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I vini del Canton Ticino

August 31st, 2014 | By Andrea Rera in Dintorni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Il cantone Ticino è l’area italofona più vasta della svizzera. La sua connotazione turistica, ricreativa ed enogastronomica e precisa e deriva dal fatto che in poco più di cento chilometri, da nord a sud, sono presenti l’intera gamma dei climi e dei paesaggi europei:alpi, laghi, boschi e pianure, piccoli borghi, dove non poteva mancare la vite presente in tutti i distretti. Dal 1910 ai nostri giorni si è passati da una superficie vitata di oltre 4’800 ettari ai 1’040 ettari computati. Si è dunque verificato una forte diminuizione del territorio viticolo. Tuttavia, abbiamo avuto una razionalizzazione e un’intensificazione degli impianti. Se prima si aveva una viticoltura molto estensiva con colture consociate, (tra i filari di vite si piantavano mais, patate, tabacco e erba), oggi i vigneti sono più razionali e con una densità d’impianto quasi ottimale.

Il Ticino è il quarto Cantone vitato della svizzera e per quanto riguarda la sua importanza, viene subito dopo il Vallese, il Cantone Vaud ed il Cantone di Ginevra. La vite è coltivata prevalentemente in collina su terrazzi, sorretti da scarpate erbose o muri a secco. La superficie totale del vigneto e divisa in due grandi regioni:

Il sopraceneri al nord con i suoi 500 ettari ed il Sottoceneri al sud con i suoi 540 ettari. Poche le notizie storiche della viticoltura ticinese. Nel 1879, per esempio, venne nominata la Commissione incaricata dello studio della filossera, nel 1884 lo stato emanò le disposizioni per la lotta contro l’antracnosi, nel 1887 venne istituito il premio per i vivai destinati alla produzione delle barbatelle resistenti alla filossera e nel 1893 fu creato il Dipartimento dell’agricoltura. Per fronteggiare la filossera si piantarono anche varietà poco raccomandate,”le americane”, ritenute resistenti alle malattie, ma dimostratesi di qualità scadente. Per affrontare questa situazione e per avviare la viticoltura verso nuovi indirizzi lo stato creò il servizio antifiloserico e la cattedra ambulante di agricoltura.

Nel 1902 vengono adottate le seguenti disposizioni:

Sostituizioni delle viti americane con le nostrane;

Sperimentazione dei migliori vitigni nostrani;

Sperimentazione di varietà resistenti alla filossera;

Promovimento delle cantine sociali.

Verso il 1906 si ottengono i primi risultati relativi alla sperimentazione con la varietà Merlot unitamente ad altre di origine francese e italiane (pinot, cabernet, barbera, nebbiolo, ecc). L’anno successivo si importarono per la prima volta delle Marze di Merlot e si prepararono circa 12000 barbatelle. Negli anni successivi la produzione aumenta tanto da raggiungere nel 1910 le 42000 unità. Più tardi il valore della varietà Merlot diventa un fatto sicuro:le sue caratteristiche organolettiche ed il suo adattamento a tutte le regioni, convincono lo stato che con l’appoggio della Confederazione promulga una legge sulla ricostruzione viticola. Il risultato ottenuto nel periodo tra 1949 e  il 1957 è soddisfacente: più di2200 impianti. Nel 1970, sotto la spinta di alcuni avveduti produttori locali e con il contributo di appassionati svizzero tedeschi il Ticino ha saputo rilanciare con determinazione il settore vitivinicolo. vino1Decisivo il criterio della qualità con produzione per piante limitate grazie a forme di allevamento meno espanse, selezioni clonali e migliore attenzione ai lavori culturali al ceppo, nonché, metodologie e tecniche di vinificazione innovativa.

