso e altri restaurati con cura, sono disseminati per tutta la valle a testimonianza dell’antica pratica della monticazione.
Anche i crotti sono una testimonianza del passato e oggi vengono sfruttati con successo per la ristorazione.
Chi viene nel Parco potrà anche andare a spasso tra ville, torri, mulini e cappelle: le testimonianze di un antico passato sono numerose e si possono incontrare passeggiando tra i boschi e nei borghi. Particolare attenzione merita la torre Milano e, nei dintorni di Codogna, l’antica torre medievale (XIV sec.).
I Comuni compresi nel Parco hanno recentemente acquistato la Fornace Galli, un’antica fabbrica di mattoni posta nelle immediate vicinanze del torrente Sanagra. La fornace è un esempio di archeologia industriale: al suo interno si trovano un forno di cottura e gli impianti necessari per la lavorazione dell’argilla tramite la forza motrice dell’acqua. In futuro l’edificio,
restaurato e messo in funzione, diverrà la sede del Parco. Degni di nota ma purtroppo in stato di abbandono, sono anche i vecchi forni nei prati adiacenti a Cardano, edificati nel 1787 per fondere la ghisa e lavorare il ferro. Lungo il corso del Sanagra sorgono anche alcuni mulini, ora destinati ad altri usi: quello dei “Guerra”, il mulino Nogara con accanto il ponte a schiena d’asino e, nella parte bassa del fiume, il mulino Spinelli così caratteristico da essersi meritato un posto nello sfondo di uno dei diorami esposti al Museo. A poca distanza dal mulino Nogara si trova il mulino del Boggio il più antico della valle che dal 1914 divenne una bottega di fabbro di cui si osservano ora le rovine. Anche la Vecchia Chioderia, oggi noto agriturismo, era fino al 1820 un mulino e successivamente, tra il 1943 e il 1966, una fabbrica di chiodi. L’acqua del torrente era sfruttata anche in prossimità di Menaggio: ne sono un esempio le Imprese Venini per la lavorazione del ferro e le Seterie “Burgatto”.

Montagne antichissime

La Val Sanagra è caratterizzata dalla Linea della Grona, un’importante frattura geologica creatasi in seguito agli sconvolgimenti che portarono alla formazione delle Alpi e delle Prealpi. Essa separa due tipologie rocciose molto differenti: rocce cristalline a Nord e rocce sedimentarie a Sud, peculiarità che determina l’aspetto della valle, caratterizzato a settentrione da un profilo montuoso dolce e modellato e a mezzogiorno da profili aspri e accidentati.
Nella parte bassa, in particolare tra Cardano e Menaggio l’alveo del Sanagra diventa stretto e profondo, assumendo le caratteristiche tipiche delle valli a forra. Il profilo stretto e profondo della valle è il prodotto di una forte attività erosiva del Sanagra, favorita dal sollevamento del territorio in epoche remote. All’attività erosiva del torrente si deve anche la creazione dello spettacolare Orrido del Forno. Altro settore di rilievo è la località Sass Corbee dove una serie di fatturazioni del versante ovest della forra hanno provocato la caduta grossi massi, generando un ambiente suggestivo.
La Val Sanagra racchiude al suo interno le rocce più antiche della provincia di Como e, addirittura, tra le più vecchie d’Italia! Si tratta di formazioni a “carbon fossile” che sono state attribuite al Carbonifero medio (Westfaliano), un periodo che gli studiosi ritengono essere datato 310 milioni di anni. La flora fossile del canalone dell’Alpe Logone o Val Gariasca consta di numerosi resti di antichissimi vegetali appartenenti al gruppo delle Pteridofite e delle Protospermatofite, primordiali piante “a seme” documentate da numerosi reperti fossili. Vi è anche un affioramento di 100 milioni di anni più giovane del periodo Carbonifero (Triassico superiore) da quale provengono fossili di pesci che popolavano un’antico bacino marino.
Alcuni tra i più importanti di questi reperti sono conservati e illustrati con pannelli nel Museo Etnografico e Naturalistico.