Negli anni Novanta, i vinificatori ticinesi anno saputo ottenere produzioni di assoluto livello, dando così un ulteriore slancio al settore. La diversificazione e l’elaborazione delle uve attraverso procedure di vinificazione in bianco e in rosato,l’elaborazione e la maturazione in barriques e i lunghi affinamenti in bottiglia, hanno portato il vino ticinese a competere con i prodotti esteri dichiaratamente più conosciuti e famosi.Il vigneto ticinese presenta due tipologie distinte di terreni, che corrispondono geograficamente al Sopraceneri (tutta la zona a nord del monte Ceneri) e al Sottoceneri (la zona a sud). Il Monte Ceneri separa infatti due realtà diverse per tipo di terreni,per tipologia di clima e microclima, per venti e correnti fredde.

Nel sopraceneri la roccia sulla quale si è formato il suolo e di origine cristallina con granito e gneiss, con terreni piuttosto acidi, mentre nel Sottoceneri si ha una roccia calcarea leggermente alcalino. Per questa ragione i terreni del Sopraceneri sono leggeri, sabbiosi e permeabili con alto contenuto di materia organica, mentre nel Sottoceneri,in particolare nel Mendrisiotto i suoi sono più ricchi in argilla quindi di struttura più pesante con buoni livelli di fertilità. Il contenuto di elementi nutritivi quali fosforo, potassio e magnesio varia da vigneto a vigneto, abbiamo contemporaneamente sia terreni poveri che terreni ricchi di questi elementi. Per quanto riguarda il Calcio a parte la zona a sud del Lago di Lugano, ci troviamo sovente di fronte a delle carenze.

vino2Il clima in Ticino è fortemente influenzato dal mediterraneo, ed è diverso dai principali vigneti svizzeri, i quali subiscono l’influsso delle alpi. È caratterizzato da un elevato numero di ore di sole, da precipitazioni abbondanti ma di corta durata. La regione è tra le più minacciate in svizzera per quanto riguarda la grandine.

A parte alcune zone di pianura, in Ticino la vite e sempre stata coltivati su terrazzi, la funzione dei quali e quella di proteggere il suolo dall’erosione causata dalle importanti precipitazioni(media annuale di circa 1800mm),tipiche della regione prealpina. I terrazzi eseguiti manualmente senza nessun collegamento tra di loro permettevano l’accesso ai mezzi meccanici. Nei vigneti in cui questa antica sistemazione fondiaria esiste ancora, e d’obbligo far eseguire manualmente i vari lavoro culturali con un conseguente notevole impiego di manodopera.

Sono attualmente i seguenti sistemi di allevamento: Guyot semplice:vino3

questa forma di allevamento e soprattutto adatta per impianti dove si vuole mantenere o migliorare la densità di piantagione Guyot doppio. Nelle valli leventina, Blenio, Vallemaggia, Biasca e ancora diffuso il  sistema a pergola che permette alla vite di occupare un maggior spazio. Con la pergola la vegetazione e sopraelevata e in questo modo la viticoltura può convivere con gli altri settori dell’agricoltura, in particolare con la produzione animale.

L’indiscusso protagonista della viticoltura ticinese e certamente il Merlot. Introdotto all’inizio del secolo scorso,oggi e coltivato sull 82% della superficie viticola e il suo vino viene quasi esclusivamente commercializzato in purezza. Un dato che costituisce forse un primato a livello mondiale. Importato dalla Francia questa varietà e abbastanza vigorosa con foglie verdi scure e frastagliato, mentre gli acini sono relativamente piccoli, sferici di color nero-violaceo. Il grappolo e piuttosto spargolo ed allungato. Con il passare degli anni,il Merlot si è ottimamente ambientato alle condizioni climatiche ticinesi, grazie anche alle selezioni clonali e sanitarie effettuate dalla stazione federale di ricerche agronomiche presso il centro di Cadenazzo a partire dal 1955. Particolarità della vinificazione locale è quella della vinificazione in bianco  e rosè del vitigno Merlot e dei sempre più numerosi spumanti a base di quest’ultimo talvolta assemblati con lo chardonnay. La struttura produttiva Ticinese è molto particolare. Si contano infatti oltre 150 produttori di vino con un’attività di vinificazione a tempo pieno o parziale e molti viticoltori hobbysti che vendono in prevalenza le uve alle grandi cantine.

Marchi di Qualità: Marca viti istituito il 1 Giugno 1948 con lo scopo di promuovere la qualità del prodotto vinicolo Ticinese. Contraddistingue i Merlot del Ticino sottoposti a controllo di qualità e degustazione tecnica.Ordine della DOC istituita a partire dalla vendemmia 1997.Ambito traguardo che valorizza gli operatori del settore vitivinicolo ottenuto dopo l’approvazione nel 1994 da parte dell’UE delle doc svizzere.

E prevista la Denominazione Ticino DOC per i vini ottenuti da un solo vitigno di prima qualità solo se esso sia presente nella misura minima del 90% e l’indicazione dello stesso sarà obbligatoria in etichetta.

La Denominazione Rosso o Bianco del Ticino DOC è riservata ai vini otenuti da uvaggi di prima qualità, il nome del vitigno predominante può essere riportato in etichetta unitamente agli altri a condizione che questi siano rappresentati in quantità superiore al 10%

Due le cantine sociali, la Cagi passata oramai in mano a privati e la cantina di Mendrisio, fra i produttori più grandi come quantità: Tamborini vini a Lamone , Guido Brivio, Valsangiacomo a Mendrisio, la Vinattieria Logornetto nel Sottoceneri e Gialdi con la cantina a Mendrisio ma vigneti solo nel Sopraceneri, la Chiodi di Asconala Delea di Losone e una buona quantità di piccoli produttori tutti uniti nell’AVVT (associazione dei viticoltori, vinificatori ticinesi) spesso venuti negli anni scorsi dalla svizzera interna come Stucky,Zundel,Huber,Kopp,Von der Krone, Visivi, Kaufmann uniti ai più ticinese come Cavallini, Trapletti, Latini, Cantina Pizzorin, Pelossi, Moncucchetto, Vini Rovio, Ortelli.

Due Chateau, quello di Moncorte e l’altro totalmente dedicato alla viticoltura Castello Luigi a Besanzio.

vino4Sempre più numerosi i premi attribuiti internazionalmente ai vini ticinesi,vere e proprie chicche da scoprire anche se spesso un po’ costosi nei confronti dei vini delle altre regioni europee. Un bel motivo per un weekend enogastronomico alla scoperta dei vini ticinesi e di tante specialità culinarie come il pane,i formaggi degli alpeggi e la cucina tipica assaporata in uno dei grotti ticinesi o nei migliori ristoranti gourmet o dei raffinati alberghi presenti nel Cantone.

 

Giancarlo Sgrò, Maître d’Hotel

L’aceto, economico, ecologico, sano!

August 15th, 2014 | By Annalisa De Maria in Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Abbiamo già parlato dell’efficienza delle materie prima per pulire in casa. Oggi vi parliamo dell’aceto: sono tanti gli articoli sul web in merito a questa meravigliosa materie prima, ma ci teniamo comunque a parlarne.http://www.valleumbraservizi.it/vus/images/aceto.jpg