 

Il Balcone d`Italia: La vetta Sighignola compie 100 anni

October 20th, 2014 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Una delle località più belle d’Italia, eletto “Luogo del Cuore” del FAI, rappresenta il fiore all’occhiello della Val d’Intelvi, a circa 30 minuti in macchina dal Parco San Marco Lifestyle Beach Resort.

La Sighignola è una montagna delle Prealpi Luganesi che si estende tra il territorio italiano del comune di Lanzo d’Intelvi e quello svizzero  tra i paesi di Arogno e Lugano. Da Lanzo inizia il percorso per raggiungere la  vetta più alta: la strada è tortuosa e completamente immersa nel bosco. Il balcone d`Italia è raggiungibile solamente dal versante italiano in auto.

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Poco prima di raggiungere la vetta si incontra un campo di decollo per volo libero e sentieri di trekking differenziati in base alla difficoltà.

Le costruzioni e le infrastrutture della Sighignola e di tutto il territorio circostante risalgono al periodo antecedente la Prima Guerra Mondiale, poiché area di interesse strategico per il famoso progetto di sistema difensivo o meglio conosciuto come “Linea Cadorna” con lo scopo principale di difendere il confine italiano da un possibile attacco proveniente dalla confederazione elvetica.

Al termine della strada si trova una piccola cappella in ricordo degli alpini caduti durante la Grande Guerra in particolare una terrazza panoramico.

 

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La terrazza panoramica (1320m) offre una spettacolare vista sul lago di Lugano e sul territorio circostante. Grazie all`unicità del suo panorama è stato denominato “Il balcone d`Italia”: infatti, nelle giornate di sole  è possibile vedere la quasi totalità del lago di Lugano e le montagne, alcune alte oltre i 4000 m, che formano l’arco alpino, come il Monte Rosa e il Cervino tra le più famose.
Di recente costruzione è  la nuova terrazza in territorio elvetico, mentre nelle aree di confine sono stati collocati un parco giochi per bambini completamente in legno, una zona barbecue  e panchine per ammirare meglio il bellissimo panorama. I lavori di abbellimento hanno reso ancora più attrattiva la località, trasformandola in meta perfetta per  la gita domenicale in famiglia e per gli amanti della montagna e non solo.
Per gli sportivi e gli amanti del trekking sono presenti numerosi sentieri. Ad esempio uno dei percorsi piú conosciuti parte da Lanzo d’Intelvi e collega il Monte Caprino a Sighignola, lungo il quale si puó godere di un magnifico panorama sul lago Ceresio, la città di Lugano e le vicine montagne quali il Monte Brè e San Salvatore. Durante il percorso, potrete fare una sosta presso i tipici ristoranti ticinesi: “i grotti”.

 

sighignola 2Percorso per escursionisti esperti è il sentiero n.8 che parte dalla Valle dei Saraceni e circumnaviga la vetta del monte Sighignola: la lunghezza del sentiero é 14 km  percorribileall`incirca

in 6h. In inverno invece  a ridosso del monte Sighignola è  attiva una piccola stazione sciistica per lo sci alpino; l`ultima della provincia di Como. Vi sono una pista baby con impianto di innevamento, una pista di discesa di media difficoltà accessibile anche a sciatori con poca esperienza. Sono possibili escursioni con le racchette da neve e  lungo i numerosi itinerari

per lo sci d`alpinismo. Per gli amanti della mountain bike la strada da Lanzo che porta in vetta è di circa 5,7km con una pendenza del 7% e un dislivello di 396m.

L’albero delle castagne

October 13th, 2014 | By Endy Broglio in Benessere, Cucina, Dintorni, Escursioni, Wissenswertes | No Comments »

L’albero delle castagne appartiene alla famiglia delle Fagacee, è una pianta molto longeva e può tranquillamente raggiungere i 30-35 metri di altezza; le castagne vengono comunemente chiamate frutto ma in realtà il vero frutto è costituito dal riccio che le contiene, le castagne ne sono il seme. Non più tardi di qualche decennio fa le castagne rappresentavano la base dell’alimentazione quotidiana delle popolazioni di montagna, in seguito, con l’arrivo del “benessere” il loro utilizzo è stato ridotto di molto a favore di prodotti più raffinati.