L’aceto è un fantastico ammorbidente naturale!
Gli ammorbidenti convenzionali delle marche più diffuse, prodotti industrialmente, sono composti da una molecola ammorbidente chiamata esterquat che può essere di origine vegetale o addirittura animale: quando si fa il bucato, essendo l’acqua di casa mediamente dura, ossia ricca di sali minerali, nelle fibre rimangono dei sali di calcio che l’esterquat è capace di rimuovere. Inoltre, le fibre dei vostri tessuti si caricano negativamente, fatto che conferisce agli abiti, lenzuola, asciugamani… quella sensazione di sgradevole ruvidezza. Ma gli ammorbidenti convenzionali contengono anche altre sostanze di origine petrolchimica scarsamente o affatto biodegradabili, grazie ai quali sulle trame dei tessuti si forma una pellicola ‘morbida’ che potrebbe essere causa di dermatiti e allergie.
Al loro posto vi consigliamo di utilizzare aceto di vino bianco: vediamo perché. Innanzi tutto, l’aceto ha carica positiva che, scontrandosi con la negativa che rimane sulle fibre, la annulla. C’è però un ‘ma’: essendo acido, l’aceto non va mai versato nella vaschetta insieme al detersivo che, per sua natura, è alcalino; ne annullerebbe l’effetto. Versatelo direttamente nella vaschetta dell’ammorbidente, entrerà in circolo durante il risciacquo, cioè quando il detersivo è già stato sciacquato dai capi.
L’aceto è un potente anticalcare naturale e favorisce la degradazione di enzimi e residui di detersivi, contribuendo a eliminare la potenziale carica allergenica rimasta nei tessuti. L’aceto è economico: una bottiglia da 1 litro di aceto di vino bianco di media qualità – per gli utilizzi domestici, al contrario di quelli alimentari, non occorre acquistare un aceto di qualità eccelsa – costa circa 0,90 centesimi di euro, contro i circa 2,70 euro di 1 litro di ammorbidente convenzionale leader di mercato1.
Con 1 litro di ammorbidente a 2,70 euro sono consigliati 20 lavaggi, mentre con 1 litro di aceto a 0,90 euro di lavaggi se ne fanno 10: il risparmio è di 0,90 centesimi di euro se si sceglie l’aceto. Che tra l’altro, vi farà risparmiare anche sull’anticalcare, il cui prezzo di mercato si aggira intorno ai 2,50 euro, e sugli sbiancanti, e siamo intorno ai 3 euro al litro, poiché l’aceto sopperisce anche a questa funzione.
Quindi, ogni volta che farete il bucato ricordatevi di versare nella vaschetta dell’ammorbidente 100 ml di aceto di vino bianco: non abbiate timore del suo odore, in quanto l’aceto non lo lascia sul bucato. Potrete comunque aggiungere due, tre gocce di olio essenziale agli agrumi o alla lavanda per un piacevole aroma di pulito.

Un potentissimo mangia-odori
Oltre all’aceto di vino, esiste anche quello di mele. L’aceto di mele si ottiene facendo fermentare il succo di mela in grandi botti di legno fin quando non diventa sidro; una volta ottenuto il sidro, gli si aggiungono (come per l’aceto di vino) i batteri del genere Acetobacter che lo trasformeranno in aceto di mele.
Questo prezioso liquido ha un’azione mineralizzante e riequilibrante dell’acidità dell’organismo e svolge, altresì, un’azione battericida: per questo motivo, ingerire un cucchiaio di aceto prima di consumare qualsiasi alimento della cui freschezza non si ha la certezza, è cosa buona e giusta.
E se siete fumatori incalliti (o li avete in casa), basta con i detersivi industriali inquinanti e costosi! L’aceto di mele in particolare ha la caratteristica di scacciare l’odore di fumo dai vestiti. Basta aggiungerne mezzo bicchiere al risciacquo della lavatrice.
Utilissimo anche per togliere i cattivi odori dai tappeti, basta strofinarvi sopra un panno con acqua e aceto.
L’odore di aglio e cipolla dalle mani non se ne va più!
Se siete amanti di aglio e cipolla, ma l’odore dalle mani dopo aver cucinato non se ne va più, provate a lavarle con acqua e 1 cucchiaio grande d’aceto.
E ora come la tolgo questa gomma da masticare?
L’aceto, in particolare quello di vino bianco, rimuove le gomme da masticare dagli abiti: basta inumidire la parte interessata con un batuffolo di cotone impregnato d’aceto.

Mal di gola e infiammazioni
L’aceto è un prezioso alleato anche per i nostri acciacchi di stagione. Come in caso di mal di gola: provate a fare una soluzione con un cucchiaino da zucchero di aceto di mele (più delicato di quello di vino) e uno di miele in un bicchiere d’acqua; fate dei gargarismi e bevete.
In generale, l’aceto è molto utile in caso di infiammazione, per cui provate a bere tre bicchieri al giorno di acqua e aceto per una settimana… I risultati saranno subito evidenti.

Pulizie domestiche
http://impresadipuliziemilano.oneminutesite.it/files/4-servizi_pulizia_ambientale_enti_pubblici_privati.jpgScommettiamo che la vostra casa è stipata di costosissimi prodotti per l’igiene casalinga? Alzi la mano chi non ha mai comprato prodotti per pulire il forno, creme miracoloso per detergere l’argento, anticalcari all’ultima moda, spray per igienizzare il frigorifero… Tutti prodotti dannosi sia per l’ambiente che per la nostra salute. Ma ora conoscete l’aceto e in casa vostra regnerà sovrano! Sì perché l’aceto è un coadiuvante preziosissimo anche nelle pulizie domestiche: deterge i rubinetti, togliendo il calcare e lucidandoli; se il calcare ha ostruito le griglie rompigetto dei rubinetti e della doccia, svitateli e poneteli a bagno in un bicchiere d’aceto per una notte: torneranno come nuovi!; pulisce i vetri senza bisogno di aggiungere altro; se avete pentole particolarmente incrostate, spruzzatevi, sul fondo, dell’aceto e fate agire 10 minuti prima di lavarle; insieme al limone renderà il vostro forno uno splendore! Basta fare una soluzione con questi due ingredienti (in dosi uguali) e spruzzarlo sulle zone incrostate; potrete pulire poi porte della doccia, acciaio inossidabile, piani di lavoro; igienizza il frigorifero, il piano cottura e chi più ne ha più ne metta.
Versatene 1/2 bicchierino da caffè su un panno inumidito e detergete la superficie sporca; oppure preparate degli spruzzini, che avrete riciclato, con una soluzione al 20 – 30 o 40% di aceto e acqua, meglio se distillata, visto che le acque casalinghe sono ricche di calcare. La percentuale di aceto dipende dalla tolleranza che si ha dell’aceto stesso, più ce n’è più la soluzione sarà efficace.

Per la pulizia delle stoviglie
L’aceto è ottimo anche come brillantante. Riempite d’aceto l’apposito contenitore all’interno della lavastoviglie, ma mai versarlo nella vaschetta insieme al detersivo o direttamente nella lavastoviglie: questo perché, essendo l’aceto un acido, annulla l’alcalinità del detergente per lavastoviglie (in generale di tutti i detersivi che, per loro natura, sono alcalini). Questo è un ottimo metodo anche per liberare tubature incrostate e detergere i filtri della lavastoviglie.
Se, invece, i piatti li lavate a mano, aggiungete 1 bicchierino da caffè di aceto all’acqua di risciacquo nel lavabo.

Libera le tubature
Ecco a voi un alleato formidabile nel liberare le tubature: scaldate l’aceto, versatelo nello scarico e ricordatevi, subito dopo, di rovesciare 1 pentola d’acqua bollente.
Per togliere le etichette
Se avete della colla residua sulle etichette di vasetti e contenitori, inumidite la parte da trattare con poco aceto, fate agire qualche minuto e strofinate energicamente.

Materassi freschi e puliti
Questo rimedio era molto utilizzato dalle nostre nonne: per mantenere puliti e freschi i vostri materassi, bagnateli leggermente e strofinateli energeticamente con un poco di aceto e bicarbonato. Fate una pappetta 70% bicarbonato – 30% aceto e applicatela sulla superficie del materasso.

Contro le macchie di vernice
Strofinando con un panno umido spruzzato di aceto i vetri delle finestre, oltre a detergerli, eliminerà le macchie di vernice vecchi e rappresi.

Una perfetta pittura murale
La pittura delle pareti sarà più omogenea e aderente se applicherete l’aceto prima di tinteggiare; in un secchio fate una soluzione 70% acqua – 30% aceto e tamponate sulla parete da trattare.

Il vostro terreno è troppo basico?
Se il vostro appezzamento di terreno risulta essere troppo basico, e ve ne accorgerete dalle specie che qui crescono, l’aceto ancora una volta sarà un ottimo compagno. Aggiungendone un bicchiere per 5 litri d’acqua, l’aceto bilancia il PH del vostro terreno.