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La castagna è molto digeribile ed è consigliata in casi di anemia e inappetenza; grazie all’abbondante  presenza di fibre sono molto utili per la funzionalità dell’intestino. In virtù della presenza dell’acido folico la castagna è anche consigliata in casi di gravidanza in quanto quest’ultimo è in grado di prevenire l’insorgere di alcune malformazioni a livello fetale. Essendo ricche di minerali le castagne sono particolarmente indicate per chi soffre di stanchezza cronica, per chi deve riprendere le forze dopo l’influenza e per bambini ed anziani; il potassio è utile per rinforzare i muscoli, il fosforo collabora alla costituzione del tessuto nervoso, lo zolfo è antisettico  e disinfettante, il sodio è utile alla digestione, il magnesio agisce sulla rigenerazione dei  nervi La Fondazione Svizzera per la tutela del paesaggio  elegge ogni anno il “Paesaggio dell’anno”, una distinzione che permette di creare l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito al valore dei paesaggi svizzeri, informare in merito ai pericoli che essi corrono e riconoscere pubblicamente l’impegno profuso dalla popolazione locale per curarli.

L’obiettivo principale del premio consiste infatti generalmente nell’onorare l’impegno profuso da parte di enti occupati nella conservazione e nella promozione delle qualità paesaggistiche di una regione e più in generale della promozione esemplare dei valori del paesaggio.

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Descrizione e caratteristiche: è il frutto caratteristico dei boschi di mezza montagna. La castagna è racchiusa in un involucro spinoso che a maturazione si apre. Le castagne possono avere forma, dimensione e sapore variabili anche se provenienti dalla stessa pianta. Maturano da settembre a novembre. Per secoli questo frutto fu considerato il pane dei poveri, consumato con il latte, con le verze oppure lessato o arrostito. Dal frutto essiccato e macinato si otteneva una farina che si usava per preparare polente e focacce. Nel nostro territorio i riferimenti al suo consumo e alla sua coltivazione risalgono al 1250 nella zona delle ‘’Tre Pievi’’. Oggi la castagna è al centro di numerosissime manifestazioni e sagre ad essa dedicate che ne tengono vivo l’interesse- Marroni: hanno frutti di pezzatura superiore alla media, quasi sempre interi, rivestiti da una buccia, il pericarpo, di colore marrone chiaro brillante, con striature più scure in rilievo. I marroni sono inoltre privi di solchi approfonditi nei cotiledoni. I frutti sono di norma 1 – 2 per riccio e hanno una polpa gustosa, dolce e consistente, che resiste alla cottura.

RICETTA: Zuppa di verze e castagne
Tempo di esecuzione: 1 ora e 50 minuti

Ingredienti per 4 persone:
800 g di cavolo verza, 200 g di castagne secche, 2 spicchi d’aglio, 4 foglie d’alloro, olio extravergine d’oliva, sale e pepe, crostini.

Mettete le castagne in ammollo per un’intera notte, scolate l’acqua e mettete a lessare con acqua pulita fino a cottura. Lavate e tagliate la verza grossolanamente. Fate rosolare in una casseruola l’aglio in un fondo d’olio, quindi unite la verza e due bicchieri d’acqua. Insaporite di sale e pepe, lasciate stufare per 20 minuti a fiamma bassissima fino a ottenere una consistenza brodosa. Cotte le castagne, scolatele e unitele alla verza, aggiungete le foglie d’alloro e 3 cucchiai di acqua di cottura delle castagne, lasciate sobbollire per altri 15 minuti. Servite la zuppa calda con un filo d’olio a crudo, pepe e crostini di pane.