Via le erbacce
L’aceto elimina le erbacce che crescono tra le fessure dei muri o tra le piastrelle del giardino; versatevi sopra una soluzione al 40% di aceto e acqua.

Pulizia del computer
L’aceto è anche adatto alla pulizia del computer per le sue proprietà antistatiche: è, cioè, in grado di prevenire e contrastare i frequenti accumuli di polvere. Fate una soluzione 80% acqua e 20% aceto e spruzzate sul vostro pc.

Decalcificante della lavatrice
Per una lunga durata della vostra lavatrice, occorre una buona manutenzione: più la si utilizza, più la manutenzione appare necessaria. Con una media di 5 lavatrici a settimana, si consiglia di eseguire un lavaggio a vuoto una volta al mese. Nella vaschetta del detersivo, versate 1 litro di aceto di vino bianco, regolate la temperatura a 60 gradi e fate partire il lavaggio. È un ottimo modo per togliere il calcare accumulato.

Zanzare addio!https://s1.yimg.com/bt/api/res/1.2/oJ50FqfbJAVz0YKNT9EDkw--/YXBwaWQ9eW5ld3M7cT04NTt3PTQwMA--/http://l.yimg.com/os/401/2012/07/10/zanzara-fotolia_093954.jpg
L’aceto si dimostra utile anche in caso di presenza di zanzare; cospargetevi la pelle, preferibilmente con aceto di vino bianco, per evitare le punture dei fastidiosi insetti.
Utile anche in caso di punture di insetti: tamponate subito la parte interessata con cotone imbevuto di aceto di mele per alleviare bruciore ed il prurito.

La via del ferro

August 8th, 2014 | By Valentina Guerranti in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più | No Comments »

Questa passeggiata era ai tempi un´antica strada che collegava la Val Menaggio con i paesi dell´alta Val Cavargna. Nel XVIII – XIX secolo veniva utilizzata per il trasporto del ferro grezzo proveniente dalle miniere dell´alta valle, passando per Forni Vecchi dove il ferro veniva fuso per poi raggiungere le fucine di Begna.


Il percorso:

Una volta raggiunto Carlazzo, seguite la strada che attraversa il centro storico fino a raggiungere la frazione di Maggione. Percorrendo la strada in selciato di pietra incontrerete l´ex caserma della Guardia di Finanza fino a raggiungere il ponte in pietra che sovrasta il fiume Cuccio. Qui inizia una leggera salita che vi porta fino a 650 m d´altezza. Lungo il percorso incontrerete sorgenti che sgorgano da blocchi di calcare e tufo, alcuni casolari e una cappella votiva. Da quest´ultima sul lato opposto è possibile ammirare l´antichissima chiesa di S. Ambrogio di Cusino.http://www.larioonline.it/files/7762.jpg Da qui la strada inizia a scendere fino a raggiungere Ponte Dovia, dove vedrete la caserma austro-ungarica (che ora è abitazione privata) con un maglio ad acqua, un mulino, una calcineria, un deposito di carbone e uno sbarramento idrico. In quest´area molto interessanti sono le opere idrauliche che hanno permesso la canalizzazione delle acque del fiume Cuccio per sfruttare la grande forza motrice che ai tempi era utile al funzionamento della fornace (diroccata) e ancora oggi viene sfruttata per la produzione di energia elettrica.

Da qui si prosegue per il ponte ad arco in pietra che vi porta sul lato sinistro del fiume dove la strada sale fino a 700 m raggiungendo Sora. Qui si passa davanti ad un´edicola sacra in stile barocco, si attraversa il piccolo borgo e si prosegue nella vecchia strada dove è ancora conservata un bellissimo fontanile. Da qui si riscende di nuovo nel bosco bordeggiando il fiume. In breve tempo si raggiunge la località Forni Vecchi che rappresenta la meta finale di questo itinerario.http://www.dialettocomasco.org/public/escursioni/esc_07/img007.jpg Qui si possono ammirare alcune costruzioni in pietra (ca. XV secolo) che ricordano le attività industriali del tempo, quando le fucine per la lavorazione dei minerali ferrosi erano ancora attive. Molti edifici sono oggi diroccati e vengono utilizzati per il ricovero degli animali. Quelli che sono ancora riconoscibili sono l´impianto di un maglio funzionante ad energia idraulica e i resti del primo altoforno in Val Cavargna del 1783 che venne trasformato poi in segheria a causa dei costi troppo elevati della ghisa prodotta. Questo luogo è ideale per una lunga sosta, magari anche per un pic-nic in quanto i vasti prati contornati da una ruota di mulino abbandonata, corsi d´acqua e da una fitta vegetazione lo rendono un luogo molto gradevole e rilassante.

Per tornare a Carlazzo o si ripercorre la strada descritta in precedenza oppure si sale per il breve e ripido sentiero fino a S. Nazzaro per poi prendere il bus che vi riporterà a Carlazzo.

 

Come arrivare:
Strada Statale 340bis (Regina) Menaggio-Porlezza, fino al bivio del “Ponte di Pino” dove inizia la strada provinciale per la Val Cavargna, da percorrere fino a Carlazzo. Servizio bus (linea C12) Menaggio-Cavargna.

L’itinerario:
Percorso fra acciotolato e sterrato percorribile con facilità nelle belle stagioni; qualche difficoltà in inverno a causa di neve e ghiaccio Dislivello: da 481m di di Carlazzo ai 995m di S.NazzaroV.C. Tempo di percorrenza: 5 ore, solo andata. Difficoltà: per tutti, discreto impegno fisico.

Flora, Fauna e laghi intorno al Parco San Marco

August 3rd, 2014 | By Endy Broglio in Dintorni, Escursioni, Parco San Marco, Per saperne di più, Sapienza, Wissenswertes | No Comments »

Oggi per Voi qualche punto d’interesse che offre la natura intorno al Parco San Marco:

Lago di Pianoris02

Nelle vicinanze del Parco San Marco si trova il Lago del Piano un’oasi naturale di particolare bellezza, raggiungibile a piedi o lungo il percorso ciclabile; fulcro di questa area è la Casa della Riserva, con la sua piattaforma sul lago, da cui parte il sentiero  fino a Bene Lario, lungo il percorso della vecchia ferrovia.

Lago di Como

http://images.visititaly.com/app_images/Blog/52120c34-dede-4bf5-9b68-1b7c635a113a.jpgQuesto lago  è famoso  in tutto il mondo per le sue tante caratteristiche: tra questi abbiamo Bellagio – con le sue stradine piene di botteghe, la costa che parte da Menaggio fino a Domaso; lo stile naturalistico dei Pian di Spagna; lo stile letterario di Lecco il cui ‘Ramo’ del lago, ha ispirato il famoso romanzo di Manzoni -I promessi sposi-; lo stile storico della città di Como, con i monumenti e la cattedrale;  lo stile rinascimentale delle numerose ville storiche che costeggiano tutto il lago, fra cui spicca Villa Carlotta a Tremezzo, con il suo maestoso giardino botanico.

Le cascate di Begna

http://static.panoramio.com/photos/large/34915870.jpgPartendo da Porlezza salendo in direzione Val Rezzo troviamo la caratteristica frazione di Begna, seguendo le indicazioni fra le vie del paese si raggiunge questa piccola cascata che è una metà assai cara ai nostri turisti. La natura rigogliosa, la freschezza dell’ acqua e il fascino della cascata rendono questo luogo una metà ideale per una passeggiata rilassante al fresco dei boschi.

 Fauna e flora

Sul territorio della Comunità Montana Valli del Lari e del Ceresio si incontrano associazioni vegetali alpine e, vegetazione alpina, si suddivide in almeno tre principali livelli altitudinali: il piano basale, il piano montano e il piano culminale.

Ad ogni piano, si distinguono più orizzonti, limiti non sempre definiti e fissi ma varianti, in relazione a condizioni climatiche più o meno favorevoli, morfologia dei pendii, protezione dai venti, esposizione e nevosità.

Nel piano basale locale, fino a 200 metri di altitudine, il clima particolarmente mite dei bassi versanti dei bacini lacustri principali, consente alla vegetazione di presentarsi con accenni dell’orizzonte submediterraneo, costituito da olivi, allori e oleandri (tipiche piante della macchia), ma anche da piante esotiche subtropicali come l’agave americana. Queste specie possono essere coltivate o crescere spontaneamente.

A questo livello vegetazionale, si possono osservare sia boschi artificiali derivati da impianto di specie esotiche (pino strobo) che, purtroppo, quasi mai hanno tenuto conto delle esigenze naturalistiche ed ecologiche dell’ambiente nel quale sono state introdotte, sia boschi degradati, caratterizzati dalla presenza di specie alloctone: robinia e ailanto.

I boschi naturali invece, richiamano i boschi dell’orizzonte submontano. Nelle stazioni a microclima particolarmente mite (sponde lacustri) i boschi mesofili ospitano anche sempreverdi come l’agrifoglio, il tasso ed il pungitopo.

L’orizzonte submontano, rappresenta l’area di espansione potenziale delle latifoglie, in particolare della roverella, albero termofilo che caratterizza il bosco insediatosi sui pendii più asciutti e caldi.

Al querceto di roverella, molto ridotto e localizzato, si accompagnano spesso arbusti e piccoli alberi che trovano, nella luminosità dell’ambiente, un sito idoneo per un loro equilibrato sviluppo.

Tra questi i principali sono il nocciolo, il carpino nero, il biancospino, il ligustro ed il corniolo. Il sottobosco del querceto di roverella, offre anche ricchezza di specie floristiche ed erbacee.

Altre formazioni forestali riscontrabili nel livello submontano si osservano distintamente in conseguenza della basicità o acidità del suolo: acero-frassineto, querco-betuleto, querco-tiglieto.

In presenza dei corsi d’acqua incassati tra le rocce o sul fondovalle, le rive sono occupate da boschi specializzati a dominio dell’ontano.http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/70/Flora_fauna_Garda.jpg

Tra le specie di sostituzione antropica, prevale il castagno che occupa più spazio di quanto naturalmente gli spetti, ciò dovuto alla sua grande valenza storica di patrimonio economico ed alimentare per le popolazioni locali.

Al castagneto si associa il ciliegio selvatico, il carpino bianco, e l’agrifoglio, mentre il sottobosco è costituito dalla viola selvatica, dall’anemone dei boschi e dal mughetto.

Man mano che l’altitudine aumenta l’orizzonte montano si caratterizza con la faggeta pura seppur limitata alle aree ove il clima non sia di tipo continentale.

Le peccete presenti, si differenziano da quelle dell’orizzonte subalpino per la vicinanza di specie erbacee e cespugliose che provengono dai boschi di latifoglie sottostanti.

Si tratta di boschi polimorfi dove il clima assume valori quasi suboceanici, nel quale l’abete bianco si mischia con l’abete rosso. Sui suoli tendenzialmente più rocciosi esposti a sud, prevale invece il pino silvestre.

I boschi di conifere subalpini del piano culminale (a larici, pini ed abeti) sono caratterizzati dalla vicinanza con i rododendri, i ginepri e gli ontani verdi che tendono a rioccupare le radure più o meno naturali.

Quest’ultimo orizzonte rappresenta il limite superiore della vegetazione forestale.

L’orizzonte alpino inferiore è costituito dal cespuglieto contorto: ginepro ed uva ursina nelle aree ad esposizione più favorevole; rododendro e pino mugo, sui versanti ombrosi esposti a nord.

Più in alto, l’ambiente delle praterie naturali è dominato da vegetazione erbacea continua: ciperacee e graminacee oltre a carice nelle stazioni più fredde e festuca sui versanti più soleggiati.